Archivi di Giugno 2008

Baule Volante - presentazione definitiva

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Morte di uno scaltro scrittore saturo

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Alex Torton stava male in arnese. Aveva scelto un cattivo momento per rincitrullirsi: sembrava una tartaruga arenata. Era uno scrittore d'altronde. Stava là, nel suo studiolo, macchina per scrivere davanti; montato sopra una seggiola girevole si spingeva su e giù, destra-sinistra, avanti e indietro. Allungava le gambette, rigide rigide, e muoveva a ritmo di un incessante jazz malinconico i piedi scarpati. La pagina bianca lo fissava da dentro il rullo con lattescente rancore. Era insopportabile guardarlo.

Se ne accorse finalmente e allora tutto indispettito tenne gli occhietti occhialuti sul foglio. Era puro astio nei confronti di Torton: cose da non credere! Come poteva permettersi quel foglio di fare così!

''Che cosa cavolo ti guardi merdosa figlia di una quercia rinsecchita!''. Prese il malcapitato foglio in mano e lo strappò... ma prima lo aveva appallottolato. Si diede una bella spinta coi piedi e ops prese un'altra risma e la scartò. Tirò ben dentro la macchina la nuova carta. ''Cose da non credere!''. In quel mentre si accorse per giunta che la sua scoloratissima camicia a ex quadri si era macchiata di caffè: ''un po' di colore almeno''.

Agguantò dalla sua libreria un libro di George Orwell, 1984 : un romanzo che aveva odiato sin da subito, Orwell un nemico, ma ora si sentiva vuoto come il suo Winston. Poteva farci niente. Per tirarsi su iniziò a pensare a quello che aveva scritto in capo a tre mesi. Ehmbè aveva scritto abbastanza, ma erano cose che non gli interessavano. La televisione soprattutto.

Un giorno un prof. all'università aveva detto che il mestiere più bello del mondo era quello di scrivere: non è facile ragazzi sopravvivere scrivendo. Alex fu colpito nel segno quel giorno. Era cominciata lì la sua carriera di scrittore. Si presentò ad un giornaletto locale con tutto il coraggio che gli montava dentro. Lo presero in simpatia, non c'era nulla da perdere: tutto gratis! Gli facevano scrivere dei pezzi satirici. Gli scoppiava il cervello con la satira: ce l'aveva nel sangue, e nelle dita. Da lì alla televisione il passo fu breve e lieve. Scriveva idee per programmi televisivi, gags per comici incapaci, e alcune scenggiature per fiction.

Era un fine umorista, il Torton. Aveva fatto anche e soprattutto un libro, un libro nel vero senso della parola. Un grande romanzo tragicomico e bislacco sulla fine dei giorni di un astronauta depresso tornato sulla terra a malincuore. Il libro aveva un finale mozzafiato che gli era valso quasi il Pulitzer: il protagonista che scende le scale di casa con la tuta spaziale, ferma un taxi giallo e chiede una corsa per le stelle. Viene alla fine ritrovato morto qualche isolato più in là riverso a terra, stroncato da un infarto.

Il romanzo era tutto farcito di paradossi, battute mordaci e episodi assurdi. Quel libro divenne un bestseller che si vendeva come gli hamburger. Nessuno poteva smettere di ridere tanto faceva ridere, le poltrone scricchiolavano, i lettori schiattavano sulle gambe, c'era proprio da piegarsi dalle risate. Torton era un bislacco, un buffo, la critica lo sminuiva, la gente invece lo fermava per strada: firmava autografi con scarabocchi. Non ne poteva più.

Doveva insomma ripartire da lì, da questo bestseller che non riusciva a scrollarsi di dosso. Sapeva che le quotazioni salgono salgono ma se non scrivi più niente scendono scendono...

Torton era sceso dalla sedia. Era squillato il telefono. Lo raccoglie, era l'editore senza alcun tipo di sonno. Erano le quattro. Di notte. E se dormiva? Dopo tutto quello che gli aveva fatto guadagnare... Perse la calma.

- Stavo dormendo, Sir Mr Press e Co.
- Tu non dormi mai a quest'ora!
- Chi gliel'ha detto, il netturbino?
- Forza Torton non si impermalosisca. Come va piuttosto il nuovo best
- Non lo so, stavo vedendo la televisione.
- Che guarda?
- Zapping.
- Ho visto un programma scritto da lei, ieri. Mi è piaciuto molto.
- Impossibile.
- Che cosa?
- È impossibile che a lei piaccia guardare questa Tv.
- Ma io ne sono contento.
- Essere contenti di guardare questa Tv è come fermarsi al primo bacio...
- Lei allora è complice, lei scrive per questa televiosone!
- Io devo scrivere per questa televisione se voglio campare... ho scritto un bestseller: quanti soldi ho guadagnato io?... e lei?
- Lei dovrebbe sapere quanto costa fare un libro, dovrebbe fare un corso per capire che onesta casa editrice ha alle spalle... invece di sputare sentenze...!
- E lei si definisce un editore puro...che forma il gusto, la morale, il pensiero della nazione? E poi guarda la tv e le piace ahaahahahahah!!
- Un po' di rispetto Torton: io posso rovinarla!
- Lei già mi rovina chiamandomi ogni notte: io devo poter scrivere in pace!

Tu tu tu tu tu. Chiamata interrotta. Di nuovo un'altra trambata al muro. Sir Mr Press e Co. amava scaraventare il telefono contro la parete. Frantumi a parte, a sto punto Torton era saturo. Lanciò la macchina per scrivere fuori dalla finestra. Prima l'aveva aperta, la macchina per scrivere. Da sotto suonò un allarme antiaereo. Scese le scale, il taxi giallo lo aspettava da un po'. Entrò nella vettura con un sorriso a 3000 denti. Aveva una splendida tuta spaziale.

Fine

PS: è una storiella per ridere, la dedico a tutti coloro che ambiscono a fare gli scrittori e non trovano un editore.  Sir Mr. Press e Co.  alla fin fine sarà pure avido e poco ''puro'', però forse un po' di bene glielo vuole pure a Torton. Almeno secondo me.

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