Letture, memoria, giovani (sul Salone del Libro di Torino)

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Memoria_salone_2011.jpg L'inserto "TuttoLibri" del quotidiano torinese «La Stampa» del 7 maggio 2011 e il "Domenicale" del «Sole 24 ore» dell'8 maggio 2011 pubblicano entrambi un articolo di Andrea Bajani, regista del BookStock Village al prossimo Salone del libro di Torino, in programma dal 12 al 16 maggio 2011. Il tema dei due interventi è simile, ma l'esposizione è diversa: si presenta un'iniziativa che si svolgerà nello spazio del Salone dedicato alla scuola e che vedrà impegnati studenti delle scuole medie torinesi con scrittori, artisti e intellettuali italiani nella discussione di una serie di parole chiave scelte dagli stessi ragazzi. Il titolo del programma di incontri è "Le parole del futuro".

Il gruppo degli adulti comprende tra gli altri: il comico Alessandro Bergonzoni, la giornalista Daria Bignardi, lo scrittore Stefano Benni, il prete antimafia don Giacomo Panizza, il regista Mario Martone, il poeta Franco Loi, l'on. Luciana Castellina del «Manifesto», il sociologo Luciano Gallino, gli scrittori Antonio Moresco ed Ermanno Rea, l'editore di Isbn Massimo Coppola e il giornalista Pietrangelo Buttafuoco. Il gruppo degli studenti, a sua volta, è composto da Pilar D'Alò, Virginia Vadori (Primo Liceo Artistico); Francesco Morgando, Giorgia Giudice, Marco Melatti, Eugenia Jona, Francesca Fazio, Sofia Ferrara (Liceo Gioberti); Agnese Giaccone, Andrea Cerrato (Liceo Alfieri); Eleonora Leombruni, Lorenzo Coda Zabetta (Liceo Gobetti); Alex Seminara, Nicola Zaccaro, Matteo Garbero, Camilla Bunino (Istituto Gobetti Marchesini).

Come è spiegato nell'articolo del «Sole 24 ore» è stato svolto un lavoro di circa 3 mesi con 16 ragazzi delle scuole secondarie di Torino per arrivare a scegliere 15 parole ritenute rappresentative della situazione attuale e di quella prospettica del nostro Paese. Vediamo subito a quale scelta sono arrivati (per come abbiamo capito, la sequenza dovrebbe essere letta in verticale: prima la colonna di sinistra e poi quella di destra)
futuro
impedimento
fiducia
pantano
me
poverini
svolta
rivoluzione
divertimento
resistenza
relativo
denaro
inquietudine
femminile
bellezza
Leggendo l'elenco, non sfuggono le possibili associazioni e la creazione di campi semantici: alcune parole possono essere facilmente collegate in un ragionamento quasi lineare. Potete provare voi stessi con "poverini, impedimento, pantano", oppure con la sequenza "resistenza, fiducia, svolta, rivoluzione", o ancora con "divertimento, bellezza, femminile". Certo è che l'universo semantico – per restare su un piano colto – si presenta polarizzato tra un estremo che tende all'uso di espressioni negative (la prima serie citata) ed uno che invece che stabilisce una scala ascendente (le due seconde serie). Come nota Bajani, tuttavia, il punto di vista dei ragazzi non è sempre così lineare e polarizzato:
[Dal «Sole 24 ore»] "Le parole che un ragazzo si porta dietro scritte sullo zaino – o che incide sul legno di un tavolino, o che si tatua su un braccio, o che scrive con uno spray sopra il muro che corre accanto ai binari – dicono sempre una cosa soltanto, che non è il significato letterale della parola ma in qualche modo il nome di chi l'ha scritta, tutto quello che confusamente sta stipato dentro di lui. (...)

Dentro ogni parola c'è un intrico di cose, alcune scassate, altre dimenticate, che non c'entrano niente l'una con l'altra, e che però stanno insieme, dentro la stessa parola, quella che magari sta scritta sul cavalcavia, che tu leggi la mattina presto passandoci sotto col treno."
Nell'articolo della «Stampa» a Bajani è stata posta una domanda precisa: «cosa ci fa un ragazzo con un libro, a cosa gli serve?». Il suo ricordo allora è riandato a un viaggio ad Auschwitz di un paio di anni fa con 600 ragazzi delle scuole superiori e al cambiamento prodotto dal lento avvicinamento al campo, con il progressivo smorzamento delle risate o delle battute tra compagni o con il senso di spaesamento che si toccava con mano al momento dell'ingresso nel lager.

Queste sono, tuttavia, reazioni in qualche modo note o immaginabili, che ogni visitatore avrà sperimentato sulla propria pelle. Di quel viaggio Bajani fotografa invece un altro particolare, che si lega al Salone e alla manifestazione in programma. Gli riaffidiamo il racconto.
Tra quei ragazzi ce n'era uno che in mezzo a quel niente camminava con in mano Se questo è un uomo, di Primo Levi. Ci teneva un dito in mezzo, con dei guanti rossi, e ogni tanto si fermava, lo apriva e poi alzava di nuovo la testa verso quella distesa di terra, con in fondo le betulle in fila una via l'altra.

Avrà avuto sedici anni, o forse anche di meno. Leggeva Se questo è un uomo perché gliel'aveva detto l'insegnante. Ma lo leggeva come forse non ho mai visto leggere un libro. Ci guardava dentro. Io gli vedevo solo il fiato bianco uscirgli di bocca in mezzo al fiato degli altri. Guardava dentro le pagine come se potesse trovarci tutto quello che non c'era in quel niente polacco circondato dal filo spinato. Cercava alzando la faccia una corrispondenza oltre la pagina, come se la fine del foglio fosse un confine geografico, e insieme storico, guardare lì, dalla dogana, settant'anni dopo la Storia. Quel ragazzo prendeva le parole che c'erano nel libro e poi le disponeva sul prato, e le parole diventavano uomini e donne, e il dolore, la storia di un altro, e quella fatica che si fa sempre a provare a ricordare i ricordi degli altri.
E mentre stava lì, leggendo, a un certo punto il ragazzo si è inchinato per allacciarsi una scarpa e ha posato su una pietra il libro che, nella visione di Bajani, è diventato unità di misura per valutare la realtà circostante e, ad es., la larghezza del camino dei forni. Al ritorno verso l'albergo, lo scrittore, dopo aver chiesto al ragazzo di fargli vedere quel libro ("... era sporco, in copertina c'era una macchia di fango ..."), non ha potuto fare a meno di pensare che quell'insieme rilegato di pagine poteva davvero servire a misurare il mondo circostante, terribile e opprimente, ed anche quello lontano, nello spazio e nel tempo, che avrebbe potuto sicuramente assumere colori più gradevoli.

È una piccola "chicca" quella offerta da Bajani che farebbe venir voglia di aggiungere la parola "libro" a quell'elenco stilato dai ragazzi: libro come libro di memorie di coloro che sono sopravvissuti (almeno per qualche tempo).

Rimane un'ultima cosa da aggiungere sull'iniziativa: gli studenti dell'Istituto per i servizi pubblicitari Albe Steiner, in collaborazione con il Sottodiciotto Filmfestival, hanno tradotto in pillole audiovisive di un minuto le 15 parole che formano il leit-motiv dell'iniziativa. "Ciascuna clip aprirà il rispettivo incontro e sarà messa in rete sul blog, aprendo a tutti la discussione". Quando saranno pubblicate, vi segnaleremo il link.

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Questa pagina contiene un solo post di lucius pubblicato il 09.05.11 08:32.

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