Marginalia

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Con la parola latina marginalia si indicano, sia nella lingua italiana che in quella inglese, le note a margine che un lettore riporta negli spazi bianchi della pagina di un libro: l'espressione può riferirsi agli appunti, anche confusi, con cui un giovane studente compila i propri riassunti, o ai commenti e alle osservazioni che un lettore colto o uno scrittore può segnare su un testo. Nel primo caso prevale la finalità personale di memorizzare il brano in vista di future interrogazioni, nel secondo caso, sebbene l'uso sia sempre privato e personale, l'interesse diventa maggiore per conoscere le reazioni e le valutazioni del personaggio (che di solito è anche famoso) rispetto ai brani e alle opere che hanno influito, in positivo o in negativo, sul suo percorso intellettuale.

Ci muoviamo in un campo diverso rispetto a quello abituale degli studi filologici, in cui si analizzano e si studiano le varianti e le versioni del testo di uno stesso autore: qui l'autore diventa lettore e commentatore di scritti altrui, una sorta di recensore la cui attività può servire per comprenderne la psicologia e il carattere o gli esiti di opere in gestazione. Si tratta di un campo rarefatto e sfuggente, legato alla casualità del momento, che richiede un gusto antiquario e bibliologico. Ciò non toglie che – o forse proprio per questo – è diventato oggetto di studi e può essere lo spunto per pubblicazioni e convegni.

Così in America è in corso di pubblicazione un nutrito volume di saggi (ben 52!): Other People's Books: Association Copies and the Stories They Tell, che sarà disponibile in libreria in occasione del convegno dallo stesso titolo organizzato in marzo a Chicago dal gruppo letterario Caxton Club insieme alla Biblioteca Newberry, che tra i suoi fondi possiede alcuni esemplari commentati da autori famosi. Ne dà notizia un articolo del «New York Times» del 20 febbraio 2011, ripreso nella pagina culturale della «Repubblica». Tra gli esempi riportati si può vedere questa nota di Mark Twain al libro di Walter Besant The Pen and the Book (La penna e il libro), che tra i vari temi ha per oggetto il guadagno derivante dalla scrittura di un volume.

margin-1.jpgIl commento di Mark Twain sulla pagina del volume The Pen and the Book richiama il suo Huckleberry Finn

Per Twain pagare grandi somme a un autore era motivo di un giudizio critico, così come non era concepibile ricorrere alla pubblicità per reclamizzare un libro, pubblicità che è legittima per i beni essenziali come il "sale" o il "tabacco". Nella nota autografa, oltre al titolo del romanzo di Twain, si legge distintamente la parola "royalty", seguita dall'espressione "poor job".
Nel volume preparato per il convegno di marzo i saggi si riferiscono ad opere che collegano il presidente Lincoln con Alexander Pope, Jane Austen con William Cooper, o ancora Walt Whitman con Henry David Thoreau. Non è un caso che siano tutti autori vissuti tra la fine del XVIII e il XIX secolo: pare, infatti, che l'Ottocento sia stata l'epoca d'oro dei marginalia, mentre nel Novecento l'usanza è caduta in disuso ed è stata considerata, al pari dei graffiti sui muri, come qualcosa che le persone educate non si permettono di fare. Un curatore della Newberry Library si è lamentato in proposito per l'abitudine degli insegnanti di "affliggerci con l'idea" che scrivere sui libri equivalga a danneggiarli e a rovinarli.

Ma i marginalia non sono mai scomparsi del tutto: così Nelson Mandela nel periodo della prigione, durante gli anni Settanta dello scorso secolo, scrisse il proprio nome su una copia del Giulio Cesare di Shakespeare vicino al passo che recita: "I vili muoiono molte volte prima della loro morte". E lo storico orale Studs Terkel, vincitore del premio Pulitzer per le sue interviste con americani comuni, rimproverava i suoi amici che leggendo un libro non lo annotassero: la lettura a suo avviso non è un esercizio passivo, ma una conversazione "animata".

margin-2.jpgEsempi di annotazioni su una pagina

Secondo alcuni studiosi, ai nostri giorni i libri arricchiti con i marginalia hanno ritrovato spazio e attenzione come espressione non tanto del giudizio di un grande autore, ma come relazione della comunità delle persone normali – giovani e adulte – con un'opera particolare: essi possono rivelare uno o più modelli di reazione emotiva che potrebbero mancare nella ricezione del testo da parte dei professionisti della critica. Questo tipo di osservazione si rifa alla visione dell'opera come somma del testo dell'autore e della ricezione dei suoi lettori.

Il quesito finale riguarda la fruizione di un testo attraverso i nuovi e-reader elettronici, di cui abbiamo più volte parlato. Questi lettori offrono strumenti diversificati, simili a quelli che sono stati utilizzati per decenni con i libri tradizionali: il segnalibro, l'evidenziazione e la sottolineatura, il commento e la nota a margine. Quello che potrebbe mancare, tuttavia, è l'effetto di condivisione delle note a margine che si ha con il passaggio o con il prestito della copia fisica. Nel mondo dei bit ognuno potrebbe tenere per sé i propri marginalia.

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Commenti (1)

alice Author Profile Page ha scritto:

a proposito di questo interessante articolo, e della domanda che si pone alla fine, sarebbe bello aggiornare la riflessione alla luce di questo: http://www.bookliners.com/_front/it/login.php



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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 25.02.11 08:45.

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