Il premio Pulitzer 2010

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Il premio Pulitzer, assegnato da una giuria selezionata dalla Scuola di giornalismo della Columbia University di New York, è sinonimo in America del giornalismo di eccellenza e rappresenta una sorta di premio Oscar nazionale per la carta stampata.
Il logo del sito del premio Pulitzer Dal 2008 possono essere premiati anche i siti Internet che si occupano di informazione e, pochi giorni fa, per la prima volta, il riconoscimento nella categoria "Giornalismo d'inchiesta" (Investigative Report) è stato attribuito a un sito no-profit, specializzato appunto in inchieste su temi di interesse pubblico: il premio, economicamente contenuto (10.000 dollari) ma altamente simbolico, è stato assegnato alla dottoressa e giornalista Sheri Fink di ProPublica, in collaborazione con il "Magazine" del «New York Times» con la seguente motivazione:
for a story that chronicles the urgent life-and-death decisions made by one hospital's exhausted doctors when they were cut off by the floodwaters of Hurricane Katrina (per una storia che racconta le decisioni drammatiche sulla vita e sulla morte dei pazienti, prese dai medici esausti di un ospedale nel momento in cui si trovarono isolati dalle alluvioni dell'uragano Katrina).
Il contributo premiato si compone di tre parti:

  • l'inchiesta vera e propria, suddivisa in cinque puntate e pubblicata anche sul magazine a stampa, che ricostruisce con dovizie di particolari le scelte di alcuni medici e infermieri nei confronti dei malati più gravi (questa è la versione completa in formato word) durante l'uragano del 2005,
  • una linea del tempo dell'alluvione, con i principali avvenimenti in città e nell'ospedale nei sei giorni di maggiore difficoltà,
  • un modellino in 3D dell'ospedale con i luoghi chiave per l'evacuazione e per il ritrovamento dei cadaveri dei malati più gravi.
Che cosa in pratica ha scoperto la dottoressa Fink, nel corso di accurate indagini a distanza di alcuni anni dall'inondazione? Come era stato possibile che proprio all'interno di un ospedale 45 malati, in gravi condizioni, potessero morire per una sorta di "ago amico" attraverso iniezioni letali?
helicopter.jpg L'inchiesta, come molto spesso succede con una buona inchiesta, è avvincente, raccontata con un forte pathos e in un crescendo narrativo, che fa impallidire anche le serie televisive americane di maggior successo.
Un evento dirompente come il ciclone Katrina produsse un vero e proprio rovesciamento dei principi che regolano la vita di un ospedale in condizioni di normalità: i malati più gravi, che di norma, appunto, godono di una preminenza nelle attenzioni e nel trattamento da parte dei sanitari, sono stati considerati per ultimi nel piano di salvataggio e trattati come una zavorra, che poteva anche essere eliminata.
I malati gravi sono stati posti in una condizione intermedia e solo quelli con patologie leggere hanno avuto la fortuna di entrare per primi nel piano di evacuazione preparato dai medici.
Questi "particolari" criteri erano stati già indagati nel periodo successivo alla tragedia e avevano portato nel luglio 2006 alla incriminazione della dottoressa Anna Pou e di due infermiere per la morte di quattro pazienti.
La dottoressa si era difesa, sostenendo che il suo ruolo era stato quello di aiutare i pazienti a superare il dolore e l'inchiesta per omicidio di secondo grado si era conclusa con il proscioglimento della dottoressa. Non solo: nei 4 anni seguenti, Anna Pou aveva contribuito alla stesura di 3 progetti di legge a tutela dell'immunità dei medici e dei professionisti della salute per il loro lavoro durante i disastri naturali, escludendo ovviamente i comportamenti volontariamente illegali.
Sheri Fink è riuscita con un lavoro meticoloso di scavo e di ricerca a far emergere episodi e scelte di quei giorni che hanno portato a riconsiderare gli avvenimenti e hanno "gettato una nuova luce" sulla storia della dottoressa Pou e dei suoi colleghi. Come lei stessa afferma, «è ora diventato più evidente, di quanto non si fosse capito prima, che più medici furono coinvolti nella decisioni di somministrare iniezioni letali e che più pazienti le subirono». Probabilmente non si saprà mai con certezza che cosa effettivamente accadde in quelle ore drammatiche, ma sembrerebbe appurato che si è andati ben oltre a una qualche forma "benevola" di eutanasia.

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