Alfabeta2

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Per i meno giovani, già nella maggiore età verso la fine degli anni Settanta, si tratta di un ritorno in parte inatteso; per gli altri, nati nei decenni successivi, di una novità non certo prevedibile: il primo numero della nuova serie della rivista «Alfabeta» è uscito in edicola da poco più di un mese, accompagnato da un sito Internet di arricchimento dei contenuti e di interazione con i lettori.

La prima serie di «Alfabeta», pubblicata per più di 100 numeri tra il 1979 e il 1988, è stata un'esperienza originale di confronto intellettuale "militante" (secondo il lessico dell'epoca), che tra gli altri coinvolse – su iniziativa dello scrittore Nanni Balestrini – critici letterari (Maria Corti), filosofi (Pier Aldo Rovatti), semiologi (Umberto Eco), scrittori (Paolo Volponi) e grafici (Gianni Sassi). L'area politica di riferimento si collocava a cavallo tra il partito comunista e la sinistra extraparlamentare, con una particolare attenzione alle trasformazioni sociali e culturali del periodo, che si conclusero con l'avvento della società post-industriale.

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La testata del primo numero della prima serie della rivista

Un'antologia dei principali saggi di questa prima serie è stata pubblicata da Bompiani nel 1996 con un'introduzione di Carlo Formenti, ma è attualmente fuori catalogo e disponibile soltanto nel servizio SBN. La nuova serie si apre con un editoriale che cerca non solo di stabilire le linee di continuità tra il vecchio e il nuovo, ma di chiarire anche le inevitabili differenze dovute alle diverse condizioni storiche: trovarsi nel primo caso alla fine di un secolo reso breve dalla competizione tra le forze sociali antagoniste del capitalismo, e nel secondo caso all'inizio addirittura di un millennio che nasce segnato dai fenomeni della globalizzazione e della ridefinizione delle scale dei valori e dei primati politici a livello dell'intero pianeta.
«Alfabeta» capì con straordinaria tempestività che in quegli anni, insieme ai furori, si stavano spazzando sotto al tappeto dell'emergenza anche i fermenti: degli anni Settanta ma, più in generale, della modernità. E, contro un senso comune rapidissimamente impostosi, reagì in nome della complessità, dell'interdisciplinarità, dell'antropologia del presente. [...]
il nostro, di tempo, è contrassegnato da una nuova emergenza: di segno diametralmente, simmetricamente contrapposto a quello di allora. Un'emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque politica. In condizioni – di degrado della convivenza civile, di apocalissi linguistica, di minaccia concreta agli ordinamenti democratici – che sono sotto gli occhi di tutti. [...]
In fondo la vera differenza, tra oggi e il 1988, è che allora eravamo alla fine di un secolo, mentre oggi siamo all'inizio di uno nuovo. E allora, valendoci ovviamente di tutti i saperi e le tecniche del tempo nuovo, sarà ancora possibile fare una rivista: da intellettuali. Anche se le prime cose a essere cambiate – in un tempo radicalmente mutato sul piano tecnologico, sociale ed economico - sono proprio la condizione e lo status dell'intellettuale. Ma anche se al giorno d'oggi appaiono - e sono - marginalizzati, precarizzati, destituiti di mandato e funzione, sta ancora e malgrado tutto ai bistrattati intellettuali esercitare la scomoda funzione di segnavento: segnalatori d'allarme e indicatori di nuove tendenze.
Alfabeta2.jpgIl primo numero della seconda serie comprende 48 articoli, sotto il titolo tematico "Intellettuali senza". L'indice completo si può leggere in questa pagina. Nella copertina si dà evidenza anche all'artista greco Jannis Kounellis, che illustra l'intero numero, viene intervistato da Alfredo Pirri (La cultura è il sangue) ed è presentato dal critico Achille Bonito Oliva (Jannis Kounellis, la libertà liberata).
Umberto Eco, a conferma della linea di continuità con la serie originale degli anni Ottanta, firma l'articolo introduttivo: Alfabeto per intellettuali disorganici, costruito secondo la formula espositiva delle parole chiave rilevanti per lettera.
Segue poi un saggio di Andrea Cortellessa, che è disponibile sulla rete in questa pagina.
Sul sito Internet non sono al momento riprodotti gli articoli della rivista, ma approfondimenti e linee di ricerca complementari agli assi tematici del numero.
Ovviamente il sito si avvale della multimedialità e della interattività: la prima è ben rappresentata dalla proposta di video caricati su YouTube (da non perdere è l'intervista a Edoardo Sanguineti, recentemente scomparso, sul tema della "Avanguardia", curata da Uliano Paolozzi Balestrini); la seconda dall'apertura dei singoli post o articoli ai commenti e agli interventi dei lettori. In termini programmatici, il legame tra rivista e sito è presentato in questi termini:
«Alfabeta2» è anche un sito, in quanto ci pare difficile, oggi, concepire un laboratorio d'idee, analisi e scritture in forma puramente cartacea, senza godere dell'orizzontalità, della velocità e dell'apertura consentite dalla rete. Il sito di «Alfabeta2» non è la semplice replica elettronica degli articoli della rivista, ma costituisce un polo complementare di discussione, ricerca e condivisione, ambendo a porsi come uno spazio di raccordo tra diverse esperienze e soggettività. Sono consultabili articoli della rivista e loro materiali aggiuntivi (testi, immagini, link, documenti audio e video), ma anche rubriche e testi destinati esclusivamente al sito. Se la rete, in quanto universo debolmente istituzionalizzato, permette la circolazione di energie vive e spregiudicate, allora una rivista a vocazione critica non può non confrontarsi con essa. Per questo motivo «Alfabeta2» assume fin da subito una duplice prospettiva: quella sintetica e formalizzante della rivista mensile, capace di focalizzare l'attenzione su aspetti cruciali della realtà contemporanea, e quella aperta, grandangolare e rizomatica del sito, che si pone come crocevia di esperienze sociali ed esperimenti cognitivi.
Non è formale, in conclusione, l'augurio che sulla base di queste premesse «Alfabeta2», in edizione cartacea e digitale, possa costituire uno strumento utile per comprendere una parte del nostro recente passato e per proporre una lettura originale del nostro presente.

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