Onde sismiche nel settore editoriale

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Gli osservatori più attenti hanno registrato due movimenti alla superficie del settore editoriale americano, che preoccupano fortemente le case editrici tradizionali:
  • il 19 luglio Amazon ha annunciato che negli ultimi tre mesi per ogni 100 libri rilegati (hardcovers) sono stati venduti 143 ebook, i cosiddetti Kindle books; rispetto alla prima metà dell'anno precedente, il volume delle vendite è triplicato
  • Sul «Corriere della sera» del 23 luglio, sotto il titolo "E ora l'ebook aggira gli editori", si riporta la notizia che Andrew Wylie, uno dei più potenti agenti letterari americani, ha deciso di vendere come Kindle books (al costo di 9,99 dollari) venti classici della letteratura moderna, tra cui Il lamento di Portnoy di Philip Roth, Lolita di Vladimir Nabokov, Finzioni di Jorge Luis Borges e Il nudo e il morto di Norman Mailer
Nel primo caso il confronto non si gioca alla pari per una questione di "pesantezza" e di prezzo: un hardcover, notoriamente, è un libro impegnativo, di saggistica o di letteratura, rivolto a fasce di lettori selezionati; l'ebook si libra più lievemente sullo schermo, animato dall'inchiostro elettronico dello strumento Kindle. Il confronto andrebbe fatto con le edizioni paperback e con quelle economiche, con un risultato probabilmente diverso.

wylie.jpg Nel secondo caso la partita è più complessa e non ancora conclusa: Wylie (nella foto a destra), conosciuto dagli addetti ai lavori con soprannomi quali lo "squalo", la "volpe" e addirittura lo "sciacallo", vuole ridiscutere le royalties riconosciute ai suoi autori per le edizioni digitali. In questa prospettiva ha fondato una casa editrice, la Odissey Editions, ha poi rotto gli accordi con i proprietari dei diritti (in particolare con la Random House, colosso americano appartenente al mega gruppo di origine tedesca Bertelsmann) e si è accordato in primo luogo con Amazon, pensando in prospettiva ad Apple e a Google.

La risposta degli editori non è tardata ad arrivare: la Random House ha chiesto formalmente a Wylie di interrompere l'iniziativa, pena la citazione in tribunale con l'accusa di vendita illegale; i titoli offerti appartengono al catalogo della casa editrice, anche se sul contratto originario con gli autori non si faceva menzione dell'edizione elettronica, né tanto meno di ebook.

In questo secondo caso la posta in gioco non è soltanto una questione giuridica o di principio. Si tratta di determinare quanto rimane all'autore (e all'agente che lo rappresenta) dei ricavi della vendita di un libro Kindle o di uno iPad, dopo aver sottratto la percentuale della libreria virtuale (più o meno contenuta a seconda dei casi) e quella della casa editrice: un 10-20% o una cifra differente? E ancora: i diritti sulle vendite di ebook – che hanno costi di produzione e di distribuzione molto più contenuti di quelli dei volumi cartacei – sono assimilabili ai diritti sulla produzione tradizionale o possono levitare decisamente verso l'alto, anche oltre il 50%? Le domande rimangono ancora aperte a soluzioni differenti.

Le reazioni in Italia

Sempre sul «Corriere della sera» il 24 luglio 2010 sono riportate – sotto il titolo a effetto "Svolta ebook. Assalto agli editori" – le reazioni e i commenti registrati in Italia. Come era prevedibile, la divisione è netta tra favorevoli e contrari all'iniziativa di Wylie: la linea di demarcazione separa dalla parte dei contrari gli editori, come Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato del gruppo Gruppo Editoriale Mauri Spagnol - GEMS, o come il presidente dell'AIE Marco Polillo, e dall'altra dei favorevoli gli agenti letterari, come Marco Vigevani, che rappresenta anche i diritti esteri dei titoli del catalogo dell'editore Laterza.

Voci a parte sono quelle dei direttori editoriali della Mondadori e della Rizzoli, il primo più favorevole alla nuova onda sismica, il secondo più problematico e riflessivo. Così Riccardo Cavallero, direttore generale di Mondadori Libri Trade, afferma che:
"... siamo l'unico editore al mondo ad aver concluso da oltre un mese un accordo quadro con Wylie per i diritti digitali e ne siamo pienamente soddisfatti. Non si tratta di denunciare una presunta tendenza degli agenti letterari a scavalcare gli editori, ma di capire che le condizioni vanno completamente rinegoziate rispetto al mondo della carta. L'ebook non è che uno strumento, oggi molto innovativo, ma destinato a diventare obsoleto già tra pochi anni. Il punto decisivo è che l'avvento del digitale consegna tutto il potere al lettore. Pensare di mantenere la struttura tipica dell'editoria cartacea sarebbe un errore enorme, che la Mondadori non ha intenzione di commettere. Del resto in sede di trattativa le richieste di Wylie, noto per la sua aggressività, mi sono parse del tutto ragionevoli".
Paolo Zaninoni, direttore editoriale della Rizzoli Libri, rileva in modo più analitico che:
"... l'operazione avviata da Wylie, come altre analoghe (penso alla trovata di Stephen King che nel 2000 inviò un suo romanzo direttamente ai lettori, a puntate, per posta elettronica) riguarda autori affermati. Non credo si potrebbe realizzare con un esordiente. Certamente si va verso una ridefinizione del ruolo dell'editore, che sarà sempre meno un produttore e distributore di beni materiali, mentre sarà sempre più uno scopritore e valorizzatore di talenti.
È evidente che l'avvento dell'ebook, imminente anche in Italia, trasformerà il nostro mestiere, ma ancora non è chiaro come funzionerà questo modello di business, come sarà regolamentato sotto il profilo fiscale, quali margini di redditività potrà consentire"
Stephen King La prima precisazione è di una certa utilità: fino ad oggi siamo disposti a leggere sullo schermo – per quanto migliorato – di un Kindle o di iPad testi classici o di grande successo (forse per la gioia della novità), oppure testi di studio o professionali (in questo caso per un risparmio economico). Non siamo ancora pronti al testo del giovane autore o dello scrittore minore. In altre parole, la consuetudine con i nuovi strumenti è ancora limitata tra gli stessi lettori forti.

Il secondo ordine di considerazioni, relative al modello di business, è lasciato in sospeso, senza una risposta precisa, per la complessità dell'argomento che vede diverse forze in campo, con equilibri che si possono modificare nel medio e anche nel breve periodo.

A questo proposito, si possono riportare, in conclusione, le note pessimistiche di Andrea Spazzali, proprietario di una storica libreria milanese: "... se la rivoluzione dell'ebook arriverà al punto che si potranno liberamente scaricare i libri da Internet, come avviene per la musica, sarà l'intera industria editoriale a vedersela brutta".


Aggiornamento del 27 luglio 2010. Loredana Lipperini intervista sulla «Repubblica» di oggi Roberto Santachiara, uno dei più importanti agenti letterari italiani che rappresenta, tra gli altri, autori come Carlo Lucarelli e Roberto Saviano o come Stephen King, James Ellroy, Jefferey Deaver e Ian McEwan. La posizione di Santachiara è molto netta: considerando quello che i principali gruppi editoriali hanno offerto agli autori come diritti sugli e-book, nessun accordo è possibile.

Il calcolo è presto fatto: agli autori dovrebbe andare il 25 % non del prezzo di copertina, ma del "netto defiscalizzato", ossia del prezzo di copertina meno l'IVA e meno le spese o gli sconti destinati ai distributori: su un prezzo di 10 euro, 2 andrebbero via in tasse e 2,4 agli intermediari. In pratica il 25% dell'autore andrebbe calcolato su un importo di 5,6 euro. A queste condizioni l'accordo non è raggiungibile.

Santachiara, che manifesta un netto dissenso dalle iniziative di Wylie, ritiene che la strada da perseguire non sia quella dell'auto-pubblicazione o degli accordi diretti con i distributori come Amazon, ma una ricontrattazione con le case editrici dei diritti sulle edizioni digitali. Il testo completo dell'intervista è disponibile in questa pagina.


II aggiornamento (30 luglio 2010). Non poteva mancare la risposta degli editori. quella degli imprenditori italiani è affidata alla «Repubblica» del 28 luglio e si può leggere in questa pagina; le reazioni in America sono riportate dal «Corriere della Sera» del 29 luglio 2010 e si trovano in quest'altra pagina. In Italia i maggiori editori cercano di dimostrare che il diritto di autore non può salire di prezzo come vorrebbe Santachiara; vi è, inoltre, una netta presa di posizione a favore dell'IVA al 4% e non al 20%, per evitare la diffusione della pirateria e l'esodo dei potenziali acquirenti nei negozi virtuali dei paesi con IVA più bassa (come ad es. il Lussemburgo). Nel mercato internazionale la casa editrice Random House si dichiara pronta a non pubblicare nessuno degli autori di Wylie in lingua inglese e questa presa di posizione è condivisa da HarperCollins, Penguin e MacMillan.


III aggiornamento (5 settembre 2010). L'avventura di Wylie come editore di ebook sembrerebbe finita ancor prima di cominciare: secondo il «New York Times» del 24 agosto 2010 la Random House ha comunicato di aver riacquisito il diritto di pubblicare in edizione elettronica i 13 classici con cui Wylie voleva iniziare la sua avventura di editore in proprio. La casa editrice ha anche annunciato che sono riprese normalmente le relazioni con l'agenzia letteraria, sancendo diplomaticamente la chiusura dell'incidente estivo.


IV aggiornamento (6 ottobre 2010). Stesso destino per Wylie in Francia. L'agente letterario ha dovuto rassicurare gli editori francesi, che – sotto le insegne del Syndicat National de l'Édition – avevano firmato compatti una lettera di protesta contro i tentativi di sfruttare le edizioni digitali dei loro autori: i diritti delle edizioni cartacee e quelli delle edizioni digitali non possono essere separati e e non è quindi possibile distribuire autonomamente nel formato digitale opere che nell'edizione cartacea appartengono a un editore. La lettera degli editori francesi si può leggere in questa pagina (tradotta in inglese).

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