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Fenomeni editoriali: la velocità di vendita

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La classifica dei libri più venduti in Italia, che compare ogni settimana sui principali quotidiani nazionali, è compilata con un criterio percentuale: al libro che ha venduto più copie viene assegnato il primo posto in classifica e un punteggio pari a 100; seguono le altre pubblicazioni con valori percentuali stabiliti in base alle vendite del primo.

Domenica 13 gennaio 2008 - fa notare Stefano Salis nella tradizionale rubrica "Ex Libris" del supplemento culturale del «Sole 24 ore» della domenica - il libro che occupava il primo posto era Gomorra di Roberto Saviano (Mondadori 2007, euro 15,50) con un punteggio pari a 7; seguivano poi altri volumi con un valore percentuale compreso tra 6 e 2.

Che cosa era successo? Un errore di compilazione? Il classico refuso? No, semplicemente nella classifica non era contemplato l'ultimo volume della saga del "maghetto" più  famoso del mondo: Harry Potter e i doni della morte (Salani 2008, euro 23), considerato un libro per bambini.

Il libro tra mercato e cultura

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Le trasformazioni del settore editoriale negli ultimi 15 anni sono state determinate dalle innovazioni tecnologiche con l'irruzione del digitale e delle reti, dai processi di concentrazione societaria con la formazione di pochi grandi gruppi leader e dalla modificazione della catena distributiva con l'ingresso del prodotto libro nella grande distribuzione.
2_castenaso2.jpgQuest'ultimo fenomeno è il più recente e sollecita previsioni pessimistiche sulla probabile crisi dei più tradizionali punti di vendita: le piccole e medie librerie.
Un esempio di questo approccio si trova nello scambio tra una libraia di Lodi e Umberto Galimberti, pubblicato il 15 settembre 2007 su D Donna, il magazine femminile di «Repubblica»: lo spunto è dato dal "Decreto Bersani" sulle liberalizzazioni, che si è esteso in parte anche al settore editoriale. Riportiamo di seguito il testo integrale dell'articolo, lasciando il commento a mo' di controcanto alla voce di Vladi Finotto, un economista attivo nell'area del Nord-est e animatore con altri colleghi di un blog molto vivace.

La classifica dei libri più venduti

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[Questo articolo di Mariarosa Bricchi è apparso nel quotidiano «il manifesto» del 4 settembre 2007 con il titolo "Frammenti di storia sociale in vetta alle classifiche"]

Nel febbraio 1895 la rivista letteraria americana «The Bookman» cominciò a pubblicare, con cadenza mensile, una lista dei libri più venduti. Si trattava di una diretta conseguenza dell'introduzione, negli Stati Uniti, della legge sul copyright internazionale, nel 1891. Prima di allora, infatti, i responsabili di edizioni pirata dei romanzi inglesi di successo avevano tutto l'interesse a che le vendite, a maggior ragione se ingenti, passassero inosservate. Una volta regolamentata la tutela del diritto d'autore, diventò chiaro a chiunque facesse parte del mercato editoriale che parlare di successi era un modo per incrementarli.

Mappe letterarie
Per quanto ne sappiamo, quella del «Bookman» fu la prima lista di bestseller al mondo. Ma non rimase a lungo la sola. Nel 1912 arrivò quella del «Publishers Weekly», mentre solo nel 1942, un sabato di agosto, il «New York Times» fece uscire un elenco dei "Best Selling Books Here and Elsewhere". Sono gli inizi di una lunga storia, ripercorsa tempo fa da Michael Korda in Making the List. A Cultural History of the American bestseller 1900-1999. Che non è - attenzione - una storia dei bestseller ma una storia della «lista»: atteso, odiosamato, denigrato e sopravvalutato strumento che, ormai settimanalmente, informa addetti ai lavori e pubblico generico sui picchi di vendita libraria del momento.

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