Uno scrittore grondaia, Erri de Luca

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Erri de Luca nacque a Napoli, nell'anno 1950, da una famiglia della piccola borghesia. Lo stesso scrittore preciserà in seguito che,in realtà, la sua è stata una famiglia borghese impoverita dalla guerra. A diciotto anni è a Roma, sono gli anni di piombo: Erri vi partecipa schierandosi con Lotta Continua,(movimento diretto da Adriano Sofri); si definisce ''rivoluzionario  a tempo pieno'' e conduce questa sua missione fino a quando l'organizzazione non si sciolse nel 1976. Da allora è stato un generosissimo tuttofare: operaio qualificato della Fiat, magazziniere all'aeroporto di Catania, camionista, scalatore appassionato (lo è tuttora) e muratore per diversi cantieri in Italia, Francia ed Africa. Ad una giornalista televisiva, Daria Bignardi, durante le famose ''Interviste Barbariche'', racconta come fare l'operaio non sia questione di vocazione, ma di necessità. Sono infatti molti quelli che sostengono che la sua immersione nel proletariato sia stata quasi volontaria immedesimazione alla classe sociale da lui sostenuta politicamente.

Impara da autodidatta, spinto dalla sua enorme passione per le Sacre Scritture, l'ebraico e, in seguito, anche l'yiddish, e traduce la Bibbia. E' molto toccante, sempre nel corso dell'intervista con la Bignardi, quando lo scrittore parla di come la lettura mattutina, fatta insomma prima di recarsi al lavoro, delle Sacre Scritture gli sia servita a sopportare la ''giornata venduta di lavoro'' grazie alla pura forza di quelle parole, forza di frasi piene di sostanza  e consistenza che ''mi rimanevano in bocca tutta la giornata, me le rigiravo in bocca''; trova in quelle storie il gusto dei racconti antichi, semplici, toccanti e soprattutto saggi. Erri de Luca,a dispetto di quanto possa emergere da queste informazioni private, è totalmente laico e non  credente.

Scrive sin da quando aveva vent'anni, ma solo nel 1989 gli viene pubblicato il suo primo libro che è ''Non ora non qui'', con la casa editrice ''Feltrinelli'': ha quasi quant'anni. Racconta che la pubblicazione avvenne per caso,addirittura il suo libro arriva alla casa editrice attraverso i banchi di tribunale (si trovava lì per un processo dov'era coinvolto) che spingono come binari il manoscritto tra le mani di un'amica che lavorava per Feltrinelli. La pubblicazione non gli cambia la vita, ma lo appaga mostrare il romanzo stampato al padre prossimo alla morte, che aveva trasmesso al figlio il suo amore per la letteratura e la scrittura. Raffaele La Capria lo definisce ''scrittore vero'', scrittore della memoria come dolore e testimonianza; da quel primo lavoro in poi sono molti i libri licenziati dall'autore, che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla scrittura di poesie  fino ad arrivare negli ultimi anni alle traduzioni dall'ebraico e la composizione di testi teatrali. Erri de Luca non ama partecipare ai concorsi letterari perché ''non li desidera'' ma ne ha vinti ugualmente alcuni: in Francia si è aggiudicato il premio ''France Culture'' del 1994 per il romanzo ''Aceto, arcobaleno''; il ''Laure Bataillon'' del 2002 per ''Tre cavalli'' ; il ''Femina Etranger'' sempre nel 2002 per ''Montedidio''. Collabora anche con ''La Repubblica'' e con ''Il Manifesto'' come opinionista, un po' nelle vesti di tuttologo, un po di scienziato della vita.

Mi è piaciuto fare il presente lavoro di ricerca sulla rete e sul cartaceo di questo autore perché trovo davvero emozionanti la sua vita e il suo coraggio. Amo scoprire le vite degli autori perché mi piacciono le storie,e mi piace capire un artista anche nel suo vissuto, abbattere cioè quella barriera che è alla fin fine la distanza che separa il libro dal suo creatore. A parte questa mia attitudine, credo che Erri rimanga attinente al nostro corso: la sua esperienza si riallaccia come una stringa alla scarpa, la scarpa della discussione che abbiamo tenuto a lezione sulla editoria di quarta dimensione e sul problema degli esordienti. Si riallaccia perché Erri è il caso di uno scrittore di certo non accademico, di un autore autodidatta che racconta di essere stato un barricato nella stanza dei libri del padre, di un narratore e poeta il cui campo più naturale è il lavoro duro, il lavoro semplice di uomini semplici che sputano sangue e soffrono le pene della precarietà. Erri scrive di cose che vive e ha vissuto, scrive da quando aveva vent'anni e lo fa nei ritagli di tempo dal lavoro: la scrittura diventa fonte di compagnia, come lui stesso dice, fedele accompagnatrice per non essere massacrato da quella routine massacrante che tutto è fuorché vocazione. E' uno scrittore dal volto nuovo, un ''raccontantore'' di storie piene e intense, con uno stile forte, pressante, pungente, una scrittura molto fisica, che si attacca al corpo e lo fa proprio, prendendosi tutte le ossa. Erri de Luca pubblica per la prima volta, come ho già scritto, a quarant'anni suonati, e a me sembra un grande esempio di come scrivere sia un modo per cercarsi e trovarsi, crearsi e raccontarsi: le casi editrici possono aspettare, insomma! Ma mi pare costruttivo raccontare di un autore pubblicato così relativamente tardi perché voglio poter pensare che il talento, se c'è talento, prima o poi viene fuori e che non c'è poi solo bisogno di ''quello che ti raccomanda'' ma c'è da saper scrivere: se vuoi fare lo scrittore devi continuare a scrivere, basta quello.

Questo mio post voleva essere anche e soprattutto un invito alla lettura e alla conoscenza di questo signore che vive nella campagna romana e si sveglia tutte le mattine alle 5 per leggere la Bibbia e scalare le sue montagne. D'altronde neanche io ho letto tutto di lui ma tra i suoi libri adoro e consiglio ''Il contrario di uno'' che è una raccolta di racconti molto belli e sanguigni dove vengono ripercorse tappe molto fondamentali della sua vita, come le esperienze africane e quelle degli anni di piombo. Questo argomento, di cui molti della nostra generazione parlano con grande coinvolgimento, è trattato in modo molto diretto e intenso da quest'uomo che l'ha attraversato da protagonista e che ci tiene molto particolarmente a conservare, perché lui è uno scrittore che serra i ranghi della memoria, la tiene stretta a sé, dando ragione a chi lo vuole, come Marco Lodoli, ''uno scrittore grondaia, impegnato a raccogliere l'acqua che andrebbe a perdersi giù dalle tegole della memoria''.

Copio qui, per chi volesse leggerla, una poesia di Erri de Luca, che è stata presente anche su youtube e che si intitola ''Considero valore''. Anzi, ci ho ripensato, non la trascrivo perché è più bello sentirla direttamente dalla sua voce.

Grazie a tutti.

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Commenti (3)

valentina Author Profile Page ha scritto:

Ho appena finito di leggere l'articolo di Davide e l'ho trovato sinceramente molto interessante!
E' molto ben scritto ed approfondito, inoltre mi ha suscitato una reale curiosità nei confronti dell'autore che, devo ammettere, conosco solo di nome, e del quale finora non ho avuto modo di leggere nulla.
Davide ha fatto un bellissimo lavoro di ricerca delle fonti e di rielaborazione delle informazioni che ritengo davvero ben fatta, sebbene il mio parere non sia di un'esperta del settore, ma soltanto di lettrice. E forse è meglio così, vuol dire che è stato capace di catturare l'attenzione di un occhio e di una mente non allenati.
In conclusione, bravo!

laura Author Profile Page ha scritto:

Che bella la poesia!

Arianna Author Profile Page ha scritto:

Davvero una splendida poesia.



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Questa pagina contiene un solo post di Davide Ruffini pubblicato il 15.04.08 16:50.

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