Il marchio Giunti alle origini della galassia Gutenberg

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«Da oltre centocinquant'anni nel panorama editoriale italiano, Giunti ha costruito un catalogo ricchissimo e molto differenziato, sempre attento alle esigenze dei lettori e all'evoluzione del mercato italiano e internazionale». Con questa formula si presenta al pubblico la nota casa editrice fiorentina dalle pagine del proprio sito web. I tratti distintivi della linea editoriale fieramente rimarcati in queste righe, con particolare riguardo verso la vocazione internazionale del marchio, rimandano però ad una tradizione e a una storia che va ben oltre i centocinquant'anni indicati. La casa editrice Giunti, infatti, affonda le proprie radici nei primordi stessi dell'editoria italiana, o sarebbe meglio dire europea.

Era il 1477 quando due giovani ed intraprendenti fratelli fiorentini Bernardo e Luc'Antonio Giunti si muovevano dalla loro "patria" (così veniva percepita la propria città d'appartenenza nell'Italia pre-unitaria), per approdare a Venezia. La scelta del luogo di destinazione, come molte delle scelte fatte dalla famiglia, non sembrava già allora casuale ma ben ponderata. I due fiorentini lasciavano un mestiere in evidente declino, quello della produzione della lana di cui la loro Firenze era leader e di cui la famiglia Giunti era parte attiva da tempo, per tentare una strada imprenditoriale nuova e promettente. A Venezia, infatti, sin dal 1469 si era stabilita la nascente industria tipografica. Le premesse di questa nuova economia cittadina dovevano sembrare ottimali ai due fiorentini, ed a ragione. Nel giro di pochi decenni Venezia sarebbe diventata, e forse anche grazie al contributo dei Giunti, la capitale del libro, e lo sarebbe rimasta per buona parte del XVI secolo. La città lagunare era in grado di offrire agli avventori del mestiere tutti i prerequisiti necessari allo sviluppo di questa nuova, particolarissima, industria: infrastrutture commerciali (canali di comunicazione marittima di respiro internazionale e istituzioni bancarie cui chiedere prestiti), addetti ai lavori utili ad un mercato, in ultima analisi, in bilico fra commercio e cultura (umanisti di grido e professori universitari, disponibili come autori o editori testuali) e, non ultimo, un benestante e numeroso pubblico locale (composto da studenti giuristi e magistrati, ma anche da un ricco patriziato dedito al collezionismo se non alla lettura).

L'intuizione dei due ex-lanaioli fiorentini si dimostrò valida e la loro impresa venne presto coronata dal successo. Dopo un breve periodo di apprendistato presso la bottega di un librario minore, a partire dal 1489 (circa) Luc'Antonio Giunti inizierà a proporsi sul mercato firmando le sue prime edizioni (Bernardo Giunti, invece, usciva completamente di scena senza dare particolare contributo all'impresa di famiglia). Le edizioni Giunti, prima ancora che il secolo terminasse, iniziavano ad irradiarsi per la penisola.

Luc'Antonio, imprenditore lungimirante, non aveva mai pensato di limitare territorialmente il proprio raggio d'azione alla sola Venezia. Al contrario, sin dall'avvio della sua impresa autonoma aveva creato un canale di smercio "estero" incoraggiando suo cugino Filippo, residente a Firenze, ad aprire un esercizio di cartolaio nella città d'origine della famiglia Giunti, ed aveva stipulato con lui un contratto di collaborazione commerciale. L'impresa Giunti iniziava quindi a Venezia, ma sin dalla sua nascita poteva anche contare su una filiale estera. Non sarebbe stata l'ultima.

A trent'anni dal lancio del marchio, Luc'Antonio avrebbe incoraggiato un altro parente a gettarsi nel campo dell'editoria: l'obiettivo era questa volta di agganciare il mercato d'oltr'alpe. Nel 1520 Luc'Antonio avrebbe prestato al nipote Giacomo la somma di 2.000 fiorini per stabilire una bottega a firma Giunti nella città francese di Lione. La scelta era stata ancora una volta audace quanto felice. Lione era infatti un centro di prominente interesse commerciale. Sede di una rinomata fiera, era epicentro di incontro e scambio fra mercanti di tutta la Francia ma non solo. Di li a poco Lione sarebbe diventato un punto focale per il commercio e la produzione libraria europea ma, ancora una volta, Luc'Antonio aveva saputo giungervi in anticipo cavalcando un'onda montante. Con il prestito vincolato ad un rapporto di collaborazione in favore di suo nipote Giacomo, Luc'Antonio aveva fondato la seconda filiale giuntina. Questa volta l'ambizione era lanciare il marchio sul mercato continentale: l'impresa riuscì, ed i prodotti a firma Giunti iniziarono a circolare per il continente anche grazie al fatto che, a partire dal 1521, un altro membro maschio della famiglia, Giovanni Giunti, avrebbe lasciato Firenze per trasferirsi all'estero, questa volta a Burgos, in Spagna. Con l'avvicendarsi delle generazioni i Giunti furono capaci di tessere una tela di contatti commerciali fondata su agenti a contratto dislocati capillarmente in Italia e strategicamente in Europa, sino a toccarne la periferia orientale in città chiave come Praga e Cracovia.

Ciascuna delle filiali gestite in via diretta da un membro della famiglia produceva edizioni in maniera autonoma ma forniva supporto alle altre per garantire la distribuzione su larga scala, giovandosi a sua volta di un rapporto basato sulla reciprocità. Al di là del carattere autonomo delle singole filiali, molti indizi portano a pensare che per lungo tempo la casa madre fosse la sede veneziana, e che Luc'Antonio restasse l'ideatore e finanziatore delle strategie commerciali più oculate. Fu anche lui a delineare l'impronta editoriale del marchio veneziano che rimase, con qualche piccola variazione, un tratto caratteristico fino al suo declino secentesco.

avicenna.jpg Per garantire il successo di una distribuzione continentale era necessario adottare accorgimenti particolari, primo fra tutti optare in favore della produzione testuale in latino, esperanto dell'intellighenzia europea; diversamente, optare per una produzione in volgare avrebbe limitato territorialmente il raggio di vendita alla sola penisola, riducendo drammaticamente il numero dei potenziali fruitori. Altro carattere distintivo della produzione dei Giunti di Venezia fu la scelta del target di mercato. Principalmente la produzione giuntina si mosse su tre linee produttive principali: libri liturgici, libri di stampo accademico e libri di taglio umanistico.

Questa gerarchia di preferenze non era casuale, e per quanto comune ad altri editori del calibro dei Giunti, non era affatto unanimemente adottata dalla comunità editoriale locale o internazionale. Altri editori operanti nella stessa città proponevano un catalogo più variegato e divulgativo, si veda ad esempio il caso di Gabriele Giolito de Ferrari (Nuovo, 2005). Altri editori, invece, vivevano in maniera consapevole il loro ruolo di confine fra mondo mercantile e ambito culturale. Taluni editori cinquecenteschi, infatti, improntavano la propria professione ad una scelta militante. Aldo Manuzio, ad esempio, era nato umanista prima che editore e, negli stessi anni di attività di Luc'Antonio Giunti, aveva intrapreso la sua brillante carriera editoriale promuovendo con successo quella cultura umanistica cui aveva apertamente aderito con convinzione. Per misurare il successo di questa scelta di partito, basti pensare che fu alla porta dell'officina manuziana che il giovane Erasmo da Rotterdam bussò per proporre quel progetto letterario, gli Adagia, che lo avrebbero reso finalmente un autore famoso in Europa (Bainton, 1970). Altri editori veneziani cinquecenteschi avevano intrapreso militanze ben più rischiose facendosi promotori della spiritualità protestante in terra cattolica. Antonio Brucioli, anch'egli fiorentino emigrato a Venezia, avrebbe affrontato un processo inquisitoriale per eresia terminato con la sua abiura ed una pena blanda. A smascherare le sue tendenze eterodosse in campo religioso era stata proprio la sua attività di libraio, dedito allo smercio di letteratura proibita, ma anche la sua attività di editore non allineato, culminata con la pubblicazione di una incendiaria traduzione della Bibbia (che lo vedeva autore-curatore ed editore allo stesso tempo) inclusa in molti indici dei libri proibiti (Del Coll, 1980). Un altro caso macroscopico è legato alla vicenda del libraio veneziano Pietro Longo, giustiziato dopo un processo per eresia iniziato da una denuncia per contrabbando di letteratura illegale (Grendler, 1983). La mancata abiura del Longo lo aveva portato ad una dolorosa esecuzione per annegamento: il suo pertinace rifiuto dell'abiura è sintomo evidente di quanto la sua attività di contrabbando librario fosse stata condotta sul filo di una precisa militanza religiosa.
La linea editoriale delle varie generazioni che si avvicendarono alla guida della casa giuntina di Venezia non aveva nessun tratto caratteristico dell'editoria militante. Era, al contrario, improntata ad un forte pragmatismo votato alla realizzazione di utili. La scelta del target socio culturale ne è prova lampante. La collusione del marchio giuntino in occasionali episodi di vendita e pubblicazione di letteratura eterodossa si profila invece come quella proverbiale eccezione che conferma la regola, quando regola ed eccezione sono orientate verso il medesimo fine: il profitto economico.

agostiniani.jpg Ma veniamo allo specifico. Le tre categorie base della linea editoriale giuntina, letteratura accademica (medica e giuridica), manualistica liturgica e produzione umanistica, seguono un preciso profilo di convenienza commerciale. Studenti, professionisti (nello specifico, medici e giurisperiti) e clerici costituivano allora lo zoccolo duro del pubblico europeo dei lettori; ed erano costoro, anzitutto, a fornire, come pubblico, le garanzie primarie per un operatore dell'editoria: la capacità di leggere, e leggere nella lingua allora più internazionalmente diffusa, il latino, e la necessità di possedere ed accumulare libri a stampa per esigenze di studio o di lavoro. Gli autori latini dell'età classica, che, occorre dirlo, costituirono una categoria veramente minore nella produzione dei Giunti di Venezia, servivano il pubblico degli studenti delle scuole primarie. Le opere di stampo accademico, prevalentemente mediche e giuridiche, soddisfacevano le esigenze scientifiche di un pubblico internazionale, facilmente individuabile territorialmente e definibile nei "gusti". Le scelte letterarie degli studenti europei erano esenti da isterie estetiche ed, anzi, inquadrate in un programma pedagogico monolitico definitosi nel XIV secolo e suscettibile di variazioni solo minime. Il clero, soprattutto quello regolare (costituito dai vari ordini religiosi, benedettini, francescani ecc.), era ancora meno esente da rischi nell'ottica di un editore. In virtù della sussistenza di canali di circolazione interna agli stessi ordini religiosi, l'editore poteva stampare su richiesta (on demand diremmo oggi) la quantità necessaria di manuali di preghiera (breviari, offici antifonari ecc.) o norme statutarie dei vari ordini, riducendo drasticamente l'accumulo di scomode giacenze di volumi invenduti a causa di eventuali contrazione del mercato.

Quella dei Giunti si profila come una vicenda utile a comprendere il processo evolutivo della primitiva industria editoriale. Se osservata in una prospettiva comparata, che tenga cioè conto anche delle esperienze di altri marchi editoriali coevi, questa pone in luce il processo formativo di quei tratti distintivi dell'editoria cartacea che si sarebbero evoluti in età contemporanea. Il lavoro dell'editore cinquecentesco era basato in parte su criteri differenti da quelli attuali perché diverso era il pubblico, diverse le dinamiche di distribuzione e diversa era addirittura la percezione del libro. In età borghese il libro diventerà un oggetto multiforme: pezzo da collezione, strumento di edificazione culturale o evasione dal quotidiano. Nel Rinascimento difficilmente il libro era percepito come tale. Questo era impugnato più spesso come uno strumento di lavoro, di consultazione continuata, di compulsazione più che di lettura verticale (Ago, 2004). Il pubblico rispondeva, di conseguenza, a pulsioni e scelte che non sempre ritroveremmo nel pubblico di età borghese. Era più frequente il caso che un "lettore" (anche il termine qui virgolettato andrebbe definito con giusta cura storicizzante) esigesse un libro per scopi pratici (esercitare la professione, pregare individualmente o collettivamente, somministrare i riti) piuttosto che lo scegliesse seguendo criteri estetici. L'editore, operatore economico ed agente culturale, agiva di conseguenza per soddisfare un pubblico in larga parte definito secondo questi criteri.

Purtuttavia, dinamiche simili a quelle ravvisabili oggi erano valide anche all'inizio dell'età tipografica. L'editore militante, o addirittura sovversivo, aveva anticipato di secoli la figura del nostrano Giangiacomo Feltrinelli. Questo perché l'editore, già ai suoi primi passi nella storia, sapeva di trattare "mercanzia d'utile e d'onore" (Quondam, 1970), di valore economico e culturale.

Bibliografia

R. Ago, «Così si volta questa rota di parole: biblioteche e lettori nella Roma del Seicento», in Quaderni storici, CXV (2004), pp. 119-38.
R.H. Bainton, Erasmo. Della Cristianità. Firenze, Sansoni, 1970.
P. Camerini, Annali dei Giunti. Firenze, Sansoni, 1962-1963.
A. Del Coll, Il controllo della stampa a Venezia e i processi di Antonio Brucioli (1548-1559), in Critica storica. XVII (1980), pp. 498-503.
D. Decio, I Giunti tipografi editori di Firenze 1497-1570. Firenze, Giunti Barbera, 1978.
P.F. Grendler, L'Inquisizione Romana e l'editoria a Venezia: 1540-1605. Roma, Il Veltro, 1983.
A. Nuovo - C. Coppens, I Giolito e La Stampa: Nell'italia Del Xvi Secolo. Genève: Droz, 2005.
W. Pettas, The Giunti of Florence, San Francisco, 1980.
--- A Sixteenth-Century Spanish Bookstore: the Inventory of Juan de Junta, Philadelphia, American Philosophical Society, 1995.
--- The Giunti and the Book Trade in Lyon, in Libri tipografi biblioteche. Studi storici in onore di Luigi Balsamo. Firenze, Olschki, 1997.
A. Quondam, «Mercanzia d'onore», «mercanzia d'utile». Produzione libraria e lavoro intellettuale a Venezia nel Cinquecento, in Libri, editori e pubblico nell'Europa moderna. Guida storica e critica, a cura di A. Petrucci, Bari, 1989, pp. 51-104.
Tenenti Alberto, Luc'Antonio Giunti il giovane, stampatore e mercante, in Studi in onore di Armando Sapori, vol. II. Milano, Istituto Editoriale Cisalpino, 1957, pp. 1023-1060.

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Commenti (1)

lucius Author Profile Page ha scritto:

Nella storia apparentemente lontana della costituzione cinquecentesca di una casa editrice - il cui marchio è ancora vivo - si possono ritrovare nodi e problemi ricorrenti nel mondo editoriale: la produzione libraria tra approfondimento culturale e presenza sul mercato, la filiera integrata della produzione e della distribuzione o la ricerca di una posizione "militante".
Ringraziamo vivamente Andrea Ottone che ci ha sintetizzato alcune linee della sua tesi di laurea.



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Questa pagina contiene un solo post di Andrea Ottone pubblicato il 01.01.11 23:59.

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