Archivi di Giugno 2010

Il futuro dei giornali

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Non è ancora sicuro se, in un futuro più o meno lontano, il destino del libro sarà effettivamente minacciato dalla disponibilità di nuovi strumenti tecnologici, che modificano l'esperienza stessa della lettura; non è certo neppure se queste nuove forme di lettura e di consultazione su schermi elettronici sostituiranno completamente i tradizionali volumi stampati su carta o si affiancheranno ad essi.

Nel settore della informazione, invece, i giornali quotidiani corrono probabilmente pericoli maggiori e più ravvicinati per un complesso di cause che possono essere così sintetizzate:
  • la disaffezione dei lettori, in particolare quelli più giovani, rispetto a una comunicazione che solo limitatamente incontra i loro interessi
  • la concorrenza accentuata da parte dei sistemi radio-televisivi pubblici e/o privati
  • una sempre più capillare presenza di contenuti informativi sulla rete, a livello locale di comunità o a livello settoriale di attività economica
  • il consolidamento di alcuni grandi gruppi nell'ambito della free press
  • nuovi modelli di giornalismo partecipato dal basso (il cosiddetto citizen journalism)
Come si può notare, le ragioni - e abbiamo indicato solo le principali - appartengono a sfere diverse e non sono comuni a tutti i paesi dell'area sviluppata. Inoltre, la crisi economica, tuttora persistente, non ha aiutato i tentativi attuati di recuperare il pubblico dei lettori tradizionali e ha costretto in alcuni casi a chiudere o a ristrutturare singole testate: l'ultimo  esempio è la crisi del prestigioso «Le Monde» in Francia.

Questa premessa serve a introdurre un recente rapporto dell'OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development), un Istituto "terzo", abituato a ragionare sulle tendenze nel medio termine del sistema economico internazionale: The Evolution of News and the Internet.

Per i ricercatori dell'OCSE i dati sono difficilmente contestabili: negli ultimi due anni, dopo un periodo di turbolenze, le vendite delle copie e gli introiti pubblicitari dei quotidiani sono diminuiti sensibilmente nei paesi più sviluppati, con una riduzione anche del numero delle testate. La crisi della readership ha toccato da vicino le generazioni più giovani (più sensibili alle nuove forme di comunicazione interattiva della rete); la crisi della pubblicità è stata dovuta in buona parte all'andamento sfavorevole del ciclo economico.

Il declino delle vendite di quotidiani nel 2007-2009

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