Se una notte d'inverno un editore

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Ecco. Finalmente ho deciso.

Da grande voglio fare l'editore. O forse dovrei dire l'editrice... ma si potrà dire editrice?

Oh no, già iniziano i problemi...

Non ci pensiamo, ero partita bene.

Da grande voglio fare l'editore.

Per iniziare devo guardarmi intorno, osservare questo mondo così meraviglioso che adoro da quando sono nata. Il mondo del libro.

Partiamo dal principio... Per essere un buon editore devo avere senso pratico, grande fiuto, una buona dose di coraggio. Si può fare!

Voglio diventare un editore di cultura e mettere su un progetto vitale, nuovo!

Ma come faccio io che non sono nessuno ad aprire una casa editrice e renderla visibile?

Sicuramente devo individuare una fascia di mercato definita e specializzarmi in un settore.

Questo potrebbe essere un inizio. Magari creare un'editoria di nicchia "a sostegno di problematiche sociali o di culture minori"!

Certo i guadagni sarebbero ridotti e diventerebbe molto difficile l'inserimento in questo mare che mi sembra già così affollato...

Bisognerebbe avere un'idea editoriale sconvolgente, come quella che ebbero gli editori della Mondadori nel 1965 con gli "Oscar", la prima collana tascabile ad essere distribuita non solo nelle librerie ma anche nelle edicole.

Oppure scovare uno scrittore emergente geniale.

Lo scrittore emergente geniale si dovrebbe solo fidare di me che sono ancora più emergente di lui.

Ma come faccio a stampare i libri e soprattutto a distribuirli?

Potrei usare il web , così risolverei entrambi i problemi !

Certo... Io vorrei i miei libri sugli scaffali delle grandi librerie ... avere un marchio tutto mio... magari con un animale ... un istrice, uno struzzo...

No... è un mercato saturo di grandi colossi editoriali tutti con i loro animali e sconti dal dieci al trenta per cento...

Oh no... mi sto deprimendo... Sta per finire la mia notte d'inverno senza essere nemmeno cominciata!

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Commenti (5)

valentina Author Profile Page ha scritto:

Da quando abbiamo iniziato questo corso credo che tutti o quasi, ci siamo posti la domanda se è questo l'ambito in cui vorremmo lavorare in futuro. Almeno, io l'ho fatto.
La prima cosa che mi è venuta però in mente è stata: come posso sapere se è ciò che amo fare, se prima non l'ho sperimentato nella realtà?
Da qui ho iniziato a pensare alle possibilità, e avendo mandato a vuoto CV a tutte le case editrici di Roma, mi sono resa conto che forse l'unica reale occasione che abbiamo è tentare di sviluppare questo aspetto attraverso il corso.
Si potrebbe sfruttare il precetto empirico secondo cui si impara meglio attraverso l'esperienza, potremmo, lavorando in gruppi, creare piccole redazioni che abbiano lo scopo di farci vivere gli sviluppi e i ruoli della casa editrice, anche ponendosi obiettivi come per esempio, la presentazione di un prodotto.
Non siamo poi molti, e questo è un vantaggio, i gruppi potrebbero poi lavorare insieme al di fuori delle ore del corso. Senza nessun obbligo di partecipazione per chi non fosse interessato, chiaramente.
Trovo che sarebbe molto stimolante, anche se mi rendo conto che vada rivisto in dettaglio il tutto.
Ovviamente, è necessaria l'opinione del professore, anche perché dovrebbe essere il punto di riferimento per le varie redazioni.
Cosa ne pensate?

Fizzi Author Profile Page ha scritto:

Ho scelto il mio curriculum, letteratura scrittura editoria e giornalismo, propio in funzione di quella bella parolina "editoria". Immaginavo quindi che insegnamenti riguardanti tale settore fossero molto presenti.
Ma l'evidenza che questo corso sia l'unica possibilità offertaci dall'università per affrontare argomenti relativi al mondo dell'editoria credo sia inconfutabile. Ed è anche l'unico luogo di confronto e scambio per noi interessati al settore. Purtroppo il corso non è uno stage (sebbene possa assumerne il valore sul piano di studi) in quanto per essere tale dovrebbe possedere caratteristiche che l'università al suo interno non possiede minimamente. Sarebbe magnifico e quantomeno utile poter accompagnare il corso con uno stage esterno (anche non convenzionato a questo punto), ma, come Valentina ci ricorda, reperire qualche casa editrice disposta ad addossarsi la responsabilità di giovani inesperti allo sbaraglio è un impresa del tutto ostile alle nostre speranze.
Tuttavia, credo che durante il corso si possa fare molto, e accetterò umilmente qualsiasi proposta. Anche la proposta di Valentina, che, sebbene mi sembri nel complesso un po' onerosa rispetto alle limitate risorse materiali che il corso in se può offrirci, non sottovaluterei minimamente.

Ampliando l'idea di Valentina, potremmo dividere la nostra fantomatica "Cattid del Lunedì" in gruppi e affidare a ognuno la gestione di una, sempre fantomatica, collana, decidendone i motivi i generi, gli autori da includere, il layout della collana, il normario ecc.
Poi per esempio occuparci dell' "artigianato" del libro stesso (il primo libro della nostra collana!), correggendo bozze, traducendo, decidendo l'impaginazione, la grafica, stampando e rilegando ovviamente nel limite possibile dei nostri mezzi casarecci.

Non so quanto sia realizzabile tutto ciò, ma credo che tentar non nuoce!

Grazie dell'attenzione

Fabrizio

Davide Ruffini Author Profile Page ha scritto:

sì sono d'accordo anche io.anche la mia scelta di curriculum è stata sicuramente influenzata dalla parola ''editoria''.certo c'è anche fascino nelle altre,ma se ben guardiamo le cose,solo giornalismo ed editoria sono (per quanto tortuose)le strade che forse un po' tutti vorremmo e potremmo percorrere.quindi senza dubbio,in mancaza di altri corsi dello stesso insegnamento,l'unica soluzione è sfruttare appieno questa occasione che il corso di Editing ci offre.io sono convinto che la pratica,anche a livello elementare come possiamo farla noi,certamente ci darà almeno delle coordinate per scegliere:se una volta seguito il corso e fatte piccole esperienze ci rendiamo conto che non è questa la strada che più ci interessa,anche alla specialistica o in qualsiasi altro momento in cui si dovrà scegliere un ambito lavorativo,potremo essere più sicuri di non lasciarci alle spalle un'occasione professionale importante e piacevole.secondo me le proposte di Valentina e Fabrizio sono molto buone e spero che la creazione di una collana sia fattibile,si dovrà parlare con il prof per il via,certamente.se quella di creare una collana vera e propria nn fosse possibile per motivi di risorse mancanti e tempo insufficiente,io proprongo di curare comunque qualcosa di questo genere magari sulla falsa riga di quell'esercizio che il professore ha affidato a Laura (mi riferisco ai saggi di Baricco sul computer e alla loro resa tipografica):potremmo curare questi aspetti e poi magari,se la cosa interessa,continuare su questa linea.Cerchiamo di deciderci già dalla prox lezione così da non perdere tempo inutilmente.
ciao a tutti.davide

sabrimarr ha scritto:

Sono anch'io concorde sullo sfruttare l'occasione offertaci da questo corso e far finta di essere una casa editrice (quella che scherzosamente il prof. ha chiamato CattiDeLunedì). Potremmo fare, durante le due ore di lezione, prima un po' di teoria, con il prof. che gentilmente ci dà le direttive su come si fanno le cose (materialmente intendo) e poi divisi in gruppi, in coppie o come è più congeniale per il tipo di lavoro, si svolgono i vari compiti. Ovviamente senza vincoli troppo stretti, credo che tutti noi seguiamo anche altri corsi e abbiamo altri impegni. Io credo che il nostro "capo" debba essere il prof. stesso, che dica tutto ciò che si deve fare e poi su base volontaria o a sorte si affidano i ruoli, democraticamente i ruoli non dovrebbero essere fissi, mediante scadenze i ruoli si cambiano-scambiano in modo che tutti possano provare un po' tutto, so che il tempo non è molto ma con un po' di organizzazione, un occhio al calendario credo che possiamo accontentare tutti o almeno scendere a compromessi.
Inoltre mi chiedevo se fosse possibile organizzare una visita in una piccola casa editrice romana, ad esempio, insomma fare una gita anche fuori lezione, con l'aiutino del prof... In mancanza di uno stage ci potremmo intrufolare per un giorno, anzi per poche ore dentro una vera casa editrice, incontrare in carne ed ossa, ove è possibile, redattori, direttori, correttori, più ne sono e meglio è, fare domande direttamente a loro, capire in pieno cosa, come e quando...che dite? è impossibile?

sara Author Profile Page ha scritto:

Trovo l'idea della finta casa editrice davvero interessante e molto utile se messa in pratica.
Abbiamo fatto una cosa simile al liceo. In gruppi da 5 ci occupavamo di un nostro progetto nel ruolo di "young entrepreneurs" (il nostro prof di inglese molto aperto a questo tipo di esperimenti ci lasciava mano libera di modo che imparassimo a muoverci da soli).
Nel mio gruppo facevamo finta di essere una casa discografica con l'ambizioso progetto di sbaragliare la nostra concorrenza vendendo musica a poco prezzo su internet. Avevamo deciso il logo, il nostro "manifesto" (ovvero i nostri obbiettivi) cercando soprattutto di essere innovativi rispetto alla concorrenza fantasma (la virgin, la sony), il nostro nome (che sfortunatamente non ricordo), il nostro target al quale ambire (ovvero il pubblico al quale rivolgerci e dunque il tipo di musica da pubblicizzare) e dunque lo scouting di gruppi(creavamo finti gruppi musicali su carta) per i quali cercavamo sale o palchi per concerti e modi da sponsorizzare.
Eravamo davvero inesperti, ma il punto era organizzarsi ed essere creativi.
Credo che nonostante il tempo sia poco, potremmo seriamente cercare di creare qualcosa, se ci diamo un limite di tempo e ci organizziamo bene.
Anche l'idea di visitare una casa editrice non è male !



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Questa pagina contiene un solo post di laura pubblicato il 08.04.08 15:25.

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