La figura dell'editor

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franchini.jpgLo abbiamo citato a più riprese tra le persone che svolgono un ruolo importante nelle case editrici. L'editor è diventato una figura chiave dell'editoria contemporanea, con compiti e responsabilità nella fase alta di ideazione del libro e in quella finale di messa a punto e miglioramento della nuova iniziativa. Può essere il curatore di un volume nell'accezione anglosassone, oppure accompagnare l'autore nel suo percorso e diventarne un interlocutore privilegiato in quella italiana. Come uno dei primi lettori è in grado di formulare osservazioni e commenti, che possono influenzare favorevolmente una vena creativa ancora fresca.

L'editor di narrativa deve avere una particolare predisposizione a dialogare con il mondo interiore, spesso ancora in fieri e proprio per questo prensile per nuovi suggerimenti e geloso del proprio sviluppo autonomo, di chi scrive il libro.

Abbiamo perciò raccolto tre interviste-testimonianze di Antonio Franchini, editor della narrativa in Mondadori e anche autore in proprio per la casa editrice Marsilio. La prima è apparsa in TreccaniLab, e ne abbiamo già parlato in questa occasione. La seconda è stata pubblicata nell'edizione napoletana della «Repubblica». La terza infine è di questa settimana ed è apparsa sempre sulla «Repubblica», questa volta però nell'edizione nazionale a cura di Antonio Gnoli.

Sottolineiamo solo un punto delle sue dichiarazioni: la risposta al quesito "Come ha cominciato?"
«Ero un giovane laureato in lettere. Risposi a un annuncio in cui cercavano persone da impiegare nel marketing editoriale. Feci un colloquio ma non venni preso. Nel frattempo da Napoli mi ero trasferito a Milano, dove avevo cominciato a lavorare in alcuni studi editoriali. Erano i primi anni Ottanta. Finii alla Reader' s Digest. Mi occupavo di grandi opere: giardinaggio, cucina, storia divulgativa. Pensavo di mollare. Sentivo che non era ciò che mi interessava, il lavoro per il quale ero tagliato. Quello che non sapevo è che il lavoro alla Digest era molto apprezzato negli ambienti editoriali, per via della cura con cui venivano confezionati i libri. E quando si ripresentò l' occasione con la Mondadori, venni assunto».
Ecco infine i testi (con un augurio di buona lettura e di buone letture nel mese di agosto):
PS A Franchini si deve il titolo del bestseller di Giordano (La solitudine dei numeri primi, premio Strega del 2009), che l'autore aveva intitolato Dentro e fuori dall'acqua, e viceversa la difesa di quello del libro di Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, premio Strega 2010, che suscitava perplessità nella casa editrice milanese.

Il diritto d'autore

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Nascita dei primi provvedimenti sul diritto d'autore

Il diritto d'autore, giuridicamente parlando, è una materia molto giovane. Per molti secoli è rimasta ignorata e senza una vera e propria legge che la regolasse e solo in tempi recenti si è sentita l'esigenza di un riconoscimento di un diritto a favore dell'autore.
Con l'English Copyright Act, promulgata nel 1709 dalla regina Anna d'Inghilterra ed entrata in vigore il 10 aprile del 1710, ci si cominciò ad occupare di leggi per i diritti dell'autore dell'opera. Per quanto riguarda invece il resto d'Europa si dovrà attendere il secolo successivo per avere leggi simili per la regolamentazione del diritto d'autore.
I primi provvedimenti nell'Italia preunitaria avvennero nel breve periodo di influenza napoleonica. Il 9 maggio 1801 venne emanata la Legge del 19 fiorile dell'anno IX che riconobbe come sacra la proprietà dell'autore e portò agli "autori di scrittura d'ogni maniera, ai compositori di musica, ai pittori, ai disegnatori che fanno incidere quadri o disegni", il diritto esclusivo, finché fossero in vita, di vendere, far vendere, distribuire le loro opere nel territorio Cisalpino e di cederne la proprietà solo se almeno due esemplari dell'opera venivano depositati nella biblioteca nazionale.
Nel 1865 il Regno d'Italia, da poco unificato, si dotò di un Codice sul diritto d'autore che riconosceva agli autori il diritto esclusivo di pubblicazione e riproduzione (la Legge del 25 giugno 1865 n. 2337 sui diritti spettanti agli autori delle opere dell'ingegno).

La Legge n. 633/1941

Dal 22 aprile 1941 il diritto d'autore in Italia è regolato dalla legge n. 633 "Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio" e dalle sue successive modifiche e aggiornamenti del 2000 e del 2005. La legge si compone di 206 articoli divisi in otto titoli.
La legge è estremamente lunga e complessa ma si possono almeno definire dei principi generali sui quali si fonda la normativa:
 
  • Sono protette, ai sensi di questa legge, le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione (art.1)
  • L'autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l'opera e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, originale o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l'esercizio dei diritti esclusivi sulla riproduzione, la trascrizione, l'esecuzione, la comunicazione al pubblico, la distribuzione, la traduzione e il noleggio (art.12-19). Questi sono i diritti patrimoniali, legati all'utilizzo dell'opera e allo sfruttamento economico della sua commercializzazione
  • Vi sono poi i diritti morali, che sono inalienabili: indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione ed a ogni atto a danno dell'opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione (art.20)
  • I diritti di utilizzazione economica dell'opera durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dalla sua morte (art.25), dopo l'opera diventa di dominio pubblico e può essere utilizzata da chiunque senza alcun pagamento. Gli eredi dell'autore resteranno detentori della proprietà letteraria sull'opera e potranno sfruttarla fino a settant'anni dalla morte dell'autore
  • Attraverso un contratto editoriale l'autore può concedere ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, la sua opera (art.118). Il contratto può essere per edizione o a termine. Il contratto per edizione conferisce all'editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro vent'anni dalla consegna del manoscritto completo e nel contratto devono essere indicati il numero delle edizioni e il numero degli esemplari di ogni edizione, se mancano tali indicazioni si intende che il contratto ha per oggetto una sola edizione per il numero massimo di duemila esemplari. Il contratto di edizione a termine conferisce all'editore il diritto di eseguire quel numero di edizioni che stima necessario durante il termine, che non può eccedere venti anni, e per il numero minimo di esemplari per edizione, che deve essere indicato nel contratto (art.122)
  • Il compenso spettante all'autore deve essere proporzionato al successo della sua opera in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti (art.130). Solitamente varia dal 5% per le edizioni economiche al 12% per quelle di grande successo

"Potresti anche dirmi grazie!"

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Potrebbe sembrare l'esclamazione di un genitore con il proprio figlio, di una qualsiasi persona con il migliore amico o semplicemente lo scambio tra due colleghi di studio o di lavoro. È invece una battuta rivolta nel 1943 da Cesare Pavese a Norberto Bobbio in occasione di una pubblicazione einaudiana ed è il titolo pungente che Paolo Di Stefano ha voluto dare al volume in cui ha raccolto le interviste con i principali editori italiani, comparse tra il 2008 e il 2009 nelle pagine culturali del «Corriere della Sera», con il sottotitolo "gli scrittori raccontati dagli editori".

DiStefano.jpg Oltre a essere saggista e scrittore in proprio, Di Stefano è redattore e inviato da molti anni, con una specializzazione proprio sulla editoria: in questa veste ha tradotto l'indagine giornalistica in un corposo volume, apparso recentemente per i tipi della Rizzoli. L'inchiesta originaria è stata ampliata e approfondita: nel libro compaiono interviste che non sono state pubblicate sul quotidiano e quelle già pubblicate sono state riviste e ampliate (i testi sono in parte disponibili sul sito del «Corriere» attraverso la funzione della ricerca in archivio e sono scaricabili anche da questa pagina del nostro sito).

Nelle pagine finali Margherita Marvulli ha curato il profilo delle case editrici presentate nel volume. Queste schede forniscono uno strumento utile per conoscere in sintesi la loro storia dalla fondazione a oggi, i principali scrittori pubblicati e le vicende societarie degli ultimi anni, che hanno portato a una vera e propria riconfigurazione dell'intero settore editoriale.

Chi sono i protagonisti dell'inchiesta? I loro nomi sono riportati nella tabella che segue, preceduti dal riferimento alla casa editrice di appartenenza.

Nr. Case editrici Intervistati
1 Adelphi Roberto Calasso*
2 Archinto Rosellina Archinto*
3 B. C. Dalai Alessandro Dalai
4 Bollati Boringhieri Stefano Mauri
5 Bompiani Mario Andreose & Grabriella D'Ina
6 Donzelli Carmine Donzelli
7 e/o Sandro Ferri & Sandra Ossola
8 Einaudi Ernesto Ferrero
9 Einaudi Stile libero Severino Cesari & Paolo Repetti
10 Feltrinelli Inge Feltrinelli & Gabriella D'Ina
11 Frassinelli Gruppo Sperling & Kupfer
12 Garzanti Piero Gelli & Gianandrea Piccioli
13 Giunti Sergio Giunti
14 Guanda Luigi Brioschi
15 Il Mulino Ugo Berti Arnoaldi*
16 Il Saggiatore Luca Formenton
17 Laterza Giuseppe Laterza*
18 Longanesi Stefano Mauri
19 Marsilio Cesare De Michelis
20 Minimum Fax Marco Cassini & Daniele Di Gennaro
21 Mondadori Gian Arturo Ferrari & Ferruccio Parazzoli
22 Pequod Marco Monina*
23 Piemme Maria Giulia Castagnone
24 Rizzoli Rosaria Carpinelli
25 Sellerio Antonio Sellerio
26 Sperling & Kupfer Gruppo editoriale Mondadori
27 Tropea Marco Tropea
28 Zanichelli Federico Enriques

Memoria svelata. Cronache di un autore e del suo editore

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La constatazione di una diffusa disabitudine al ricordo e di un rapporto superficiale e distratto nei confronti del nostro passato sono le motivazioni poste alla base del Salone internazionale del libro 2010, svolto a Torino dal 13 al 17 Maggio. Cinque giorni per parlare di libri e di cultura, per riflettere sul presente, sul futuro e soprattutto sul passato.

I dibattiti sono stati organizzati secondo questa linea guida, affrontando temi a metà strada fra scienza, storia, letteratura e arti. Iniziando dalle neuroscienze, dalla psicoanalisi, si è discusso sulla mitologia. Si è fatta una sommatoria delle tematiche più urgenti attraverso uno sguardo che ha spaziato dall'India, paese ospite della Fiera, alle regioni italiane, da tradizioni, culture, a luoghi, culle di ricordi e di memorie. Tante ricorrenze e occasioni di riprendersi il passato e perché no, togliersi qualche soddisfazione, dicendo la propria e offrendo suggerimenti o contributi. Tra questi anche un omaggio a Giulio Einaudi che, a undici anni dalla sua scomparsa, rivive nei ricordi e nelle parole di chi ha lavorato con lui.

Sebastiano Vassalli racconta del suo editore con una commozione, paradossalmente lucida, che tratteggia i lineamenti di un uomo dalla personalità controversa, dall'atteggiamento severo ma trasparente. Importante e puntuale arriva la sua raffigurazione, fa quasi da cornice alla realizzazione del volume che lo stesso Vassalli coglie l'occasione di promuovere. Libri e scrittori di via Biancamano (Educatt Università Cattolica, Milano 2009) si propone, riunendo nomi conosciuti della grande casa editrice, di ripercorrere la lunga storia einaudiana. Giustamente da cosa iniziare, se non dal principio? Così Vassalli racconta Einaudi come un uomo incapace di mezze misure, ben fermo sulle sue idee e poco propenso a lasciarsi persuadere. L'inizio del loro rapporto, lavorativo e umano, avviene sotto il segno della diffidenza che l'editore ha nei suoi confronti, gravata dallo sperimentalismo dell'avanguardia del Gruppo 63 a cui Vassalli era stato vicino e che Einaudi non aveva mai apprezzato.

Ai primi quindici anni di completa e sprezzante indifferenza segue l' avvicinamento nel 1984, quando Einaudi, contro ogni aspettativa, bussa alla porta di Vassalli. È l'inizio del loro sodalizio. La casa editrice viveva un momento di crisi, la bancarotta alle spalle, la prospettiva di un carcere che solo la grande fama riuscì a risparmiare all'editore. Vassalli era al suo sesto libro La notte della cometa, viveva in un "postaccio terrificante" ed essere accettato dal suo editore era quanto di più sorprendente e sperato potesse desiderare.

Un mondo a nuvolette

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[N.B. Questo testo è un estratto dell'articolo integrale in cui trovate immagini e informazioni in più.]

Il mio primo amore arrivò ad otto anni. Avevo tutti gli elementi: un'amica del cuore, una fumetteria sotto casa di mia nonna e tanta curiosità. La prima serie che lessi fu Dragon Ball, di Akira Toriyama. Il primo volume che comprai fu Card Captor Sakura delle CLAMP. Se c'è qualche appassionato di manga, fra voi lettori, quasi sicuramente avrà sfogliato e/o letto almeno uno di questi due titoli. E se non l'ha fatto dovrebbe affrettarsi a rimediare. Parlare di manga è come parlare delle riviste italiane del '900: è un argomento vasto, vastissimo, che comprende storia, cultura, sensibilità artistica e morale, e tutto ciò che troviamo in un qualunque libro, o film, o prodotto culturale. Perché il manga non è solo intrattenimento, virtuosismo artistico o marketing. O almeno, non lo è un BUON manga. Questo articolo non sarà scritto da un'esperta del campo: sarà scritto da un'appassionata. Buona lettura.

ありがとう (Grazie!)

Cos'è un manga?

Manga è un vocabolo giapponese che classifica un genere di fumetto o di albo a figure (a volte chiamato komikku, dall'inglese comic) che ha avuto origine in Giappone negli ultimi anni del 19° secolo, ma nella sua caratterizzazione più moderna si svilupperà solo negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Attualmente in Giappone il manga è letto da individui di tutta l'età, perché vi sono tantissimi generi e sottogeneri adatti a tutti. I manga hanno le dimensioni di un libro tascabile e sono solitamente stampati in bianco e nero, ma esistono alcuni volumi che vengono stampati a colori: può essere una scelta dell'autore (ma è difficile che si stampi a colori un'intera collana), o anche di marketing (ad esempio in occasioni speciali, come anniversari o mostre importanti). I tankobon (volumi)  possono essere realizzati fondamentalmente con tre formati di pagina distinti: il più classico è il B6 (circa 12,5×18 cm), ma sono utilizzati anche, per edizioni più lussuose, l'A5 (15×21 cm) e il B5 (18×25 cm). In Giappone il mercato del manga rende annualmente 406 miliardi di yen (che ammontano circa a quasi 3 miliardi di euro), ed è in continua espansione. In Giappone si leggono manga ovunque: esistono i manga café, chiamati anche "manga kissa" (kissa è l'abbreviazione di "kissaten", un tipo di ristorante che vende caffè o pasti semplici), dove i clienti possono bere e mangiare mentre leggono un manga. Recentemente, inoltre, c'è stato un forte aumento di pubblicazione di webmanga originali, disegnati da appassionati di vario livello di esperienza, e pensati per la visualizzazione su internet; possono essere ordinate in forma di albo solo se è disponibile alla stampa. Il Museo Internazionale del Manga di Kyoto ha redatto una lunga lista dei manga pubblicati sul web in Giappone.

Un po' di storia

La parola "manga", tradotta, significa "immagini casuali", o "immagini senza nesso logico", ed appare nell'uso comune nel tardo 18° secolo, quando venne pubblicato il "Shiji no yukikai" (1798) di Santo Kyoden, e quando nel 19° secolo fu il turno di "Manga hyakujo" (1814) di Aikawa Minwa, e dei libri "Hokusai Manga" (1814-1878), che contiene disegni e schizzi del famoso artista di ukiyo-e Genjo Hokusai. Il primo ad utilizzare la connotazione moderna di manga fu Rakuten Kitazawa (1876-1955). I fumetti giapponesi erano connotati anche con Tobae (da Toba, artista del XI secolo), Byooga ("immagine disegnata"), e Ponchie (da Punch, una popolare rivista inglese).

Alcuni studiosi ritengono che l'origine del manga sia riconducibile agli eventi successivi alla Seconda Guerra Mondiale, altri all'era Meiji e quella precedente. L'occupazione statunitense del Giappone (1945-1952) sembrerebbe aver ispirato gli autori in erba, portando nel paese i fumetti americani, la televisione, i film e i cartoni animati come quelli della Disney, ma molti ritengono che il manga sia solo una continuità della cultura giapponese e dei suoi canoni estetici. Il manga moderno è nato durante l'occupazione americana, ed è nei primi anni '60 che nascono i primi lavori come "Astro Boy", di Osamu Tezuka, che ebbe un enorme successo ed ancora oggi ha moltissimi ammiratori. Dagli anni '50 ai '70 il manga si sviluppa in shounen manga e shoujo manga. È nel 1969 che viene fondato il primo gruppo di artiste di sesso femminile, col nome di "Il gruppo dell'anno 24", conosciuto anche come "Le magnifiche 24". Lo shoujo manga raggiungerà il suo apice con "Sailor Moon". Intorno agli anni '50 iniziò l'interesse per la fantascienza, e si svilupparono trame sui robot, sui viaggi nel tempo e nello spazio. Temi popolari includono anche la tecnologia, gli sport e i fenomeni soprannaturali. Stranamente, fumetti occidentali come Superman, Batman e Spider-Man non ebbero successo. Dagli anni '90 in poi i manga abbracciano con maggior spontaneità temi legati alla sfera erotica, anche nelle sue più diverse e crude sfumature (tra cui sadomasochismo e zoofilia). Contemporaneamente si sviluppò anche lo stile Gekiga, macabro e drammatico.
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