Controcorrente

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Nel blog "Tra la carta e la rete" di questo spazio web sono seguiti temi o progetti che si pongono a cavallo tra l'editoria tradizionale e quella digitale: generalmente il movimento ha una direzione prevalente dal vecchio modello alla nuova dimensione.

Vi sono, tuttavia, alcuni casi, in genere isolati, che si muovono controcorrente, ossia risalgono dalla dimensione digitale della rete a quella fisica della tradizione letteraria e culturale, e pongono questa ultima come fondamento della virtualità contemporanea. Alcune volte sono stati gli stessi alfieri della rivoluzione tecnologica a scegliere precursori o padri fondatori, come ad esempio il Calvino delle Lezioni americane per le sue considerazioni sulla rapidità, sulla leggerezza e sulla molteplicità. Oppure la dimensione della virtualità è stata scelta come prisma di rifrazione di alcune significative esperienze letterarie dell'ultima parte del Novecento, precedenti al cambiamento tecnologico.

Questo percorso di ricerca è stato scelto da Arturo Mazzarella, docente di Letterature comparate all'Università di Roma 3, nel suo saggio La grande rete della scrittura. La letteratura dopo la rivoluzione digitale (Bollati Boringhieri, Torino 2008, pp. 130, euro 15,00). Mazzarella ha adottato l'approccio genealogico di Michel Foucault per problematizzare una visione soltanto evolutiva e lineare dei media e per acquisire un punto di osservazione che faccia superare l'opposizione tra vecchi e nuovi mezzi. Da questo osservatorio, "ciascun medium perde la propria autonomia (...) ciascun linguaggio mostra ascendenze remote e inaspettate; scopre di provenire da altri linguaggi, magari considerati desueti" (p. 13).

Come hanno scritto J.D. Bolter e R. Grusin (Remediation. Competizione e integrazione tra vecchi e nuovi media, Guerini, Milano 2002, p. 40), "sembra che nessun medium possa in questo momento storico funzionare indipendentemente, costruendo il proprio spazio di significati culturali separato e privo di contaminazioni". Così, secondo Mazzarella, si potrebbe arrivare alla conclusione non prevista che "galassia Gutenberg e galassia digitale non sono due emisferi lontani anni luce, bensì una coppia di epicentri mobili".
calvino.jpgLa grande rete della scrittura, riportata nel titolo del saggio, è un omaggio obbligato al Calvino che conclude le Lezioni americane servendosi del "modello della rete dei possibili" dedotto dai racconti brevi di Borges o soggiacente alla struttura portante di romanzi di più ampio respiro. "A legittimare la sopravvivenza della scrittura letteraria non è la sua sedicente superiorità gerarchica rispetto a ogni altra pratica linguistica, come vorrebbe quella secolare tradizione che attribuisce un valore metastorico alla lettera archiviata. (...) Le opere letterarie possono essere valutate solo in base al criterio tautologico della loro autosufficienza, non certo in relazione alle loro potenzialità comunicative" (p. 23).

Nel suo percorso di avvicinamento tra le due galassie, Mazzarella è molto critico con quella tradizione critica letteraria che intende solo e soltanto riaffermare il valore della letteratura quale stella sovranna del sapere umanistico; tende viceversa a valorizzare esponenti più eterodossi o saggisti militanti che cercano di considerarla come una pratica comunicativa riconoscibile per la tensione problematica e la profonda inquietudine.

Il tentativo di questa grande rete è quello di enucleare una costellazione di autori che, a vario titolo e prima della rivoluzione tecnologica, si sono posti come "esploratori" di una dimensione virtuale anticipatrice della rete: Nabokov, Borges, Beckett, Calvino e Perec in particolare, ma anche Cortazar, Dürrenmatt, Kundera, Landolfi, Manganelli o Volponi. Un elenco parziale e arbitrario, che discende dalla condivisione di una assunzione consapevole, formulata ai primi del Novecento da Henry James con la poetica del "punto di vista".

La letteratura si dimostra capace non solo di conservare inalterata, nel corso dei secoli, la sua fisionomia, ma addirittura di offrire indispensabili supporti concettuali proprio a quei media che sembrerebbero ispirati dal più irriducibile antagonismo nei confronti della tradizione. È quanto accade puntualmente alla comunicazione digitale, che nella nozione di punto di vista trova uno dei suoi epicentri privilegiati. (...)

Il punto di vista è l'oggetto cruciale dell'ardita pluralità di manipolazioni e dislocazioni che caratterizzano tanto le acrobazie ottiche di cui si avvale il film o il video d'arte, quanto i più accattivanti congegni illusionistici predisposti dai videogame e dall'animazione digitale. (...)

L'intera costellazione della virtualità può essere interpretata, di conseguenza, all'insegna della nozione di punto di vista. (p. 52)

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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 31.01.08 22:36.

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