Come nasce un libro

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222_festival_libricome_gen.jpg Da giovedì 25 a domenica 28 marzo, all´Auditorium Parco della Musica di Roma, si svolgerà la prima edizione di "Libri come - Festa del libro e della lettura" promosso da RadioTre Rai (l'idea dell'iniziativa è di Marino Sinibaldi) e dalla Fondazione Musica per Roma.

A differenza di altre manifestazioni dedicate al libro e alla lettura, "Libri come" si concentra sul processo di produzione editoriale e sulle figure che animano le varie fasi: dall'autore in primis, all'editore, al redattore e all'editor, al grafico e al commerciale, per chiudere il cerchio con il protagonista finale, ossia il lettore.

Il piatto forte è costituito ovviamente dagli autori. Sono stati invitati personaggi italiani e stranieri, come Alberto Arbasino, Andrea Camilleri, Gianrico Carofiglio, Dario Fo, Niccolò Ammaniti, Fabio Volo e i Wu Ming, oppure come lo scrittore americano di origine ucraina Safran Foer, il triestino di lingua slovena Boris Pahor, l'israeliano Abraham Yehoshua e lo scozzese Irvine Welsh. L'intenzione è quella di far conoscere i laboratori personali di scrittura, "quelle piccole abitudini quotidiane su cui spesso si fonda un libro di successo" (dal comunicato stampa del Festival).

In secondo luogo, e non per questo meno importante almeno dal nostro punto di vista, "Libri come" intende fare luce sul processo che dal testo d'autore fa giungere la nuova pubblicazione sugli scaffali di una libreria: si parlerà di selezione e di scelte editoriali in un panel di editori il 26 marzo, di traduzioni e anche delle regole dei cosiddetti generi letterari: dalla didattica della storia nei libri di testo con Vittorio Vidotto e Anna Foa e dai libri gialli con Giancarlo De Cataldo e Massimo Carlotto, fino alla poesia con Elisa Biagini e Gianni D'Elia, ai libri di cucina con Allan Bay e Stefania Barzini, al romanzo d'amore con una sessione "doverosamente" al femminile affidata a Sveva Casati Modignani e a Stefania Bertola.

Al lettore, infine, è destinata l'area "Garage del libro", uno spazio di più di 2.000 metri quadri con 5 "officine" in cui si potranno incontrare una cinquantina di editori accompagnati da circa 250 tra narratori, poeti e illustratori.

Il Festival è patrocinato dal Comune di Roma e si inserisce nel filone consolidato degli eventi culturali a tema: l'inaugurazione è aperta al pubblico e alle scuole, fino ad esaurimento dei posti disponibili (occorre ritirare un voucher a partire dal 15 marzo presso l'infopoint dell'Auditorium); anche l'accesso al garage non è a pagamento, mentre per le altre iniziative in programma il biglietto di ingresso è di 2 euro.

La comunicazione dell'evento (aggiornamento del 21 marzo 2010). La copertina e ben 10 pagine interne del "Venerdì" della «Repubblica» del 19 marzo e la prima pagina del "Domenicale" del «Sole 24 ore» del 21 marzo sono dedicate all'iniziativa.

Sul quotidiano romano il pezzo d'apertura è affidato a una lunga intervista con lo scrittore israeliano Abraham Yehoshua da cui emergono i travagli che accompagnano ogni creazione artistica e la diagnosi prenatale, abitualmente affidata alla moglie, lettrice attenta delle prime pagine di ogni nuovo manoscritto:
«Mentre lavoro a un libro resto permeabile alla vita. Non ho paura che questa mi distragga. Faccio le cose di sempre. Guardo i notiziari in tv. Vado al supermarket. La sera vediamo gli amici. Forse diminuisco la lettura, però continuo a leggere - preferibilmente i classici. Rispetto le abitudini e gli impegni familiari. Anzi, li metto al primo posto.»
L'orario quotidiano è scandito dalla sveglia alle sette, lavoro fino a metà mattina, poi pausa caffè, e di nuovo lavoro fino al pranzo. Dopo segue l'insostituibile siesta e quindi la ripresa della scrittura fino alle sette di sera. Cena e dopocena in libertà con o senza amici. 12 ore di lavoro al giorno con le necessarie pause e un ritmo costante e ripetuto di lavoro, da artigiano impegnato al "pezzo".

Retroscena di questo tipo sono raccontati anche da alcuni scrittori italiani, tra cui Massimo Carlotto («Al mattino leggo e ritaglio i giornali. È dai titoli di cronaca che nasce la prima ispirazione dei miei romanzi») e Simona Vinci («Scrivo quando ho voglia, spesso di sera fumando qualche sigaretta. Ho fatto di tutto per non avere un impiego con orari fissi»). Ma il servizio continua con un'intervista all'editor della Mondadori, Antonio Franchini (il valore principale di un nuovo romanzo è «l'originalità»), a uno dei soci dell'agenzia letteraria Grandi&Associati, Stefano Tettamanti («Senza nulla togliere al talento [dei recenti esordienti di successo come ad es. Paolo Giordano o Alessandro D'Avenia. NdR] credo che i loro libri siano bestseller anche per un fatto di marketing: le case editrici ora puntano su nomi nuovi»), e ad alcuni librai alle prese con il cambiamento profondo dei meccanismi di distribuzione e di vendita (dai megastore alla rete Internet).

Il "Domenicale" del «Sole» presenta in anteprima la traccia dell'intervento che Gianrico Carofiglio terrà nella Sala Sinopoli durante la prima serata del Festival. Ricordiamo che Carofiglio è in testa alle classifiche di vendita da alcune settimane con il suo sesto romanzo Le perfezioni provvisorie, imperniato ancora sul personaggio dell'avvocato Guerrieri.

La relazione tocca, in particolare, alcuni punti di un certo interesse: i percorsi tortuosi e complicati di una vocazione letteraria, che solo tardivamente è arrivata ad esprimersi nella sua completezza; la tecnica di composizione cinematografica del romanzo, attarverso la stesura di scene indipendenti del racconto e il loro successivo montaggio; il procedimento di ideazione di una nuova storia, che ruota intorno «alla visione del suo finale e alla nascita del suo protagonista. Anzi direi, almeno dei suoi due protagonisti principali». E la visione può precedere anche di molto tempo il passaggio alla fase di scrittura vera e propria.
«Quando alla fine comincio a scrivere, attraverso una prima fase frenetica e alluvionale. Lavoro senza regole, mi interrompo in continuazione, butto giù frasi che spesso non stanno in piedi, aggiungo appunti tra le righe, con caratteri diversi. Insomma un manicomio. Quando ho generato questo ammasso di parole, del quale solo vagamente si intuisce un disegno, so che lì dentro è nascosta la mia storia e che la vera scrittura sta per cominciare.»

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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 28.02.10 11:01.

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