"Questa lettera vi complicherà la vita"

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Inizia così, con un tono leggermente drammatico e lontano dal consueto aplomb, la lettera che Ferruccio de Bortoli, direttore del «Corriere della Sera», ha inviato il 30 settembre ai giornalisti della testata in occasione dello sciopero di due giorni, indetto dal Comitato di redazione per il 1° e il 2 ottobre. De Bortoli sostiene la necessità di modificare alcune regole interne e di superare gli "autentici privilegi" di cui godono i giornalisti del quotidiano milanese. Questo passo – necessariamente traumatico – è motivato con la tesi che la multimedialità ha reso "obsolete" prassi e abitudini del mestiere giornalistico e che la ristrutturazione in corso è sì dolorosa e necessaria, ma è stata ottenuta senza il ricorso alla cassa integrazione o alla sospensione di dipendenti dal lavoro.

Il Corriere su iPad
Si è aperta una nuova fase che richiede un arricchimento dell'informazione "non solo sulla carta, ma anche sul web" e sugli altri strumenti portatili che cominciano a diffondersi.

Per de Bortoli l'edizione iPad del giornale, ad esempio, si sta rivelando un grande successo con più di 7.000 copie vendute, così come il sito Internet che registra una crescita degli accessi (è il secondo tra i siti dei giornali italiani dopo quello della «Repubblica»). Questi progressi sono di conforto per la linea di potenziamento adottata, che prevede anche l'assunzione di dieci giovani all'anno tramite selezioni in rete o attraverso i master, oltre ad altre iniziative di rafforzamento delle edizioni locali o di pagine interne al giornale.

Tutto ciò non è, tuttavia, sufficiente perché i cambiamenti che hanno investito il settore dei quotidiani sono di natura "epocale" e stanno rendendo superate tutte le regole e le procedure che vigevano quando i giornali erano fatti con il piombo o quando era in piedi la "prima repubblica".
Anzi questo sistema di regole è praticamente crollato e si è aperto un nuovo scenario con conseguenze non facilmente prevedibili nel breve e nel medio periodo. De Bortoli inizia a questo punto un vero e proprio esercizio retorico, lontano dallo stile "anglosassone" e molto più vicino a una matrice latina e mediterranea. Lo riportiamo per intero, segnalando che le figure retoriche utilizzate sono principalmente due: la ripetizione e l'elenco (evidenziati con i nostri "a capo"), che messe insieme producono nel lettore un effetto quasi straniante.
Non è più accettabile che parte della redazione non lavori per il web o che si pretenda per questo una speciale remunerazione.
Non è più accettabile che perduri la norma che prevede il consenso dell'interessato a ogni spostamento, a parità di mansione. Prima vengono le esigenze del giornale poi le pur legittime aspirazioni dei giornalisti.
Non è più accettabile che i colleghi delle testate locali non possano scrivere per l'edizione nazionale, mentre lo possono tranquillamente fare professionisti con contratti magari per giornali concorrenti.
Non è più accettabile l'atteggiamento, di sufficienza e sospetto, con cui parte della redazione ha accolto l'affermazione e il successo della web tv.
Non è più accettabile, e nemmeno possibile, che l'edizione Ipad non preveda il contributo di alcun giornalista professionista dell'edizione cartacea del «Corriere della Sera».
Non è più accettabile la riluttanza con la quale si accolgono programmi di formazione alle nuove tecnologie.
Non è più accettabile, anzi è preoccupante, il muro che è stato eretto nei confronti del coinvolgimento di giovani colleghi.
Non è più accettabile una visione così gretta e corporativa di una professione che ogni giorno fa le pulci, e giustamente, alle inefficienze e alle inadeguatezze di tutto il resto del mondo dell'impresa e del lavoro.
Gli argomenti messi insieme sono forti ed efficaci per il crescendo dell'argomentazione: si contestano rivendicazioni sindacali, chiusure corporative, resistenze al mondo delle nuove tecnologie o all'ingresso dei giovani nelle redazioni, insomma - con le sue stesse parole - "una visione gretta della professione". La conclusione consiste in un freddo invito a sedersi intorno al tradizionale tavolo delle trattative per ripensare l'intero sistema di regole e arrivare alla stesura di un nuovo patto vincolante al tempo stesso per l'editore e per i giornalisti, patto che sia aggiornato al nuovo scenario del mondo dell'informazione.

La risposta del Comitato di Redazione (4 ottobre 2010). Il CdR del giornale milanese ha preso posizione con un comunicato, in cui respinge le critiche di de Bortoli e, soprattutto, denuncia il tentativo di annullare il sistema interno di regole e di garanzie: "Si addossano alla redazione responsabilità che appartengono a scelte editoriali e imprenditoriali errate e spesso dissennate. Si imputa ai giornalisti il rifiuto della modernità e della sfida tecnologica, quando da oltre due anni la redazione chiede [...] di conoscere i piani di sviluppo aziendali e gli investimenti sulla multimedialità senza ottenere mai nessuna risposta concreta, ma solo promesse e annunci." I giornalisti invece hanno dimostrato spirito di sacrificio e di adattamento alle mutate condizioni di lavoro e, in particolare, al quadro di incertezza sugli investimenti futuri.

Allo stato attuale il confronto tra le due posizioni si è irrigidito, ma ovviamente rimane aperto e, perciò. sarà interessante seguirlo nei suoi sviluppi. Sul tema specifico della multimedialità, ci sembra probabile che anche in Italia si affermi il modello della redazione unificata adottato già da tempo dal «New York Times».

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