Un mondo a nuvolette

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[N.B. Questo testo è un estratto dell'articolo integrale in cui trovate immagini e informazioni in più.]

Il mio primo amore arrivò ad otto anni. Avevo tutti gli elementi: un'amica del cuore, una fumetteria sotto casa di mia nonna e tanta curiosità. La prima serie che lessi fu Dragon Ball, di Akira Toriyama. Il primo volume che comprai fu Card Captor Sakura delle CLAMP. Se c'è qualche appassionato di manga, fra voi lettori, quasi sicuramente avrà sfogliato e/o letto almeno uno di questi due titoli. E se non l'ha fatto dovrebbe affrettarsi a rimediare. Parlare di manga è come parlare delle riviste italiane del '900: è un argomento vasto, vastissimo, che comprende storia, cultura, sensibilità artistica e morale, e tutto ciò che troviamo in un qualunque libro, o film, o prodotto culturale. Perché il manga non è solo intrattenimento, virtuosismo artistico o marketing. O almeno, non lo è un BUON manga. Questo articolo non sarà scritto da un'esperta del campo: sarà scritto da un'appassionata. Buona lettura.

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Cos'è un manga?

Manga è un vocabolo giapponese che classifica un genere di fumetto o di albo a figure (a volte chiamato komikku, dall'inglese comic) che ha avuto origine in Giappone negli ultimi anni del 19° secolo, ma nella sua caratterizzazione più moderna si svilupperà solo negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Attualmente in Giappone il manga è letto da individui di tutta l'età, perché vi sono tantissimi generi e sottogeneri adatti a tutti. I manga hanno le dimensioni di un libro tascabile e sono solitamente stampati in bianco e nero, ma esistono alcuni volumi che vengono stampati a colori: può essere una scelta dell'autore (ma è difficile che si stampi a colori un'intera collana), o anche di marketing (ad esempio in occasioni speciali, come anniversari o mostre importanti). I tankobon (volumi)  possono essere realizzati fondamentalmente con tre formati di pagina distinti: il più classico è il B6 (circa 12,5×18 cm), ma sono utilizzati anche, per edizioni più lussuose, l'A5 (15×21 cm) e il B5 (18×25 cm). In Giappone il mercato del manga rende annualmente 406 miliardi di yen (che ammontano circa a quasi 3 miliardi di euro), ed è in continua espansione. In Giappone si leggono manga ovunque: esistono i manga café, chiamati anche "manga kissa" (kissa è l'abbreviazione di "kissaten", un tipo di ristorante che vende caffè o pasti semplici), dove i clienti possono bere e mangiare mentre leggono un manga. Recentemente, inoltre, c'è stato un forte aumento di pubblicazione di webmanga originali, disegnati da appassionati di vario livello di esperienza, e pensati per la visualizzazione su internet; possono essere ordinate in forma di albo solo se è disponibile alla stampa. Il Museo Internazionale del Manga di Kyoto ha redatto una lunga lista dei manga pubblicati sul web in Giappone.

Un po' di storia

La parola "manga", tradotta, significa "immagini casuali", o "immagini senza nesso logico", ed appare nell'uso comune nel tardo 18° secolo, quando venne pubblicato il "Shiji no yukikai" (1798) di Santo Kyoden, e quando nel 19° secolo fu il turno di "Manga hyakujo" (1814) di Aikawa Minwa, e dei libri "Hokusai Manga" (1814-1878), che contiene disegni e schizzi del famoso artista di ukiyo-e Genjo Hokusai. Il primo ad utilizzare la connotazione moderna di manga fu Rakuten Kitazawa (1876-1955). I fumetti giapponesi erano connotati anche con Tobae (da Toba, artista del XI secolo), Byooga ("immagine disegnata"), e Ponchie (da Punch, una popolare rivista inglese).

Alcuni studiosi ritengono che l'origine del manga sia riconducibile agli eventi successivi alla Seconda Guerra Mondiale, altri all'era Meiji e quella precedente. L'occupazione statunitense del Giappone (1945-1952) sembrerebbe aver ispirato gli autori in erba, portando nel paese i fumetti americani, la televisione, i film e i cartoni animati come quelli della Disney, ma molti ritengono che il manga sia solo una continuità della cultura giapponese e dei suoi canoni estetici. Il manga moderno è nato durante l'occupazione americana, ed è nei primi anni '60 che nascono i primi lavori come "Astro Boy", di Osamu Tezuka, che ebbe un enorme successo ed ancora oggi ha moltissimi ammiratori. Dagli anni '50 ai '70 il manga si sviluppa in shounen manga e shoujo manga. È nel 1969 che viene fondato il primo gruppo di artiste di sesso femminile, col nome di "Il gruppo dell'anno 24", conosciuto anche come "Le magnifiche 24". Lo shoujo manga raggiungerà il suo apice con "Sailor Moon". Intorno agli anni '50 iniziò l'interesse per la fantascienza, e si svilupparono trame sui robot, sui viaggi nel tempo e nello spazio. Temi popolari includono anche la tecnologia, gli sport e i fenomeni soprannaturali. Stranamente, fumetti occidentali come Superman, Batman e Spider-Man non ebbero successo. Dagli anni '90 in poi i manga abbracciano con maggior spontaneità temi legati alla sfera erotica, anche nelle sue più diverse e crude sfumature (tra cui sadomasochismo e zoofilia). Contemporaneamente si sviluppò anche lo stile Gekiga, macabro e drammatico.
Come nasce un manga?

È erroneo pensare che un manga nasca bello che pronto. Come tutti i prodotti "artigianali", il manga nasce prima da un'idea sviluppata da un autore (mangaka) che nella maggior parte delle volte è anche il disegnatore. Prima di partire con una serie composta da uno o più volumi, però, il mangaka deve cercare di esordire con una storia breve sulle pagine di una rivista per ragazzi (la più famosa si chiama "Shounen Jump" e presenta alcune storie brevi di diversi autori, o brevi capitoli di altri manga già pubblicati): la pubblicazione può significare una carriera per un'artista, e perciò è un traguardo ambito. Tramite un sondaggio fra i lettori della rivista viene verificato il gradimento delle serie pubblicate: quelle che non riscuotono successo vengono quindi interrotte, mentre quelle che incuriosiscono i lettori vengono stampate nei tankobon. Un mangaka che ha successo può finalmente iniziare a lavorare al proprio tankobon, lavorando insieme ad un gruppo di assistenti in uno studio ed iniziando una collaborazione con una casa editrice. I tempi di scadenza sono molto stretti, e non è raro che un mangaka lavori quasi tutto il giorno alle sue tavole: molti sognano la vita di artista di manga, ma in realtà è una professione faticosa e non sempre sicura, come quella di qualunque altro artista. L'autore, inoltre, ha necessariamente bisogno di uno staff che comprenda dialogisti, ombreggia tori, inchiostratori e disegnatori specializzati negli sfondi. Il rapporto con la casa editrice è essenziale e molto stretto: è normale che l'editore chiami quasi tutti i giorni per sapere i progressi.

Se la serie a cui lavora ha successo, il mangaka può decidere di "animare" il proprio manga, dando vita ad un anime (da "animation"): ovvero, un cartone animato. In un anime le vicende possono riprodurre fedelmente le vicende del manga od apportare piccole ed eventuali modifiche nella storia, e in alcuni anime può succedere che il finale sia diverso rispetto a quello della versione cartacea.
Sempre parlando di anime, poi, l'autore può decidere se realizzare uno o più OVA (Original Video Animation), ovvero un breve film che utilizzi gli stessi personaggi che appaiono nella propria serie, inserendoli però in una storia che non ha grande rilevanza per la trama principale, ma che può essere sviluppata in modo a sé stante.

Stili e generi

Come un prodotto di letteratura, anche il manga possiede dei generi e degli stili particolari, che mirano ad un target più o meno definito anche se, ovviamente, esistono sempre le eccezioni. Vi riporto qui i principali stili rivolti ad un pubblico giovanile. Potete trovare quelli dedicati ad un pubblico adulto nell'articolo integrale.

  • Kodomo: è caratterizzato da uno stile minimalista e stilizzato, privi di artifici tecnici ed adatto ad un pubblico di bambini. Solitamente i personaggi sono personaggi zoomorfi e disegnati in versione chibi (deformed).
  • Shoujo: è un manga rivolto alle ragazze. I temi classici sono l'amore, i sentimenti e i problemi adolescenziali legati alla crescita. È spesso ambientato tra i banchi di scuola o nella vita quotidiana, ma a volte si possono ritrovare elementi majokko (vedi sotto). Lo stile di disegno è elegante e ricco di decorazioni, molto morbido (linee leggere ed immagini luminose) e che si focalizza più sui personaggi che sui fondali, sebbene utilizzi sfondi ornamentali con fiori, pizzi o altre cose adatte per un pubblico femminile.
  • Maho shoujo, (detto anche majokko): sempre per un pubblico femminile, ma vi sono anche degli elementi magici e fantastici. Lo stile di disegno è più o meno lo stesso dello shoujo.
  • Shounen: indirizzato ad un pubblico maschile, lo stile di disegno è più "sporco" (linee dure e spigolose) e spesso si preferisce l'uso del tratteggio al retino. Sono per lo più storie in cui vi è molta azione e dinamicità, il disegno è più incentrato a sottolineare l'anatomia e gli sfondi compaiono di più, conferendo un'atmosfera avventurosa.

L'aspetto di un manga

Come è stato chiarito in precedenza, il genere della storia che si vuole creare influisce profondamente sull'aspetto stilistico del manga: ogni genere ha un "identikit" che ne rende possibile il riconoscimento. Ma quali sono gli elementi caratteristici del manga che ne permettono un'immediata distinzione dal fumetto occidentale? La differenza consiste principalmente nelle modalità di narrazione, regia ed impaginazione. Il manga è strutturato da  una gabbia di impaginazione più larga rispetto al fumetto (180x270 mm); il formato standard di lavorazione è il B4 (1456x1030 mm) per i volumi professionali; invece, il fumetto occidentale è utilizza un formato molto grande, dall'A3 in su. Mentre l'occidentale è formata da uno schema di gabbia formato da 12 quadrati, il manga si sviluppa su un numero medio di 6-8 quadrati, a parte eccezioni (come negli shounen o nelle scene veloci, che hanno uno schema con più quadrati, arrivando a sfiorare la frequenza di riquadratura occidentale).
256px-Manga-ordine_di_lettura.png L'impaginazione

Il manga, contrariamente al fumetto, si legge da destra a sinistra: anche le vignette si leggono da destra verso sinistra, e dall'alto verso il basso. Alcuni manga, però, sono stati pubblicati in Italia con il sistema di lettura occidentale: un esempio è Ranma ½, di Rumiko Takahashi. Inizialmente, infatti, i manga pubblicati in Italia avevano senso di lettura occidentale (le tavole venivano quindi prima ribaltate, e poi editate). Furono i Kappa Boys ad introdurre il senso di lettura originale, con la pubblicazione di Dragon Ball per Star Comics, anche per via dell'editore originale Shueisha che non apprezzava il ribaltamento delle tavole. Originariamente, nella disposizione delle vignette prevaleva la disposizione verticale; nei tardi anni '40, venne introdotta la disposizione orizzontale, quella ancora in uso. È possibile trovare entrambe le tecniche nei manga più elaborati e raffinati, ma ciò può rendere il processo di lettura un po' arduo ad un lettore occidentale. Per un lettore giapponese, abituato ad una lettura non alfabetica, riesce più facilmente a orientarsi in questo percorso. I tagli e le inquadrature sono posti con sapienza: queste ultime rimangono le stesse utilizzate in qualsiasi altro stile fumettistico, ad eccezione del piano d'azione, che non viene quasi mai utilizzato.

Le vignette possono essere:

  • Orizzontali: sono utilizzate sia per creare uno stacco fra lo schema a due vignette affiancate, quindi per guidare meglio lo sguardo di lettura, che per  imporre un ritmo di lettura più lento (solitamente nel fumetto occidentale è il contrario).
  • Verticali: queste, invece, servono ad accelerare i tempi d'azione (e nuovamente nel fumetto è il contrario).
  • Diagonali: possono essere singole, o combinate con inquadrature altrettanto inclinate; generano un'atmosfera di tensione emotiva e possono essere calanti o ascendenti. A seconda delle due, la tensione dell'azione aumenta o cala.
  • Vignette chiuse o aperte: quasi assenti nel fumetto occidentale, le vignette aperte sono importantissime nel manga, poiché guidano il lettore verso la pagina successiva e sono utili per focalizzare lo sguardo sulle scene importanti,  contrariamente alle vignette chiuse.

I balloon (o "nuvolette")

I dialoghi sono posti in balloon di dimensioni e forme variabili, e non differiscono molto da quelli del fumetto occidentale: ma è molto importante prestare attenzione a dove è posto il balloon e che forma ha. Un dialogo di importanza per la storia verrà posta in una nuvola molto grande (mentre nel fumetto occidentale l'importanza della frase consiste nello evidenziarla in grassetto). Si preferiscono dialoghi brevi, per evitare che il lettore si intimorisca o si annoi di fronte ad un discorso troppo lungo e lo ignori; inoltre in Giappone si preferisce scriverli a mano, piuttosto che con qualche strumento vettoriale, molto in uso in occidente. Nella scrittura giapponese, inoltre, gli ideogrammi sono posti in verticale, ed anche questi si leggono da destra verso sinistra. Le didascalie sono rare, e se ci sono vengono poste fuori dalla scena, a bordo pagine, dove spesso si trovano interventi personali dell'autore/autrice.

Strumenti tecnici

Nella lavorazione di un manga si utilizzano materiali appositi, come fogli riquadrati in ciano (colore non visibile nella scannerizzazione in bianco e nero), pennini di varie dimensioni, righelli appositamente preparati per le linee cinetiche, retini ed attrezzi per applicarli, come i taglierini. Generalmente la tavola manga è in bianco e nero, e la scelta deriva dal fatto che, essendo inizialmente un prodotto da pubblicare su "riviste contenitore", in Giappone raramente le si conserva e per evitare spese di stampa inutili, e ovviamente la stampa in b&n è meno costosa. Le ombre vengono fatte dall'uso dei retini grattabili; i colori delle eventuali pagine di edizioni speciali e delle riviste vengono realizzate a china oppure a pantone (una serie di pennarelli ad inchiostro dall'effetto molto uniforme, di cui i più apprezzati sono i Copic). In Oriente le scadenze sono severissime, perciò si tende ad utilizzare tecniche e materiali standard per evitare di allungare i tempi di realizzazione.

I manga in Italia

La moda del manga si afferma negli anni '90, con la pubblicazione di Ken il Guerriero (Ken Shiro) grazie alla casa editrice Granata Press, e in seguito con la pubblicazione di riviste come Mangazine, Zero e la Star Comics, che tra i tanti pubblicò anche Dragon Ball. Altre case editrici in Italia sono la Flashbook Editore (specializzata in manga e manhwa coreani), la Planet Manga della Panini, la Jpop e la Planet De Agostini, e attualmente si è aggiunto l'editore GP Publishing, della Giochi Preziosi. La Disney, nel 2008, ha iniziato la pubblicazione di una collana di manga col nome di "Disney Manga" (che cura anche la trasposizione in manga del popolare gioco nipponico Kingdom Hearts). C'è stato un tentativo, in Italia, di emergere nel business del manga, ma i risultati non possono essere considerati soddisfacenti. Nel 1997, la Comic Art pubblicò la serie "Spaghetti manga" (manga disegnati da autori italiani), che non ebbe grande successo: Roberto Recchioni con "Pugno!", però, riuscì ad ottenere un minimo di visibilità.

Riviste come "Yatta!" (pubblicata da Play Press tra il 2004 e il 2006), dedicata a manga e iniziative internazionali, oppure "Mangaka" della Coniglio Editore (che venne interrotta nel 2001 dopo nemmeno due numeri), non ebbero successo. Strano a dirsi, i risultati migliori li ottengono le riviste on-line e semi amatoriali come "Mangaijin". Piccola curiosità: il nome di questa rivista fa un gioco di parola fra la parola "manga" e la parola "Gaijin" ovvero "straniero" in giapponese.

Le riviste

Le riviste di manga solitamente curano più di una serie, di cui pubblicano dalle 20 alle 40 pagine; alcune, invece, pubblicano un capitolo intero al mese. La maggior parte delle riviste pubblica diverse storie di diversi autori, e vengono perciò chiamate "riviste antologiche": sono stampate utilizzando carta di bassa qualità e vanno dalle 200 pagine alle 800 o 1000. Vengono anche pubblicate serie auto conclusive, o delle yonkoma (strisce di quattro pannelli). Gli autori esordienti iniziano proprio su queste riviste, solitamente pubblicando una breve serie auto conclusiva. Molte di queste riviste, però, hanno vita breve.
Le riviste cominciano a nascere alla fine del 1800: la prima fu pubblicata nel 1874, col titolo di "Eshinbun Nipponchi", a cura di Kanagaki Robun e Kawanabe Kyosai. La prima rivista per ragazzi si intitolava "Shounen Sekai" e fu creata nel 1895 da Iwaya Sazanami; la prima rivista femminile fu intitolata"Shoujo Sekai". La pubblicazione di riviste nei primi anni del 1900 ebbe un boom grazie alla Guerra Russo-Giapponese del 1905. Dal 1924 in poi cominciarono a comparire i primi ballon, e dal 1935, con la rivista "Manga no Kuni" si cominciano ad inserire informazioni sul lavoro di mangaka e sulle industrie editoriali.

Per finire

Alcune scuole di pensiero ritengono che a caratterizzare un manga sia il peculiare stile visivo e l'interpretazione artistica della realtà, ovvero una tecnica di disegno ormai consolidata. Altri, invece, credono che sia la stessa cultura nipponica intrinseca nei manga a renderlo tale. È perciò ovvio che alcuni affermino che il manga italiano sia solo una copia, poiché è la stessa cultura ad essere differente, e perciò incapace di creare un autentico manga. Per concludere questo articolo farò qualcosa all'estremo dell'illecito: esprimerò un'opinione personale (anche se in realtà l'ho già fatto). In effetti il manga è il Giappone. È uno dei tanti strumenti con cui questo paese esprime la propria anima. Se ci pensiamo bene, non c'è nessuna differenza fra un manga e un libro di una famosa collana europea come Harry Potter: entrambi sono lavoro, ispirazione e sensibilità artistica. Quando dico di amare i manga non è perché li ritengo migliori di qualcos'altro: nulla è migliore di niente, in questo mondo così pieno di cose belle. Quello che amo dei manga è ciò che mi fanno capire del popolo che li scrive, che li disegna e che li legge. È lo stesso motivo per cui leggo mitologia greca, o vado a vedere una mostra di arte rinascimentale, o ascolto un Notturno di Chopin. Il mondo in cui sono nata era già stato scoperto tutto, eppure io non conoscevo (e continuo a non conoscere) niente: leggere manga è come fare un passo verso una realtà che non mi è familiare.

E poi le CLAMP disegnano troppo bene.

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Questa pagina contiene un solo post di Francesca Angeletti pubblicato il 29.04.10 16:12.

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