1861-2011. L'Italia dei libri (sul Salone dei libro di Torino/2)

| | TrackBack (0)

Torino_Mostra_Italia_Libri.jpg Ritorniamo sul Salone del libro di Torino, per parlare, dopo averla vista, della mostra sulla storia dell'editoria italiana. L'iniziativa non ha avuto un grande successo di pubblico, vuoi per la collocazione in una sede distaccata, vuoi per la trattazione più per addetti ai lavori; può essere utile approfondirla nell'ottica dei temi che propone alla riflessione e delle reazioni che ha suscitato.

Allestita nel cosiddetto spazio Oval, lo stadio che ha ospitato le gare di pattinaggio di velocità durante le Olimpiadi del 2006, collegato ai padiglioni del Lingotto con un percorso coperto, "L'Italia dei libri" è articolata per sezioni e per classifiche nell'intento di sintetizzare una storia lunga un secolo e mezzo. L'ideatore, Rolando Picchioni, e il curatore, Gian Arturo Ferrari, hanno utilizzato lo strumento dell'elenco/classifica per creare un percorso a spirale scandito dalla ricorrenza dei 150 anni: per ogni anno hanno scelto un autore e un libro paradigmatico a cui hanno dedicato un pannello. Nell'immagine qui sotto riproduciamo un esempio di questo tipo di pannello.

pannello_autore.jpg superlibri_1981-2010.gif Parallelamente hanno selezionato 15 superlibri, uno per decennio, e 15 personaggi «che non è possibile sintetizzare in un unico capolavoro. Protagonisti il cui pensiero - e in molti casi la stessa "vita esemplare" - va al di là del confine della pagina letteraria ed è diventato matrice dell'identità di noi italiani d'oggi.» Nei superlibri si inizia con Le confessioni di un ottuagenario di Ippolito Nievo e si conclude con Gomorra di Roberto Saviano; tra i personaggi si va da Francesco De Sanctis ed Emilio Salgari, a Filippo Tommaso Marinetti e Antonio Gramsci, fino a Pier Paolo Pasolini e Oriana Fallaci (unica donna presente, come è stato rimproverato in alcune critiche).

Nelle parti tematiche l'esposizione si allarga alle principali case editrici e ai fenomeni editoriali che hanno contraddistinto il periodo, per concludersi con una previsione sul futuro digitale (su cui c'è poco da dire essendo stata delegata allo sponsor della mostra). Anche per le case editrici è stata costruita una classifica, con la difficoltà di rimanere nel numero di 15 arrivando, alla fine, a un elenco con 17 nomi, che si può leggere in questa pagina (le ultime due aggiunte sembrerebbero essere quelle della Sellerio e di Sperling & Kupfer). Ad ogni casa editrice è stato dedicato un pannello che riassume nella parte visiva le informazioni principali e che presenta nella parte testuale la biografia del fondatore, la storia della casa editrice, i principali collaboratori e le collane del catalogo. Ecco ad es. quello di Treves-Garzanti.

garzanti.jpg
I fenomeni editoriali

Si dice sempre che a fare gli Italiani siano stati la Grande Guerra e i telequiz, la Seicento e gli elettrodomestici, i mondiali di calcio e Sanremo. Vero. Ma, in modo forse meno clamoroso, la nostra cultura in questi centocinquant'anni è cambiata profondamente anche grazie ai libri e al mondo che ruota intorno ad essi. Un mondo che prende la forma di veri e propri "Fenomeni editoriali".
Dagli originali Gialli Mondadori anni Trenta all'editoria religiosa, dai preziosi caratteri tipografici in piombo della famiglia Tallone alla mitica Enciclopedia Treccani, dai Manuali Hoepli che hanno reso popolari le discipline tecniche ai romanzi rosa di Liala fino ai sussidiari su cui si sono formate generazioni di italiani.
Sono angolature e punti di vista diversi, diversi fenomeni e aspetti sulla vita dei libri e relativi ai libri. In alcuni casi generi (tascabili, libri d'arte, gialli, libri scientifici), in altri modalità di accesso ai libri (biblioteche, librerie), in altri ancora aspetti particolarissimi, come ad esempio i caratteri degli italiani, dove i caratteri non sono la diversa indole dei nostri concittadini bensì i caratteri tipografici inventati dagli italiani nei 150 anni dell'unità nazionale.
Abbiamo riportato per intero la presentazione dei "Fenomeni editoriali", perché questa parte della mostra arricchisce il quadro delle classifiche e della storia dell'editoria italiana, e anche perché è stata poco presa in considerazione nelle recensioni di questi giorni. In questa classe di "fenomeni" Picchioni e Ferrari hanno considerato aspetti diversi, che tra l'altro riguardano (1) l'editoria di settore (scolastica, per ragazzi, scienza, geografia, musica, ecc.), (2) le grandi opere (enciclopedie e dizionari) o (3) gli economici (I tascabili), (4) i canali di vendita (librerie e librai), (5) le forme di promozione (premi letterari), (6) le istituzioni di raccolta (le biblioteche nazionali), (7) gli altri editori rimasti fuori dall'elenco dei 17 (editori storici e editori giovani).

In questo caso i pannelli sono costruiti in modo originale rispettando l'oggetto trattato: così, ad es., per i libri della scuola, sotto la parte iconografica, sono riportati a mo' di citazioni giudizi di pedagogisti e letterati come Victor Hugo, Edmondo de Amicis, Mario Lodi, Don Milani e Claudio Magris; per i libri della scienza, invece, la parte testuale, introdotta da una citazione dell'editore Paolo Boringhieri sull'umanesimo scientifico, riassume sotto alle immagini una breve storia della produzione di questo settore specialistico. libriscienza.jpg Fin qui la mostra nelle sue linee essenziali. È evidente che una esposizione di questo tipo non poteva non andare incontro a critiche e polemiche: ne abbiamo accennata una en passant a proposito di una sotto-rappresentazione di genere, in particolare riferita alle autrici. Una seconda critica è stata avanzata da parte cattolica, anche qui per lo scarso peso attribuito agli scrittori di matrice religiosa; a questa osservazione, come avevamo già visto, ha risposto il curatore Ferrari, difendendo le scelte e invitando a una più attenta visione dei padiglioni. Entrambe le critiche potevano essere in qualche modo prevedibili perché esprimono la difficoltà propria di ogni selezione, che procedendo nella scelta produce inevitabili esclusioni che appaiono ad alcune sensibilità dolorose o sbagliate. Ben altro fuoco è arrivato infine, ancor prima della chiusura della manifestazione, da un articolo del quotidiano «la Repubblica» del 16 maggio 2011 intitiolato "Se il Salone vuole far tacere la cultura", con sottotitolo esplicativo "Censure, silenzi, par condicio per neutralizzare le opinioni". In questo caso non è tanto l'impostazione della mostra a essere presa di mira, quanto tutta la gestione delle giornate del Salone.

La tesi espressa dell'articolo è già presente nel titolo: la concomitanza delle elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011 ha portato gli organizzatori a "sterilizzare le opinioni politiche e gli argomenti culturali più scomodi". Il risultato di questo atteggiamento ha sfiorato il "grottesco", quando ha costretto alla non partecipazione di un candidato sindaco (Piero Fassino) e di un governatore in carica (Roberto Cota) alle presentazioni e ai dibattiti, o quando si è preferito non far seguire all'ufficio stampa interno i dibattiti più a rischio (ad es. la celebrazione del 25° anniversario della rivista «Micromega» in cui si sono criticate le più alte cariche dello Stato), per non dimenticare le citazioni di Gramsci richiamate da un magistrato, ma eliminate nel comunicato stampa. Ma l'episodio più grave, per il giornalista del quotidiano romano, è stato il comportamento tenuto con uno dei relatori: il professor Franco Cordero, il cui intervento si può leggere in sintesi in questa pagina.
Per la prima volta nei ventiquattro anni della storia di quello che si presenta come il più grande evento culturale di massa d'Europa (e che ha sempre ospitato senza problemi le voci più diverse), sono state prese le distanze dalle idee di un autorevole ospite. Galeotto, come il libro dantesco, un passaggio sul Cavaliere. A mettere le mani avanti è stato Ferrero, il direttore della programmazione culturale, che prima dell'inizio dell'intervento del giurista e scrittore piemontese, ha letto una nota di censura. Spiega ora: «Di fronte a parole così violente, sopra le righe, eccessive, mi sono sentito in dovere di precisare che questo non è un luogo d'invettive, bensì di dialogo».
Per la cronaca, il riferimento implicito di Ferrero è a un paragone tra Berlusconi e Hitler, presente nel testo di Cordero e da Ferrero ritenuto inaccettabile ("l'invettiva"). Evidentemente anche all'interno del Salone, che pure è sempre una fiera commerciale anche se a contenuto culturale, si è riverberata la spaccatura presente nel paese acuita proprio dall'imminenza della scadenza elettorale e, forse, dalla scadenza delle cariche dirigenziali dell'organizzazione. In ogni caso va ricordato che Ferrero ha una lunga storia nel mondo editoriale e in quello torinese in particolare: entrato giovanissimo nell'ufficio stampa dell'Einaudi, ne è divenuto direttore editoriale, lasciando un volume di ricordi (I migliori anni della nostra vita), edito da Feltrinelli nel 2005, con una ricostruzione dall'interno di figure ed episodi della casa editrice torinese. Ciò lo pone, a nostro avviso, al di sopra di sospetti di mero opportunismo o di critiche probabilmente prevenute.

In un'ottica positiva, fuori delle polemiche, rimane il successo di pubblico del Salone: ci si avvia a superare il risultato dello scorso anno in termini di affluenza e di biglietti venduti. La previsione è che si arriverà a poco meno di 320.000 visitatori con una partecipazione selettiva ai diversi eventi, un dato che permette a presidente e curatore di recuperare o di mantenere spirito e umore.

Aggiornamento del 18 maggio 2011. Come riporta il «Corriere della Sera» del 17 maggio 2011 nelle pagine culturali, la previsione di superare il risultato dello scorso anno si è rivelata erronea: i biglietti venduti si sono fermati alla pur sempre considerevole cifra di 305.000 unità. La seconda novità dell'ultima ora riguarda l'assegnazione allo scrittore spagnolo Javier Cercas (tradotto in Italia da Guanda) del Premio internazionale, giunto alla seconda edizione. Nella conferenza stampa conclusiva, Gian Arturo Ferrari, curatore della mostra sull'"Italia dei libri", ha speso parole di sostegno a una riconferma di Picchioni e di Ferrero: «Rolando Picchioni ed Ernesto Ferrero vanno benissimo. È giusto che facciano anche la prossima edizione in cui si festeggeranno i 25 anni del Salone internazionale del libro di Torino».

Sulla «Repubblica» sempre del 17 maggio continua la polemica tra Franco Cordero ed Ernesto Ferrero: il primo impiega circa due colonne per spiegare come la sua lectio magistralis sia stata impertinentemente introdotta dai rilievi critici di Ferrero, che si è permesso di chiosare l'orazione dell'ospite come una "fiammeggiante invettiva barocca" e che proprio le espressioni "invettiva" e barocca" mal si adattano al suo eloquio. Il testo si può leggere in questa pagina.

La replica di Ferrero è più secca, richiamando il primato del modello del "dialogo leopardiano rispetto a quello dell'invettiva di Gadda" e sottolineando come un certo stile retorico non paghi nella conquista di nuovi consensi, ma si limiti, se va bene, a confermare quelli già acquisiti.

Categorie:

Post correlati

Generazione TQ - 28.07.11
Autori, editori e librai/2 - 24.07.11
Autori, editori e librai - 20.07.11




Su questo post

Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 17.05.11 09:15.

Letture, memoria, giovani (sul Salone del Libro di Torino) è il post precedente

Le copertine scartate è il post successivo

Ultimi commenti

Non ci sono commenti per questo post

Archivi per mese