Archivi di Agosto 2010

Ilaria Leodori ci ha raccontato recentemente il rapporto non sempre lineare di Sebastiano Vassali con Giulio Einaudi, attraverso il commosso ricordo che lo scrittore genovese ha tratteggiato durante l'ultimo Salone del libro di Torino. Il senso comune vuole che gli autori siano personaggi bizzarri per antonomasia, alle prese con la difficoltà di dare vita al proprio mondo interiore attraverso l'uso originale delle parole, ma anche gli editori - si potrebbe aggiungere - non "scherzano", ossia spesso non sono esenti da caratteristiche soggettive che li portano talora a toccare i limiti delle situazioni.

Il primo esempio viene proprio dalla figura di Einaudi (ne abbiamo parlato a lungo qui), personaggio non solo del racconto di Vassalli, ma anche del mondo editoriale italiano per lo stile di gestione "principesco" della casa editrice o per gli innamoramenti e gli abbandoni che hanno costellato la sua vita professionale. Un secondo caso è quello di Livio Garzanti, proprietario e direttore della omonima casa editrice dal 1954 fino al 1998 e autore egli stesso di romanzi e di racconti, tra cui si ricorda Amare Platone dedicato alla moglie Gina Lagorio morta nel 2005.

Garzanti, che si sta avvicinando in piena lucidità alla venerabile età dei 90 anni, ha iniziato a pubblicare una serie di articoli sul «Corriere della Sera» per ricordare alcuni episodi della sua vita, contraddicendo dichiarazioni rilasciate circa dieci anni fa a caldo dopo la cessione della casa editrice: «Non ricordo niente, e le testimonianze le ho buttate. Via tutte le lettere, quelle di Gadda, quelle di Bertolucci, non ho più memoria» (intervista di Donata Righetti sul «Corriere della Sera» del 22 giugno 2000).

Il primo articolo, uscito il 29 agosto scorso, è dedicato al rapporto con Pier Paolo Pasolini, di cui è stato per molti anni e per molte opere l'editore (salvo per il passaggio finale dello scrittore friulano proprio alla casa editrice Einaudi).
Sono nato editore quando ho pubblicato Ragazzi di vita e ho finito di esserlo attivamente quando, purtroppo, in ben altro tragico modo, si chiuse anche la vita di Pasolini. Lo avevo incontrato auspice Attilio Bertolucci, raffinatissimo grand gourmand della letteratura e «papa» del mondo letterario romano, mondo che io sogguardavo dal marciapiede. Pasolini era un puro, un cataro, che viveva nelle sozzure peggiori, tra tante epidermidi bitorzolute e ripugnanti incontrate nelle tenebre notturne delle stazioni ferroviarie. La bocca spalancata di Ninetto (che ho incontrato poi amichevole a Forte dei Marmi), la bocca aperta di questi ragazzi incantati! Conoscevo dalle confidenze di Laura Betti le storie torbide e la tragedia del mio nuovo amico, di questo illuminato da una morale sociale che esplodeva come una necessità fisiologica ad alimentare la fiamma letteraria.
Copertina_RdV.jpgSono parole forti, che manifestano l'ammirazione e la distanza che non potevano non segnare il rapporto con questo autore così diverso in tutto: nell'approccio alla vita, nelle preferenze amorose, nella ricerca letteraria. Di più: Garzanti data la sua parabola di editore tra l'anno (1955) della pubblicazione di Ragazzi di vita e quello (1975) della morte di Pasolini, ricorrendo sicuramente a una forzatura per il momento della conclusione, che arrivò più di vent'anni dopo. Ma - ne siamo certi - c'è una sua personale verità in questa affermazione, perché l'intensità del rapporto non può essere messa in discussione ed è provata da quella sorta di "fiducia a distanza" accordata a uno scrittore all'epoca non ancora famoso e celebrato, come sarebbe poi diventato.

Usiamo l'espressione "fiducia a distanza", perché i due poli, positivo e negativo, di una calamita sono presenti nella loro relazione: all'inizio egli anni Cinquanta Pasolini si era dovuto trasferire a Roma per sfuggire alle accuse mossegli di corruzione di minorenni e di omosessualità; ciononostante riusciva a dare corso alla sua vena poetica e letteraria con una serie di testi pubblicati su riviste o da piccoli editori, in parte ancora in dialetto friulano e in parte avvicinandosi a quello romano. Quando nel 1955 spedì il manoscritto del suo primo romanzo in dialetto romanesco alla casa editrice Garzanti, non è difficile immaginare le reazioni che poteva provocare nei lettori dell'epoca, abituati a canoni espressivi più classici e meno espressionistici, e nelle preoccupazioni che poteva alimentare all'interno della casa editrice per le possibili reazioni dei cosiddetti "benpensanti".

In ricordo di Elvira Sellerio

| | Commenti (1) | TrackBack (0)
Poco più di un anno fa avevamo ricordato in questo articolo i quarant'anni della Sellerio. Ne riparliamo oggi, durante la pausa estiva, perché martedì 3 agosto è morta a Palermo Elvira Sellerio, che della casa editrice palermitana è stata in questi anni l'animatrice e la guida, un esempio raro di donna imprenditrice meridionale nel campo della cultura.

Elvira Sellerio all'inizio della sua avventura editoriale.jpg La casa editrice Sellerio è diventata famosa per una collana di libri di piccole dimensioni, intitolata "La memoria", con la copertina blu dalla grafica minimalista e raffinata, in cui hanno trovato spazio autori italiani e stranieri già affermati, come ad es. Leonardo Sciascia (consulente editoriale della casa editrice), o ancora poco noti all'epoca della prima pubblicazione, come Andrea Camilleri e Gianrico Carofiglio.

La vogliamo ricordare con un foto classica dell'archivio del «Corriere della Sera», ritratta con il marito Enzo Sellerio, l'antropologo Ignazio Buttitta, lo scrittore Leonardo Sciascia e ultimo a destra l'archeologo Vincenzo Tusa, grande amico di Enzo ed Elvira, sostenitore della nascita della casa editrice, all'inizio quando nessuno ci credeva [su cortese segnalazione di Delia Tusa].

Aggiornamento del 9 dicembre 2010. Si è svolto a Roma, durante la giornata di apertura della Fiera "Più libri più liberi", un incontro in ricordo dell'editrice siciliana con la partecipazione di Andrea Camilleri e di Adriano Sofri. Riportiamo in allegato una cronaca dell'evento a cura di Valeria Ferrante dalla «Repubblica» del 7 dicembre 2010. L'intervento di Adriano Sofri è stato riprodotto nelle pagine culturali dell'edizione dell'8 dicembre 2010 sempre della «Repubblica».

Su questo archivio

Questa pagina contiene l'archivio dei post del mese di Agosto 2010 dal più recente al più vecchio.

Luglio 2010 è l'archivio precedente.

Settembre 2010 è l'archivio successivo.

Trova i contenuti recenti nella home page o guarda negli archivi per trovare tutti i contenuti.

Login


Come registrarsi?