Anniversari

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Centocinquanta anni della Zanichelli

Conosciuta per i suoi vocabolari, per i libri scolastici e per gli atlanti, la casa editrice Zanichelli festeggia in questo periodo il centocinquantesimo anniversario della sua attività, presentando in una sezione apposita del suo sito:

  • il racconto in forma cronologica delle tappe principali della sua storia;
  • il catalogo storico delle opere pubblicate, ricco di circa 19.000 titoli;
  • la ricostruzione attraverso 70 percorsi tematici di eventi, personaggi e opere che hanno segnato la storia della case editrice.

Le schede sono divise in 4 sezioni, dedicate rispettivamente alla storia e ai personaggi (dal Risorgimento a Italo Calvino e a Richard Feynmann), alla scienza, al diritto e alla varia (con i manuali più antichi e quelli più recenti), ai dizionari lessicali e tematici (come ad es. quello dedicato al teatro e al cinema), alle edizioni scolastiche (dal classico Camera e Fabietti al testo di biologia di Helena Curtis).

logo_zanichelli150_2.gif Nucleo centrale della presentazione è il catalogo storico, navigabile per autori, argomenti, collane e sei periodi storici ("Le origini", "Prima guerra mondiale e dopoguerra", "Seconda guerra mondiale e dopoguerra", "Gli anni Sessanta e Settanta", "Gli anni Ottanta e Novanta", "Dal Duemila a oggi") . Nel catalogo si ricostruisce anche la storia della Casa editrice con alcuni contributi dovuti ad autori diversi, con fotografie provenienti dall'archivio Zanichelli e con riproduzioni di documenti, copertine o frontespizi significativi.

A chi volesse approfondire questa lunga avventura editoriale consigliamo poi la lettura del recente Castelli di carte. Zanichelli 1959-2009: una storia di Federico Enriques, edito dal Mulino nel 2008 nella collana "Storia di imprese". Enriques, amministratore delegato della casa editrice, racconta gli ultimi cinquant'anni, con una visione dall'interno ricca di particolari sulla organizzazione, sullo stile di lavoro e sulle tecniche utilizzate. [Il volume può essere consultato interamente in questa pagina.]


Quarant'anni della Sellerio

Il numero degli anni è decisamente minore, ma rappresenta pur sempre la conquista di una età matura per un marchio editoriale, che si è affermato negli ultimi decenni per le caratteristiche distintive delle sue collane (in primis i tascabili) e per il contributo importante ricevuto da intellettuali e scrittori profondamente radicati nel tessuto culturale e linguistico della Sicilia.

Il riferimento è alla editrice Sellerio, creata da Elvira e da Enzo Sellerio nel 1969 a Palermo, con l'iniziale contributo ideativo dell'antropologo Antonio Buttitta e dello scrittore Leonardo Sciascia nelle vesti di autore, di traduttore e di consulente editoriale (suoi sono molti testi di presentazione dei risvolti di copertina). Il riferimento è anche alla piccola collana blu "La memoria", in cui hanno trovato spazio e successo "nuovi" autori come Bufalino o Camilleri e più "navigati" scrittori, come gli svizzeri Dürrenmatt e Glauser e il francese Anatol France.

I colori istituzionali della Sellerio (dal sito della casa editrice)
colori_sellerio.gifIl catalogo, in questo caso, comprende circa 3.000 titoli, tra cui spiccano anche autrici affermate come Daphne Du Maurier, Alicia Giménez-Bartlett e Patricia Highsmith.

Dal punto di vista grafico-editoriale sono interessanti le notazioni di Elvira sulle caratteristiche della collana in una intervista ad Achille Perego, riportata sul «Poligrafico» e disponibile in rete:

me093_big.jpg«L'idea della "Memoria" venne a Sciascia e a mio padre che inventò questo nuovo formato.
A livello grafico si trattava di una novità in controtendenza con i libri di allora. La macchia blu della copertina, la sovraccoperta con un'immagine pittorica figurativa che dava un tocco di eleganza ed esclusività a un libro tascabile, comodo, che stava appunto in tasca ma nello stesso tempo ricercato. Unico nel suo genere con i colori delle lettere e della cornice che cambiavano, con la rilegatura cucita e non incollata e stampato in piano su carta pregiata Fabriano, Grifo vergata o Palatina dai 70 ai 100 grammi, mentre la sovraccoperta (Fabriano Ingres Cover da oltre 120 grammi) avvolgeva il cartoncino della copertina. (...) Anche la copertina, pur essendo particolare ed elegante, è più semplice da realizzare: l'impegno più importante è la ricerca iconografica per il dipinto da pubblicare, ma una volta scelta l'immagine è sufficiente decidere i colori delle lettere e della cornice. Un lavoro che possiamo tranquillamente svolgere all'interno della casa editrice per poi fornire allo stampatore il file da mettere in macchina.»

Avete saputo che ...

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murdoch.jpgRupert Murdoch, editore, imprenditore e produttore televisivo australiano, nonché fondatore e proprietario del vasto conglomerato economico specializzato nel settore dei mezzi di comunicazione di massa, la News Corporation, in una recente intervista ha dichiarato:  "Internet come la si vede ora sarà presto storia". Queste sono le parole da lui espresse per dare un'idea dei reali cambiamenti che ci saranno nel mondo del web.

Ha detto a chiare lettere che la crisi dell'editoria di giornali di tutto il mondo è dovuta all'esodo di lettori e inserzionisti verso il web e crede che, per superare tale crisi, che ha visto anche migliaia di persone perdere il posto di lavoro, la soluzione sia adottare per l'informazione giornalistica web un modello misto in cui le notizie rimarranno accessibili liberamente mentre approfondimenti ed articoli di taglio professionale diverranno fruibili solo a pagamento con forme di abbonamento simili ai quotidiani cartacei.

Le idee esposte dal capo della News Corp. erano state anticipate già alcune settimane fa con una dichiarazione alla Associated Press. Egli si discosta dal credo comune, che vorrebbe soddisfare gratuitamente la fame di notizie, si avvicina in questo modo alla posizione espressa dall'agenzia di stampa che ha dichiarato guerra ai cosiddetti spacciatori di contenuti: dai blogger ai motori di ricerca come Google, accusandoli di violare il copyright detenuto dagli autori dei pezzi originali.

Ora Murdoch ha meglio delineato il suo progetto dichiarando che nei prossimi 12 mesi molte testate inglesi di sua proprietà adotteranno la nuova linea editoriale. Tra queste anche «The Sun», «The Sunday Times» e «The Times».

Probabilmente più in avanti,seguendo i passi di Murdoch, anche l' informazione giornalistica italiana via web avrà simili cambiamenti.
 
Effettivamente questo potrebbe essere un modo per spingere la gente a comprare i giornali o ad abbonarsi e magari per ridare i posti di lavoro a chi l'aveva perso e crearne molti altri. Insomma un modo per rispettare chi ha fatto della scrittura il proprio lavoro (dagli autori agli editori) e si impegna giorno dopo giorno per diffondere le notizie e tenerci costantemente informati.

Biblioteche... queste sconosciute!

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Che tipo di persone prendono oggi in prestito libri in biblioteca? Quali titoli richiedono più spesso? Cosa li interessa maggiormente? E ancora, la biblioteca è un mero edificio deputato al prestito di volumi o racchiude anche altre attività? Che differenze ci sono tra le biblioteche di Roma e quelle di provincia?
Per rispondere a queste e ad altre domande, abbiamo indagato in tre biblioteche, una di Roma, una di Carpineto Romano (provincia di Roma) e una di Gaeta (provincia di Latina), e questi sono i risultati.

SOMIGLIANZE

  • incremento delle richieste da parte di studenti universitari negli ultimi due anni;
  • incremento dei prestiti e degli iscritti negli ultimi due anni;
  • aumento delle richieste di prestito da parte delle donne rispetto agli uomini (rapporto 2:1);
  • budget inferiore alle richieste dell'utenza;
  • staticità dell'utenza (frequentanti tipo: 18/25 anni, studente, fuori sede, o 40/50 anni, lavoratori e studenti medi;
  • affluenza mattutina di studenti universitari, nel pomeriggio afflusso di pensionati, lavoratori, casalinghe e studenti medi;
  • richiesti maggiormente testi di narrativa, romanzi storici, gialli e novità; minore domanda di saggi, tra cui i più richiesti sono di argomento filosofico e psicologico (per ricerche e tesi di laurea).
DIFFERENZE

  • Roma: mancanza di attività culturali capaci di attrarre nuovi lettori;
  • provincia: biblioteca come luogo di aggregazione e centro di attività culturali (giornate dedicate alla Memoria della Shoah, alla donna, progetti di lettura teatralizzata, mostre tematiche).
  • Roma: grande presenza e facile reperibilità di volumi di argomento letterario, con interesse particolare per i romanzi e le novità di impatto editoriale e di pubblico;
  • provincia: mancanza delle novità e dei titoli più commerciali, ma massiccia presenza di sezioni specializzate sull'ambiente (Carpineto Romano) e sezioni specializzate su letteratura di viaggio e d'avventura, sezioni musicali con biblioteca audio (Gaeta).
  • Roma: presenza di un catalogo multimediale;
  • provincia: presenza di un catalogo multimediale ma poca fiducia nella tecnologia (supporto del catalogo cartaceo).

In base ai dati raccolti, grazie alla disponibilità più o meno alta di chi ce li ha forniti, ora possiamo guardare le biblioteche con occhi meno interrogativi. Esse infatti non sono solo il luogo dove sono raccolti e ordinati i libri, come ci può confermare qualsiasi dizionario. Le biblioteche sono molto di più: luoghi in cui si respira cultura, dove il sapere è accessibile non solo attraverso la scrittura, ma anche attraverso altri linguaggi, come la pittura e la musica (la biblioteca di Gaeta è integrata dal museo artistico-storico della città, e contiene al suo interno una sezione dedicata alla musica).

Le biblioteche sono fatte, oltre che di volumi e scaffali, anche e soprattutto di persone: quelle che si occupano di "custodire" e vigilare su questo piccolo partimonio, e quelle che usufruiscono del suo materiale e dei suoi servizi. Questi luoghi, che possono dare un'idea di staticità, sono invece uno scenario dinamico e attivo, dove incontri autori-lettori, mostre tematiche e altri eventi culturali, li rendono testimoni e protagonisti di un continuo viavai di persone di tutte le età, genere e occupazione.


Francesco Briganti
Anna Rita Cattolico
Valentina Vitali

Who watches the Watchmen? We do!

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Si parla di editoria. E quindi di libri. I fumetti sono libri, no? Quindi parlerò di un fumetto, anzi di una graphic novel.
Sì, ho appena finito di leggere Watchmen. E ne sono rimasta colpita.
La mia sola remora era questa: adesso sembrerà che lo stia leggendo sull'onda dell'entusiasmo scatenato dal film. In realtà, da almeno un anno scrutavo questo ponderoso albo dall'aria oscura sugli scaffali delle librerie, e tra me e me pensavo "uhm, interessante".
Poi, però, me ne dimenticavo: a torto, naturalmente. Avessi dato retta all'istinto, avrei potuto precorrere la moda degli avventurieri mascherati e sembrare una vera scopritrice di talenti (anche se l'albo risale a più di vent'anni fa - precisamente al 1986 - e Alan Moore, il suo autore, somiglia ormai ad una specie di sciamano psichedelico e non è certo un novellino).
Invece ho dovuto soffocare l'istinto che mi spinge sempre 500 miglia lontano da tutto ciò che è di moda, e che negli anni mi ha impedito di leggere i libri di Coelho, Harry Potter e La Solitudine dei Numeri Primi.
Scelta fortunata, visto che la saga degli avventurieri in costume è un'interessantissima esperienza di lettura sia che per gli appassionati di fumetti che per gli amanti dei romanzi nel senso più ampio del termine: lo dimostra il fatto che il «Time Magazine» lo abbia annoverato fra i 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi. I testi di Moore passano da toni piani e discorsivi a vette di poesia (talvolta anche un po' troppo facili alla retorica), venati di humour nero, capaci di creare suspense ed immedesimazione, mentre i disegni di Dave Gibbons forniscono un adeguato contraltare ad un'atmosfera tanto fosca, tratteggiando con precisione le espressioni dei personaggi, la rabbia, la tristezza e la paura, la claustrofobia dei luoghi chiusi, la desolazione degli ampi spazi, e producendosi in effetti speciali cinematografici come esplosioni atomiche, smaterializzazioni e viaggi spaziali.
Il titolo del fumetto (originariamente una serie di 12 albi, poi riuniti in volume) viene dalla frase del poeta latino Giovenale "quis custodiet ipsos custodes"? Ossia, "chi sorveglierà i sorveglianti?", che in inglese suona "who watches the watchmen?": scritta che, sotto forma di graffito, inizia a spuntare ovunque sulle pareti degli edifici di una New York stufa dello strapotere degli avventurieri in costume.

Elogio dell'inutilità

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In un mondo che si affanna nella salvaguardia di se stesso, affogando in una marea di buone intenzioni (che, il più della volte, restano tali), tra le manifestazioni di rabbia popolar-globale, le molteplici associazioni naturaliste-umanitarie, cultural-sociali, i concerti contro la povertà che solo per essere allestiti richiedono una spesa pari a quella che salverebbe il Congo, gli allarmi nostradamici sull'imminente conflagrazione universale: in mezzo a tutto questo, rimane per fortuna qualcosa di perfettamente inutile. Privo di fini, privo di intenti, privo di moralità. L'arte. L'unica cosa capace di compiere un elogio completo ed efficace dell'inutilità: perché più è inutile, e cioè priva delle buone intenzioni di cui sopra, più è bella, più è perfetta. Ci piacerebbe, per sentirci forse un po' meno inadeguati e crudeli, poter inventare l'arte sociale, impegnata, che risolve i problemi e si presta a essere l'arco impugnato da noi moderni Robin Hood, ma fortunatamente non ci è permesso violare il regno sacro dell'artista con successo. Qualcuno ci prova e lì per lì ci riesce, ma resta un isolato tentativo ingoiato dal tempo.
Lo aveva capito già Wilde, che scriveva nella prefazione del Ritratto di Dorian Gray: «nessun artista ha intenzioni etiche. Uno scopo etico in un artista è un imperdonabile manierismo stilistico.»
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Editing and Publishing è il blog del corso di "Editing e tecniche di redazione" della laurea triennale, tenuto da Lucio D'Amelia tra il 2006 e il 2010: contiene post e documenti sul lavoro in casa editrice e sulla stampa di libri.

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