Requiem per un editore

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In occasione del decennale della morte di Giulio Einaudi, alcuni articoli sulla stampa quotidiana possono essere letti come una composizione sinfonica con un'ouverture e quattro tempi, scritti da autori diversi. L'ultimo lo abbiamo riservato a un nostro breve  commento.

Ouverture in do maggiore
[«Il Sole 24 ore» del 24 maggio 2009: Gian Arturo Ferrari, Bestseller voluti e no]
I bestseller interessanti sono quelli voluti, non quelli spontanei. Per comprendere gli spontanei occorrono indagini e analisi di alto profilo, sulla società, la storia e il gusto. Mentre i voluti sono piccole faccende di cucina editoriale, nel complesso più alla nostra portata. In Italia l'inventore del bestseller voluto fu il primo vero editore moderno, Emilio Treves, il quale, innamoratosi (editorialmente) di D'Annunzio, concentrò ogni risorsa su Il piacere, a scapito del precedente astro Giovanni Verga che di lì a poco ne morì.
Ma la prima vera e grande operazione bestseller, così come oggi l'intendiamo, si deve a Einaudi (inteso come figura editoriale collettiva, non come persona) che nella primavera del 1974 pubblicò La storia di Elsa Morante con una determinazione e una inventiva mai viste prima (la sola determinazione infatti non basta, come si potè constatare l'anno successivo con l'Horcynus Orca di Mondadori, eminente e memorabile flop). Le invenzioni furono due. La prima riguardò il publishing del libro in senso stretto, cioè la collana, il prezzo e la copertina. La storia è un voluminoso romanzo di oltre seicento pagine. Invece di metterlo nella sua collana regolare e naturale, i Supercoralli, Einaudi lo piazzò negli Struzzi, che era allora la collana economica, e di conseguenza abbassò drasticamente il prezzo. Il significato di queste scelte era 'Ci credo talmente e sono così sicuro che venderà tanto da potermi permettere un prezzo bassissimo'. Per la copertina scelse un'immagine solarizzata nera e rossa, quasi grafica, estremamente aggressiva. Ma la principale innovazione fu l'uso della pubblicità. Invece di tristi quadratini con più tristi frasette, prese, di domenica, tutta l'ultima pagina del "Corriere", la lasciò bianca e in mezzo mise una piccola riporoduzione della copertina del libro.

Primo tempo in si minore
[«la Repubblica» del 29 novembre 2009: Michele Smargiassi, Il capo della Mondadori contro Einaudi. "Travolto dalla sua megalomania"]
Il «naufragio» della casa editrice Einaudi negli anni Ottanta «non fu causato da ragioni gestionali», ma dalla «determinazione lucida e feroce» di Giulio Einaudi nel «perseguire un progetto grandioso, smisurato, megalomanico e forse insensato», un «progetto egemonico» che venne alla fine travolto dalla «catastrofica resurrezione dell'idea enciclopedica». Il severissimo giudizio è di un altro editore di spicco, Gian Arturo Ferrari, direttore della divisione libri della Mondadori ma anche, da poche settimane, nominato dal ministro Sandro Bondi presidente del Centro per il libro e la lettura, l'agenzia governativa che si occuperà della promozione della cultura scritta in Italia. Anche per questo l'attacco di insolita severità verso il fondatore della storica sigla editoriale (che attualmente fa parte proprio del portafoglio Mondadori)è stato letto da molti presenti come la dichiarazione politico-programmatica del nuovo grand commis culturale, più che come il risorgere di un'annosa polemica da terze pagine.
Si era in casa di un'altra nobile editrice: Il Mulino, che come ogni anno ha tenuto ieri a Bologna la sua annuale Lettura, in questa venticinquesima edizione eccezionalmente a tre voci: quelle del filosofo Remo Bodei, del sociologo e storico francese Marc Lazar e appunto di Ferrari, davanti a un parterre eccellente di docenti, politici e ovviamente di "mulinanti", tra cui l'ex premier Romano Prodi. Argomento della venticinquesima edizione, dedicata allo storico direttore del Mulino Giovanni Evangelisti scomparso un anno fa, lo stato di salute dell'editoria di cultura.
Per Ferrari il libro di qualità, circa il 10% del mercato editoriale, non è poi così in crisi come sembra, ma lo è (e a suo giudizio, fortunatamente) solo una certa idea del ruolo dell'editore come «figura hegeliana della cultura». Quella che ebbe in Einaudi, appunto, il suo archetipo, e nella sua avventura editoriale il modello tutto italiano di un rapporto fra libro e panorama politico-culturale dove l'editore «non è tale perché pubblica libri di cultura ma perché fa la cultura», cioè impone alla società intera la sua visione del mondo: «non casa editrice di partito, ma che detta la linea al partito», ovviamente il Pci; e neppure university press di tipo anglosassone, ma crogiolo di intellettuali di volta in volta gramsciani, francofortesi o strutturalisti, che indica costantemente all'università la linea culturale a cui «accodarsi». Un «einaudismo» siffatto si scontrò però con quella che sullo stesso palco Marc Lazar ha appena descritto come il «fallimento dell'intellettuale comunista» e la crisi dell'«impegno» diretto al fianco della politica. Ma anziché tornare nell'alveo naturale dell'editoria di cultura, come faranno le eredi dirette o indirette dell'esperienza einaudiana, l'ambizione del patriarca torinese secondo Ferrari sale negli anni Ottanta ulteriormente di livello: è allora che la sua «vena megalomanica» si trasforma «in conclamato delirio di onnipotenza, nell'utopia di una rifondazione universale e comprensiva del sapere» guidata e concentrata in una sola esperienza editoriale: appunto, la «catastrofe» dell'Enciclopedia.

Il libro tra fiere e saloni

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Dal 5 all'8 dicembre 2009 si svolge a Roma l'VIII edizione della Fiera della piccola e media editoria: un appuntamento ormai tradizionale per gli appassionati della lettura e per i professionisti del libro. È prevista la partecipazione di più di 400 editori, in parte noti e in parte anche poco conosciuti al grande pubblico; sarà perciò un'occasione per verificare la vitalità della produzione culturale italiana, in una fase di crisi profonda del mercato.
Il programma della manifestazione è molto articolato e può essere consultato a partire da questa pagina. Una conferma gradita riguarda gli studenti universitari, che anche quest'anno possono visitare gratuitamente la fiera in un giorno particolare: il 7 dicembre. Il suggerimento è quello di visitare la Fiera e di toccare con mano una delle possibili attività offerte da una laurea umanistica.

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La "Città del libro" di Campi Salentina in provincia di Lecce è giunta alla XV edizione e si svolge intorno al tema "dalla carta alla rete", messo in scena con le figure simboliche di "Herr Gutenberg" e di "Mister Google". Nelle intenzioni degli organizzatori si vuole ripercorrere idealmente il lungo viaggio che va dalla invenzione della stampa a caratteri mobili al motore di ricerca in grado di creare dal 2004 in poi la più grande biblioteca digitale dei nostri giorni.
La città è popolata da circa 70 case editrici di grandi e piccole dimensioni in un ambiente fieristico che permette l'allestimento di mostre di pittura e di fotografia e di concerti di musica popolare o jazz. Anche in questo caso il programma è molto intenso con dibattiti, presentazione di volumi e interventi di autori.

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A Montreuil, infine, alle porte di Parigi, si sta svolgendo in questi giorni la XXV edizione del "Salon du livre et de la presse jeunesse", con l'Italia ospite d'onore. La nostra rappresentanza è ben nutrita con un gruppo di disegnatori conosciuti in Francia (due nomi per tutti: Altan con la sua Pimpa o Roberto Innocenti con il classico Pinocchio) e con editori attivi nella produzione per l'infanzia e per i ragazzi. Chi legge il francese può esaminare la brochure di presentazione oppure esplorare il programma. Chi invece è interessato a un confronto critico sull'editoria per ragazzi in Italia e in Francia, può vedere l'informato articolo di Francesca Lazzarato dedicato al Salon di Montreuil («il Manifesto» del 25 novembre 2009, p. 12)

La crisi economica nel settore dell'editoria

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Dopo una delle più profonde crisi economiche degli ultimi decenni, nel momento in cui si comincia a parlare di leggera ripresa economica e di un miglioramento delle prospettive a livello internazionale - miglioramento relativo con un livello sempre alto di disoccupazione - i due più importanti gruppi editoriali italiani annunciano piani di riduzione dei costi basati sulla vendita di parte delle attività e sulla riduzione dei cosiddetti "esuberi" di personale.

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La sede storica del «Corriere della sera» in via Solferino a Milano

Secondo «la Repubblica» del 12 novembre 2009, RCS MediaGroup (ossia il gruppo internazionale Rizzoli-Corriere della Sera) "ha registrato nei primi nove mesi dell'anno una flessione di tutti i fondamentali di bilancio e nella nota ufficiale della trimestrale ha fatto intendere che verrà avviato un piano di dismissioni con la messa in vendita delle «attività che verranno ritenute non strategiche». I motivi della crisi dipendono dal calo delle inserzioni pubblicitarie e dalla flessione dei ricavi da vendita, che rappresentano le due principali voci dell'attivo.

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La sede della Mondadori a Segrate, alla periferia di Milano

Sempre sul quotidiano romano, il 13 novembre 2009 compare la notizia di un piano di contenimento dei costi per il gruppo Mondadori, questa volta centrato sulla riduzione nell'arco di quattro anni di circa 600 dipendenti (ma 400 lasceranno l'azienda già alla fine di quest'anno). È prevista, infatti, alla fine dell'anno una riduzione consistente del «risultato operativo» rispetto al 2008, considerando che il fatturato è diminuito del 18,6% da gennaio a settembre.

Il fenomeno non è solo italiano: per lo stesso «New York Times» si è più volte parlato addirittura del pericolo di una bancarotta o della vendita da parte della famiglia Sulzberger, proprietaria del pacchetto azionario di maggioranza; nel comparto dell'editoria libraria la situazione si presenta in termini simili a livello internazionale, con fenomeni di concentrazione e di chiusura di diverse aziende.

Crisi dei giornali e crisi della vendita dei libri rispondono, tuttavia, a ragioni diverse, essendo la prima legata alla diffusione delle informazioni attraverso la rete e a interessi diversi del pubblico (più legati alle situazioni locali e più concreti degli articoli presenti in molte "paginate" della stampa tradizionale); mentre la seconda è in parte dovuta a una saturazione dell'offerta di mercato (numero di volumi presentati nell'arco dell'anno), in parte alla dimensione esigua dei lettori "forti" nel nostro paese e in parte alla concorrenza degli altri mezzi di comunicazione audiovisivi e multimediali.

Anniversari/3

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Questa volta ricordiamo i 50 anni di una piccola ed altamente qualificata casa editrice di Milano: Il Polifilo, fondata nel 1959 da Alberto Vigevani, uomo poliedrico di stampo rinascimentale, che fu al tempo stesso scrittore, editore e libraio, muovendosi a proprio agio lungo tutta la filiera del libro.

Il nome della libreria e poi della casa editrice è ripreso dalla celebre opera di Aldo Manuzio Hypnerotomachia Poliphili (Battaglia amorosa in sogno di Polifilo), capolavoro della stampa rinascimentale, ripubblicato nel 1998 dalla casa editrice Adelphi e interamente disponibile in edizione digitale nel sito della MIT Press, la casa editrice del Massachusetts Institute of Technology.

Le pubblicazioni del Polifilo sono suddivise in collane i cui nomi ben testimoniano la passione amorosa del fondatore per i libri : "Biblioteca perduta", "Libri rari", "Arti del libro", "Immagini d'Italia", ecc.

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Piazza di Spagna in una tavola del Piranesi

Il libro, secondo Vigevani, non è soltanto l'opera intellettuale di un autore o di un ricercatore, ma un oggetto con valori estetici propri, in cui la forma ha importanza pari al contenuto e quanto più il contenuto ha valenze significative, tanto più la fattura del prodotto - la carta, i caratteri, l'impaginazione o la legatura - si impongono per la ricercatezza stilistica e l'eleganza delle scelte editoriali.

Sono preziose, perciò, le sue considerazioni sul lavoro editoriale, che mantengono a distanza di anni un valore esemplare per quanti vogliano dedicarsi con serietà all'entusiasmante lavoro di "fare" libri.

Anniversari/2

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Da domenica 8 novembre fino a martedì 17 novembre si festeggiano a Milano, nella sala Buzzati in via Oberdan, gli ottant'anni della casa editrice Bompiani. Le serate "d'autore" prevedono l'intervento di scrittori come Patrick McGrath, Umberto Eco, Amos Gitai, concerti e film tratti dalle opere di Alberto Moravia e di Patricia Highsmith, e un omaggio originale a Leonardo Sciascia.

Valentino Bompiani, uomo poliedrico impegnato anche in letteratura e teatro (dal 1953 al 1971 è stato direttore della rivista «Sipario»), è cresciuto professionalmente nella Milano del primo dopoguerra, accompagnando inizialmente Arnoldo Mondadori nella sua esperienza editoriale e fondando poi una propria casa editrice nel 1929.

logo_bompiani.jpgTra gli autori storici "targati" Bompiani ricordiamo il giovane Alberto Moravia, Massimo Bontempelli e Anna Maria Ortese; tra quelli più vicini ai noi: Umberto Eco, Leonardo Sciascia e Paulo Coelho.

Bompiani è ricordato anche per il grande Dizionario delle opere e dei personaggi, varato negli anni Quaranta, in cui per la prima volta è stata affrontata la storia della produzione letteraria in un'ottica effettivamente mondiale, comprendendo anche paesi tradizionalmente esclusi dalla critica accademica. Di questa grande opera è stata predisposta recentemente una seconda edizione, con le seguenti caratteristiche:
I primi dieci volumi del Dizionario sono composti da voci, ordinate alfabeticamente, riguardanti le maggiori opere della poesia, della narrativa, del teatro, della filosofia, della storia, della musica, delle scienze e delle arti. L'undicesimo volume, dedicato ai Personaggi, costituisce un repertorio di quelle figure, storiche o di fantasia, che vivono ormai di vita propria, assunte a prototipi dei vari atteggiamenti umani. Il dodicesimo volume è costituito dagli Indici.

panta.jpgPer le celebrazioni dell'anniversario è stata realizzata l'edizione del catalogo storico della casa editrice ed è stato preparato "Fedeli e infedeli", un numero speciale della rivista "Panta" - fondata nel 1990 da Pier Vittorio Tondelli, Alain Elkann, Jay McInerney, Elisabetta Rasy, e ora affidata a Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani. Il numero è stato curato da Laura Lepri e Mario Fortunato e diventerà una fonte importante per studiare la storia della casa editrice.

P.S. Rimangono infine da ricordare due aspetti non trascurabili sul piano editoriale:

(a) Bompiani era lo zio dei fratelli Mauri, che poi hanno fondato il gruppo Mauri-Spagnol, su cui si può leggere qui e qui;
(b) Bompiani ha venduto la casa editrice al gruppo RCS-Corriere della Sera nel 1972.

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Editing and Publishing è il blog del corso di "Editing e tecniche di redazione" della laurea triennale, curato da Lucio D'Amelia: contiene post e documenti sul lavoro in casa editrice e sulla stampa di libri.

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