Un bisogno irresistibile di pubblicare

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Sembrerebbe davvero irresistibile: non l'ultimo best-seller o il nuovo mp3 ricevuto dagli amici o il film appena uscito. Apertamente irresistibile è il nostro bisogno di scrivere, di pubblicare anche a nostre spese e – ma questo meno apertamente – di essere riconosciuti nell'arena letteraria. Ne abbiamo parlato in passato come editoria di quarta dimensione. Ci ritorniamo oggi per una nuova iniziativa messa in campo da tre marchi importanti: Dalla schermata seguente si può capire meglio di che cosa stiamo parlando.

mioesordio.jpg Ora la filiera è abbastanza chiara: la società di autopubblicazione "Il mio libro" bandisce il concorso letterario "Il mio esordio", avvalendosi della consulenza della Scuola Holden per la valutazione dei testi presentati, della casa editrice Feltrinelli per la stampa del volume vincitore e del circuito la Feltrinelli.it per assicurare all'opera prima una visibilità nella distribuzione. Fino a questo punto, salvo il fatto che i soggetti promotori godano di una certa importanza e visibilità nel proprio campo di azione, non ci sarebbe nulla di effettivamente nuovo: sul lato dell'offerta queste forme di promozione (a proprie spese) del talento individuale, spesso mascherate da premio letterario, non sono né originali né nuove. Ciò che in qualche modo è nuovo e fa pensare è quello che avviene sul lato della domanda. Vediamolo nella pagina seguente.

Eventi e vanità

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berardinelli.jpgTra le reazioni dopo la fine del Salone del libro di Torino val la pena di registrare quella del critico letterario, Alfonso Berardinelli, pubblicata sul «Corriere della Sera» del 20 maggio 2011 con il titolo "Grandi eventi, sfilata di vanità". Berardinelli è ben noto agli addetti ai lavori per i suoi studi critici, riportati nella voce personale di Wikipedia per il periodo che va dal 1973 fino a oggi, e per la condirezione, insieme a Piergiorgio Bellocchio, della rivista «Diario», uscita per 10 numeri tra il 1985 e il 1993 (oggi si può leggere nella riproduzione fotografica integrale proposta dalla casa editrice Quodlibet di Macerata), che non è da confondere con il settimanale omonimo diretto da Enrico Deaglio tra il 1996 e il 2008 e pubblicato come supplemento del quotidiano «l'Unità».

Berardinelli era al Salone di Torino per partecipare a un dibattito sul poeta Sandro Penna insieme a Giuseppe Leonelli, che sta curando per Garzanti la nuova edizione critica delle opere del poeta. E qui si verifica la prima sorpresa inaspettata: le persone presenti in sala per ascoltare i due relatori non superano il numero di 15. Come sottolinea lo stesso Berardinelli:
Né più né meno che quindici, nella massa di visitatori della Fiera del libro, nella colta Torino, un numero di visitatori che, si dice, ogni anno è in crescita. Ma che cosa sa questo pubblico? Che cosa cerca? Penna è uno dei più leggibili, forse il più leggibile fra tutti i poeti del Novecento italiano. Ed è anche uno dei maggiori. La sua singolarità è fuori discussione. Su di lui Pasolini e Garboli hanno scritto saggi memorabili. Ma le poesie di Penna sembra che non abbiano bisogno di spiegazioni e interpretazioni.
Berardinelli scopre "dolorosamente" che la poesia, intesa come lettura diretta dell'opera o come lettura critica di un autore, non "tira", non coinvolge, almeno apertamente, ampie fette di pubblico, salvo poi collocare in un olimpo ideale i grandi autori delle opere in versi e nel mondo dei long-seller quelli amati dal pubblico. E gli sfugge un inizio di invettiva contro il pubblico ("Che cosa sa?... Che cosa cerca?", Come si permette? aggiungiamo noi): 15 persone, tutte attente e competenti, ma fuori della sala sciami di professori che credono già di conoscere e, quindi, cercano altro. In realtà a questi esterni sfugge che cos'è la poesia italiana contemporanea e soprattutto non sono in grado di comprendere che cos'è un vero grande poeta.

Le copertine scartate

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Nella rubrica domenicale del «New York Times» dedicata ai libri potete leggere uno strano articolo su un tema inusuale. Ecco la traduzione.
Copertine di libri abbandonate

Per gli autori la scelta della copertina del libro è il momento delicato in cui la loro creazione privata inizia a mettersi in gioco esternamente e a prepararsi ad entrare nel mercato. Per i designer grafici può essere anche l'inizio di una lotta per difendere le loro idee preferite.

Una copertina proposta può essere scartata per tutta una serie di motivi: è troppo scura; è troppo chiara (su Amazon le copertine bianche non appaiono bene). Sembra troppo simile a quella di un libro per ragazzi. Non attrae gli uomini. E il verdetto negativo può arrivare da ogni parte: non soltanto dall'autore e dal suo agente, ma anche dall'editore, dalle forze interne di vendita o dai responsabili degli acquisti (i cosiddetti buyers), che sono ben noti per ridurre il quantitativo degli ordini, se la copertina non viene cambiata.

Per i libri più importanti i grafici possono arrivare a preparare fino a 50 copertine, anche se mediamente ci si ferma alla mezza dozzina.
Di seguito abbiamo riportato alcune copertine mai pubblicate, che sono state segnalate al giornale americano dai loro creatori. A fianco di ciascuna trovate quella pubblicata, come risultano nel database di Amazon.

A giudizio di chi scrive, in alcuni casi la "perdita" non è stata così drammatica; in altri la prima soluzione grafica avrebbe potuto fare una sua degna figura. A voi come sembrano?
Torino_Mostra_Italia_Libri.jpg Ritorniamo sul Salone del libro di Torino, per parlare, dopo averla vista, della mostra sulla storia dell'editoria italiana. L'iniziativa non ha avuto un grande successo di pubblico, vuoi per la collocazione in una sede distaccata, vuoi per la trattazione più per addetti ai lavori; può essere utile approfondirla nell'ottica dei temi che propone alla riflessione e delle reazioni che ha suscitato.

Allestita nel cosiddetto spazio Oval, lo stadio che ha ospitato le gare di pattinaggio di velocità durante le Olimpiadi del 2006, collegato ai padiglioni del Lingotto con un percorso coperto, "L'Italia dei libri" è articolata per sezioni e per classifiche nell'intento di sintetizzare una storia lunga un secolo e mezzo. L'ideatore, Rolando Picchioni, e il curatore, Gian Arturo Ferrari, hanno utilizzato lo strumento dell'elenco/classifica per creare un percorso a spirale scandito dalla ricorrenza dei 150 anni: per ogni anno hanno scelto un autore e un libro paradigmatico a cui hanno dedicato un pannello. Nell'immagine qui sotto riproduciamo un esempio di questo tipo di pannello.

pannello_autore.jpg superlibri_1981-2010.gif Parallelamente hanno selezionato 15 superlibri, uno per decennio, e 15 personaggi «che non è possibile sintetizzare in un unico capolavoro. Protagonisti il cui pensiero - e in molti casi la stessa "vita esemplare" - va al di là del confine della pagina letteraria ed è diventato matrice dell'identità di noi italiani d'oggi.» Nei superlibri si inizia con Le confessioni di un ottuagenario di Ippolito Nievo e si conclude con Gomorra di Roberto Saviano; tra i personaggi si va da Francesco De Sanctis ed Emilio Salgari, a Filippo Tommaso Marinetti e Antonio Gramsci, fino a Pier Paolo Pasolini e Oriana Fallaci (unica donna presente, come è stato rimproverato in alcune critiche).

Nelle parti tematiche l'esposizione si allarga alle principali case editrici e ai fenomeni editoriali che hanno contraddistinto il periodo, per concludersi con una previsione sul futuro digitale (su cui c'è poco da dire essendo stata delegata allo sponsor della mostra). Anche per le case editrici è stata costruita una classifica, con la difficoltà di rimanere nel numero di 15 arrivando, alla fine, a un elenco con 17 nomi, che si può leggere in questa pagina (le ultime due aggiunte sembrerebbero essere quelle della Sellerio e di Sperling & Kupfer). Ad ogni casa editrice è stato dedicato un pannello che riassume nella parte visiva le informazioni principali e che presenta nella parte testuale la biografia del fondatore, la storia della casa editrice, i principali collaboratori e le collane del catalogo. Ecco ad es. quello di Treves-Garzanti.

garzanti.jpg
Memoria_salone_2011.jpg L'inserto "TuttoLibri" del quotidiano torinese «La Stampa» del 7 maggio 2011 e il "Domenicale" del «Sole 24 ore» dell'8 maggio 2011 pubblicano entrambi un articolo di Andrea Bajani, regista del BookStock Village al prossimo Salone del libro di Torino, in programma dal 12 al 16 maggio 2011. Il tema dei due interventi è simile, ma l'esposizione è diversa: si presenta un'iniziativa che si svolgerà nello spazio del Salone dedicato alla scuola e che vedrà impegnati studenti delle scuole medie torinesi con scrittori, artisti e intellettuali italiani nella discussione di una serie di parole chiave scelte dagli stessi ragazzi. Il titolo del programma di incontri è "Le parole del futuro".

Il gruppo degli adulti comprende tra gli altri: il comico Alessandro Bergonzoni, la giornalista Daria Bignardi, lo scrittore Stefano Benni, il prete antimafia don Giacomo Panizza, il regista Mario Martone, il poeta Franco Loi, l'on. Luciana Castellina del «Manifesto», il sociologo Luciano Gallino, gli scrittori Antonio Moresco ed Ermanno Rea, l'editore di Isbn Massimo Coppola e il giornalista Pietrangelo Buttafuoco. Il gruppo degli studenti, a sua volta, è composto da Pilar D'Alò, Virginia Vadori (Primo Liceo Artistico); Francesco Morgando, Giorgia Giudice, Marco Melatti, Eugenia Jona, Francesca Fazio, Sofia Ferrara (Liceo Gioberti); Agnese Giaccone, Andrea Cerrato (Liceo Alfieri); Eleonora Leombruni, Lorenzo Coda Zabetta (Liceo Gobetti); Alex Seminara, Nicola Zaccaro, Matteo Garbero, Camilla Bunino (Istituto Gobetti Marchesini).

Come è spiegato nell'articolo del «Sole 24 ore» è stato svolto un lavoro di circa 3 mesi con 16 ragazzi delle scuole secondarie di Torino per arrivare a scegliere 15 parole ritenute rappresentative della situazione attuale e di quella prospettica del nostro Paese. Vediamo subito a quale scelta sono arrivati (per come abbiamo capito, la sequenza dovrebbe essere letta in verticale: prima la colonna di sinistra e poi quella di destra)
futuro
impedimento
fiducia
pantano
me
poverini
svolta
rivoluzione
divertimento
resistenza
relativo
denaro
inquietudine
femminile
bellezza
Leggendo l'elenco, non sfuggono le possibili associazioni e la creazione di campi semantici: alcune parole possono essere facilmente collegate in un ragionamento quasi lineare. Potete provare voi stessi con "poverini, impedimento, pantano", oppure con la sequenza "resistenza, fiducia, svolta, rivoluzione", o ancora con "divertimento, bellezza, femminile". Certo è che l'universo semantico – per restare su un piano colto – si presenta polarizzato tra un estremo che tende all'uso di espressioni negative (la prima serie citata) ed uno che invece che stabilisce una scala ascendente (le due seconde serie). Come nota Bajani, tuttavia, il punto di vista dei ragazzi non è sempre così lineare e polarizzato:
[Dal «Sole 24 ore»] "Le parole che un ragazzo si porta dietro scritte sullo zaino – o che incide sul legno di un tavolino, o che si tatua su un braccio, o che scrive con uno spray sopra il muro che corre accanto ai binari – dicono sempre una cosa soltanto, che non è il significato letterale della parola ma in qualche modo il nome di chi l'ha scritta, tutto quello che confusamente sta stipato dentro di lui. (...)

Dentro ogni parola c'è un intrico di cose, alcune scassate, altre dimenticate, che non c'entrano niente l'una con l'altra, e che però stanno insieme, dentro la stessa parola, quella che magari sta scritta sul cavalcavia, che tu leggi la mattina presto passandoci sotto col treno."
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Editing and Publishing è il blog del corso di "Editing e tecniche di redazione" della laurea triennale, tenuto da Lucio D'Amelia tra il 2006 e il 2010: contiene post e documenti sul lavoro in casa editrice e sulla stampa di libri.

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