Donzelli. La storia, i libri, le idee

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La Donzelli Editore nasce nel 1993, in un periodo caratterizzato, sul piano culturale, dalla crisi irrecuperabile della casa editrice che per cinquant'anni aveva rappresentato il prestigio culturale del paese: l'Einaudi.
La coincidenza tra questi due eventi non è affatto casuale. A partire dal secondo dopoguerra, la casa editrice Einaudi (fondata nel 1933) era stata uno dei più importanti luoghi di formazione dell'identità culturale italiana: con il passare del tempo era arrivata a rappresentare gli ideali dominanti del paese, anche perché, fondandosi sulla memoria storica italiana, aveva fatto proprio lo spirito della Resistenza dal quale aveva preso piede l'Assemblea Costituente e la nuova Repubblica Italiana.
donzelli.jpgIn Italia era diffusa la convinzione che, anche se il potere poteva essere di destra, la cultura era patrimonio indiscusso della sinistra, perché essa era dalla parte della storia.
L'aspetto tutto italiano di questa idea fondamentale risiede nel fatto che essa si era concretizzata in un modello editoriale preciso, appunto quello einaudiano, portando la casa editrice di Via Biancamano ad assumere una posizione di assoluta egemonia all'interno della cultura italiana.
C'era una correlazione esplicita tra la casa editrice e la cultura d'opposizione italiana, basata sulla vulgata che il partito comunista aveva fatto del pensiero gramsciano, che Einaudi aveva contribuito non solo a diffondere, ma anche a creare. In particolare l'idea gramsciana dell'intellettuale militante, che doveva rivestire un ruolo centrale nella vita sociale, culturale e politica del suo paese, era uno dei nodi principali intorno ai quali la casa editrice aveva mosso i suoi primi passi, anche grazie alla collaborazione di personaggi di spicco che in questa concezione si riconoscevano.
Il forte legame dell'Einaudi con il Partito Comunista Italiano e con tutto ciò che esso rappresentava era stato la fortuna della casa editrice per molti anni, ma rappresentò la causa della sua rovina allorché gli ideali di riferimento dell'opposizione italiana crollarono insieme all'Unione Sovietica, che di quegli ideali era l'applicazione storica.
Il modello editoriale che Einaudi rappresentava si è incrinato nel momento in cui è crollata l'ideologia di riferimento: con la fine del comunismo storico e della guerra fredda, la cultura d'opposizione italiana perse la fiducia nell'ideologia che l'aveva guidata per oltre mezzo secolo e con essa perse non solo la fiducia in ogni altra ideologia, ma in qualsiasi visione coerente e razionale del mondo che si proponesse di spiegare la realtà.
Se fu una crisi finanziaria a stroncare l'Einaudi e a gettarla, per una crudele legge del contrappasso, tra le braccia di Berlusconi e della Mondadori, il motivo di questa crisi va sicuramente ricercato, oltre che nella cattiva gestione degli ultimi anni, nella crisi generale vissuta in quel periodo dalla cultura italiana di sinistra.
Questa lunga premessa è necessaria a spiegare perché Carmine Donzelli, figlio insieme fedele e ribelle di Via Biancamano, abbia deciso di fondare una casa editrice di progetto, proprio nel momento in cui il modello unico dell'editoria di progetto italiana era stato disintegrato.
Con il crollo dell'ideologia comunista si diffuse, come si è detto, un pesante clima di decostruttivismo: si pensava che non fosse più possibile credere in nulla, come se l'aver perso la chiave che spiegava l'intera realtà volesse dire automaticamente che non esistessero altre chiavi valide di lettura del mondo.
È all'interno di questo clima ideologico che nasce la Donzelli editore con il proposito non tanto di trovare una nuova spiegazione della realtà che fosse onnicomprensiva, ma di ricercare una serie di percorsi possibili, di trovare "pezzi di spiegazioni per pezzi di mondo", come ama ripetere Carmine Donzelli, che della casa editrice è proprietario, fondatore, direttore editoriale ed amministratore delegato.
"Il rischio di buttare via il bambino con l'acqua sporca era molto alto" dice, ma lui era ed è convinto che in quel momento fosse assolutamente necessario prendere il meglio di ciò che era stato e, partendo da esso, provare a costruire qualcosa di nuovo. Il crollo dei valori di riferimento aveva insegnato la precarietà e la limitatezza della razionalità umana, ma non per questo si doveva smettere di pensare.
Con questo proposito Donzelli decise di dare il via alla sua casa editrice, rispondendo al bisogno di chi, come lui, aveva vissuto dall'interno la crisi della cultura d'opposizione italiana, ma che non per questo aveva perso la voglia di interrogarsi sulla realtà.
È possibile - ci domandavamo ancora - dopo la fine delle grandi ideologie, e più di ogni altra di quella che avevamo sentito come la nostra, non arroccarsi in difesa, e d'altro canto non cedere banalmente e tutto d'un tratto all'urto delle altrui ragioni, ma provare a tenere il campo aperto? [...] È possibile cercare non la direzione, non il senso, ma almeno qualche trama che riveli spessore, qualche appiglio nel quale infilare le dita e fare presa?[1]
Nell'incertezza degli anni Novanta, Donzelli interpretò un bisogno di ancoraggio, proponendo con la sua casa editrice una soluzione non facile, che si basava sul riconoscimento di quell'incertezza e da essa partiva ponendo domande, alla ricerca di un'identità aperta e complessa che nel tempo avrebbe preso forma attraverso il catalogo e le collane.

CARMINE DONZELLI

Nato a Catanzaro nel 1948, Carmine Donzelli si trasferisce a Torino con la famiglia, dopo il diploma classico, per seguire il padre magistrato. È il 1966, l'epoca in cui a Torino vengono affissi i cartelli: "Non si affittano case ai meridionali". In un articolo rilasciato a Simonetta Fiori [2], Donzelli racconta le difficoltà iniziali, gli anni universitari, la nascita della passione politica con l'occupazione della facoltà di filosofia, la lettura di Gramsci, l'iscrizione al PC di Berlinguer e l'incontro con due grandi maestri, Norberto Bobbio e Corrado Vivanti, che lo introdurrà nell'Einaudi.
L'avventura einaudiana inizia, infatti, subito dopo la laurea, quando Vivanti propone a Carmine di collaborare con lui alla "Storia d'Italia", il grande progetto editoriale che Giulio Einaudi gli aveva affidato.
Di quel periodo Donzelli ricorda:
L'Einaudi era il sogno, il santuario della mia formazione razionalistico-illuminista. [...] Giulio Einaudi, "Il padrone", non mi amava. Non ero uno dei suoi, né per formazione né per estrazione. La mia provenienza meridionale, la mia formazione cattolica e comunista, da cui pure la casa editrice aveva tratto linfa, contraddicevano quella tradizione azionista, elitarista e aristocratica di cui Einaudi andava fiero. [...] Io ero a mio agio con Italo Calvino e Norberto Bobbio, ma "Il padrone" non mi degnava d'attenzione. Nei miei comportamenti ero il più einaudiano di tutti, ma Giulio Einaudi non lo capiva.[3]
In Einaudi lo chiamavano "il Signor Eccheccivuole" per il suo pragmatismo operoso, aveva molti amici, ma si fece anche alcuni nemici.
Il divorzio dall'Einaudi arriva nel 1987, Corrado Vivanti era uscito dalla casa editrice poco tempo prima a causa di un aspro diverbio con Giulio Einaudi. La crisi dello struzzo si avvicinava, il modello cominciava a vacillare. Donzelli ricorda che si rese conto che la casa editrice non era in grado di autorinnovarsi, di accogliere le sfide che il presente le presentava: lo Struzzo faceva fatica a diventare Fenice.
Dopo aver lasciato Via Biancamano, Donzelli si trasferisce a Venezia, dove è chiamato come direttore editoriale della Marsilio. L'esperienza maturata in vent'anni di lavoro editoriale lo porta, nel 1992, ad ipotizzare la creazione di una propria impresa, una nuova casa editrice di progetto che recuperi il meglio dell'originale einaudiano, superando la rigidità che aveva impedito a quel modello di sopravvivere autonomamente.
È così che, insieme al gruppo della rivista «Meridiana»[4], Carmine Donzelli dà il via all'avventura della Donzelli editore. È il febbraio del 1993: in libreria arrivano i primi titoli.

IL PROGETTO: PEZZI DI SPIEGAZIONI PER PEZZI DI MONDI

Fin da subito, Donzelli decide che la sua sarà una casa editrice di cultura. Il progetto, che lui stesso definisce "molto ambizioso e forse anche un po' presuntuoso", è quello di occupare gradualmente quello spazio creatosi nel panorama editoriale italiano dopo la débacle finanziaria dell'Einaudi. Fino a quel momento le case editrici di progetto si erano dovute relazionare con il modello einaudiano, erano nate intorno ad esso, spesso ponendosi in contrapposizione. Così era stato per l'Adelphi, nata negli anni'80, che aveva ottenuto un grandissimo prestigio attraverso la proposta di ideali che contrastavano con quelli espressi dalla cultura dominante, in antagonismo con il marxismo einaudiano perché centrati sull'irrazionalismo e sull'opposizione allo storicismo.
Donzelli, al contrario di Adelphi, non si poneva in contrapposizione rispetto ad Einaudi, mirava piuttosto ad essere l'evoluzione di quel modello, nel quale comunque si riconosceva.
Donzelli condivideva con l'Einaudi la convinzione della necessità dell'impegno civile o l'idea illuministica dei libri come strumenti per cambiare la società. A differenza dell'Einaudi, però, la Donzelli non si riconosce in un'ideale unico ed assolutistico, ma fa propria la sensazione di incertezza che derivava, come si è visto, dal crollo di quegli ideali.
Circondati da un pensiero catastrofista, volevamo opporre qualche resistenza, senza essere fondamentalisti. [...] Provavamo un certo disagio a ridurre tutto a frammento.[6]
La decisione di dare vita ad una casa editrice di progetto negli anni in cui si stava verificando la sostituzione della figura dell'intellettuale editore con quella del manager può sembrare alquanto anacronistica, ma nonostante ciò Donzelli decise fin da subito di puntare sulla costruzione di un catalogo fatto di long seller, libri che non fossero instant book, ma che si presentassero come nuovi classici.
Un piccolo editore che scelga di puntare sul suo catalogo come strumento privilegiato non può che incorrere, all'inizio del suo cammino, in serie difficoltà: i primi tempi sono infatti caratterizzati dalla costruzione del catalogo attraverso investimenti che verranno ripagati, nella migliore delle ipotesi, molto tempo dopo.
È necessaria una grande tenacia per sopravvivere e Donzelli, forte dell'esperienza einaudiana, è conscio fin da subito dell'importanza di tenere d'occhio i profitti: è convinto che esista un mercato potenziale per i suoi libri, "all'interno dell'universo variegato del post-moderno, tra il pedagogo ossessivo del modello fisso e la disgregazione totale c'è chi cerca una via di mezzo".

L'ATTENZIONE AL PROFITTO

Al contrario di molti suoi colleghi, Donzelli è fermamente convinto che il profitto sia la cartina tornasole di una qualsiasi impresa: spesso l'editoria di progetto ha rifiutato di fare i conti con il mercato, sostenendo che la cultura difficilmente porti grandi profitti. Donzelli, forse proprio per aver vissuto dall'interno la fine dell'Einaudi, crede che il trucco sia "semplicemente" nella capacità di individuare il mercato di riferimento di ogni singolo libro.
"Nulla mi vieta di pubblicare un costosissimo libro sull'ombelico delle farfalle", dice, "l'importante è che, nel momento in cui stabilisco la tiratura iniziale ed il prezzo di copertina, io sia in grado di capire quante persone effettivamente compreranno quel libro. Devo sempre tenere conto il Break even point, solo in questo modo potrò pubblicare anche libri ritenuti 'difficili' senza rischiare il crollo finanziario". Dopotutto, come dichiara Raffaele Brancati, presidente della Donzelli, in un'intervista al Manifesto, "il ruolo di un editore come Donzelli è quello di accrescere l'offerta culturale combinando sperimentazione ed equilibrio economico".[7]
Anche se la cultura manageriale di Donzelli si costruirà con il passare del tempo, l'attenzione al mercato è una priorità che l'editore esprime fin da subito: il profitto è per lui l'unica garanzia d'indipendenza. Inoltre, "un libro che non vende quanto dovrebbe non è un buon libro".

I PRIMI PASSI: DESTRA E SINISTRA, LE SAGGINE E LE COLLANE STORICHE

La casa editrice inizia quindi a prendere forma tra il 1992 e il 1993, e si avvale del contributo di eminenti collaboratori: Salvatore Lupo, Corrado Vivanti, Ilvo Diamanti, Norberto Bobbio e Carlo Fumian.
Proprio Fumian elabora, insieme a Carmine, la veste grafica della casa editrice, dal simbolo fino alla definizione delle copertine che diventeranno il marchio di riconoscibilità della Donzelli editore: "quei volumi bianco-avorio, con quel marchio rosso (pesce, farfalla?), con quel particolare taglio delle immagini, ridotte ad esili fessure in cui spiare"[8].
Il successo arriva improvviso quando la Donzelli ha appena un anno di vita: esce il libro di Norberto Bobbio Destra e sinistra, un bestseller che vende milioni di copie ed è tradotto in oltre venti lingue. È un exploit clamoroso, per il suo autore e per la casa editrice, che comincia a stimolare l'interesse dei giornali.
In un momento di grande instabilità, Bobbio diventa il maestro dell'incertezza. Non è un caso che Destra e sinistra, un testo che Bobbio aveva in lavorazione da tanti anni, esca proprio per le edizioni Donzelli: il filosofo condivideva infatti con la casa editrice l'approccio problematico al presente e questo libro ne è la dimostrazione. Si tratta di un testo profondamente "donzelliano", che venne scelto come volume iniziale di quella collana che sarà la bandiera della casa editrice: le Saggine.
Così parla Carmine Donzelli delle sue Saggine:
Saggine come piccole compagne dei saggi, per condensare grandi temi in un breve spazio. Saggine per spazzare e ripulire questioni importanti del nostro universo culturale. Grandi autori, un linguaggio semplice e piano, una dimensione contenuta: ma prima d'ogni cosa, un argomento che valga la pena di essere discusso, che sistemi davanti agli occhi i termini delle questioni, evitando di rassicurare troppo sulla certezza delle risposte.
Libri piccoli, ma libri veri, di forte rigore scientifico, in grado di parlare al lettore che vuole saperne di più. Saggine: grandi questioni, un po' più piccole.[9]
In una casa editrice di progetto, le collane sono il paradigma dell'idea editoriale, sono lo strumento attraverso il quale l'editore mantiene la promessa fatta al suo lettore, una promessa di coerenza e di valore. La collana suggerisce percorsi di lettura, connessioni, richiami tra un libro e l'altro: rende il catalogo un ipertesto, un unico discorso espresso sotto molteplici forme.
Se l'unica vera arma di un piccolo editore è la sua identità, l'importanza che assume ogni collana è quella di confermare quest'identità, di svilupparla senza tradirne il cuore: tutto il prestigio della casa editrice viene infatti dalla coerenza a quest'identità, che potrà essere aperta, ma che dovrà mantenersi sempre riconoscibile.
Le collane con cui inizia la storia della Donzelli sono tredici, la maggior parte di esse sono di saggistica, variamente intesa: ci sono i Saggi propriamente detti (divisi tra Arti e lettere, Scienza e filosofia, Natura e artefatto, Storia e scienze sociali), le Saggine (di cui abbiamo già parlato), i Centauri (libri di ricerca a tutto campo, fuori dai dogmatismi), ed i Manuali (libri creati per non perdere la logica d'insieme nella quale analizzare i singoli problemi).
C'è poi la collana Biblioteca (che raccoglie i classici, il bagaglio culturale di riferimento della casa editrice), gli Interventi (una serie di volumi che costituiscono la donzelliana "battaglia delle idee"), i Progetti (opere volute e commissionate dall'editore) ed i libri dell'Universale, una collana che vuole essere "la porta d'accesso" del catalogo Donzelli, perché raccoglie quei testi che sono fondamentali per il lettore di riferimento della casa editrice, in una versione più economica, accessibile a tutti.
Oltre a queste collane, Donzelli ne realizza una di Poesia ed una di Narrativa, che parte con i libri dello sconosciuto Javier Mariàs e del sudafricano Coetzee, destinati a diventare autori della batteria Einaudi, una volta scoperti a spese della Donzelli, che ne pubblica in italiano i primi titoli.
Un piccolo editore che "non ha santi in Paradiso", vincola il suo successo alla sua professionalità e al suo valore: se il prestigio viene dalla professionalità, allora è necessario che sia continuamente riaffermato perché qualsiasi passo falso potrebbe minarlo. Il successo non si conquista in una sola volta, ma va riconfermato ad ogni nuovo libro.
Così, non basta il buon risultato di Destra e sinistra a dare stabilità alla Donzelli: il gioco si fa duro, la casa editrice si è attestata su uno standard molto alto, e i suoi lettori pretendono che venga mantenuto.
Inizia una fase difficile per la giovane impresa editoriale, che è costretta a fare a meno di alcuni dei collaboratori esterni ai quali si era affidata fino ad allora.
La collana di Narrativa, spogliata di alcuni dei suoi autori[10], è costretta a limitare le uscite in attesa di tempi migliori, ma la casa editrice continua ad investire nella saggistica, ed acquisisce in quel campo un prestigio sempre maggiore.

MEMORIE COLLETTIVE, FIABE E STORIE ORALI

Nel 1999 la casa editrice torna pienamente in forma: L'ordine è già stato eseguito, un testo sulla memoria storica delle Fosse Ardeatine, scritto da Alessandro Portelli, viene insignito del prestigioso premio Viareggio.
È il segno di un nuovo inizio per la casa editrice, che vede nuovamente riconosciuto il suo valore nell'ambito della saggistica storica e che, in particolare, comincia a ricoprire un ruolo di primo piano nella riscoperta dell'importanza della memoria popolare e della storia orale.
È proprio in casa Donzelli che avviene il fortunato incontro tra lo storico Portelli ed un giovane teatrante sconosciuto, Ascanio Celestini, che con Donzelli aveva pubblicato il suo primo libro, Cecafumo. Dall'incontro tra i due nasce un nuovo progetto: Ascanio decide di trarre dal testo di Portelli uno spettacolo teatrale, Radio clandestina, che riscuote un grande successo di pubblico e critica. Nel 2002, con la pubblicazione del cofanetto (libro più dvd) di Radio clandestina e degli altri spettacoli di Ascanio Celestini, la Donzelli inaugura un nuovo settore della sua produzione editoriale, caratterizzato dalla multimedialità.
Sempre nel solco del recupero della memoria popolare si trova anche l'origine di una nuova collana della casa editrice, Fiabe e storie, che nasce come serbatoio di memorie collettive.
L'edizione integrale dei racconti di Hans Christian Andersen viene seguita dalle raccolte delle fiabe regionali italiane (per prime quelle piemontesi e quelle siciliane) e da un libro di Nelson Mandela, Le mie fiabe africane, che in questa antologia raduna il meglio dell'immaginario fiabesco africano, rispondendo ad una sua necessità interiore: "Il mio più profondo desiderio è che in Africa la voce dei cantastorie possa non morire mai".[11]
Con "Fiabe e storie", collana che accoglierà anche alcuni titoli della vecchia Narrativa, Donzelli dà vita a libri molto ricchi, rilegati, con la copertina rigida e ricoperta, con illustrazioni a colori nel testo ed in appendice.
Il successo di questi libri spinge l'editore a creare un'estensione di questa collana, gli Album di Fiabe e storie, composta da volumi illustrati con immagini a colori, di grande formato, destinati sia ai bambini che ad un pubblico adulto.
Di questa serie fa parte il libro Burka!, un volume nato dall'incontro tra un'autrice di fumetti italiana e un giornalista afgana da anni impegnata nella difesa dei diritti delle donne.
Burka! è un libro composto da una ventina di tavole a fumetti di Simona Bassano di Tufillo, in arte sbadituf, accompagnate dal testo La mia vita a Kabul di Jamila Mujahed: il risultato è un libro che ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International, "una denuncia ironica e amara dei soprusi cui tante donne musulmane sono soggette.
"[12]
All'interno della collana "Fiabe e storie" si trovano altri due grandi progetti della casa editrice: la pubblicazione de Le interviste impossibili[13] e della prima traduzione italiana del più antico manoscritto relativo alle Mille e una notte, in un'edizione critica con testo arabo a fronte.
Così parla l'editore di questo progetto nella sua nota al libro:
Dove cominciano, Le Mille e una notte? Dove comincia il mondo che le ha inventate? E dove comincia l'Oriente - sublime e canagliesca invenzione di quell'Occidente senza il quale le Notti neppure, forse, esisterebbero?
In un certo senso, non c'è alcun dubbio: Le Mille e una notte cominciano a Parigi, nel 1704. Cominciano da Monsieur Antoine Galland, l'orientalista che per primo le traduce e le tradisce, le trascrive e le riscrive, le copia e le inventa: le pubblica. E da questo inizio parte uno dei più tortuosi e tormentati capitoli della storia dell'edizione, il cui punto cruciale diventa la caccia alle fonti arabe delle Notti. E ogni volta, non appena individuato il nuovo presunto originale, parte un'altra fatica dei filologi, dei traduttori, degli esegeti. Intanto, Shahrazad sorride: anche per questa notte se l'è cavata, e il re non la ucciderà.[...]c'era un solo modo di risalire a prima di Galland: lavorare sul manoscritto, cercarne i riscontri nell'ambito della sua stessa famiglia e in quelle limitrofe, facendo sentire il timbro della voce di Shahrazad, senza il filtro, senza i veli dell'Occidente e del suo «orientalismo». A questa impresa si è dedicato Muhsin Mahdi.[14]
Storie orali, memorie divise[15], letteratura migrante[16], rapporto dell'occidente con il suo passato e con la costruzione di quello degli altri: questi sono solo alcuni dei temi sui quali si è concentrata l'ultima produzione della casa editrice, che quest'anno festeggia quindici anni inaugurando una nuova collana di narrativa, le meledonzelli.

L'ULTIMA FRONTIERA: MELEDONZELLI

Con meledonzellila casa editrice, forte della lezione del passato, torna alla narrativa contemporanea con dei libri che sono in linea con il progetto della casa editrice perché mostrano aspetti della realtà profondi e problematici, come Donzelli ha imparato a fare grazie ai suoi saggi.
Il nome della collana viene dal fatto che si tratta di libri "da mordere con tutta la buccia, come le mele", storie vere o inventate (talvolta verissime) che hanno al centro "la narrazione, la scrittura, la forza dei linguaggi come veicoli di identità e di ibridazione"[17]
Nel maggio scorso sono usciti i primi tre libri della nuova serie, che confermano ancora una volta l'atteggiamento curioso e provocatorio tipico della Donzelli.
Il primo volume è Sotto scacco, un libro di Berta Marsè, giovane autrice catalana già nota in Spagna, che affronta con i suoi racconti l'aspetto perturbante della vita della gente "normale", inquadrando il momento in cui un dettaglio sovverte l'ordine logico delle cose, sconvolgendo l'esistenza dei protagonisti. "I racconti della Marsè", scrive la traduttrice Bianca Lazzaro, "sono piccole fessure, impercettibili incrinature da cui, inattese, fanno capolino le ansie che ognuno si porta dentro."
A Sotto scacco si accompagna Imatra. Ultimi metri d'occidente, un cofanetto che contiene un cortometraggio di Corso Salani, premiato l'anno scorso al festival di Locarno, e un libro nel quale il regista racconta tutto ciò che è intorno al film, svelando le ossessioni che sono alla base del suo filmare.
Il terzo volume della collana, forse quello sul quale la casa editrice ha investito di più, è un romanzo-verità scritto da Arturo Buongiovanni, avvocato di pentiti di mafia che in questo libro racconta la storia del suo primo assistito, Ferdinando Cataldo, un sanguinoso killer di camorra accusato del delitto Siani.
Il libro si chiama Intendo rispondere ed è caratterizzato da un sapiente intreccio tra finzione e realtà condotto attraverso una "scrittura assente" (la definizione è di Massimo Onofri) che non resiste né intralcia la verità dei fatti narrati.
Con le meledonzelli la casa editrice decide di tornare a scommettere su se stessa e sulla sua forza, gettandosi in un mercato che, all'inizio della sua storia, le ha creato alcuni problemi. Lo fa sapendo di rischiare molto, ma sicura della forza del proprio progetto e della propria identità, che in questi ultime uscite viene confermata e ampliata, come da migliore tradizione donzelliana.




[1] Carmine Donzelli nella prefazione di Donzelli. I libri, le idee, Donzelli, Roma, 1997, pag. VI-VII.
[2] Simonetta Fiori, "I nemici di Carmine" in «La Repubblica», 20 luglio 1994, pag. 27.
[4] «Meridiana» è una rivista fondata nel 1986 da un gruppo di studiosi che si proponevano di affrontare la questione meridionale attraverso un approccio anti-idealistico e pragmatico, che proponesse soluzioni concrete a problemi concreti. Del gruppo iniziale facevano parte, oltre a Carmine Donzelli, Piero Bevilacqua, Mimmo Cersosimo, Salvatore Lupo e Leandra D'Antone.
[5] Una delle particolarità del mercato editoriale italiano è che la sua soglia d'ingresso è molto bassa. Questo vuol dire che iniziare un'impresa editoriale è facile, ma è molto difficile sopravvivere, dal momento che il mercato è gestito al 70% dai grandi gruppi editoriali.
[6] Carmine Donzelli intervistato da Laura Lepri in "Editori alla boa del secolo", «Panta editoria», 2001.
[7] Guglielmo Ragozzino, "Senza Profitto" in «Il Manifesto», 22 giugno 2007, pag. 13.
[8] Carmine Donzelli nella prefazione di Donzelli...cit., Donzelli, Roma, 1997, pag. VI.
[9] Ivi, pag. 89.
[10] Oltre a Marias e Coetzee, finirà tra le fila di Einaudi anche Hu-Yua, Paco Ignacio Taibo II passerà a Il Saggiatore e Nadia Fusini alla Mondadori.
[11] Nelson Mandela, Le mie fiabe africane, Donzelli, 2006
[12] Dalla scheda del libro, Simona Bassano Di Tufillo, Jamila Mujahed, Burka!, Donzelli, Roma, 2007.
[13] Le interviste impossibili erano un noto programma radiofonico degli anni '70 nel quale grandi intellettuali immaginavano di intervistare importanti personaggi del passato. Famosa è l'intervista di Italo Calvino all'uomo di Neanderthal. Donzelli ha pubblicato un cofanetto con il cd delle trasmissioni radio e la loro trascrizione.
[14] Nota dell'editore in Muhsin Mahdi, Le mille e una notte. Prima traduzione italiana del più antico manoscritto arabo stabilito da Muhsin Mahdi. Donzelli, Roma, 2006.
[15] Si pensi al libro Il confine degli altri di Marta Verginella, un volume uscito nei primi mesi del 2008 che tratta il problema storico dei rapporti tra Italia e Slovenia.
[16] Si inserisce in questo filone il libro Regina di fiori e di perle della scrittrice italo-etiope eritrea Gabriella Ghermandi,, che racconta dell'occupazione italiana dell'Etiopia attraverso le storie degli anziani di un villaggio ad una bambina.
[17] Dalla presentazione alla stampa della nuova collana.

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