"A library to last forever"

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brin_page.jpgSergey Brin, fondatore di Google insieme a Larry Page, è intervenuto sul «New York Times» del 9 ottobre con un articolo il cui titolo in italiano suona così: "Una biblioteca che duri per sempre". Con il consueto approccio positivo, al limite del "buonismo" (ricordate che Google si ispira al motto "Don't be the evil!"?), Brin riepiloga il percorso compiuto dal progetto "Google print" prima e "Google books" poi, per rendere disponibili in rete libri liberi dal copyright - prima del 1923 negli Stati Uniti - o il cui copyright permetta la libera consultazione degli utenti.

Un passaggio cruciale è avvenuto lo scorso anno con la conclusione positiva della causa intentata nel 2005 dal Sindacato Autori (Authors Guild) e dall'Associazione Americana degli Editori, che inizialmente si erano opposti al progetto. Google si è impegnato a versare la somma di 125 milioni di dollari (pari a poco meno di 100 milioni di euro) e a costituire un registro delle opere per tutelare gli interessi degli autori ed editori aventi diritto, con compensi in base agli accessi e alle sottoscrizioni, e, nel caso di libri ancora in commercio, in base alle vendite.

I libri, coperti da copyright e ancora in commercio, non saranno consultabili, ma potranno essere visibili in una modalità di anteprima limitata - con un indubbio effetto promozionale; per i libri coperti da copyright, ma esauriti dovranno decidere gli editori se ricorrere alla modalità di anteprima limitata o se renderli più largamente consultabili. I libri fuori copyright, infine, si potranno leggere e scaricare dalle pagine di Google Books.

Un discorso a parte meritano le cosiddette "opere orfane", testi ancora protetti da copyright, ma senza un chiaro possessore dei diritti: anche in questo caso Google intende procedere alla digitalizzazione - e l'accordo firmato in America glielo permette -, suscitando ulteriori preoccupazioni in chi teme il definitivo affermarsi della sua posizione di monopolista.

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Brin argomenta anche contro questi pericoli di un consolidamento monopolistico da parte di Google, perché l'accordo raggiunto non preclude la possibilità che altre organizzazioni o società perseguano un fine analogo; anzi, in qualche modo, si è aperta una strada in cui possono entrare anche altri soggetti istituzionali.

Il problema si pone in termini chiari: è evidente che tutta l'operazione comporta vantaggi consistenti per gli utenti finali e per la crescita delle conoscenze; è altresì chiaro che ciò avviene attraverso un unico soggetto promotore, di carattere privato, che potrebbe in un futuro imprecisato modificare le sue politiche di utilizzo del patrimonio digitalizzato.

Tant'é che il Dipartimento della Giustizia americano ha aperto un'inchiesta nell'aprile di quest'anno, le cui conclusioni dovrebbero essere note nel prossimo novembre. Il Presidente Obama, a sua volta, ha nominato una commissione ristretta per tutelare il diritto d'autore e a presiederla ha chiamato Victoria A. Espinel, una ricercatrice della Scuola di Legge della George Mason University, specializzata in temi legati alla proprietà intellettuale. Un giudice della Corte federale del Distretto meridionale di New York, infine, ha dato tempo fino al 9 novembre per una revisione dell'accordo stipulato dal gigante di Mountain View con gli editori americani.
E in Europa, cosa sta succedendo?

Con poche, anche se significative, eccezioni la reazione è stata generalmente negativa in Francia, Germania ed Italia.

In Francia Google è stato citato in tribunale nello scorso settembre dalla casa editrice Seuil e dal Sindacato Nazionale degli Editori, che hanno calcolato che almeno 100.000 libri digitalizzati dalla società californiana siano ancora soggetti al diritto d'autore francese. L'udienza è stata poi rinviata all'attuale mese di ottobre. L'organismo sindacale degli editori ha chiesto al governo francese di appoggiare le sue richieste presso la Corte di giustizia americana, accusando Google di praticare una politica del fatto compiuto.

oped190.jpgIn Germania lo stesso primo ministro Angela Merkel ha preso posizione contro il progetto di Google Books alla vigilia della Fiera di Francoforte. Come si legge sulla versione in linea del quotidiano «La Stampa» dell'11 ottobre, "nel suo discorso televisivo del sabato la Merkel, alludendo al progetto di biblioteca online Google Books, ha detto che da Internet vengono «significativi pericoli» per il diritto d'autore. E ha aggiunto che «per il governo tedesco è chiaro che bisogna trovare il modo di tutelare il diritto d'autore anche su Internet»."

In Italia, infine, l'AIE, Associazione Italiani Editori, ha diffuso un comunicato molto negativo contro il Google Books Settlement, considerato «un accordo privato che di fatto istituisce un regime speciale di gestione dei diritti a favore di una singola impresa. Il che è senza precedenti, in quanto le eccezioni del diritto d'autore sono sempre stabilite invece dalla legge e a favore del pubblico, non di un singolo.»

Fin qui le voci critiche che emergono per il loro tono acceso. Pochi - si è detto - gli accordi. Alcuni, tuttavia, significativi: così in Francia la Biblioteca Nazionale di Parigi sembra disponibile ad accettare le offerte di Google in tema di digitalizzazione del patrimonio librario posseduto, come si legge su «la Repubblica» in linea dello scorso 18 agosto. Tra le motivazioni espresse dal direttore generale Denis Bruckmann, la velocità e la convenienza dell'operazione, a fronte dei problemi incontrati con la gestione interna della digitalizzazione.

Orientamenti simili emergono anche in Italia a livello del Ministero dei Beni Culturali: alla fine di agosto, il neo-direttore generale per la valorizzazione del Patrimonio Culturale, Mario Resca, ha dichiarato che gli uffici stanno valutando con attenzione l'ipotesi di avvalersi di Google per la digitalizzazione del patrimonio librario.

Insomma, il quadro è sufficientemente variegato per suggerire la prudenza di attendere i prossimi sviluppi: ragionando dal punto di vista degli utenti non si potrebbe che essere soddisfatti di un'offerta crescente a costi zero o molto contenuti; mettendosi nei panni degli autori o degli editori, la prospettiva cambia, ma in modo contenuto. Internet ha rappresentato in questi anni un'opportunità per rendere visibili testi e volumi, che non avrebbero mai raggiunto lo scaffale di una libreria; ora potrebbe contribuire a far uscire dall'oblio quelle produzioni del passato vicino e lontano che non reggono al ritmo spietato del turn-over delle vendite. 

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