Google al lavoro in Italia

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Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Google hanno firmato oggi un accordo, definito "storico", per digitalizzare e rendere disponibili circa un milione di volumi fuori diritti delle Biblioteche nazionali di Firenze e di Roma. Riportiamo il comunicato stampa ufficiale e rimandiamo anche a Italian Libraries, il sito in inglese del motore di ricerca, in cui sono presenti anche immagini del frontespizio di alcuni volumi.
Roma, 10 marzo 2010 - Google e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali hanno annunciato oggi una collaborazione che consentirà a chiunque nel mondo di accedere a fino a un milione di libri non coperti da copyright conservati nelle Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze.
Per la prima volta, alcune delle inestimabili opere appartenenti a queste biblioteche saranno rese accessibili a chiunque in formato digitale attraverso Internet. Questa è inoltre la prima collaborazione in assoluto tra un Ministero della Cultura e Google per Google Books: una partnership che negli auspici di Google offrirà un importante contributo alla conservazione e alla divulgazione di importanti opere del patrimonio culturale italiano.
Negli scaffali di queste biblioteche sono conservate alcune delle raccolte di opere dei più grandi intellettuali, scrittori, scienziati e pensatori italiani. Una volta digitalizzate, le opere di Dante, Petrarca, Leopardi e Manzoni saranno a portata di clic per chiunque nel mondo, da Genova a Nairobi.
Google fornirà inoltre alle due biblioteche le copie digitali di ciascun libro parte del progetto, così che possano a loro volta renderli disponibili anche su piattaforme diverse da Google Books, quali, ad esempio, quella del progetto Europeana.
L'accordo tra MiBAC e Google prevede la digitalizzazione e messa in rete di circa un milione di volumi, 285 mila dei quali sono stati già metadatati e catalogati dal Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN). Nei prossimi due anni si completerà la catalogazione dei volumi scelti, che saranno digitalizzati da Google e successivamente messi online.. Il costo della digitalizzazione invece sarà a carico di Google, che si occuperà anche di allestire uno scanning center in Italia.

Tra le opere rare e rilevanti che la Biblioteca Nazionale di Firenze includerà nel progetto vi sono:
• Rare opere scientifiche del XVIII Secolo e dell'Illuminismo;
• Opere letterarie del XIX Secolo che hanno creato il clima culturale che ha portato all'unità d'Italia;
• Opere illustrate e litografie di ogni epoca.

La Biblioteca Nazionale di Roma includerà nel progetto di digitalizzazione tra le altre:
• Rare prime edizioni di opere del XIX Secolo;
• Opere di Giambattista Vico, Keplero e Galileo Galilei;
• Erbari e Farmacopee del XIX Secolo.

Le opere delle biblioteche italiane andranno ad arricchire la raccolta di libri in molteplici lingue di Google Books, rendendo il patrimonio culturale nazionale di semplicissimo accesso da ogni parte del mondo. Ne beneficeranno tutti gli italiani e chiunque ami la nostra cultura.

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Un acuto commento è stato pubblicato da Giulio Blasi, direttore della società bolognese Horizons Unlimited (che, tra l'altro, negli anni Novanta ha realizzato i cd-rom della serie Encyclomedia curati da Umberto Eco), sulla lista di discussione dei bibliotecari italiani AIB-CUR.
Blasi non mette in discussione l'importanza dell'accordo, ma il suo ritardo rispetto ad altri paesi europei e americani, e sottolinea in particolare l'assenza di una politica concertata tra Ministero e case editrici nel settore delle pubblicazioni digitali. Riportiamo integralmente il testo del suo intervento, perché serve a capire diversi aspetti della situazione italiana.
Si tratta di un accordo importante dal quale certamente i lettori (italiani e non) trarranno giovamento in futuro. Arriviamo in ritardo rispetto ad altri paesi europei che hanno iniziato a collaborare con Google da anni, ma arriviamo ed è questo ciò che conta.
Dopo i complimenti meritati e di rito è però necessario segnalare che ancora non abbiamo una politica definita per quanto riguarda le opere fuori commercio e le opere orfane che costituiscono il vero valore aggiunto di operazioni come Google Books (nonostante le problematiche legali complesse incontrate nei diversi paesi e le questioni antitrust in discussione negli USA).
Sappiamo che alcuni progetti europei (tra cui ARROW diretto da AIE) stanno studiando una "via europea" autonoma ma siamo ben lontani dal capire in che modo una tale politica possa tradursi in termini operativi e sostenibili nella nostra realtà.
Nel frattempo TUTTO il campo dei libri protetti copyright è privo di una politica italiana (sia pubblica che privata) ben definita al di là dell'opposizione di parte degli editori a Google Books: dunque al massimo una politica in negativo.
Il maggiore editore italiano pubblica sul suo sito una paginetta sugli ebook nella quale avvisa che stanno studiando. Siamo certi che arriveranno e che arriveranno con una soluzione onorevole ma non è possibile non notare la differenza temporale rispetto a quanto disponibile da anni sul mercato americano.
Un cittadino americano può acquistare l'ultimo libro di Dan Brown su carta e su una pluralità di piattaforme digitali (Kindle, Nook, ecc.): per Random House il contenuto di Dan Brown è radicalmente multi-canale.
In Italia non abbiamo altra chance che leggerlo su carta (vedi questa pagina sul sito BOL di Bertelsmann e di Mondadori). Siamo dunque lettori di un altro eco-sistema editoriale, evidentemente di serie B.
Il dibattito italiano sugli e-book verte da mesi pateticamente sulla plastica dei device (iPad o Kindle?) che "appassionano" stampa, utenti e bibliotecari senza che nessuno levi una voce sulla radicale mancanza di contenuti che ancora caratterizza il panorama italiano. Ritengo sorprendente che non esista una larga, diffusa, multiforme, campagna di opinione su questa gravissima carenza del nostro paese: è necessaria una rivoluzione copernicana nell'attenzione sugli e-book, dalla plastica (irrilevante o quasi dato che verrà decisa dal darwinismo del mercato) ai contenuti.
Mi spiace scrivere questa nota a margine di una notizia positiva che proviene dal nostro Ministero. Ma chi conosce un po' la cronologia di queste faccende sa che si tratta di notizie che arrivano con anni e anni di ritardo. Leopardi e Galilei online (già disponibili peraltro prima dell'accordo di questi giorni) non ci salveranno dalla situazione di arretratezza nella quale ci troviamo. La digitalizzazione del patrimonio storico è solo UNO dei compiti che un paese moderno affronta in una strategia complessiva di approccio al digitale. In Italia, si tratta invece dell'UNICA strategia messa in atto e temo che queste considerazioni abbiano una valenza più europea che solo italiana.
Il sistema editoriale italiano (semplificando: editori, distributori ma anche amministrazioni pubbliche, biblioteche e studiosi di biblioteconomia) non esprime oggi una visione adeguata del problema. Ma nessuno pare accorgersi della mancanza (forse per meglio sfruttare le opportunità economiche delle miopi politiche di finanziamento europeo e delle gare regionali e statali monotematicamente focalizzate sul patrimonio storico e sulla conservazione).
Quindi ripeto: complimenti al Ministero per l'accordo ma che questo non ci esima dal riflettere sulle carenze profonde del nostro sistema editoriale.
Nonostante le apparenze il lavoro è ancora TUTTO da fare.
Giulio Blasi
Horizons Unlimited (Bologna)

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