Editoria di quarta dimensione

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pendolo_foucault.jpgNel Pendolo di Foucault, il romanzo sulle cospirazioni universali che Umberto Eco ha scritto dopo Il nome della rosa, il protagonista Jacopo Belbo lavora come redattore presso la Garamond. Nel romanzo la casa editrice è fittizia, anche se è probabilmente ricalcata sulla Bompiani, in cui il giovane Eco aveva lavorato all'inizio della sua carriera professionale e di cui è rimasto a lungo autore e consulente. Nella sede ufficiale della Garamond si svolge il lavoro redazionale tipico di una casa editrice di cultura; in altri locali dello stesso palazzo, poi, si sviluppa un'attività parallela, chiamata editoria di "quarto livello" o di "quarta dimensione".

In questo livello non è più l'editore a cercare e selezionare le nuove pubblicazioni in base alla propria strategia editoriale, ma sono gli aspiranti autori a proporre la stampa dei propri inediti e a sostenerne le spese. Si tratta di una formula che, se apertamente dichiarata, soddisfa in qualche modo entrambe le parti: l'autore perché vede soddisfatto il desiderio della pubblicazione dei propri scritti; l'editore perché ottiene un guadagno limitato, ma certo (le copie stampate sono pre-comprate dal committente).

Spesso, però, manca la dichiarazione esplicita iniziale: giovani e meno giovani autori sono attirati con formule diverse, come la partecipazione a un concorso per esordienti o la selezione di nuove voci, e scoprono solo in un secondo momento che il passaggio alla pubblicazione vera e propria è reso possibile o da "un contributo" alle spese di stampa o dall'acquisto anticipato di alcune centinaie di copie da regalare ad amici e conoscenti.
Ecco come Simonetta Fiori descrive il meccanismo attuale in un articolo/inchiesta sull'editoria a pagamento («la Repubblica», 27 febbraio 2008, pp. 46-47):

La strategia, s´è detto, è sempre eguale. Al principio è l´agnizione, il riconoscimento del genio fino allora incompreso. Ma l´alto valore poetico non sempre si sposa con i crudeli meccanismi del mercato. Così alla commozione iniziale subentra rapidamente la richiesta di un "aiutino" finanziario, per la copertura intera o parziale delle spese di produzione o anche per l´acquisto di un certo numero di copie. Sull´entità della cifra richiesta - e sulla promessa di distribuzione - si gioca in fondo la spregiudicatezza dell´editore a pagamento, tipologia variegata che può includere imprese oneste e volenterose ma anche affaristi senza scrupolo. In una seria mappatura commissionata dall´Editrice Bibliografica, Maria Grazia Cocchetti fissa intorno ai millecinquecento/duemila euro la cifra richiesta da contratti standard per un librino di poesie di cinquanta pagine, ma sono frequenti anche richieste superiori fino ai cinquemila euro, testimoniate all´autrice da esordienti saccheggiati (L´autore in cerca di editore, pagg.144 euro 10). L´aspirante artista difficilmente rinuncerà al sogno d´una vita, aprendosi inconsapevole a nuove avventure. Non è rara una successiva comunicazione dell´editore nella quale mestamente s´annuncia che il libro non ha riscontrato il favore previsto e che dunque egli si vede costretto a mandare al macero il capolavoro, a meno che l´autore non gradisca rilevarlo con ragionevole sconto sul prezzo di copertina. Come si fa a dir di no?

esordienti.JPGUn'analoga inchiesta, condotta in prima persona, si può leggere sul blog "Cabaret Bisanzio. Laboratori di finzioni". Condotta dalla giornalista Silvia Ognibene, questa inchiesta è poi diventata il libro Esordienti da spennare, edito da Terre di mezzo (Milano 2007, pp.142, 12 euro).

La Ognibene ha mandato una raccolta di scritti inediti a una quindicina di editori, che hanno accolto la proposta in modo entusiastico e hanno poi chiesto un contributo finanziario di dimensione variabile.

Secondo Giuliano Vigini, direttore della Editrice Bibliografica, intervistato da Simonetta Fiori, "in Italia oggi sono diverse migliaia gli autori che pubblicano a proprie spese presso marchi storici  o comunque di gran nome. Una quota equivalente a quelli che si rivolgono ai piccoli publisher a pagamento".

In epoca di print-on-demand e di contenuti generati dagli utenti sulla rete, alcuni meccanismi rimangono uguali: l'importante sarebbe la chiarezza delle intenzioni e la correttezza dei rapporti. Ci sono rari casi di autori diventati famosi dopo aver pubblicato a proprie spese, come ad esempio Marcel Proust o più recentemente Andrea Camilleri. Ma sono eccezionali in tutti i sensi. Nella stragrande maggioranza, i giovani esordienti sono prima coccolati e  corteggiati, poi vengono trattati alla stregua di "polli".

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Commenti (4)

Fizzi Author Profile Page ha scritto:

A proposito di "Esordienti da spennare" e aggiungerei "da truffare", offro qui di seguito la mia esperienza personale (una delle tante) che sebbene sia risultata del tutto priva di conseguenze per i miei esordi di autore è quantomeno illuminante per quanto riguarda la strategia saggiamente illustrata dalla Simonetta Fiori.

Scopro in una delle pagine culturali di uno dei quotidiani più venduti del nostro paese un piccolo riquadro dove è possibile leggere il seguente bando (che è il medesimo che si trova sul sito internet della casa editrice in questione):

Nell’ambito delle proprie iniziative istituzionali la casa editrice seleziona 60 opere di poesia per la pubblicazione nella collana "Poeti Italiani Contemporanei".

"La selezione editoriale di primavera è finalizzata alla pubblicazione di volumi di poesia nella nostra collana “Poeti Italiani Contemporanei”. Una collana di poesia fra le più note in Italia in cui hanno già pubblicato moltissimi poeti ricevendo apprezzamenti e consensi di pubblico e di critica. Una collana che si è sempre distinta nel panorama nazionale per l’accoglienza che ha riservato ai migliori poeti emergenti.

Per partecipare alla selezione

Gli autori che intendono partecipare alla selezione devono inviare una raccolta di poesie inedite composta da 35/40 componimenti.

L’autore deve allegare una sua breve nota informativa, il proprio indirizzo postale completo, un recapito telefonico e, se possibile, un indirizzo e-mail. La raccolta deve essere chiaramente stampata al computer o dattiloscritta e deve essere spedita in unica copia a mezzo posta prioritaria. È possibile inviare la propria raccolta di poesie anche via e-mail avendo cura di inserirla in un unico documento word. Anche in questo caso è necessario inviare l’indirizzo postale completo"

Il bando prosegue con i termini di scadenza del concorso e con l'indirizzo dove poter far reperire l'opera.

Dopo aver meticolosamente seguito tutte le "istruzioni" spedendo la mia opera, giunge con insperata celerità una cordiale missiva dalla casa editrice che riporta le seguenti parole:

"Gent. Sig. magistro Fabrizio
abbiamo terminato la lettura degli ultimi lavori pervenuti in relazione all'iniziativa editoriale "poesia 2006"; la selezione durata quasi tre mesi, alla quale hanno partecipato oltre mille poeti italiani, si è quindi conclusa.
Abbiamo pertanto il piacere di comunicarle che la sua raccolta di poesie, della quale abbiamo apprezzato i contenuti e le originali modalità esperessive, ha ottenuto il parere favorevole alla publicazione. Se d'accordo con i termini contrattuali il libro sarà publicato nella collana Poeti Italiani Contemporanei, entro dodici mesi dalla stipula dell'accordo. In allegato troverà il suo contratto di edizione in doppia copia, già firmato dall'Editore, una copia dovrà trattenerla, l'altra dovrà restituirla, firmata e perfezionata in ogni sua parte, entro quindici giorni dalla data di ricezione della presente (fa fede il timbro postale) avendo cura di annotare nell'apposito spazio il titolo definitivo che intende dare alla sua raccolta. Sarà cura della casa editrice apportare al suo volume il timbro della SIAE che certifica la tiratura, il codice ISBN che identifica al livello internazionale il suo libro, ed il codice a barre.
Come certamente sa, la modalità di publicazione di un libro di poesie, salvo rari casi di alcuni poeti fra i più celebrati, è quella di stabilire una corretta misura di partecipazione finanziaria, intesa nel più ampio contesto negoziale, fra la casa editrice ed il proprio autore. Si tratta di una prassi consolidata, non solo in Italia, che permette all'editore di affrontare al meglio i costi di stampa e di promozione e all'autore di ottenere tutti i vantaggi di una serena gestione editoriale. Libroitaliano, che è considerata la più importante casa editrice nel campo della nuova poesia contemporanea, offre ai suoi autori una formula trasparente e la certezza di far parte di un campione di poeti selezionati che andranno sicuramente verso una positiva accoglienza di critica e di pubblico. D'altronde raramente le grandi concentrazioni editoriali prendono in considerazione i poeti emergenti. La nostra casa editrice, che publica anche altri nomi della cultura italiana, dà ogni incoraggiamento ai poeti che desiderano proporsi al pubblico, senza pregiudizi ed ipocrisie. Tra l'altro saranno presenti su www.libroitaliano.it, la prima visitatissima libreria nazionale on line di poesia, organizzata per dare ancora maggiore visibilità ai nostri autori. Libroitaliano, insomma è l'unica alternativa possibile per entrare nel difficile settore della nuova poesia contemporanea con autorevolezza e prestigio."

Segue l'indirizzo ove spedire il contratto firmato con allegata la ricevuta della prima rata di pagamento; l'invito a conoscere di persona l'autore; un commovente augurio che il libro possa avere immediato successo!; e in post scriptum gli orari di apertura degli uffici della casa editrice.

Il Signor Salvatore Fava, Direttore Editoriale, invia inoltre (insieme a un numero spropositato di cartacce che ribadiscono l'importanza della casa editrice per i poeti emergenti), nello stesso pacco dove è stata messa la busta con la missiva e il contratto, un libricino di novantacinque pagine con una copertina blu e bianca, un prezzo di dieci euro iva compresa, un codice a barre e un codice IBSN, di un poeta: un certo Salvatore Fava, con tanto di dedica e citazione a epigrafe di Eugenio Montale.

Il contratto nel punto tre prevede che l'autore si impegni ad acquistare un numero minimo di duecento delle mille copie del libro a un importo già scontato di duemila euro. Poi la casa editrice si assume l'obbligo di inviare bozze prima della stampa, di provvedere a inviare un rendiconto sulle vendite, promette di occuparsi di tutte le spese di spedizione delle trenta copie omaggio per l'autore, della timbratura Siae e della registrazione Isbn. Afferma che sarà dovuto all'autore un compenso dell'otto per cento del prezzo di coeprtina su ogni copia venduta tramite distributori e grossisti e del dodici per cento di tutte le copie vendute senza intermediazione.
Bisogna solo annotare con una crocetta in quante rate si vuol pagare, inserire pochi dati, firmare dichiarando di approvare i sedici punti ed è tutto già pronto!

Non ho mai firmato il contratto.

Dopo un paio di mesi giunge una seconda missiva il quale testo non riporto, ma i direttori editoriali sembrano molto dispiaciuti e amareggiati per il mio rifiuto poiché mi ero lasciato sfuggire un imperdibile vantaggiosa offerta e la mia carriera di esordiente ne avrebbe risentito catastroficamente, ma loro nella loro sublime magnanimità sono ben felici di offrirmi un secondo contratto con uno sconto di ben duecento euro sulle copie che devo comprare del libro che ho scritto io!

Non ho mai firmato neppure il secondo contratto.

Dopo circa tre o quattro mesi, mi arriva un terzo contratto, ma questa volta non si tratta più di publicare il mio libro, bensì di inserire una cernita delle mie poesie in un prestigioso volume che riporterà le mie opere antologizate in dolce compagnia di quelle dei più grandi nuovi poeti contemporanei dell'universo mondo!

Anche il terzo contratto lo ripongo in un cassetto.

Poco tempo fa, mi arriva un ultimo contratto. La casa editrice international che ha cambiato sede e da Ragusa si è trasferita a Bologna per essere evidentemente più vicina alle grandi manifestazioni culturali che lì si svolgono ogni anno; che ha cambiato nome, colore di testata, lay out di prodotti, ma che riporta in calce alle sue missive sempre la stessa aggraziata firma di Salvatore Fava, mi propone una nuova fantastica offerta. A un amichevole prezzo di millequattrocento euro è disposta a publicare le mie poesie in una cinquantina di copie di preziosi Audiolibri (a quanto pare un Audiolibro consiste in un paio si CD con una voce che recita le mie poesie mentre musica classica ne orna il sottofondo) che sono palesemente il futuro dell'editoria contemporanea e il miglior stratagemma per una sicura trasmissione delle mie opere nei secoli dei secoli a venire.

Ripongo accuratamente il contratto nel cestino.

Incuriosito da questo spasmodico interesse per la divulgazione delle mie opere nelle forme più bizzarre decido di informarmi più approfonditamente sulla storia di questa casa editrice e del suo Mecenate. Scopro senza sorpresa che il Signor Fava, tipografo della Trinacria, è stato citato in giudizio da un notevole numero di poeti, narratori, saggisti emergenti poiché delle promesse di pubblicazione fatte non è riuscito a mantenerne neanche una fin dagli albori dell'inizio attività editoriale.

Grazie per l'attenzione

Fabrizio

valentina ha scritto:

Leggendo questo post mi sono ricordata di un sito in cui sono casualmente incappata qualche mese fa.
Era un sito americano che proponeva a chiunque ne avesse voglia, di far stampare un proprio libro (che trattasse di letteratura, di cucina, di fotografia o altro ancora) suggerendo a seconda della tipologia di pubblicazione diversi formati, impaginazioni e copertine. Fin qui può sembrare poco più di un servizio di tipografia è vero, ma ciò che più mi aveva colpito era la possibilità di mettere il proprio libro lì creato, a disposizione di qualunque altro utente, che poteva richiederne delle copie come in una qualunque libreria.
Funzionava insomma, come una sorta di piccola casa editrice on demand, in cui forse non si riceve grande notorietà, ma ci si può far conoscere nell'ambito dei fruitori del sito, fornendo un libro interessante a poco prezzo.
Immagino, forse ingenuamente, che il futuro dell'editoria potrebbe passare per qualcosa di molto simile, riuscendo così ad evitare le ingenti spese ora sostenute che riguardano i resi e potendo dare la possibilità a molti di pubblicare le proprie opere. Sarebbe inoltre un modo quantomai efficace e preciso per stabilire se un autore è davvero apprezzato e quanto.

Purtroppo non sono stata in grado di ritrovare il sito in questione, ma cercando su google se ne trovano molti altri simili.

Valentina

lucius Author Profile Page ha scritto:

@Valentina
Il sito in cui è possibile autopubblicarsi si chiama lulu. Se ne è parlato anche qui e qui

Davide Ruffini Author Profile Page ha scritto:

Il rovello dei grandi genietti incompresi della letteratura: morire assolutamente anonimi. Il grande puntiglio, l'insormontabile sembra questo! Ci sono anche i soldi di mezzo, sono importanti pure loro, è logico, ma la fama, quella, non va perduta: allora via a spolparsi le mani, i calli, le unghie, le lingue e scrivere e parlare delle immortali opere e delle imprevedibili e sterminate potenzialità che il genio partorisce e gli editori sciacalli non capiscono: nessuno capisce, solo il talento dovrebbe parlare...
Io credo che se le cose stanno a questo punto, se gli editori cioè non fanno altro che speculare e molti che meriterebbero almeno di essere letti non vengono nemmeno guardati è (almeno a metà) responsabilità degli stessi aspiranti. La penna è alla portata di tutti, anche troppo: tutti a fare scarabocchi, a scribacchiare due storie, a rimare due strofe... si crea insomma credo io una sorta di sinergia tra la letteratura e la televisione dove parlano un po' tutti: pensiamo a quei programmi dove esprimono le loro opinioni, le loro sensazioni personaggi che farebbero meglio a stare zitti, costringendo chiunque di buon senno a spegnere la tv, o, meglio ancora, a buttarla dalla scarpata. Stessa cosa potrei sicuramente dire di gente che usa a sproposito internet e sproloquia su tutto e si dà importanza così, tra l'immondizia.
Il punto è soprattutto questo: che cosa è essere professionisti della penna e che cosa invece è il dilettantismo. Gli aspiranti autori che ho conosciuto io sono dilettanti. Non c'è ricerca, non c'è studio, non c'è guizzo, non c'è lettura dietro. Sanguineti sostiene che in Italia oggi ci sia più gente china a scrivere che distesa a leggere... è inquietante! e per quanto sia un'esagerazione sono convinto che il succo del discorso corrisponda al vero! La scrittura è vista solo come improvvisazione, come spontaneo fuoco ispiratore! Allora si gettano a capofitto a scrivere poesie su poesie, versi su versi: sembra questa la forma più congeniale di molti che se la sbarazzano lì in quattro e quattr'otto, perché è più breve ovvio, è più veloce e via si è risolta la partita con l'arte... tanto i beat insegnano e fanno scuola pure film come ''L'attimo fuggente'' o altri sui poeti maledetti: tutti a scrivere mentre sono accecati dall'ispirazione e folgorati dalla visione mistica...
Purtroppo le cose non stanno proprio proprio così, cari i miei genietti... le cose stanno che Baudelaire ci ha messo anni per scrivere i Fiori del male e Rimbaud aveva quaderni e quaderni pieni di rime mirabolanti, da consultare, da studiare, da rivedere; Dylan Thomas che è considerato un visionario correggeva fino all'inverosimile perfino le sue lettere,immagino il resto...; Celine scriveva e riscriveva le sue pagine fino allo sfinimento (la metafora della scrittura come bastone immerso nell'acqua è sua) ed Edgar Allan Poe ci ha scritto dei saggi su come si dovrebbe costruire una poesia o un racconto.
Di ''troppo immediatamente Spontaneo'' io ci vedo poco. Sanguineti, per tornare a lui, ha sempre sostenuto la difficoltà di scrivere e la puntigliosità nel fare poesia, e non c'è quindi da gridare a un momento di sola follia quando si leggono grandi versi, c'è tutto l'autore dietro.
Non mi meraviglio quindi se molti autori che dovrebbero essere pubblicati non lo sono, è la concorrenza che li frega, ma non è concorrenza qualitativa, è concorrenza quantitativa, è la concorrenza che gli scrittori della domenica pomeriggio (con le mani a scorrere i programmi televisivi) creano. La concorrenza di chi scrive tanto per fare e resta estasiato, che scrive testi ispirati ma vuoti e inconsistenti, e si lamenta e si lamenta e si vittimizza... Io spero vadano un giorno a concimare altri verdi prati, più congeniali... più spontanei, che vadano loro più a genio, insomma... sì... e la scelta degli editori sia meno ampia ma più valida, fermo restando che questo non è ovviamente l'unico problema (ma nemmeno l'ultimo) della editoria di quarto livello.



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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 01.03.08 13:56.

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