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Genesi di un personaggio di successo

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Riprendiamo dall'ultimo numero del "Venerdì" della «Repubblica» (01/07/2011) il dialogo tra il linguista Tullio De Mauro e lo scrittore Andrea Camilleri, presentato con il titolo "L'invenzione della lingua da Pirandello a Montalbano": tema centrale, insieme alle considerazioni sul rapporto tra la lingua e il dialetto, è la genesi della fortunata serie di gialli "siciliani", con la creazione del personaggio del commissario Montalbano, entrato nell'immaginario quotidiano di milioni di persone sotto le sembianze di Luca Zingaretti.

Tullio De Mauro - C'è un segreto per scrivere libri che abbiano tanto gradimento di lettori affezionati?
camilleri.jpg Andrea Camilleri - Devo dire sinceramente che se un segreto c'è, io non lo conosco. A me è successo di cominciare a scrivere dei libri che incontravano un certo pubblico. Una sera sentii dire da Aldo Busi che uno non poteva ritenersi scrittore se non aveva venduto almeno tremila copie. Non so in base a quale criterio lo dicesse. Comunque io col mio romanzo Un filo di fumo, pubblicato da Garzanti, avevo già venduto seimila copie, quindi mi considerai due volte scrittore. Ero perfettamente a posto e in regola. E quando continuai poi a pubblicare libri con Elvira Sellerio - che Dio l'abbia in gloria - la media era questa. Non è che c'era questo gran successo: era bello perché i recensori si occupavano di me. Poi nel 1994 mi venne la malaugurata idea di risolvere la struttura di un romanzo che avevo finito di scrivere e che mi sembrava di una noia mortale. Si chiamava Il birraio di Preston. Dissi: prova a scrivere un romanzo giallo. Me lo proposi per disciplina. Vedi, io non so come scrivono gli altri scrittori. Io traggo le mie storie dai fatti di cronaca o dai libri di storia e comincio a scrivere. Avevo avuto per lungo tempo una miniera d'oro: l'inchiesta sulle condizioni socio-economiche della Sicilia del 1875, la prima inchiesta ministeriale sulla Sicilia quindici anni dopo l'Unità. Tra domande e risposte ci sono per me spunti inesauribili e da due o tre di queste domande e risposte ho ricavato Il birraio di Preston, La stagione della caccia e altro ancora.

T.D.M. Come scrivi i tuoi libri?
A.C. Scrivo iniziando da un determinato fatto che mi ha dato l'input. Ma questo nel romanzo non deve necessariamente essere il primo capitolo. Non come fa Snoopy: "Era una notte buia e tempestosa", e poi va avanti. A un certo punto mi sono domandato: sei capace di scrivere un romanzo dalla A alla Z senza salti logici e temporali? E ho capito che mi dovevo mettere dentro una gabbia, e la gabbia era quella del romanzo poliziesco, dove tu per forza devi avere una logica dei fatti, una consequenzialità. Scrissi così il primo dei romanzi di Montalbano, La forma dell'acqua. Avevo scelto il nome del commissario per gratitudine nei confronti di Manuel Vázquez Montalbán. Leggendo un suo libro, Il pianista, ebbi un'illuminazione: capii come dovevo disporre i capitoli del Birraio di Preston, e perciò per gratitudine chiamai il mio personaggio Montalbano, che del resto è un cognome diffusissimo in Sicilia. Poi siccome 'sto personaggio non ero riuscito a narrarlo compiutamente, a vedermelo davanti, allora decisi di scrivere il secondo, Il cane di terracotta. Lo scrissi, completai il personaggio e per me la faccenda si chiudeva lì. Senonché dopo sei mesi Elvira Sellerio mi disse: "Quando mi dai un altro Montalbano?". "Mai più, perché?". "Non hai idea quello che sta succedendo". E allora la domanda vera è: qual è il segreto di Montalbano? Non qual è il segreto dello scrivere libri di successo, perché se io avessi il segreto di scrivere libri di successo come la formula della Coca-Cola, me lo venderei e me ne starei in pace in un castello in Normandia. Invece non esiste questa formula e allora bisogna vedere perché un personaggio come Montalbano - per me da odiare certe volte, e da amare - è diventato quello che è diventato. Ma è una persona che mi ricatta continuamente perché è grazie a lui che tutti i miei romanzi rimangono in catalogo. È una cosa curiosa, ma ad ogni nuovo Montalbano si ristampano il Birraio e gli altri miei libri. Come si fa a rinunziare a un personaggio simile? È un ricatto continuo al quale io devo sottostare.

T.D.M. La mia impressione, leggendoti, è che prima di ogni lettore sei tu che ti diverti enormemente mentre scrivi e non hai altra cura che questa: divertirti e divertire raccontando, recuperando situazioni, atmosfere siciliane e non siciliane. Questa, secondo me, è una cosa importante: non è che hai scritto romanzi per vincere il Premio Strega. Mi pare di aver capito che tu leggi a tua moglie - tra l'altro credo che sia una paziente ascoltatrice - ciò che scrivi.
A.C. Prima di tutto le leggo a me stesso. Allora... la storia del divertimento è assolutamente vera. Tant'è vero che io alle volte comincio un racconto, vedo che fatico, e lo lascio perdere, non insisto, vuol dire che la cosa è nata male dentro di me. Invece il divertimento è una sorta di leggerezza da trapezista. Quando noi vediamo una trapezista che fa tre salti mortali e poi s'aggrappa al trapezio, non ci mostra per niente il duro esercizio quotidiano, la fatica, il sudore, la paura; non ci mostra niente perché altrimenti noi non godremmo più di quello che vediamo, soffriremmo con lei. Ecco, per me l'ideale della scrittura è non far vedere mai il lavoro che c'è stato dietro. Perciò faccio come l'assassino: appena un romanzo è pubblicato, distruggo tutto il lavoro fatto prima, lo butto nel cestino, lo porto personalmente nel cassonetto della spazzatura riservato alla carta. Che bello, non ci saranno persone che dovranno studiare le varianti!

Un bisogno irresistibile di pubblicare

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Sembrerebbe davvero irresistibile: non l'ultimo best-seller o il nuovo mp3 ricevuto dagli amici o il film appena uscito. Apertamente irresistibile è il nostro bisogno di scrivere, di pubblicare anche a nostre spese e – ma questo meno apertamente – di essere riconosciuti nell'arena letteraria. Ne abbiamo parlato in passato come editoria di quarta dimensione. Ci ritorniamo oggi per una nuova iniziativa messa in campo da tre marchi importanti: Dalla schermata seguente si può capire meglio di che cosa stiamo parlando.

mioesordio.jpg Ora la filiera è abbastanza chiara: la società di autopubblicazione "Il mio libro" bandisce il concorso letterario "Il mio esordio", avvalendosi della consulenza della Scuola Holden per la valutazione dei testi presentati, della casa editrice Feltrinelli per la stampa del volume vincitore e del circuito la Feltrinelli.it per assicurare all'opera prima una visibilità nella distribuzione. Fino a questo punto, salvo il fatto che i soggetti promotori godano di una certa importanza e visibilità nel proprio campo di azione, non ci sarebbe nulla di effettivamente nuovo: sul lato dell'offerta queste forme di promozione (a proprie spese) del talento individuale, spesso mascherate da premio letterario, non sono né originali né nuove. Ciò che in qualche modo è nuovo e fa pensare è quello che avviene sul lato della domanda. Vediamolo nella pagina seguente.

1861-2011. L'Italia dei libri

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All'interno della XXIV edizione del Salone del libro di Torino, in programma dal 12 al 16 maggio 2011, sarà ospitata la mostra 1861-2011. L'Italia dei libri, il cui concept è stato presentato a Torino dal curatore Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il Libro e la Lettura, insieme a Ernesto Ferrero, direttore editoriale del Salone, Rolando Picchioni, presidente della "Fondazione per il libro", e Michele Coppola, assessore alla Cultura della Regione Piemonte. Con Ferrari e Ferrero hanno lavorato all'ideazione un Comitato scientifico e un Comitato esecutivo, formato da esperti, docenti e addetti ai lavori. L'allestimento, che si snoda in forma di spirale su una superficie di circa 5.000 metri quadrati, è stato curato dall'architetto Massimo Venegoni, a cui si deve anche la mostra "La Bella Italia", in preparazione, sempre per il 150° anniversario dell'unità d'Italia, nella Reggia di Venaria in provincia di Torino. I percorsi espositivi della mostra torinese sono 5 e precisamente:
  • i 15 "superlibri" che si sono dimostrati duraturi nell'arco temproale considerato,
  • i 15 editori più rappresentativi del periodo, che in extremis sono diventati 16 per ammissione di Ferrero, anche – se come vedremo – si sono lamentate alcune esclusioni importanti,
  • i 15 grandi personaggi la cui memoria è rimasta non solo per le opere prodotte,
  • i 15 fenomeni editoriali che hanno segnato la storia di questo secolo e mezzo,
  • i 150 libri che hanno segnato la storia d'Italia, nella maggior parte dei casi, ma non sempre, uno per anno.
italia_dei_libri.jpg italia_dei_libri2.jpg
Due bozzetti di Venegoni per la mostra:
a sinistra la sezione sullo spazio futuro, a destra quella sui 150 anni

Marginalia

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Con la parola latina marginalia si indicano, sia nella lingua italiana che in quella inglese, le note a margine che un lettore riporta negli spazi bianchi della pagina di un libro: l'espressione può riferirsi agli appunti, anche confusi, con cui un giovane studente compila i propri riassunti, o ai commenti e alle osservazioni che un lettore colto o uno scrittore può segnare su un testo. Nel primo caso prevale la finalità personale di memorizzare il brano in vista di future interrogazioni, nel secondo caso, sebbene l'uso sia sempre privato e personale, l'interesse diventa maggiore per conoscere le reazioni e le valutazioni del personaggio (che di solito è anche famoso) rispetto ai brani e alle opere che hanno influito, in positivo o in negativo, sul suo percorso intellettuale.

Ci muoviamo in un campo diverso rispetto a quello abituale degli studi filologici, in cui si analizzano e si studiano le varianti e le versioni del testo di uno stesso autore: qui l'autore diventa lettore e commentatore di scritti altrui, una sorta di recensore la cui attività può servire per comprenderne la psicologia e il carattere o gli esiti di opere in gestazione. Si tratta di un campo rarefatto e sfuggente, legato alla casualità del momento, che richiede un gusto antiquario e bibliologico. Ciò non toglie che – o forse proprio per questo – è diventato oggetto di studi e può essere lo spunto per pubblicazioni e convegni.

Così in America è in corso di pubblicazione un nutrito volume di saggi (ben 52!): Other People's Books: Association Copies and the Stories They Tell, che sarà disponibile in libreria in occasione del convegno dallo stesso titolo organizzato in marzo a Chicago dal gruppo letterario Caxton Club insieme alla Biblioteca Newberry, che tra i suoi fondi possiede alcuni esemplari commentati da autori famosi. Ne dà notizia un articolo del «New York Times» del 20 febbraio 2011, ripreso nella pagina culturale della «Repubblica». Tra gli esempi riportati si può vedere questa nota di Mark Twain al libro di Walter Besant The Pen and the Book (La penna e il libro), che tra i vari temi ha per oggetto il guadagno derivante dalla scrittura di un volume.

margin-1.jpgIl commento di Mark Twain sulla pagina del volume The Pen and the Book richiama il suo Huckleberry Finn

Per Twain pagare grandi somme a un autore era motivo di un giudizio critico, così come non era concepibile ricorrere alla pubblicità per reclamizzare un libro, pubblicità che è legittima per i beni essenziali come il "sale" o il "tabacco". Nella nota autografa, oltre al titolo del romanzo di Twain, si legge distintamente la parola "royalty", seguita dall'espressione "poor job".

Da isole ad arcipelago

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librerie_intraprendenti.jpgDomenica 31 ottobre, a conclusione della manifestazione nazionale Ottobre piovono libri e in occasione della prima giornata regionale dedicata alla lettura, sarà presentato il progetto Librerie intraprendenti del Lazio, ideato originariamente da Ascanio Celestini. "Obiettivo dell'iniziativa – si legge nel comunicato stampa di presentazione – è quello di valorizzare le librerie indipendenti, ovvero non appartenenti a catene di proprietà dei gruppi editoriali."

E in effetti si tratta di un'iniziativa di estrema attualità, che cerca di fare i conti con i fenomeni di concentrazione della filiera distributiva dell'industria editoriale e con la chiusura recente di numerose librerie, che abbiamo trattato recentemente in questo post.

Il progetto punta alla creazione di un network strutturato con il passaggio dalla dimensione isolata del singolo negozio a quella dell'"arcipelago" di librerie, che condividono e scambiano esperienze e conoscenze di un mestiere qualificato, ma non sempre redditizio. Alla rete hanno aderito finora 257 librerie indipendenti, che sono state censite e inserite in una banca dati consultabile sul sito del progetto. In questo spazio web le librerie possono gestire un proprio blog per dare notizia degli eventi organizzati sul territorio e possono intervenire con l'inserimento di articoli, filmati e immagini.

Di seguito si evidenzia sulla mappa di Google la diffusione delle librerie nella regione e si riportano i link agli elenchi delle librerie di Roma e delle iniziative in programma il 31 ottobre.
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