Archivi di Settembre 2007

Ancora sulla correzione delle bozze

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Dopo l'acribia del Correttore di bozze ai limiti dell'ossessione e oltre, questa volta riportiamo sul tema degli errori una voce diversa: è un giornalista a parlare, Luca De Biase, responsabile dell'inserto "Nova" pubblicato ogni giovedì nel quotidiano «Il Sole 24 ore» .

Sabato, 29 settembre 2007

Bozze: gli errori e le correzioni
Riguardo "Economia della felicità"

Sto correggendo le bozze del libro che ho scritto studiando, parlando, intervistando e soprattutto incontrando persone su questo blog per confrontarmi sugli appunti che man mano prendevo.
Quella delle bozze è una lettura diversa. Sembra di essere qualcun altro. Un po' lettore casuale, un po' lettore critico, un po' professore e un po' tifoso. Così, a volte, capita di scoprire in quello che hai scritto qualcosa che non avevi notato... Bizzarro...

Il libro tra mercato e cultura

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Le trasformazioni del settore editoriale negli ultimi 15 anni sono state determinate dalle innovazioni tecnologiche con l'irruzione del digitale e delle reti, dai processi di concentrazione societaria con la formazione di pochi grandi gruppi leader e dalla modificazione della catena distributiva con l'ingresso del prodotto libro nella grande distribuzione.
2_castenaso2.jpgQuest'ultimo fenomeno è il più recente e sollecita previsioni pessimistiche sulla probabile crisi dei più tradizionali punti di vendita: le piccole e medie librerie.
Un esempio di questo approccio si trova nello scambio tra una libraia di Lodi e Umberto Galimberti, pubblicato il 15 settembre 2007 su D Donna, il magazine femminile di «Repubblica»: lo spunto è dato dal "Decreto Bersani" sulle liberalizzazioni, che si è esteso in parte anche al settore editoriale. Riportiamo di seguito il testo integrale dell'articolo, lasciando il commento a mo' di controcanto alla voce di Vladi Finotto, un economista attivo nell'area del Nord-est e animatore con altri colleghi di un blog molto vivace.

Il correttore di bozze

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Si scrive ecc. o si scrive etc.? Oppure etc senza punto? Si scrive princìpi o principî, quando si vuole distinguere da prìncipi? Si scrive piú o più? Si scrive sé stesso o se stesso? Si scrive dànno o danno? Entrambe si declina?
La maggior parte sono o è? Si dice gli effetti paradosso o gli effetti paradossi? Si scrive per cento o %? E il pallino ° dei gradi va attaccato o staccato dalla cifra? E quand'è che un rigo in testa può essere considerato una vedova? E quand'è che un rigo al piede può essere considerato un orfano? E perché si scrive qual è e non qual'è?
Il correttore cercava di non domandarsi quale importanza potessero avere queste cose. Che senso poteva avere spendere energie, tempo e soldi perché in un libro fossero disposte uniformemente le virgolette?
Quante battute gli erano passate sotto gli occhi nel corso degli anni? Che differenza c'è tra ibidem e ivi, ibid.? Oppure fra op.cit e semplicemente cit.?
Il correttore sapeva che l'attenzione a queste cose era molto diminuita nel corso degli anni. E al tempo stesso era diminuito il prestigio sociale di chi faceva quel mestiere. Una volta, un giorno che era di umore veramente nero, era arrivato a inveire, fra sé e sé, contro coloro che esigono che si scriva a se stante, invece che a sé stante.
«Ma chi se ne frega?» Pensava a proposito della questione. Oppure «chissene frega»? perché no «chissenefrega»?


La citazione è tratta dalla pagina 60 del racconto lungo di Francesco Recami, Il correttore di bozze (Sellerio, Palermo 2007, € 12), in cui si narrano reazioni e riflessioni di questa figura professionale alle prese con un testo "noir" che crea perplessità e turbamenti. Uno sguardo duplice: vedere all'opera un correttore e seguire le ambiguità e i piani paralleli di una vicenda inquietante, che non sempre convince.

Wu Ming: scrittura collettiva e forme di editing

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Per iniziare si può partire da Q (Einaudi, Torino 1999), firmato con lo pseudonimo della cultura underground Luther Blissett da quattro narratori che lavorano a Bologna: Roberto Bui (che diventerà Wu Ming 1), Giovanni Cattabriga (Wu Ming 2), Luca Di Meo (Wu Ming 3) e Federico Guglielmi (Wu Ming 4).  Il romanzo nasconde dietro al plot una ricerca su che cosa sarebbe potuto accadere se i movimenti di riforma religiosa del XVI secolo avessero raggiunto gli obiettivi iniziali di riscatto e di emancipazione.

Nel marzo 2000 si aggiunge al gruppo un quinto membro, Riccardo Pedrini che diventa Wu Ming 5, e si adotta il nome Wu Ming Foundation.

Il logo di Wu Ming
"Luther Blissett - si legge nell'intervista a cura di Teresa Graziano pubblicata su «Stylos» del 26 giugno 2007 - era uno pseudonimo, Wu Ming è una band. Lo pseudonimo Luther Blissett era adottato da centinaia di persone, il nome Wu Ming è riferito a un gruppo di 5 narratori, come il nome "Arctic Monkeys" è riferito a un gruppo di 5 musicisti e il nome Orchestra sinfonica nazionale della RAI è riferito a un ensemble di decine di musicisti." 

I partecipanti al gruppo scrivono testi e racconti anche da soli, ma firmano insieme negli anni successivi altri due romanzi: 1954 e Giap, pubblicati sempre da Einaudi nel 2002 e nel 2003.

 Nel 2007 per i tipi dell'editore torinese esce l'ultima fatica collettiva: Manituana, ambientato nel 1775 tra America e Inghilterra, «all'alba della rivoluzione che generò gli Stati Uniti».

La classifica dei libri più venduti

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[Questo articolo di Mariarosa Bricchi è apparso nel quotidiano «il manifesto» del 4 settembre 2007 con il titolo "Frammenti di storia sociale in vetta alle classifiche"]

Nel febbraio 1895 la rivista letteraria americana «The Bookman» cominciò a pubblicare, con cadenza mensile, una lista dei libri più venduti. Si trattava di una diretta conseguenza dell'introduzione, negli Stati Uniti, della legge sul copyright internazionale, nel 1891. Prima di allora, infatti, i responsabili di edizioni pirata dei romanzi inglesi di successo avevano tutto l'interesse a che le vendite, a maggior ragione se ingenti, passassero inosservate. Una volta regolamentata la tutela del diritto d'autore, diventò chiaro a chiunque facesse parte del mercato editoriale che parlare di successi era un modo per incrementarli.

Mappe letterarie
Per quanto ne sappiamo, quella del «Bookman» fu la prima lista di bestseller al mondo. Ma non rimase a lungo la sola. Nel 1912 arrivò quella del «Publishers Weekly», mentre solo nel 1942, un sabato di agosto, il «New York Times» fece uscire un elenco dei "Best Selling Books Here and Elsewhere". Sono gli inizi di una lunga storia, ripercorsa tempo fa da Michael Korda in Making the List. A Cultural History of the American bestseller 1900-1999. Che non è - attenzione - una storia dei bestseller ma una storia della «lista»: atteso, odiosamato, denigrato e sopravvalutato strumento che, ormai settimanalmente, informa addetti ai lavori e pubblico generico sui picchi di vendita libraria del momento.

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