Sulla traduzione

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Questo post è dedicato in modo particolare agli studenti della nostra Facoltà che seguono il corso di laurea specialistica in Lingue moderne, letterature e scienze della traduzione, nonché è pensato anche per quelli della laurea triennale con interessi sui temi della codificazione del linguaggio e del rapporto tra la letteratura e la vita. Lo spunto è offerto dal dialogo, pubblicato nella pagina culturale del «Corriere della Sera» del 3 novembre 2010, tra lo scrittore e saggista Claudio Magris e la responsabile della collana "I Meridiani" della casa editrice Mondadori Renata Colorni.

Claudio Magris ha iniziato la sua attività con un lungo studio sugli effetti del crollo dell'impero asburgico (Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna, che risale agli inizi degli anni Sessanta), per poi passare o a pièces teatrali o a un genere originale di "divagazioni" letterarie e di approfondimenti anche polemici: da Danubio (metà degli anni Ottanta) o da Microcosmi (metà degli anni Novanta) fino al più recente La storia non è finita (2006). Renata Colorni, figlia di Ursula Hirschmann e del militante antifascista Eugenio Colorni (ucciso a Roma nel 1944 durante la Resistenza), ha curato negli anni Settanta per la Boringhieri l'edizione italiana delle opere di Sigmund Freud, si è occupata negli anni Ottanta e all'inizio dei Novanta dei libri di letteratura tedesca della Adelphi, fino a diventare dalla metà dello scorso decennio responsabile editoriale del settore Classici e della collana "I Meridiani" della casa editrice Mondadori.

Oggetto della conversazione è la nuova edizione di quella che senza dubbio può essere considerata una delle opere principali di Thomas Mann: Der Zauberberg, pubblicata in Germania nel 1924 e tradotta in italiano intorno al 1930 da Bice Giachetti-Sorteni per l'editore Dall'Oglio con il titolo La montagna incantata; ritradotta con lo stesso titolo da Ervino Pocar in una prima edizione della Mondadori passata poi per questione di diritti alla Corbaccio. Renata Colorni ha portato a termine una terza traduzione della storia di Hans Castorp, che da visitatore quasi occasionale di un sanatorio svizzero si ritrova ad esserne ospite degente fino all'inizio della prima guerra mondiale in cui andrà incontro a una morte probabile sul campo di battaglia. La prima novità è il cambiamento del titolo: non è più "incantata" la montagna del sanatorio, ma "magica", come aderenza al campo semantico della parola tedesca e, aggiungiamo noi, come omaggio al suo autore soprannominato "il mago" nel lessico familiare. Tra l'altro Mann è stato anche autore di un romanzo breve Mario e il mago (tradotto nel 1945 e ripubblicato nel 1977 da Mondadori proprio nei Meridiani) che nella versione originale suona appunto come Mario und der Zauber.  

 Lasciamo la parola alla Colorni per capire a quale visione si è ispirata in questa nuova impresa:
«Considero la mia attività di traduttrice, che nel corso di quarant'anni si è sviluppata parallelamente al lavoro editoriale di redazione, revisione, scelta e cura di testi, il momento più alto, originale e creativo di una professione che pretende senso di responsabilità, lealtà, e perfino umiltà. Perché, come dice Simone Weil, l'umiltà è innanzitutto una qualità dell'attenzione. Quando traduco un testo letterario, solo dopo aver maniacalmente praticato la virtù morale dell'attenzione, che implica un processo di immedesimazione e auto-annullamento che mi rende capace di diventare l'altro, solo allora posso sperare di ridiventare me stessa, come ha detto Paul Valéry, e accingermi a gustare la vittoria di scrivere quel testo in italiano, con uno stile mio che aspira a essere ospitato nel campo letterario della nostra lingua come una voce nuova in grado di potenziarlo e arricchirlo.»
Copertina_Corbaccio_Montagna.jpg Magris è d'accordo con l'impostazione della Colorni perché ritiene che un testo saggistico o letterario, trasportato in un'altra lingua, è qualcosa che appartiene sicuramente all'autore della versione originale, ma al tempo stesso diventa anche del  traduttore che lo ha capito, interpretato e, quindi, adattato alla lingua di arrivo. L'autore, per ottenere il risultato migliore, non può sottrarsi al confronto con il traduttore, confronto fatto di incontri nei casi più semplici, di telefonate, di lettere o di mail in quelli con una distanza maggiore. E talora, da questo scambio intenso, non è soltanto il traduttore ad apprendere sensi e significati stilistici o letterari, ma è lo stesso autore a scoprire sfumature e implicazioni di cui non si era reso conto consapevolmente durante la stesura del testo.

Per la Colorni l'impegno di questa nuova traduzione è consistito principalmente nel restituire al testo tempi e ritmi di una "grandiosa partitura musicale", in cui avviene la formazione del giovane protagonista, alle prese in modo inaspettato con una realtà di cui non aveva immaginato né presentito l'esistenza. Al tempo stesso, su un piano più diretto e personale, la Colorni riconosce con grande sincerità che questo lavoro di traduzione le ha permesso di saldare un antico debito di riconoscenza con la figura materna che l'aveva esposta e avvicinata giovanissima alla cultura tedesca e che di questo libro le aveva parlato a lungo come testo fondamentale per la sua formazione.

Perciò, in definitiva, non sorprende che «ho dedicato intimamente a lei questa ultima fatica, una specie di ponte tra noi due, un mio modo personale di risarcirla, di medicare quella sua dolorosa lacerazione» (all'avvento del nazismo, la madre, di origine ebraica, era stata costretta a fuggire dalla Germania).

Aggiornamento del 5 novembre 2010. Sulla «Repubblica» dello stesso 3 novembre lo scrittore e saggista Pietro Citati presenta la terza edizione mondadoriana, privilegiando una personale lettura critica dell'opera all'analisi delle caratteristiche della nuova traduzione. Citati sposa in pieno la scelta di cambiare nel titolo l'attributo dell'"incanto" con quello della "magia" e avanza l'ipotesi che esso derivi da una frase di Nietzsche sul monte Olimpo, considerato come monte di Apollo per eccellenza. A questa messa a punto segue una lunga disamina della soluzione di Thomas Mann di sostituire nel romanzo Apollo con il dio Ermes, più adatto a rappresentare la modernità del racconto se opportunamente arricchito da "due qualità" assenti nel mondo classico: la malinconia da un lato e la fascinazione della morte dall'altro. E qui entra in gioco una descrizione accurata della figura del protagonista Hans Castorp che non si cimenta in un percorso di iniziazione, ma si adagia nella condizione del malato, destinato a soffrire fino alla dura conclusione imposta dalla prima guerra mondiale.

Nell'ultimo paragrafo Citati esprime sinteticamente la sua valutazione sulla nuova edizione dell'opera, che trova "eccellente" nell'introduzione di Luca Crescenzi e nella traduzione di Renata Colorni: il testo di Crescenzi è pieno di "idee  originali", mentre la versione della Colorni è "perfetta", in quanto riesce a trasporre perfettamente nella lingua italiana una prosa complessa e articolata come quella di Mann, che miscela sapientemente "lirica, razionalità e falsetto".

Aggiornamento del 28 novembre 2010. Sul "Domenicale" odierno del «Sole 24 ore» Andrea Casalegno, redattore per la letteratura, e in particolare per quella di lingua tedesca, non lesina complimenti e ammirazione per il lavoro svolto da Luca Crescenzi nella costruzione dell'apparato delle note esplicative e da Renata Colorni nella traduzione del testo. Quanto al primo, il contributo fornito è "di una vastità e profondità che lascia senza parole" perché "non si limita a recuperare, citare ampiamente e tradurre le fonti letterarie e scientifiche delle idee, delle frasi e a volte delle singole parole di Mann, ma compie un'originale indagine sulle probabili fonti iconografiche delle sue descrizioni".

Secondo Casalegno, poi, la traduzione della Colorni "è davvero, rispetto al precedente [di Ervino Pocar, pure eccellente aggiungiamo noi], un'altra cosa. Confrontando parola per parola le due versioni con l'originale si crede appena alla mole di lavoro compiuta dalla traduttrice [...]. L'analisi di ogni parola e ogni giro di frase, l'attenzione assoluta ai termini ricorrenti, che per esplicita indicazione di Mann hanno la funzione di Leitmotive, cioè di motivi conduttori musicali, la cura del ritmo, del suono, del fraseggio, la resa delle espressioni colloquiali, l'impegno a non trascurare alcuna sfumatura espressiva, da quelle ironiche a quelle commosse, che di continuo si alternano, danno la misura  di una tenacia inflessibile, che sbalordisce ancor più della capacità linguistica".

Dalla modificazione del titolo  (da "incantata" la montagna diventa "magica"), a passaggi chiave o ad espressioni particolari, le scelte della Colorni sono quasi sempre felici, così come sono acute e non scontate quelle di mantenere le soluzioni appropriate di Pocar.

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