Archivi di Aprile 2009

Biblioteche... queste sconosciute!

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Che tipo di persone prendono oggi in prestito libri in biblioteca? Quali titoli richiedono più spesso? Cosa li interessa maggiormente? E ancora, la biblioteca è un mero edificio deputato al prestito di volumi o racchiude anche altre attività? Che differenze ci sono tra le biblioteche di Roma e quelle di provincia?
Per rispondere a queste e ad altre domande, abbiamo indagato in tre biblioteche, una di Roma, una di Carpineto Romano (provincia di Roma) e una di Gaeta (provincia di Latina), e questi sono i risultati.

SOMIGLIANZE

  • incremento delle richieste da parte di studenti universitari negli ultimi due anni;
  • incremento dei prestiti e degli iscritti negli ultimi due anni;
  • aumento delle richieste di prestito da parte delle donne rispetto agli uomini (rapporto 2:1);
  • budget inferiore alle richieste dell'utenza;
  • staticità dell'utenza (frequentanti tipo: 18/25 anni, studente, fuori sede, o 40/50 anni, lavoratori e studenti medi;
  • affluenza mattutina di studenti universitari, nel pomeriggio afflusso di pensionati, lavoratori, casalinghe e studenti medi;
  • richiesti maggiormente testi di narrativa, romanzi storici, gialli e novità; minore domanda di saggi, tra cui i più richiesti sono di argomento filosofico e psicologico (per ricerche e tesi di laurea).
DIFFERENZE

  • Roma: mancanza di attività culturali capaci di attrarre nuovi lettori;
  • provincia: biblioteca come luogo di aggregazione e centro di attività culturali (giornate dedicate alla Memoria della Shoah, alla donna, progetti di lettura teatralizzata, mostre tematiche).
  • Roma: grande presenza e facile reperibilità di volumi di argomento letterario, con interesse particolare per i romanzi e le novità di impatto editoriale e di pubblico;
  • provincia: mancanza delle novità e dei titoli più commerciali, ma massiccia presenza di sezioni specializzate sull'ambiente (Carpineto Romano) e sezioni specializzate su letteratura di viaggio e d'avventura, sezioni musicali con biblioteca audio (Gaeta).
  • Roma: presenza di un catalogo multimediale;
  • provincia: presenza di un catalogo multimediale ma poca fiducia nella tecnologia (supporto del catalogo cartaceo).

In base ai dati raccolti, grazie alla disponibilità più o meno alta di chi ce li ha forniti, ora possiamo guardare le biblioteche con occhi meno interrogativi. Esse infatti non sono solo il luogo dove sono raccolti e ordinati i libri, come ci può confermare qualsiasi dizionario. Le biblioteche sono molto di più: luoghi in cui si respira cultura, dove il sapere è accessibile non solo attraverso la scrittura, ma anche attraverso altri linguaggi, come la pittura e la musica (la biblioteca di Gaeta è integrata dal museo artistico-storico della città, e contiene al suo interno una sezione dedicata alla musica).

Le biblioteche sono fatte, oltre che di volumi e scaffali, anche e soprattutto di persone: quelle che si occupano di "custodire" e vigilare su questo piccolo partimonio, e quelle che usufruiscono del suo materiale e dei suoi servizi. Questi luoghi, che possono dare un'idea di staticità, sono invece uno scenario dinamico e attivo, dove incontri autori-lettori, mostre tematiche e altri eventi culturali, li rendono testimoni e protagonisti di un continuo viavai di persone di tutte le età, genere e occupazione.


Francesco Briganti
Anna Rita Cattolico
Valentina Vitali

Who watches the Watchmen? We do!

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Si parla di editoria. E quindi di libri. I fumetti sono libri, no? Quindi parlerò di un fumetto, anzi di una graphic novel.
Sì, ho appena finito di leggere Watchmen. E ne sono rimasta colpita.
La mia sola remora era questa: adesso sembrerà che lo stia leggendo sull'onda dell'entusiasmo scatenato dal film. In realtà, da almeno un anno scrutavo questo ponderoso albo dall'aria oscura sugli scaffali delle librerie, e tra me e me pensavo "uhm, interessante".
Poi, però, me ne dimenticavo: a torto, naturalmente. Avessi dato retta all'istinto, avrei potuto precorrere la moda degli avventurieri mascherati e sembrare una vera scopritrice di talenti (anche se l'albo risale a più di vent'anni fa - precisamente al 1986 - e Alan Moore, il suo autore, somiglia ormai ad una specie di sciamano psichedelico e non è certo un novellino).
Invece ho dovuto soffocare l'istinto che mi spinge sempre 500 miglia lontano da tutto ciò che è di moda, e che negli anni mi ha impedito di leggere i libri di Coelho, Harry Potter e La Solitudine dei Numeri Primi.
Scelta fortunata, visto che la saga degli avventurieri in costume è un'interessantissima esperienza di lettura sia che per gli appassionati di fumetti che per gli amanti dei romanzi nel senso più ampio del termine: lo dimostra il fatto che il «Time Magazine» lo abbia annoverato fra i 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi. I testi di Moore passano da toni piani e discorsivi a vette di poesia (talvolta anche un po' troppo facili alla retorica), venati di humour nero, capaci di creare suspense ed immedesimazione, mentre i disegni di Dave Gibbons forniscono un adeguato contraltare ad un'atmosfera tanto fosca, tratteggiando con precisione le espressioni dei personaggi, la rabbia, la tristezza e la paura, la claustrofobia dei luoghi chiusi, la desolazione degli ampi spazi, e producendosi in effetti speciali cinematografici come esplosioni atomiche, smaterializzazioni e viaggi spaziali.
Il titolo del fumetto (originariamente una serie di 12 albi, poi riuniti in volume) viene dalla frase del poeta latino Giovenale "quis custodiet ipsos custodes"? Ossia, "chi sorveglierà i sorveglianti?", che in inglese suona "who watches the watchmen?": scritta che, sotto forma di graffito, inizia a spuntare ovunque sulle pareti degli edifici di una New York stufa dello strapotere degli avventurieri in costume.

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