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Da isole ad arcipelago

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librerie_intraprendenti.jpgDomenica 31 ottobre, a conclusione della manifestazione nazionale Ottobre piovono libri e in occasione della prima giornata regionale dedicata alla lettura, sarà presentato il progetto Librerie intraprendenti del Lazio, ideato originariamente da Ascanio Celestini. "Obiettivo dell'iniziativa – si legge nel comunicato stampa di presentazione – è quello di valorizzare le librerie indipendenti, ovvero non appartenenti a catene di proprietà dei gruppi editoriali."

E in effetti si tratta di un'iniziativa di estrema attualità, che cerca di fare i conti con i fenomeni di concentrazione della filiera distributiva dell'industria editoriale e con la chiusura recente di numerose librerie, che abbiamo trattato recentemente in questo post.

Il progetto punta alla creazione di un network strutturato con il passaggio dalla dimensione isolata del singolo negozio a quella dell'"arcipelago" di librerie, che condividono e scambiano esperienze e conoscenze di un mestiere qualificato, ma non sempre redditizio. Alla rete hanno aderito finora 257 librerie indipendenti, che sono state censite e inserite in una banca dati consultabile sul sito del progetto. In questo spazio web le librerie possono gestire un proprio blog per dare notizia degli eventi organizzati sul territorio e possono intervenire con l'inserimento di articoli, filmati e immagini.

Di seguito si evidenzia sulla mappa di Google la diffusione delle librerie nella regione e si riportano i link agli elenchi delle librerie di Roma e delle iniziative in programma il 31 ottobre.

La figura dell'editor

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franchini.jpgLo abbiamo citato a più riprese tra le persone che svolgono un ruolo importante nelle case editrici. L'editor è diventato una figura chiave dell'editoria contemporanea, con compiti e responsabilità nella fase alta di ideazione del libro e in quella finale di messa a punto e miglioramento della nuova iniziativa. Può essere il curatore di un volume nell'accezione anglosassone, oppure accompagnare l'autore nel suo percorso e diventarne un interlocutore privilegiato in quella italiana. Come uno dei primi lettori è in grado di formulare osservazioni e commenti, che possono influenzare favorevolmente una vena creativa ancora fresca.

L'editor di narrativa deve avere una particolare predisposizione a dialogare con il mondo interiore, spesso ancora in fieri e proprio per questo prensile per nuovi suggerimenti e geloso del proprio sviluppo autonomo, di chi scrive il libro.

Abbiamo perciò raccolto tre interviste-testimonianze di Antonio Franchini, editor della narrativa in Mondadori e anche autore in proprio per la casa editrice Marsilio. La prima è apparsa in TreccaniLab, e ne abbiamo già parlato in questa occasione. La seconda è stata pubblicata nell'edizione napoletana della «Repubblica». La terza infine è di questa settimana ed è apparsa sempre sulla «Repubblica», questa volta però nell'edizione nazionale a cura di Antonio Gnoli.

Sottolineiamo solo un punto delle sue dichiarazioni: la risposta al quesito "Come ha cominciato?"
«Ero un giovane laureato in lettere. Risposi a un annuncio in cui cercavano persone da impiegare nel marketing editoriale. Feci un colloquio ma non venni preso. Nel frattempo da Napoli mi ero trasferito a Milano, dove avevo cominciato a lavorare in alcuni studi editoriali. Erano i primi anni Ottanta. Finii alla Reader' s Digest. Mi occupavo di grandi opere: giardinaggio, cucina, storia divulgativa. Pensavo di mollare. Sentivo che non era ciò che mi interessava, il lavoro per il quale ero tagliato. Quello che non sapevo è che il lavoro alla Digest era molto apprezzato negli ambienti editoriali, per via della cura con cui venivano confezionati i libri. E quando si ripresentò l' occasione con la Mondadori, venni assunto».
Ecco infine i testi (con un augurio di buona lettura e di buone letture nel mese di agosto):
PS A Franchini si deve il titolo del bestseller di Giordano (La solitudine dei numeri primi, premio Strega del 2009), che l'autore aveva intitolato Dentro e fuori dall'acqua, e viceversa la difesa di quello del libro di Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, premio Strega 2010, che suscitava perplessità nella casa editrice milanese.

Il diritto d'autore

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Nascita dei primi provvedimenti sul diritto d'autore

Il diritto d'autore, giuridicamente parlando, è una materia molto giovane. Per molti secoli è rimasta ignorata e senza una vera e propria legge che la regolasse e solo in tempi recenti si è sentita l'esigenza di un riconoscimento di un diritto a favore dell'autore.
Con l'English Copyright Act, promulgata nel 1709 dalla regina Anna d'Inghilterra ed entrata in vigore il 10 aprile del 1710, ci si cominciò ad occupare di leggi per i diritti dell'autore dell'opera. Per quanto riguarda invece il resto d'Europa si dovrà attendere il secolo successivo per avere leggi simili per la regolamentazione del diritto d'autore.
I primi provvedimenti nell'Italia preunitaria avvennero nel breve periodo di influenza napoleonica. Il 9 maggio 1801 venne emanata la Legge del 19 fiorile dell'anno IX che riconobbe come sacra la proprietà dell'autore e portò agli "autori di scrittura d'ogni maniera, ai compositori di musica, ai pittori, ai disegnatori che fanno incidere quadri o disegni", il diritto esclusivo, finché fossero in vita, di vendere, far vendere, distribuire le loro opere nel territorio Cisalpino e di cederne la proprietà solo se almeno due esemplari dell'opera venivano depositati nella biblioteca nazionale.
Nel 1865 il Regno d'Italia, da poco unificato, si dotò di un Codice sul diritto d'autore che riconosceva agli autori il diritto esclusivo di pubblicazione e riproduzione (la Legge del 25 giugno 1865 n. 2337 sui diritti spettanti agli autori delle opere dell'ingegno).

La Legge n. 633/1941

Dal 22 aprile 1941 il diritto d'autore in Italia è regolato dalla legge n. 633 "Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio" e dalle sue successive modifiche e aggiornamenti del 2000 e del 2005. La legge si compone di 206 articoli divisi in otto titoli.
La legge è estremamente lunga e complessa ma si possono almeno definire dei principi generali sui quali si fonda la normativa:
 
  • Sono protette, ai sensi di questa legge, le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all'architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione (art.1)
  • L'autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l'opera e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo, originale o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l'esercizio dei diritti esclusivi sulla riproduzione, la trascrizione, l'esecuzione, la comunicazione al pubblico, la distribuzione, la traduzione e il noleggio (art.12-19). Questi sono i diritti patrimoniali, legati all'utilizzo dell'opera e allo sfruttamento economico della sua commercializzazione
  • Vi sono poi i diritti morali, che sono inalienabili: indipendentemente dai diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera ed anche dopo la cessione dei diritti stessi, l'autore conserva il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi deformazione, mutilazione od altra modificazione ed a ogni atto a danno dell'opera stessa, che possano essere di pregiudizio al suo onore o alla sua reputazione (art.20)
  • I diritti di utilizzazione economica dell'opera durano tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dalla sua morte (art.25), dopo l'opera diventa di dominio pubblico e può essere utilizzata da chiunque senza alcun pagamento. Gli eredi dell'autore resteranno detentori della proprietà letteraria sull'opera e potranno sfruttarla fino a settant'anni dalla morte dell'autore
  • Attraverso un contratto editoriale l'autore può concedere ad un editore l'esercizio del diritto di pubblicare per le stampe, per conto e a spese dell'editore stesso, la sua opera (art.118). Il contratto può essere per edizione o a termine. Il contratto per edizione conferisce all'editore il diritto di eseguire una o più edizioni entro vent'anni dalla consegna del manoscritto completo e nel contratto devono essere indicati il numero delle edizioni e il numero degli esemplari di ogni edizione, se mancano tali indicazioni si intende che il contratto ha per oggetto una sola edizione per il numero massimo di duemila esemplari. Il contratto di edizione a termine conferisce all'editore il diritto di eseguire quel numero di edizioni che stima necessario durante il termine, che non può eccedere venti anni, e per il numero minimo di esemplari per edizione, che deve essere indicato nel contratto (art.122)
  • Il compenso spettante all'autore deve essere proporzionato al successo della sua opera in base ad una percentuale sul prezzo di copertina degli esemplari venduti (art.130). Solitamente varia dal 5% per le edizioni economiche al 12% per quelle di grande successo

Un mondo a nuvolette

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[N.B. Questo testo è un estratto dell'articolo integrale in cui trovate immagini e informazioni in più.]

Il mio primo amore arrivò ad otto anni. Avevo tutti gli elementi: un'amica del cuore, una fumetteria sotto casa di mia nonna e tanta curiosità. La prima serie che lessi fu Dragon Ball, di Akira Toriyama. Il primo volume che comprai fu Card Captor Sakura delle CLAMP. Se c'è qualche appassionato di manga, fra voi lettori, quasi sicuramente avrà sfogliato e/o letto almeno uno di questi due titoli. E se non l'ha fatto dovrebbe affrettarsi a rimediare. Parlare di manga è come parlare delle riviste italiane del '900: è un argomento vasto, vastissimo, che comprende storia, cultura, sensibilità artistica e morale, e tutto ciò che troviamo in un qualunque libro, o film, o prodotto culturale. Perché il manga non è solo intrattenimento, virtuosismo artistico o marketing. O almeno, non lo è un BUON manga. Questo articolo non sarà scritto da un'esperta del campo: sarà scritto da un'appassionata. Buona lettura.

ありがとう (Grazie!)

Cos'è un manga?

Manga è un vocabolo giapponese che classifica un genere di fumetto o di albo a figure (a volte chiamato komikku, dall'inglese comic) che ha avuto origine in Giappone negli ultimi anni del 19° secolo, ma nella sua caratterizzazione più moderna si svilupperà solo negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Attualmente in Giappone il manga è letto da individui di tutta l'età, perché vi sono tantissimi generi e sottogeneri adatti a tutti. I manga hanno le dimensioni di un libro tascabile e sono solitamente stampati in bianco e nero, ma esistono alcuni volumi che vengono stampati a colori: può essere una scelta dell'autore (ma è difficile che si stampi a colori un'intera collana), o anche di marketing (ad esempio in occasioni speciali, come anniversari o mostre importanti). I tankobon (volumi)  possono essere realizzati fondamentalmente con tre formati di pagina distinti: il più classico è il B6 (circa 12,5×18 cm), ma sono utilizzati anche, per edizioni più lussuose, l'A5 (15×21 cm) e il B5 (18×25 cm). In Giappone il mercato del manga rende annualmente 406 miliardi di yen (che ammontano circa a quasi 3 miliardi di euro), ed è in continua espansione. In Giappone si leggono manga ovunque: esistono i manga café, chiamati anche "manga kissa" (kissa è l'abbreviazione di "kissaten", un tipo di ristorante che vende caffè o pasti semplici), dove i clienti possono bere e mangiare mentre leggono un manga. Recentemente, inoltre, c'è stato un forte aumento di pubblicazione di webmanga originali, disegnati da appassionati di vario livello di esperienza, e pensati per la visualizzazione su internet; possono essere ordinate in forma di albo solo se è disponibile alla stampa. Il Museo Internazionale del Manga di Kyoto ha redatto una lunga lista dei manga pubblicati sul web in Giappone.

Un po' di storia

La parola "manga", tradotta, significa "immagini casuali", o "immagini senza nesso logico", ed appare nell'uso comune nel tardo 18° secolo, quando venne pubblicato il "Shiji no yukikai" (1798) di Santo Kyoden, e quando nel 19° secolo fu il turno di "Manga hyakujo" (1814) di Aikawa Minwa, e dei libri "Hokusai Manga" (1814-1878), che contiene disegni e schizzi del famoso artista di ukiyo-e Genjo Hokusai. Il primo ad utilizzare la connotazione moderna di manga fu Rakuten Kitazawa (1876-1955). I fumetti giapponesi erano connotati anche con Tobae (da Toba, artista del XI secolo), Byooga ("immagine disegnata"), e Ponchie (da Punch, una popolare rivista inglese).

Alcuni studiosi ritengono che l'origine del manga sia riconducibile agli eventi successivi alla Seconda Guerra Mondiale, altri all'era Meiji e quella precedente. L'occupazione statunitense del Giappone (1945-1952) sembrerebbe aver ispirato gli autori in erba, portando nel paese i fumetti americani, la televisione, i film e i cartoni animati come quelli della Disney, ma molti ritengono che il manga sia solo una continuità della cultura giapponese e dei suoi canoni estetici. Il manga moderno è nato durante l'occupazione americana, ed è nei primi anni '60 che nascono i primi lavori come "Astro Boy", di Osamu Tezuka, che ebbe un enorme successo ed ancora oggi ha moltissimi ammiratori. Dagli anni '50 ai '70 il manga si sviluppa in shounen manga e shoujo manga. È nel 1969 che viene fondato il primo gruppo di artiste di sesso femminile, col nome di "Il gruppo dell'anno 24", conosciuto anche come "Le magnifiche 24". Lo shoujo manga raggiungerà il suo apice con "Sailor Moon". Intorno agli anni '50 iniziò l'interesse per la fantascienza, e si svilupparono trame sui robot, sui viaggi nel tempo e nello spazio. Temi popolari includono anche la tecnologia, gli sport e i fenomeni soprannaturali. Stranamente, fumetti occidentali come Superman, Batman e Spider-Man non ebbero successo. Dagli anni '90 in poi i manga abbracciano con maggior spontaneità temi legati alla sfera erotica, anche nelle sue più diverse e crude sfumature (tra cui sadomasochismo e zoofilia). Contemporaneamente si sviluppò anche lo stile Gekiga, macabro e drammatico.

Editori, visionari innamorati

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Arrivando da Piazza Apollodoro, desolata alle tre del pomeriggio, raggiungere l'Auditorium non è complicato. Mentre la costruzione di Renzo Piano si mostra nella sua maestosità, l'impressione di trovarsi in un piccolo mondo, in una sorta di città colorata è inevitabile. Il silenzio delle strade circostanti è surreale, camminando sotto al porticato che brulica di gente. Per chi come me non c'era mai stata, l'impatto è notevole.

A confronto con il cielo grigio di questo marzo dal tempo bizzarro, i colori del logo "Libri Come" sembrano più accesi. Il che è un bene, perché mi ricorda il motivo per cui mi trovo lì. La conferenza su come si sceglie un libro inizia alle tre.

In una sala gremita, quasi al completo, troviamo posto lontano dal palco. La distanza non è tale da non riuscire a vedere in faccia le nove persone che si stanno accomodando sulle poltrone rosse:

Sandro Ferri (e/o), Gianluca Foglia (Feltrinelli), Ernesto Franco (Einaudi), Emilia Lodigiani (Iperborea), Stefano Mauri (GeMS), Antonio Sellerio (Sellerio), Massimo Turchetta (Mondadori), Paolo Zaninoni (Rizzoli) e il coordinatore nonché giornalista del «Sole 24ore» Stefano Salis.

In ordine, ognuno degli ospiti fa il proprio intervento, si concentra su punti specifici e dà uno spaccato della propria casa editrice e delle scelte da essa compiute. Chi si aspettava di sentire discorsi molto tecnici e pratici probabilmente è rimasto deluso.

In linea generale il ritratto dell'editore è stato realizzato con tinte delicate, poetiche anche sul nostalgico-sentimentale. Non si è nascosto che l'aspetto economico e materiale è senz'altro incisivo, ma non va considerato egemonico nel meccanismo decisionale delle case editrici. La maggior parte degli editori presenti si è schierata contro la comune immagine, confesso condivisa anche da me medesima, dell'editore come un giudice impassibile e sadico, tentando di abbattere la barriera che lo separa dal pubblico e lo relega in una dimensione poco umana e accessibile.

Sandro Ferri suggerisce l'esperienza della lettura come anello di congiunzione tra gli addetti ai lavori e i lettori, Gianluca Foglia propone di liberarci dell'immagine dell'editore-giudice e nel farlo si serve di Pennac così da offrirci una nuova lettura del suo mestiere, quella di un passante che tenta di oltreppassare un confine che, nell'immediato, è quello del favore del pubblico, Ernesto Franco pur sottolineando l'importanza del fattore economico, che chiama ironicamente giudizio di plus-valore, vuole far emergere l'impegno dell'editore a cercare il nuovo da intendere come "la novità che supera il tempo, un germoglio che fiorirà nel futuro". Emilia Lodigiani  si lascia sovrastare dalla passione per la scrittura del Nord Europa, per i grandi temi capaci di toccare il cuore, tratteggiando il suo mestiere con colori troppo roseei per essere reali, ma almeno degni del beneficio del dubbio. Antonio Sellerio fa un discorso pieno di verità semplici, a volte ovvie, ma necessarie da puntualizzare. Della sua Palermo ci regala uno spaccato tramite il filmato proiettato alle sue spalle mentre parla. Il presente si lega al passato ma si apre al futuro, così naturalmente che sfido a non immaginare Sciascia che prende un caffè con Camilleri. Il legame con le origini, della casa editrice Sellerio è una promessa al suo pubblico, che si rinnova nella decisione di mantenere la copertina blu per i suoi libri, di restare fedele al prezzo, di cercare autori che si identifichino con la casa editrice. Stefano Mauri e Massimo Tuchetta non cedono troppo al sentimentalismo. Il primo come conseguenza inevitabile della grandezza del suo gruppo editoriale, il secondo in quanto direttore generale di Mondadori. Mauri spiega che le scelte editoriali, per quanto concerne il suo gruppo, si muovono in due direzioni: gusto estetico e richieste di mercato. Turchetta presenta la sua squadra di editor come un repertorio di individui eterogenei e differenti che permette di avvicinarsi maggiormente ad un pubblico altrettanto eterogeneo e differenziato. Paolo Zannini conclude questa carrellata di nozioni editoriali con la considerazione che sia impossibile conoscere i meccanismi effettivi che spingono un editore a scegliere di pubblicare un libro piuttosto che un altro, ma essi non possono prescindere dalla passione e dalla visione. Quest'ultimo termine, per quanto io non lo abbia ancora nominato, è la chiave di lettura di tutta la conferenza. Quasi tutti infatti, chi più esplicitamente chi meno, si sono trovati a rifarsi a questo concetto per spiegare il proprio mestiere. La visione diventa così l'alibi, il carattere distintivo che muta l'editore da giudice a passante per Foglia, da manager a publisher per Turchetta, da semplice passionale a geniale visionario per Zaninoni citando De Niro.

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