I 100 anni della Mondadori

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La casa editrice Mondadori festeggia in questi giorni il suo primo secolo di vita: una lunga storia ripercorsa nel volume Album Mondadori 1907-2007 (circa 800 pagine con 4.000 fotografie, testi e documenti anche inediti), che sarà presentato il 13 novembre a Milano.
(Aggiornamento del 20 novembre 2007: il volume può ora essere consultato gratuitamente in linea).
È stato notato recentemente (Mario Andreose, Dynasty tra gli scaffali, il "Domenicale" del «Sole 24 Ore», 11 novembre 2007, p. 42) che i primi 75 anni si possono iscrivere nelle saghe tradizionali delle grandi famiglie borghesi, alla Buddenbrook per intenderci, mentre gli ultimi due decenni scivolano nel registro della televisione commerciale alla "Dynasty": tutta la prima e più lunga fase è segnata - nel bene e nel male - dalla figura preponderante del fondatore Arnoldo, vera espressione di un genio imprenditoriale e "figura industriale assai differente" dagli editori della prima generazione post-unitaria (secondo il giudizio storico di Giovanni Ragone). La sua influenza giunge fino alla formazione dell'industria culturale che si afferma in Italia alla fine degli anni Sessanta e mette in crisi i progetti a valenza più culturale del figlio Alberto, creatore a sua volta della casa editrice "Il Saggiatore". Gli anni più vicini a noi segnano il passaggio a una nuova configurazione societaria che trasforma la casa editrice in una holding integrata nel sistema della comunicazione multimediale.

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Da sinistra: Alberto Mondadori, Ninì Bompiani, Arnoldo Mondadori e Valentino Bompiani
(dal sito del gruppo editoriale Mauri-Spagnol)

Riproduciamo di seguito il profilo irriverente ma affettuoso di Arnoldo Mondadori, tracciato da Angelo Formiggini nel 1928 per l'Almanacco Letterario Mondadori e ripubblicato da Stampa Alternativa nel 1994.

Arnoldo Mondadori è nato nel 1889. A 18 anni entrò come garzone in una piccola tipografia di Ostiglia. Tre anni dopo costituí la «Mondadori» con un capitale di ben 45.000 lire. Oggi i milioni della Mondadori sono innumerevoli, come sono innumerevoli e grandiose le iniziative di questa casa, la quale è doppia, perché, oltre che essere una azienda editrice con sede in Milano, è anche una tipografia veronese, enorme e perfetta in cui lavorano 700 operai, e che può sfornare 20.000 volumi al giorno, oltre ad una ingente produzione di stampati per enti pubblici e scuole.
Arnoldo Mondadori ha saputo affascinare cospicui capitalisti, e li ha indotti a tentare l'industrializzazione della editoria, che in Italia era stata contenuta quasi sempre nelle modeste proporzioni di un umile artigianato. I suoi numerosi periodici letterari sono ben noti, e notissime le sue collezioni. Ora sta per darci sontuosamente I Classici Italiani e sta pubblicando una sua Grande Enciclopedia, dopo aver contribuito a diffondere quella eccellente dei Ragazzi, curata dal Martinelli. Delle cospicue officine veronesi del Mondadori è patrono Senatore Borletti, industriale audace, notissimo, cuore fervido di mecenate e di patriota. Il Poeta l'ha detto «amico suo e di ogni buona causa». L'Istituto per la pubblicazione dell'Opera Omnia di D'Annunzio è distinto dalla Mondadori, ma non è distinto dal Mondadori che ne è il consigliere delegato. La sua grande azienda è una fornace ardente, ed ha le proporzioni di un Ministero. Per arrivare sino al Mondadori, bisogna passare sul corpo di parecchi segretari e (sempre figuratamente) sul corpo di parecchie dattilografe avvenenti, dalle dita veloci (come diceva Omero). Errante, Bompiani, Sodini, Piceni, sono quelli che ora tengono tutte le chiavi del suo cuore (Federigo aveva solo due serrature, ma quelle di Mondadori sono sempre piú numerose). Quando state per entrare da lui, c'è sempre uno, od una, che ha l'incarico di dirvi in un orecchio: «Il commendatore ha il letto in tasca per Roma». Ciò anche se non è vero, sí che vi sentite una gran fretta di scappar via subito per non distrarre Arnoldo dalla compilazione di un bilancio dagli infiniti zeri e perché pensate quanto debba esser disagevole lo star seduto ad un tavolino con un letto in tasca... Ma egli vi riceve con la voce sottile sí, ma con due grandi occhi pieni di gioia ridente, tutto soddisfatto del vostro pellegrinaggio. Una volta, a Bologna, mentre Calabi ci faceva volare sulla sua 519, Mondadori, senza accorgersene, pensò ad alta voce: «Formíggini! E pensare che una volta mi faceva paura!». Ma io non avrei mai supposto di aver fatto paura a nessuno e tanto meno a Mondadori, neppure quando egli aveva un capitaletto di 45.000 lire.

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