Dove va l'editoria

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Il titolo di questo articolo si può leggere con o senza il punto interrogativo finale: nel primo caso fa riferimento ai quesiti di una lunga inchiesta di Juan Cruz sul tema: "Gli editori alle prese con la fine dell'era Gutenberg", pubblicata a puntate ogni domenica dal quotidiano spagnolo «El Pais» nei mesi di marzo e di aprile; senza il punto interrogativo indica le linee di tendenza o le prospettive di sviluppo tracciate dagli intervistati, che ricoprono tutti un ruolo da protagonista nell'editoria europea e in un caso in quella americana. Per quanto è a nostra conoscenza, si tratta del primo tentativo di dare un respiro pienamente internazionale ai temi della transizione all'editoria di nuova generazione, che è una delle motivazioni che guidano questo nostro spazio sulla rete. Abbiamo perciò raccolto i testi pubblicati finora, dal 6 marzo al 17 aprile 2011, in un unico documento, che si può scaricare da questa pagina. Vi invitiamo a leggerlo (il testo in spagnolo è abbastanza comprensibile e ci si può aiutare con un vocabolario), perché fornisce un quadro articolato e ricco di spunti per comprendere dove sta andando il mondo editoriale.

Le persone intervistate, che ricoprono o hanno ricoperto incarichi di responsabilità in grandi e medie case editrici europee, sono in ordine di pubblicazione:
  • Peter Mayer, presidente dal 1978 al 1996 della casa editrice inglese Penguin Book e attuale responsabile della piccola casa editrice Overlook, che pubblica testi "trascurati" (to overlook = non vedere) dai grandi gruppi
  • Riccardo Cavallero, direttore generale Libri Trade del gruppo Mondadori, con formazione da manager, esperienze internazionali e responsabilità per il mercato italiano, spagnolo e sud-americano
  • Sigrid Kraus, tedesca di origine (come lascia intendere il nome), ma direttrice editoriale della Salamandra, che ha pubblicato in Spagna Harry Potter
  • Antoine Gallimard, nipote di Gaston, fondatore della omonima casa editrice francese, la cui collezione di letteratura ("La Pleiade") rimane un classico imitato in tutte le parti del mondo
  • Michael Krüger, poeta, romanziere, editor, nonché direttore della casa editrice tedesca Hanser, anch'essa di primaria importanza nel campo letterario
  • Stephen Page [Est nomen omen - NdR], direttore della casa editrice inglese Faber & Faber, costruita con il contributo fondamentale di Thomas S. Eliot e attualmente tra i leader dell'editoria letteraria di lingua inglese
  • Inge Feltrinelli, riconosciuta dall'intervistatore, Juan Cruz, come la "grande signora dell'editoria europea", presidente della Feltrinelli, la casa editrice della prima edizione del Dottor Živago e del Gattopardo
Appartengono tutte a case editrici prevalentemente "tradizionali", impegnate nella selezione e nella distribuzione di nuove proposte nel campo letterario o saggistico; ma tutte riconoscono, con toni più o meno marcati, la transizione che sta attraversando il settore e i pericoli che corre, in analogia con quanto è successo nell'industria discografica o con quanto sta accadendo in quella dei quotidiani e dei settimanali. Le previsioni a medio termine sono sicuramente difficili, ma nessuno degli intervistati si è sottratto al compito.



Peter_Mayer.jpg Peter Mayer:
«Negli anni Novanta il marketing era molto importante. Nel 2020 0 nel 2030 perderà completamente di significato. Nel 1995 non si poteva prescindere dalla distribuzione, ma non sarà più così importante nel 2020 perché si troveranno altri modi. Mi ha chiesto quali cambiamenti si verificheranno nella mia attività. Le anticipo metà della risposta: non sappiamo con sicurezza che cosa accadrà, io penso che si pubblicherà meno informazione. Però credo che il valore del libro aumenterà in modo sorprendente. Negli ultimi trent'anni si è potuto osservare che il costo di produzione dei libri è diminuito in tutto il mondo: carta meno cara, lo stesso per la rilegatura... Tutti gli editori hanno concentrato gli sforzi sui margini di guadagno e al pubblico si è lasciata la valutazione della qualità della stampa. Può essere che si scoprirà che il libro, nel suo formato originale e ben curato, serva a creare interesse. Le persone compreranno i libri per il gusto di possederli. Io credo che avremo libri migliori, più eleganti e meglio prodotti. E nessuno li comprerà se avremo fatto un pasticcio [Mayer usa una parola spagnola più forte: birrìa].»
Riccardo Cavallero:
«La rivoluzione digitale rappresenta un cambiamento impressionante, ma quello che non cambierà per un lungo tratto di tempo è la forma della creazione, dello scrivere. Il digitale non influirà su questo aspetto nel breve termine. Lo scrittore farà esperimenti. Si fanno già libri con gli SMS, con i telefonini...

In questa prima fase hai una specie di sbornia: l'autore è convinto che l'editore non gli serve e che è l'agente che deve fare il lavoro. Oggi si è convinti che vi siano disponibili una montagna di informazioni, migliaia di libri che si possono autoeditare senza alcun problema, ma non si sa come farlo... L'editore da un lato manterrà il suo ruolo che è quello di saper fare una selezione, dall'altro cercherà di essere molto attento a quello che chiedono i lettori... Altrimenti rimarrà fuori. Le posizioni di privilegio di questi ultimi secoli, ridotte fondamentalmente alla distribuzione fisica, finiranno... Tra una decina d'anni tutto questo non esisterà. Gli editori dei grandi gruppi, che si sono basati sulla distribuzione, cercheranno di trovare nuovi vantaggi competitivi perché tutto ciò finirà per esaurirsi....»
Riccardo_Cavallero.jpg
Sigrid_Kraus.jpg Sigrid Kraus:
«Credo che i libri elettronici e quelli di carta coesisteranno ancora per molti anni. Possiamo continuare a pubblicare tranquillamente per molto tempo. Ci sarà sempre qualcuno che leggerà i libri di carta. Io stessa leggo libri elettronici da circa 3 anni e devo dire che li trovo molto poco attraenti. Mi preoccupa il tema del copyright, che non vedo con chiarezza. Tutta questa corrente in rete che sostiene che il libro si può scaricare senza pagarlo: c'è gente con un'idea molto bucolica del mondo in cui tutti condividono con tutti e non si paga per i beni intangibili. Se le cose stessero così, non si dovrebbe pagare neanche per i beni tangibili. E solo per i libri ma non per le auto? Come funziona questo principio? Sono ideali rispettabili, non sono mostri, poveri ragazzi, però vedo il pericolo che abbiamo sbagliato tutti nell'educazione. Abbiamo educato generazioni che non hanno capito il concetto e la meraviglia del copyright e non hanno afferrato il progresso compiuto dopo il Rinascimento in cui l'artista è stato finalmente salvato dal mecenate. Se le cose stanno così, allora l'artista dovrà tornare dal mecenate.»
Antoine Gallimard: «Non mi preoccupa il futuro del libro. Il libro digitale, lungi dal far supporre la fine del libro, rappresenta una nuova opportunità per esso. Un libro non è semplicemente un allineamento di caratteri, un impaginato, alcuni capitoli..., e il libro digitale non fa altro che aggiungere un corpo nuovo, un peso nuovo al libro tradizionale. Il libro digitale [...] è una opportunità per arricchire il catalogo e mantenere vivi i libri. Credo che il futuro del libro dipenda sia dagli editori sia dagli autori. Per fare questo mestiere non devi amare soltanto la letteratura, ma anche gli scrittori e le persone, il pubblico.» Antoine_Gallimard.jpg
Michael_Kruger.jpg Michael Krüger: «Da qui a 20 anni ci saranno ancora editori. Forse non tanti come oggi, ma molti sopravviveranno. Il mercato si sta riducendo, anche le tirature si stanno riducendo e il costo sta aumentando. Tra 10 o 20 anni un libro costerà troppo per un giovane. Invece di comprarli si stamperà direttamente i sonetti di Shakespeare. E questo ci porta al tema del copyright. È il problema più grande. La maggioranza dei libri disponibili in una libreria si trovano su Internet. Puoi comprarli o scaricarli. Se la volontà di comprarsi un libro scomparirà, anche il libro scomparirà.»
Stephen Page: «Sia l'autore che il lettore godono di buona salute e questa è l'essenza del nostro lavoro. Io sono ottimista anche se ci sono molti cambiamenti. La nostra attività consiste nel garantire che gli scritti degli autori siano di una qualità eccellente e che giungano ai lettori. Questo è il nostro lavoro. Temevamo che gli autori potessero rivolgersi direttamente ai lettori, senza passare per gli editori; ma le cose non stanno così: l'essenza non è cambiata. L'investimento negli scrittori non è cambiato. Le case editrici esistono per aiutare lo scrittore. Il secondo punto, quello dell'editing, ossia di migliorare lo scritto, è pure qualcosa di molto coerente e si investe molto in questa attività. Almeno si dovrebbe. Le case editrici sono al servizio degli autori e non viceversa. Secondo alcuni agenti e alcuni scrittori vi è scarso impegno da parte delle case editrici e in alcuni casi purtroppo è vero. È pericoloso perché il miglior investimento possibile è quello rivolto allo scrittore. Il terzo punto, infine, è quello di raggiungere il lettore anche con concorrenti nuovi come Amazon, che secondo alcuni sa meglio di noi chi è il lettore.[...] Per me questa è la minaccia più grande, a cui occorre far fronte con una ristrutturazione del sistema delle librerie.» Stephen_Page.jpg
Inge_Feltrinelli.jpg Juan Cruz: «Ci parli dei suoi sogni. Qual è stato il migliore che ha realizzato?»

Inge Feltrinelli: «Mio figlio Carlo. Lo dico sempre, senza falsa modestia, perché raramente il figlio di un editore riesce a proseguire il lavoro del padre. Molti grandi editori non hanno avuto successori. Il sistema editoriale è un mondo tanto agitato, diffícile e complesso, che non si può ereditare; si può ereditare la Fiat, ma non una casa editrice, è differente, non funziona. Inoltre, avere un figlio che lavora con sua madre è impossibile. E questo sogno si è realizzato.»

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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 19.04.11 00:57.

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