Archivi di Gennaio 2011

Il marchio Giunti alle origini della galassia Gutenberg

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«Da oltre centocinquant'anni nel panorama editoriale italiano, Giunti ha costruito un catalogo ricchissimo e molto differenziato, sempre attento alle esigenze dei lettori e all'evoluzione del mercato italiano e internazionale». Con questa formula si presenta al pubblico la nota casa editrice fiorentina dalle pagine del proprio sito web. I tratti distintivi della linea editoriale fieramente rimarcati in queste righe, con particolare riguardo verso la vocazione internazionale del marchio, rimandano però ad una tradizione e a una storia che va ben oltre i centocinquant'anni indicati. La casa editrice Giunti, infatti, affonda le proprie radici nei primordi stessi dell'editoria italiana, o sarebbe meglio dire europea.

Era il 1477 quando due giovani ed intraprendenti fratelli fiorentini Bernardo e Luc'Antonio Giunti si muovevano dalla loro "patria" (così veniva percepita la propria città d'appartenenza nell'Italia pre-unitaria), per approdare a Venezia. La scelta del luogo di destinazione, come molte delle scelte fatte dalla famiglia, non sembrava già allora casuale ma ben ponderata. I due fiorentini lasciavano un mestiere in evidente declino, quello della produzione della lana di cui la loro Firenze era leader e di cui la famiglia Giunti era parte attiva da tempo, per tentare una strada imprenditoriale nuova e promettente. A Venezia, infatti, sin dal 1469 si era stabilita la nascente industria tipografica. Le premesse di questa nuova economia cittadina dovevano sembrare ottimali ai due fiorentini, ed a ragione. Nel giro di pochi decenni Venezia sarebbe diventata, e forse anche grazie al contributo dei Giunti, la capitale del libro, e lo sarebbe rimasta per buona parte del XVI secolo. La città lagunare era in grado di offrire agli avventori del mestiere tutti i prerequisiti necessari allo sviluppo di questa nuova, particolarissima, industria: infrastrutture commerciali (canali di comunicazione marittima di respiro internazionale e istituzioni bancarie cui chiedere prestiti), addetti ai lavori utili ad un mercato, in ultima analisi, in bilico fra commercio e cultura (umanisti di grido e professori universitari, disponibili come autori o editori testuali) e, non ultimo, un benestante e numeroso pubblico locale (composto da studenti giuristi e magistrati, ma anche da un ricco patriziato dedito al collezionismo se non alla lettura).

L'intuizione dei due ex-lanaioli fiorentini si dimostrò valida e la loro impresa venne presto coronata dal successo. Dopo un breve periodo di apprendistato presso la bottega di un librario minore, a partire dal 1489 (circa) Luc'Antonio Giunti inizierà a proporsi sul mercato firmando le sue prime edizioni (Bernardo Giunti, invece, usciva completamente di scena senza dare particolare contributo all'impresa di famiglia). Le edizioni Giunti, prima ancora che il secolo terminasse, iniziavano ad irradiarsi per la penisola.

Luc'Antonio, imprenditore lungimirante, non aveva mai pensato di limitare territorialmente il proprio raggio d'azione alla sola Venezia. Al contrario, sin dall'avvio della sua impresa autonoma aveva creato un canale di smercio "estero" incoraggiando suo cugino Filippo, residente a Firenze, ad aprire un esercizio di cartolaio nella città d'origine della famiglia Giunti, ed aveva stipulato con lui un contratto di collaborazione commerciale. L'impresa Giunti iniziava quindi a Venezia, ma sin dalla sua nascita poteva anche contare su una filiale estera. Non sarebbe stata l'ultima.

A trent'anni dal lancio del marchio, Luc'Antonio avrebbe incoraggiato un altro parente a gettarsi nel campo dell'editoria: l'obiettivo era questa volta di agganciare il mercato d'oltr'alpe. Nel 1520 Luc'Antonio avrebbe prestato al nipote Giacomo la somma di 2.000 fiorini per stabilire una bottega a firma Giunti nella città francese di Lione. La scelta era stata ancora una volta audace quanto felice. Lione era infatti un centro di prominente interesse commerciale. Sede di una rinomata fiera, era epicentro di incontro e scambio fra mercanti di tutta la Francia ma non solo. Di li a poco Lione sarebbe diventato un punto focale per il commercio e la produzione libraria europea ma, ancora una volta, Luc'Antonio aveva saputo giungervi in anticipo cavalcando un'onda montante. Con il prestito vincolato ad un rapporto di collaborazione in favore di suo nipote Giacomo, Luc'Antonio aveva fondato la seconda filiale giuntina. Questa volta l'ambizione era lanciare il marchio sul mercato continentale: l'impresa riuscì, ed i prodotti a firma Giunti iniziarono a circolare per il continente anche grazie al fatto che, a partire dal 1521, un altro membro maschio della famiglia, Giovanni Giunti, avrebbe lasciato Firenze per trasferirsi all'estero, questa volta a Burgos, in Spagna. Con l'avvicendarsi delle generazioni i Giunti furono capaci di tessere una tela di contatti commerciali fondata su agenti a contratto dislocati capillarmente in Italia e strategicamente in Europa, sino a toccarne la periferia orientale in città chiave come Praga e Cracovia.

Ciascuna delle filiali gestite in via diretta da un membro della famiglia produceva edizioni in maniera autonoma ma forniva supporto alle altre per garantire la distribuzione su larga scala, giovandosi a sua volta di un rapporto basato sulla reciprocità. Al di là del carattere autonomo delle singole filiali, molti indizi portano a pensare che per lungo tempo la casa madre fosse la sede veneziana, e che Luc'Antonio restasse l'ideatore e finanziatore delle strategie commerciali più oculate. Fu anche lui a delineare l'impronta editoriale del marchio veneziano che rimase, con qualche piccola variazione, un tratto caratteristico fino al suo declino secentesco.

avicenna.jpg Per garantire il successo di una distribuzione continentale era necessario adottare accorgimenti particolari, primo fra tutti optare in favore della produzione testuale in latino, esperanto dell'intellighenzia europea; diversamente, optare per una produzione in volgare avrebbe limitato territorialmente il raggio di vendita alla sola penisola, riducendo drammaticamente il numero dei potenziali fruitori. Altro carattere distintivo della produzione dei Giunti di Venezia fu la scelta del target di mercato. Principalmente la produzione giuntina si mosse su tre linee produttive principali: libri liturgici, libri di stampo accademico e libri di taglio umanistico.

Questa gerarchia di preferenze non era casuale, e per quanto comune ad altri editori del calibro dei Giunti, non era affatto unanimemente adottata dalla comunità editoriale locale o internazionale. Altri editori operanti nella stessa città proponevano un catalogo più variegato e divulgativo, si veda ad esempio il caso di Gabriele Giolito de Ferrari (Nuovo, 2005). Altri editori, invece, vivevano in maniera consapevole il loro ruolo di confine fra mondo mercantile e ambito culturale. Taluni editori cinquecenteschi, infatti, improntavano la propria professione ad una scelta militante. Aldo Manuzio, ad esempio, era nato umanista prima che editore e, negli stessi anni di attività di Luc'Antonio Giunti, aveva intrapreso la sua brillante carriera editoriale promuovendo con successo quella cultura umanistica cui aveva apertamente aderito con convinzione. Per misurare il successo di questa scelta di partito, basti pensare che fu alla porta dell'officina manuziana che il giovane Erasmo da Rotterdam bussò per proporre quel progetto letterario, gli Adagia, che lo avrebbero reso finalmente un autore famoso in Europa (Bainton, 1970). Altri editori veneziani cinquecenteschi avevano intrapreso militanze ben più rischiose facendosi promotori della spiritualità protestante in terra cattolica. Antonio Brucioli, anch'egli fiorentino emigrato a Venezia, avrebbe affrontato un processo inquisitoriale per eresia terminato con la sua abiura ed una pena blanda. A smascherare le sue tendenze eterodosse in campo religioso era stata proprio la sua attività di libraio, dedito allo smercio di letteratura proibita, ma anche la sua attività di editore non allineato, culminata con la pubblicazione di una incendiaria traduzione della Bibbia (che lo vedeva autore-curatore ed editore allo stesso tempo) inclusa in molti indici dei libri proibiti (Del Coll, 1980). Un altro caso macroscopico è legato alla vicenda del libraio veneziano Pietro Longo, giustiziato dopo un processo per eresia iniziato da una denuncia per contrabbando di letteratura illegale (Grendler, 1983). La mancata abiura del Longo lo aveva portato ad una dolorosa esecuzione per annegamento: il suo pertinace rifiuto dell'abiura è sintomo evidente di quanto la sua attività di contrabbando librario fosse stata condotta sul filo di una precisa militanza religiosa.

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