Archivi di Marzo 2009

Elogio dell'inutilità

| | TrackBack (0)
In un mondo che si affanna nella salvaguardia di se stesso, affogando in una marea di buone intenzioni (che, il più della volte, restano tali), tra le manifestazioni di rabbia popolar-globale, le molteplici associazioni naturaliste-umanitarie, cultural-sociali, i concerti contro la povertà che solo per essere allestiti richiedono una spesa pari a quella che salverebbe il Congo, gli allarmi nostradamici sull'imminente conflagrazione universale: in mezzo a tutto questo, rimane per fortuna qualcosa di perfettamente inutile. Privo di fini, privo di intenti, privo di moralità. L'arte. L'unica cosa capace di compiere un elogio completo ed efficace dell'inutilità: perché più è inutile, e cioè priva delle buone intenzioni di cui sopra, più è bella, più è perfetta. Ci piacerebbe, per sentirci forse un po' meno inadeguati e crudeli, poter inventare l'arte sociale, impegnata, che risolve i problemi e si presta a essere l'arco impugnato da noi moderni Robin Hood, ma fortunatamente non ci è permesso violare il regno sacro dell'artista con successo. Qualcuno ci prova e lì per lì ci riesce, ma resta un isolato tentativo ingoiato dal tempo.
Lo aveva capito già Wilde, che scriveva nella prefazione del Ritratto di Dorian Gray: «nessun artista ha intenzioni etiche. Uno scopo etico in un artista è un imperdonabile manierismo stilistico.»

Discussione semiseria su arte e mercato

| | TrackBack (0)
Il mondo dell'arte è una medaglia a due facce: una è il genio, l'altra il mercato. E non sempre vanno a braccetto: puoi essere un talento e non essere collocabile nemmeno per quei "venticinque lettori" (o ascoltatori, o quello che sia) che dovrebbero essere il minimo sindacale per chiunque si esprima creativamente.
Al contrario, magari sei un discreto scrittore, un pittore di Santi senza infamia e senza lode, un musicista appena apprezzabile, e fai furore: perché?
Grazie al marketing. La storia ci ha più volte platealmente mostrato come individui che postmortem sono stati incensati da pubblico e critica in tutti i salotti bene e in tutte le trasmissioni tv del pomeriggio, in vita languivano senza mezzi né possibilità economiche, erano buttati fuori dalle mostre, impazzivano, stroncati da ogni recensore (e non c'erano ancora quelli di Amazon!).
Colpa del marketing. O meglio, colpa del fatto che il marketing non c'era ancora, nel senso moderno del termine. Forse, se Proust avesse avuto un team di esperti in cravatta a curare le sue relazioni con gli editori, si sarebbe evitato il dispiacere di ricevere, dall'editore cui aveva inviato una copia del primo volume della "Recherche", questa risposta: "Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto (...) non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre? Impossibile saperne e dirne nulla".
Forse, se le strade parigine fossero state tappezzate con accattivanti pannelli pubblicitari inneggianti a quanto sia in leggere Proust (cose del tipo "Vieni anche tu dalla parte di Swann!"), tutto sarebbe stato diverso.
Sarebbe andata diversamente anche per i vituperati pittori impressionisti (tanto per citare anche le arti figurative), e nessuno avrebbe osato dire a Renoir che i colori del suo "Nudo al Sole" ricordavano la carne putrefatta.
In tempi più recenti, facendo un veloce excursus anche in campo musicale, quante band finite nel dimenticatoio per colpa di manager incapaci? Penso ad esempio ai New York Dolls, band di travestiti proto - punk, dispersisi a causa della cattiva gestione di Malcolm McLaren (futuro manager dei Sex Pistols) che impose loro un'immagine comunista (negli Stati Uniti degli anni '70!) con tanto di bandiera rossa sul palco (McLaren ebbe anche l'ardire di organizzare a New York una festa a tema ispirata al colore rosso, con bandiere rosse, abiti rossi, decorazioni rosse: in seguito dichiarò: "tutti si scandalizzarono dicendo che avevo organizzato una festa comunista, ma per me non era una festa comunista: era solo una festa del rosso").
Insomma: il dio denaro è grande e il manager, l'editore, il produttore è il suo profeta. A lui e al suo entourage spetta il prosaico compito di rendere vendibile, piazzare sul mercato e pubblicizzare a più non posso l'opera compiuta dalla poeticissima figura dell'artista il quale, senza questo fondamentale step, rimarrebbe nel suo meraviglioso mondo a fissare le nuvole davanti alla finestra, povero in canna, chiedendosi perché, quando fissa le nuvole, gli sembra che somiglino tutte a dei tortellini.

Su questo archivio

Questa pagina contiene l'archivio dei post del mese di Marzo 2009 dal più recente al più vecchio.

Settembre 2008 è l'archivio precedente.

Aprile 2009 è l'archivio successivo.

Trova i contenuti recenti nella home page o guarda negli archivi per trovare tutti i contenuti.

Login


Come registrarsi?