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Discussione semiseria su arte e mercato

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Il mondo dell'arte è una medaglia a due facce: una è il genio, l'altra il mercato. E non sempre vanno a braccetto: puoi essere un talento e non essere collocabile nemmeno per quei "venticinque lettori" (o ascoltatori, o quello che sia) che dovrebbero essere il minimo sindacale per chiunque si esprima creativamente.
Al contrario, magari sei un discreto scrittore, un pittore di Santi senza infamia e senza lode, un musicista appena apprezzabile, e fai furore: perché?
Grazie al marketing. La storia ci ha più volte platealmente mostrato come individui che postmortem sono stati incensati da pubblico e critica in tutti i salotti bene e in tutte le trasmissioni tv del pomeriggio, in vita languivano senza mezzi né possibilità economiche, erano buttati fuori dalle mostre, impazzivano, stroncati da ogni recensore (e non c'erano ancora quelli di Amazon!).
Colpa del marketing. O meglio, colpa del fatto che il marketing non c'era ancora, nel senso moderno del termine. Forse, se Proust avesse avuto un team di esperti in cravatta a curare le sue relazioni con gli editori, si sarebbe evitato il dispiacere di ricevere, dall'editore cui aveva inviato una copia del primo volume della "Recherche", questa risposta: "Dopo settecentododici pagine di questo manoscritto (...) non si ha nessuna idea di quello di cui si tratta. Che scopo ha tutto questo? Che cosa significa? Dove ci vuole condurre? Impossibile saperne e dirne nulla".
Forse, se le strade parigine fossero state tappezzate con accattivanti pannelli pubblicitari inneggianti a quanto sia in leggere Proust (cose del tipo "Vieni anche tu dalla parte di Swann!"), tutto sarebbe stato diverso.
Sarebbe andata diversamente anche per i vituperati pittori impressionisti (tanto per citare anche le arti figurative), e nessuno avrebbe osato dire a Renoir che i colori del suo "Nudo al Sole" ricordavano la carne putrefatta.
In tempi più recenti, facendo un veloce excursus anche in campo musicale, quante band finite nel dimenticatoio per colpa di manager incapaci? Penso ad esempio ai New York Dolls, band di travestiti proto - punk, dispersisi a causa della cattiva gestione di Malcolm McLaren (futuro manager dei Sex Pistols) che impose loro un'immagine comunista (negli Stati Uniti degli anni '70!) con tanto di bandiera rossa sul palco (McLaren ebbe anche l'ardire di organizzare a New York una festa a tema ispirata al colore rosso, con bandiere rosse, abiti rossi, decorazioni rosse: in seguito dichiarò: "tutti si scandalizzarono dicendo che avevo organizzato una festa comunista, ma per me non era una festa comunista: era solo una festa del rosso").
Insomma: il dio denaro è grande e il manager, l'editore, il produttore è il suo profeta. A lui e al suo entourage spetta il prosaico compito di rendere vendibile, piazzare sul mercato e pubblicizzare a più non posso l'opera compiuta dalla poeticissima figura dell'artista il quale, senza questo fondamentale step, rimarrebbe nel suo meraviglioso mondo a fissare le nuvole davanti alla finestra, povero in canna, chiedendosi perché, quando fissa le nuvole, gli sembra che somiglino tutte a dei tortellini.

Offerte speciali

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Una buona notizia per tutti gli amanti delle arti visive, in particolare pittura, fotografia e architettura: la casa editrice tedesca Taschen festeggia il venticinquennale dalla fondazione e offre a tutti i lettori o aspiranti tali numerosi titoli in offerta a meno di 10 euro.
Una buona occasione per fare scorta di volumi che altrimenti avrebbero prezzi spesso proibitivi!

Saluti

Donzelli. La storia, i libri, le idee

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La Donzelli Editore nasce nel 1993, in un periodo caratterizzato, sul piano culturale, dalla crisi irrecuperabile della casa editrice che per cinquant'anni aveva rappresentato il prestigio culturale del paese: l'Einaudi.
La coincidenza tra questi due eventi non è affatto casuale. A partire dal secondo dopoguerra, la casa editrice Einaudi (fondata nel 1933) era stata uno dei più importanti luoghi di formazione dell'identità culturale italiana: con il passare del tempo era arrivata a rappresentare gli ideali dominanti del paese, anche perché, fondandosi sulla memoria storica italiana, aveva fatto proprio lo spirito della Resistenza dal quale aveva preso piede l'Assemblea Costituente e la nuova Repubblica Italiana.
donzelli.jpgIn Italia era diffusa la convinzione che, anche se il potere poteva essere di destra, la cultura era patrimonio indiscusso della sinistra, perché essa era dalla parte della storia.
L'aspetto tutto italiano di questa idea fondamentale risiede nel fatto che essa si era concretizzata in un modello editoriale preciso, appunto quello einaudiano, portando la casa editrice di Via Biancamano ad assumere una posizione di assoluta egemonia all'interno della cultura italiana.
C'era una correlazione esplicita tra la casa editrice e la cultura d'opposizione italiana, basata sulla vulgata che il partito comunista aveva fatto del pensiero gramsciano, che Einaudi aveva contribuito non solo a diffondere, ma anche a creare. In particolare l'idea gramsciana dell'intellettuale militante, che doveva rivestire un ruolo centrale nella vita sociale, culturale e politica del suo paese, era uno dei nodi principali intorno ai quali la casa editrice aveva mosso i suoi primi passi, anche grazie alla collaborazione di personaggi di spicco che in questa concezione si riconoscevano.
Il forte legame dell'Einaudi con il Partito Comunista Italiano e con tutto ciò che esso rappresentava era stato la fortuna della casa editrice per molti anni, ma rappresentò la causa della sua rovina allorché gli ideali di riferimento dell'opposizione italiana crollarono insieme all'Unione Sovietica, che di quegli ideali era l'applicazione storica.
Il modello editoriale che Einaudi rappresentava si è incrinato nel momento in cui è crollata l'ideologia di riferimento: con la fine del comunismo storico e della guerra fredda, la cultura d'opposizione italiana perse la fiducia nell'ideologia che l'aveva guidata per oltre mezzo secolo e con essa perse non solo la fiducia in ogni altra ideologia, ma in qualsiasi visione coerente e razionale del mondo che si proponesse di spiegare la realtà.
Se fu una crisi finanziaria a stroncare l'Einaudi e a gettarla, per una crudele legge del contrappasso, tra le braccia di Berlusconi e della Mondadori, il motivo di questa crisi va sicuramente ricercato, oltre che nella cattiva gestione degli ultimi anni, nella crisi generale vissuta in quel periodo dalla cultura italiana di sinistra.
Questa lunga premessa è necessaria a spiegare perché Carmine Donzelli, figlio insieme fedele e ribelle di Via Biancamano, abbia deciso di fondare una casa editrice di progetto, proprio nel momento in cui il modello unico dell'editoria di progetto italiana era stato disintegrato.

Editoria di quarta dimensione

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pendolo_foucault.jpgNel Pendolo di Foucault, il romanzo sulle cospirazioni universali che Umberto Eco ha scritto dopo Il nome della rosa, il protagonista Jacopo Belbo lavora come redattore presso la Garamond. Nel romanzo la casa editrice è fittizia, anche se è probabilmente ricalcata sulla Bompiani, in cui il giovane Eco aveva lavorato all'inizio della sua carriera professionale e di cui è rimasto a lungo autore e consulente. Nella sede ufficiale della Garamond si svolge il lavoro redazionale tipico di una casa editrice di cultura; in altri locali dello stesso palazzo, poi, si sviluppa un'attività parallela, chiamata editoria di "quarto livello" o di "quarta dimensione".

In questo livello non è più l'editore a cercare e selezionare le nuove pubblicazioni in base alla propria strategia editoriale, ma sono gli aspiranti autori a proporre la stampa dei propri inediti e a sostenerne le spese. Si tratta di una formula che, se apertamente dichiarata, soddisfa in qualche modo entrambe le parti: l'autore perché vede soddisfatto il desiderio della pubblicazione dei propri scritti; l'editore perché ottiene un guadagno limitato, ma certo (le copie stampate sono pre-comprate dal committente).

Spesso, però, manca la dichiarazione esplicita iniziale: giovani e meno giovani autori sono attirati con formule diverse, come la partecipazione a un concorso per esordienti o la selezione di nuove voci, e scoprono solo in un secondo momento che il passaggio alla pubblicazione vera e propria è reso possibile o da "un contributo" alle spese di stampa o dall'acquisto anticipato di alcune centinaie di copie da regalare ad amici e conoscenti.

Tra outlet del libro e libreria degli inediti

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Villaggio del libro

Si è inaugurato il 16 febbraio a Frassineto Po, in provincia di Alessandria, il primo outlet italiano del libro come iniziativa del progetto "Libri in POrto", lanciato alla Fiera del Libro di Torino del 2003. Libri in POrto ha promosso in questi anni iniziative periodiche per la diffusione del libro con il coinvolgimento dei librai e degli editori e intende trasformare il piccolo centro vicino a Casale Monferrato in un vero e proprio "villaggio dei libri".

L'outlet, ospitato nei locali di una discoteca chiusa da alcuni anni, propone moltissimi testi pubblicati da qualche tempo, che non si trovano facilmente nei circuiti librari sempre alle prese con le ultime novità. Gli editori ospitati sono principalmente i piccoli e medi, che possono ottenere visibilità per i titoli del loro catalogo: come ha dichiarato a «la Repubblica» l'editore Claudio Maria Messina, promotore dell'iniziativa, "io ho circa 700 titoli in catalogo, ne pubblico più o meno un centinaio all'anno, ma solo gli ultimi dieci sostano in libreria per una novantina di giorni. Poi s'inabissano. Ed è una regola generale".

Frassineto Po si sta trasformando nel primo villaggio dei libri italiano, seguendo il modello del paesino gallese Hay-on-Wye, dove il geniale Richard Booth ha ridisegnato dalla metà degli anni Settanta le attività locali intorno al commercio dei libri usati.

frassineto.jpg

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