La crisi economica nel settore dell'editoria

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Dopo una delle più profonde crisi economiche degli ultimi decenni, nel momento in cui si comincia a parlare di leggera ripresa economica e di un miglioramento delle prospettive a livello internazionale - miglioramento relativo con un livello sempre alto di disoccupazione - i due più importanti gruppi editoriali italiani annunciano piani di riduzione dei costi basati sulla vendita di parte delle attività e sulla riduzione dei cosiddetti "esuberi" di personale.

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La sede storica del «Corriere della sera» in via Solferino a Milano

Secondo «la Repubblica» del 12 novembre 2009, RCS MediaGroup (ossia il gruppo internazionale Rizzoli-Corriere della Sera) "ha registrato nei primi nove mesi dell'anno una flessione di tutti i fondamentali di bilancio e nella nota ufficiale della trimestrale ha fatto intendere che verrà avviato un piano di dismissioni con la messa in vendita delle «attività che verranno ritenute non strategiche». I motivi della crisi dipendono dal calo delle inserzioni pubblicitarie e dalla flessione dei ricavi da vendita, che rappresentano le due principali voci dell'attivo.

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La sede della Mondadori a Segrate, alla periferia di Milano

Sempre sul quotidiano romano, il 13 novembre 2009 compare la notizia di un piano di contenimento dei costi per il gruppo Mondadori, questa volta centrato sulla riduzione nell'arco di quattro anni di circa 600 dipendenti (ma 400 lasceranno l'azienda già alla fine di quest'anno). È prevista, infatti, alla fine dell'anno una riduzione consistente del «risultato operativo» rispetto al 2008, considerando che il fatturato è diminuito del 18,6% da gennaio a settembre.

Il fenomeno non è solo italiano: per lo stesso «New York Times» si è più volte parlato addirittura del pericolo di una bancarotta o della vendita da parte della famiglia Sulzberger, proprietaria del pacchetto azionario di maggioranza; nel comparto dell'editoria libraria la situazione si presenta in termini simili a livello internazionale, con fenomeni di concentrazione e di chiusura di diverse aziende.

Crisi dei giornali e crisi della vendita dei libri rispondono, tuttavia, a ragioni diverse, essendo la prima legata alla diffusione delle informazioni attraverso la rete e a interessi diversi del pubblico (più legati alle situazioni locali e più concreti degli articoli presenti in molte "paginate" della stampa tradizionale); mentre la seconda è in parte dovuta a una saturazione dell'offerta di mercato (numero di volumi presentati nell'arco dell'anno), in parte alla dimensione esigua dei lettori "forti" nel nostro paese e in parte alla concorrenza degli altri mezzi di comunicazione audiovisivi e multimediali.

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