Archivi di Agosto 2010

Book ed ebook

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In Europa i nuovi lettori di ebook, come il Kindle di Amazon o l'iPad di Apple, non sono ancora molto diffusi: può capitare di vederli in un convegno universitario sulle nuove tecnologie, ma in generale è difficile incontrare in un bar, su un treno o in un giardino persone che leggono testi o giornali con questi dispositivi. In America la situazione è differente: giovani geek e seri professionisti "esibiscono" con una certa fierezza le nuove tavolette, sentendosi parte avanzata (i cosiddetti early-adopter) di una tendenza in rapida crescita.

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Le ragioni della differenza sono molteplici e afferiscono ad aspetti diversi. Alcuni sono strutturali: in America il tessuto delle librerie ha una trama riconoscibile soltanto in alcuni quartieri delle grandi città, mentre sul territorio prevalgono gli store multifunzione con 1-2 scaffali per le riviste e i best-seller del momento.  Di converso la diffusione del wi-fi - anche gratuito - è nettamente superiore con una presenza ramificata di "punti caldi" per collegarsi e scaricare i file: dai bar ai grandi magazzini, dalle stazioni agli aereoporti.

Altri motivi sono di tipo culturale: la consuetudine nella scuola superiore e nelle università a utilizzare le nuove tecnologie come parte costitutiva della didattica; la predisposizione alla mobilità non soltanto all'interno di una singola città, ma tra le varie città, vissuta non come emigrazione forzata; una mentalità pragmatica che affida a strutture specializzate come le biblioteche il possesso fisico dei libri da prendere in prestito come e quando si vuole. Insomma un complesso di motivi che hanno favorito una rapida diffusione degli e-book nell'ultimo anno, nel momento in cui l'offerta da parte delle società produttrici ha iniziato a proporre strumenti tecnologicamente più maturi ed economicamente più vantaggiosi.

Non sorprende quindi che un osservatore attento come Richard MacManus, direttore della rivista in linea «ReadWriteWeb», abbia provato a spiegare le ragioni per cui, a suo avviso, gli ebook sono migliori dei libri tradizionali. Ne ha elencate 5 sulla base di una breve premessa:
«Da poco tempo ho cominciato a comprare ebook per l'applicazione Kindle che ho sul mio iPad. Anche se io amo ancora i libri di carta, le astuzie digitali degli eBook esercitano su di me un'attrazione crescente. Vorrei far presente che fino ad oggi avevo resistito agli eBook non per ragioni morali: non potevo semplicemente avervi accesso. Il Kindle, il lettore della Sony o quello di Barnes & Noble sono stati tutti a lungo indisponibili per le persone non residenti negli Stati Uniti e gli stessi negozi in linea non erano accessibili. Con l'applicazione Kindle per iPad sono stato finalmente in grado di godere del frutto proibito degli ebook.
Il primo motivo di apprezzamento degli ebook consiste nella possibilità di evidenziare brani e citazioni dei testi (social highlighting) e di ritrovarli facilmente: questa attività può essere anche condivisa e diventare una sorta di "sottolineatura sociale" [sul sito di Amazon è presente un elenco dei brani maggiormente evidenziati dai lettori - secondo la preferenza tipicamente americana per le classifiche di ogni specie]. Lo strumento elettronico permette anche di inserire con facilità note e commenti senza dover riempire a penna o matita i margini ristretti delle pagine. Ovviamente, poi, le parole difficili o non conosciute possono essere ricercate direttamente sulle fonti disponibili in rete, senza doverle cercare su un vocabolario cartaceo, e questa funzionalità può risultare utile leggendo brani di poesia o di saggi complessi.

La funzionalità di ricerca può andare oltre il semplice significato di una parola e di un'espressione ed essere applicata all'interno dello stesso ebook o sul Web: nel primo caso si otterranno tutti i contesti con le occorrenze della parola, mentre nel secondo associazioni congruenti o improbabili, come accade spesso nella ricerca sulla rete. Il quinto e ultimo motivo è legato alla possibilità di inviare brani agli amici tramite Twitter o di inserirli nella pagina personale di Facebook, socializzando direttamente la propria esperienza di lettura.

Secondo MacManus siamo di fronte alla punta dell'iceberg, perché molte strade sono ancora da percorrere: si pensi solo alle potenzialità offerte dalla dimensione multimediale dello strumento che permette l'inserimento di trailer, di materiali di reference, di interviste e filmati o di attori che recitano brani del testo.

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Per i meno giovani, già nella maggiore età verso la fine degli anni Settanta, si tratta di un ritorno in parte inatteso; per gli altri, nati nei decenni successivi, di una novità non certo prevedibile: il primo numero della nuova serie della rivista «Alfabeta» è uscito in edicola da poco più di un mese, accompagnato da un sito Internet di arricchimento dei contenuti e di interazione con i lettori.

La prima serie di «Alfabeta», pubblicata per più di 100 numeri tra il 1979 e il 1988, è stata un'esperienza originale di confronto intellettuale "militante" (secondo il lessico dell'epoca), che tra gli altri coinvolse – su iniziativa dello scrittore Nanni Balestrini – critici letterari (Maria Corti), filosofi (Pier Aldo Rovatti), semiologi (Umberto Eco), scrittori (Paolo Volponi) e grafici (Gianni Sassi). L'area politica di riferimento si collocava a cavallo tra il partito comunista e la sinistra extraparlamentare, con una particolare attenzione alle trasformazioni sociali e culturali del periodo, che si conclusero con l'avvento della società post-industriale.

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La testata del primo numero della prima serie della rivista

Un'antologia dei principali saggi di questa prima serie è stata pubblicata da Bompiani nel 1996 con un'introduzione di Carlo Formenti, ma è attualmente fuori catalogo e disponibile soltanto nel servizio SBN. La nuova serie si apre con un editoriale che cerca non solo di stabilire le linee di continuità tra il vecchio e il nuovo, ma di chiarire anche le inevitabili differenze dovute alle diverse condizioni storiche: trovarsi nel primo caso alla fine di un secolo reso breve dalla competizione tra le forze sociali antagoniste del capitalismo, e nel secondo caso all'inizio addirittura di un millennio che nasce segnato dai fenomeni della globalizzazione e della ridefinizione delle scale dei valori e dei primati politici a livello dell'intero pianeta.
«Alfabeta» capì con straordinaria tempestività che in quegli anni, insieme ai furori, si stavano spazzando sotto al tappeto dell'emergenza anche i fermenti: degli anni Settanta ma, più in generale, della modernità. E, contro un senso comune rapidissimamente impostosi, reagì in nome della complessità, dell'interdisciplinarità, dell'antropologia del presente. [...]
il nostro, di tempo, è contrassegnato da una nuova emergenza: di segno diametralmente, simmetricamente contrapposto a quello di allora. Un'emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque politica. In condizioni – di degrado della convivenza civile, di apocalissi linguistica, di minaccia concreta agli ordinamenti democratici – che sono sotto gli occhi di tutti. [...]
In fondo la vera differenza, tra oggi e il 1988, è che allora eravamo alla fine di un secolo, mentre oggi siamo all'inizio di uno nuovo. E allora, valendoci ovviamente di tutti i saperi e le tecniche del tempo nuovo, sarà ancora possibile fare una rivista: da intellettuali. Anche se le prime cose a essere cambiate – in un tempo radicalmente mutato sul piano tecnologico, sociale ed economico - sono proprio la condizione e lo status dell'intellettuale. Ma anche se al giorno d'oggi appaiono - e sono - marginalizzati, precarizzati, destituiti di mandato e funzione, sta ancora e malgrado tutto ai bistrattati intellettuali esercitare la scomoda funzione di segnavento: segnalatori d'allarme e indicatori di nuove tendenze.

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