Archivi di Febbraio 2008

Tra outlet del libro e libreria degli inediti

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Villaggio del libro

Si è inaugurato il 16 febbraio a Frassineto Po, in provincia di Alessandria, il primo outlet italiano del libro come iniziativa del progetto "Libri in POrto", lanciato alla Fiera del Libro di Torino del 2003. Libri in POrto ha promosso in questi anni iniziative periodiche per la diffusione del libro con il coinvolgimento dei librai e degli editori e intende trasformare il piccolo centro vicino a Casale Monferrato in un vero e proprio "villaggio dei libri".

L'outlet, ospitato nei locali di una discoteca chiusa da alcuni anni, propone moltissimi testi pubblicati da qualche tempo, che non si trovano facilmente nei circuiti librari sempre alle prese con le ultime novità. Gli editori ospitati sono principalmente i piccoli e medi, che possono ottenere visibilità per i titoli del loro catalogo: come ha dichiarato a «la Repubblica» l'editore Claudio Maria Messina, promotore dell'iniziativa, "io ho circa 700 titoli in catalogo, ne pubblico più o meno un centinaio all'anno, ma solo gli ultimi dieci sostano in libreria per una novantina di giorni. Poi s'inabissano. Ed è una regola generale".

Frassineto Po si sta trasformando nel primo villaggio dei libri italiano, seguendo il modello del paesino gallese Hay-on-Wye, dove il geniale Richard Booth ha ridisegnato dalla metà degli anni Settanta le attività locali intorno al commercio dei libri usati.

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La Fiera del Libro di Torino

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Riproduciamo questo appello, apparso contemporaneamente su Nazione Indiana e su Ilprimoamore, con la nostra completa adesione

Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008

Con queste firme esprimiamo una solidarietà senza riserve nei confronti degli organizzatori della Fiera del Libro di Torino, nel momento in cui questo evento di prima grandezza della vita letteraria nazionale viene attaccato per aver scelto Israele come paese ospite dell'edizione 2008.

L'appello a cui aderiamo s'intende apartitico, e politico solo nell'accezione più alta e radicale del termine. Non intende affatto definire uno schieramento, se non alla luce di poche idee semplici e profondamente vissute.

logo_ita.gifIn particolare, l'idea che le opinioni critiche, che chiunque fra noi è libero di avere nei confronti di aspetti specifici della politica dell'attuale governo israeliano, possono tranquillamente - diremmo perfino banalmente! - coesistere con il più grande affetto e riconoscimento per la cultura ebraica e le sue manifestazioni letterarie dentro e fuori Israele. Queste manifestazioni sono da sempre così strettamente intrecciate con la cultura occidentale nel suo insieme, e rappresentano una voce talmente indistinguibile da quella di tutti noi, che qualsiasi aggressione nei loro confronti va considerata un atto di cieco e ottuso autolesionismo.

Raul Montanari

Prime adesioni:
Sergio "Alan" Altieri, Alessandra Appiano, Alessandra C., Andrea Carraro, Gabriella Alù, Cosimo Argentina, Sergio Baratto, Paola Barbato, Antonella Beccaria, Silvio Bernelli, Gianfranco Bettin, Daria Bignardi, Gianni Biondillo, Riccardo Bonacina, Laura Bosio, Elisabetta Bucciarelli, Gianni Canova, Fabrizio Centofanti, Benedetta Centovalli, Piero Colaprico, Giovanna Cosenza, Olivia Crosio, Sandrone Dazieri, Francesco De Girolamo, Girolamo De Michele, Donatella Diamanti, Paolo Di Stefano, Luca Doninelli, Riccardo Ferrazzi, Marcello Fois, Francesco Forlani, Gabriella Fuschini, Giuseppe Genna, Michael Gregorio (Daniela De Gregorio, Mike Jacob), Helena Janeczek, Franz Krauspenhaar, Nicola Lagioia, Loredana Lipperini, Valter Malosti, Antonio Mancinelli, Valentina Maran, Federico Mello, Antonio Moresco, Gianfranco Nerozzi, Chiara Palazzolo, Gery Palazzotto, Piersandro Pallavicini, Paolo Pantani, Leonardo Pelo, Sergio Pent, Andrea Pinketts, Guglielmo Pispisa, Laura Pugno, Luca Ricci, Andrea Raos, Roberto Moroni, Mariano Sabatini, Rosellina Salemi, Flavio Santi, Tiziano Scarpa, Beppe Sebaste, Gian Paolo Serino, Luca Sofri, Monica Tavernini, Annamaria Testa, Maria Luisa Venuta, Andrea Vitali, Vittorio Zambardino, Zelda Zeta (Pepa Cerutti, Chiara Mazzotta, Antonio Spinaci)

Catalogo e mercato: dal bestseller al longseller

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Se per l'ultimo Harry Potter si stabiliscono nuovi record e nuovi parametri, il quadro complessivo dell'editoria italiana in termini di tirature non cambia molto: nel 2005, secondo l'AIE, ogni libro veniva mediamente stampato in 4.500 copie. In questo dato statistico erano compresi ovviamente i bestseller, ma anche i testi scolastici che, come è noto, fanno rialzare considerevolmente la media.

Dei quasi 55mila libri editi ogni anno in Italia, la stragrande maggioranza ha una tiratura media di 1.000-1.500 copie e una vendita nel corso dell'anno che non supera le 1.000 copie. Il fenomeno ha una dimensione duplice: l'abbondanza dei titoli testimonia la vitalità di ricerca di nuove proposte della piccola e media editoria; i numeri ridotti di vendita segnalano il livello di concentrazione del mercato, in cui pochi grandi editori riescono a imporre all'attenzione dei lettori soltanto alcuni volumi, che diventano le stelle del momento.

La politica dei grandi editori ha teso in questi anni a costruire veri e propri casi letterari, come il Faletti di Io uccido, perseguendo una politica dei best-seller, che non può che avere come risultato la "cannibalizzazione" di parti estese del loro stesso catalogo.

La denuncia critica di questa strategia è stata proposta dallo scrittore Giuseppe Genna su Carmilla:

Cosa sta succedendo? Che è arrivato, rombando, il gigantismo delle tirature e la richiesta di aumentare la liquidità, cioè il saldo, nelle maggiori case editrici. Si dichiarano vendite stratosferiche false - ma ora non basta più. Bisogna fare soldi, non basta più aumentare il giro di soldi e fare budget, è necessario invece che lo sviluppo sia convertibile all'istante in tassi di guadagno. Gli editori non lo dicono, piangono sulla sorte maledetta che sembra farli operare nelle ristrettezze mercantili del giro editoriale espresso dal Botswana (nazione che tra l'altro, in termini di PIL, ci ha scavalcato nella classifica mondiale).
Si tratta di una menzogna.
In realtà, quello italiano è il sesto mercato al mondo. Mentre rischiamo di scivolare fuori dal G8 (e sarebbe l'ora, sia perché non siamo tra le otto nazioni che devono decidere le sorti economiche del pianeta, sia perché si tratta di un'associazione criminale interstatale), siamo abbondamente nel G8 della lettura. O, perlomeno, della vendita dei libri. Ma agli editori non basta. Si richiede più sviluppo.

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