Il futuro dei giornali

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Non è ancora sicuro se, in un futuro più o meno lontano, il destino del libro sarà effettivamente minacciato dalla disponibilità di nuovi strumenti tecnologici, che modificano l'esperienza stessa della lettura; non è certo neppure se queste nuove forme di lettura e di consultazione su schermi elettronici sostituiranno completamente i tradizionali volumi stampati su carta o si affiancheranno ad essi.

Nel settore della informazione, invece, i giornali quotidiani corrono probabilmente pericoli maggiori e più ravvicinati per un complesso di cause che possono essere così sintetizzate:
  • la disaffezione dei lettori, in particolare quelli più giovani, rispetto a una comunicazione che solo limitatamente incontra i loro interessi
  • la concorrenza accentuata da parte dei sistemi radio-televisivi pubblici e/o privati
  • una sempre più capillare presenza di contenuti informativi sulla rete, a livello locale di comunità o a livello settoriale di attività economica
  • il consolidamento di alcuni grandi gruppi nell'ambito della free press
  • nuovi modelli di giornalismo partecipato dal basso (il cosiddetto citizen journalism)
Come si può notare, le ragioni - e abbiamo indicato solo le principali - appartengono a sfere diverse e non sono comuni a tutti i paesi dell'area sviluppata. Inoltre, la crisi economica, tuttora persistente, non ha aiutato i tentativi attuati di recuperare il pubblico dei lettori tradizionali e ha costretto in alcuni casi a chiudere o a ristrutturare singole testate: l'ultimo  esempio è la crisi del prestigioso «Le Monde» in Francia.

Questa premessa serve a introdurre un recente rapporto dell'OCSE (Organisation for Economic Co-operation and Development), un Istituto "terzo", abituato a ragionare sulle tendenze nel medio termine del sistema economico internazionale: The Evolution of News and the Internet.

Per i ricercatori dell'OCSE i dati sono difficilmente contestabili: negli ultimi due anni, dopo un periodo di turbolenze, le vendite delle copie e gli introiti pubblicitari dei quotidiani sono diminuiti sensibilmente nei paesi più sviluppati, con una riduzione anche del numero delle testate. La crisi della readership ha toccato da vicino le generazioni più giovani (più sensibili alle nuove forme di comunicazione interattiva della rete); la crisi della pubblicità è stata dovuta in buona parte all'andamento sfavorevole del ciclo economico.

Il declino delle vendite di quotidiani nel 2007-2009
Nei capitoli centrali il rapporto OCSE è dedicato all'analisi della catena del valore e degli economics della stampa tradizionale e dell'informazione on-line, nonché alle minacce e alle opportunità che si prospettano per la creazione e la distribuzione di news.

Il punto di partenza è costituito dall'evoluzione dei due settori di attività, con particolare riferimento agli sviluppi dell'informazione on-line. In questa parte del rapporto si sottolineano la crisi delle vendite (declining reach) delle edizioni cartacee e l'impatto della recente crisi economica: i dati del precedente grafico sono indicativi del "terremoto" in corso.

Per quanto riguarda le fonti di guadagno del settore tradizionale, la ricerca OCSE evidenzia come il rapporto tra ricavi dalle vendite e ricavi pubblicitari sia squilibrato a favore della seconda voce (pubblicità 57% e vendite 43%) negli Stati Uniti, Canada, Lussemburgo e nella maggioranza dei paesi OCSE, mentre solo in Giappone, Danimarca e Olanda l'incidenza del fatturato pubblicitario sia minore. Più in generale, negli ultimi anni, la crisi dei ricavi pubblicitari - come si è detto - è stato generalizzata, con differenze tra Paese e Paese solo in ordine temporale, ossia quando è avvenuta.

Parallelamente si coglie la crescita quantitativa della rete Internet sia nella produzione - anche in forme nuove - delle notizie, che nella cosiddetta "fruizione". Lo sviluppo di Internet negli anni Duemila, dopo la crisi della bolla finanziaria, ha portato a uno slittamento progressivo del pubblico dall'acquisto delle copie cartacee alla consultazione dei siti di informazione, anche se con la lettura delle news on-line si ottiene soltanto una integrazione delle altre fonti informative.

Internet, tuttavia, presenta due limiti difficilmente sottovalutabili: l'attendibilità e la consistenza dell'informazione per un verso, la difficoltà di costruire un efficace modello di business, per l'altro. In questa prospettiva il giudizio dei ricercatori OCSE non si nasconde dietro a giri di parole e non ricorre ad eufemismi per indorare una situazione, che presenta ancora caratteristiche negative o limiti non superati. Ecco che cosa scrivono alla pagina 59 del rapporto:
... novel forms of news creation and distribution and especially Internet-based offerings do not (yet) constitute a viable alternative to more traditional ones. This is because no online business model has been elaborated which would sustain expensive news coverage. The Internet may be a good platform for a cacophony of voices [corsivo nell'originale N.d.A.] but the latter leaves the reader in doubt about the accuracy and the interpretation of the information. The online news ecosystem offers a profusion of opinion, but there is little reporting, and little is subject to any rigorous fact-checking or editorial scrutiny.51 In this view Internet intermediaries and most other online news players just relay information from traditional newsorganisations, i.e. online news contributors and citizen journalists often copy or comment on original news material without gathering independent news themselves or adding a lot of value.
La "cacofonia delle voci" è un'espressione originale e colta per indicare quella che una volta si sarebbe chiamata con espressione più rozza la "grande pattumiera" della rete, ossia il recipiente contenitore di tutti i residui di vario tipo inseriti dagli utenti.

Quali sono in definitiva le sfide che attendono l'industria dei quotidiani?

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