Archivi di Marzo 2008

Genealogia dell'immaginario*

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Primo tempo

"Guardare la pagina significa qualcosa di più che leggere semplicemente le parole scritte: significa una traiettoria dello sguardo; un soffermarsi tra le righe, tra le lettere; una attesa nel vuoto e un vagare intorno per 'scambiare' la lettura con altri oggetti, a volte con altri personaggi, con altre situazioni e con altri racconti."

[Nell'immagine a fianco, la prima pagina del racconto Il gatto nero di Edgar Allan Poe, tratta dal sito di Amazon, con la funzione "Cerca nel libro".

Si tratta di uno dei più famosi racconti brevi dello scrittore americano, riprodotto in rete in italiano qui o qui, che ha come tema la follia progressiva del protagonista e come leva esemplare di questo processo e co-protagonista un gatto nero, appunto.]


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"Quando sulla pagina appare l'illustrazione, l'inserto, la vignetta, la pubblicità, allora il gioco dello sguardo si arricchisce e si complica.
Alla mobilità del nervo ottico si collegano i numerosi meccanismi della memoria, e le immagini della parola si confondono con le immagini del disegno o della fotografia. Quanto più aumenta il 'servizio' che la pagina di carta fornisce al consumatore, tanto più quest'ultimo è indotto a impegnare parti di se stesso, articolazioni della propria sensibilità, nervature del proprio corpo che prima restavano inattive o altrove dislocate."

[Nell'immagine a destra una pagina con le fotografie di Lord Byron e Mary Chaworth, tratta dalla raccolta completa, illustrata e annotata dei Racconti e poemi di Edgar Allan Poe, a cura di Andrew Barger.]

"Con la nascita del cinematografo inizia un nuovo ciclo delle tecniche dello sguardo: il corpo si muove per andare a guardare l'immagine in un momento dato e in uno spazio specifico; rilancia così la propria tridimensionalità misurandola sulla doppia dimensione dello schermo. Non è il viaggio, non è il teatro, lo sguardo vi trova una nuova emozione.
Il cinema in quanto tale basta a provocare paura e meraviglia, laddove letteratura, illustrazione, circo e teatro dovevano produrre un 'trucco' particolare per ottenere lo stesso effetto."

[Nelle immagini seguenti, fotogrammi dell'"Alba dell'uomo", tratte da 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968) e riprese da questo sito]

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Ricerche empiriche sulla "coda lunga"

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Long_tail.svg.pngDella "coda lunga", ossia del fatto che con il commercio elettronico è possibile vendere  un numero limitato ma di molti titoli, ne abbiamo parlato qui. L'ipotesi, come è noto, è stata avanzata da Chris Anderson, capo-redattore della rivista «Wired», prima in un articolo e poi in un libro tradotto anche in italiano. Nella figura a fianco, ripresa da Wikipedia, sull'ordinata sono riportate le copie vendute, mentre sulla ascissa il numero dei titoli: la sezione in colore giallo indica proprio la "coda lunga".

Il fenomeno è diventato oggetto di studi accurati da parte degli economisti. Marco Gambaro, professore di Economia della comunicazione alla Facoltà di scienze politiche dell'Università Statale di Milano ha segnalato nell'inserto "Nova" del «Sole 24 ore» (13 marzo 2008) due ricerche americane, che abbiamo rintracciato in rete, e una italiana:

Secondo la prima ricerca:
Molti mercati sono stati storicamente dominati da un piccolo numero di prodotti ad alta vendita. Il principio di Pareto, conosciuto anche come regola dell'80/20, descrive questo modello diffuso di concentrazione delle vendite: il 20% dei prodotti realizza l'80% del fatturato. Lo sviluppo dell'informatica e delle reti, che ha portato alla diminuzione dei costi di ricerca, ha creato mercati con un potenziale forte incremento dei prodotti di nicchia.
Analizzando i dati di una società di vendita multicanale (nei negozi e sulla rete), si è potuto constatare empiricamente una minore concentrazione delle vendite, ossia un maggior numero di prodotti venduti su Internet, in rapporto a quelle dei negozi. I clienti con precedenti esperienze di commercio elettronico, hanno trovato prodotti meno noti e più convenienti a parità di qualità di quelli acquistati dai clienti nei negozi.

aNobii

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I servizi innovativi del Web 2.0 permettono di condividere in linea diverse tipologie di contenuti e informazioni, di contatti e di rapporti: dalle fotografie su Flickr alle diapositive su Slideshare, dai filmati su Youtube ai bookmark su del.icio.us, dagli amici su Facebook ai colleghi di lavoro o di settore su Linkedin.

Meno conosciuto, ma non per questo meno interessante dal nostro punto di vista, è il servizio gratuito lanciato nell'agosto 2005 da una società con sede a Hong Kong: si tratta di aNobii, una rete sociale che permette di condividere in linea collezioni personali di libri: l'utente inserisci nel proprio spazio schede sui testi in lettura o già letti e può decidere di farle vedere o no agli altri partecipanti.

aNobii è una variante della prima parola con cui è indicato in zoologia un tarlo del legno, che si annida anche nei libri: l'Anobium punctatum. La doppia "i" finale non è un errore, ma dipende dal fatto che il dominio "anobi.com" era stato già assegnato. Con aNobii è possibile catalogare i propri libri e scoprire i testi proposti dagli altri utenti. Al momento sono più di 4 milioni i volumi schedati.


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