Archivi di Aprile 2011

"Le persone non leggono"

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È noto, e lo abbiamo talora accennato, che leggere sullo schermo presenti alcuni limiti legati alle caratteristiche dello strumento (dallo sfondo alle dimensioni). che condizionano una fruizione riposante dei testi: mentre un libro tradizionale si può leggere in diverse condizioni (di luce o di comodità), le pagine web vengono in genere sottoposte a una lettura "trasversale" alla ricerca dei passaggi di interesse. Si potrebbe anche aggiungere che almeno uno dei nuovi book-reader - il Kindle di Amazon - abbia compiuto delle scelte "impopolari" (in particolare l'assenza dei colori) proprio per cercare di migliorare la leggibilità a video in diverse condizioni di luce.

Ci è sembrato perciò interessante e, per molti versi, anche originale un intervento di Yvonne Bindi, esperta di usabilità, sul sito della casa editrice Apogeo, che argomenta intorno a questo problema introducendo una variabile in più: le persone non leggono non soltanto sullo schermo, ma anche nella vita reale. Non leggono non tanto i libri o brani interi, ma elementi più semplici, come indicazioni e segnali, e questa peculiarità è importante per la costruzione dei siti web. Gli esempi riportati sono due: vediamo il primo.
pub.jpgUn'estate di puro autolesionismo ho deciso di lavorare in un pub, dove puntualmente i clienti si perdevano mentre cercavano la toilette nonostante la porta del bagno fosse in bella vista nella sala centrale del pub, appena dietro il bancone a isola. Era l'unica porta di tutto il locale ed effettivamente chiunque si avventurasse alla ricerca dei servizi si dirigeva istintivamente da quella parte. Qualcosa però andava puntualmente storto. Funzionava così: il cliente che aveva bisogno del bagno si alzava, percorreva il perimetro del bancone e si trovava esattamente davanti alla porta del bagno. A quel punto accadeva qualcosa di incomprensibile: il cliente non terminava il suo percorso varcando la porta, ma faceva improvvisamente retromarcia cercando aiuto nella sala con lo sguardo, vedeva me e mi veniva incontro.

Accadeva più spesso di quanto si possa immaginare. Io fingevo di non aver visto nulla e ascoltavo la domanda, sempre la stessa: "Mi scusi, dov'è il bagno?". Vedevo puntualmente facce costernate, quando indicavo proprio la porta a cui avevano appena dato le spalle. Immaginavo il percorso mentale della persona che avevo di fronte. Ho bisogno del bagno, mi alzo dal tavolo, mi guardo intorno, individuo una porta, controllo che non ci siano altre possibilità, non ce ne sono c'è solo quella porta, vado, giro intorno al bancone ad isola e... a un passo dalla soglia qualcosa mi blocca, mi sono sbagliato, cerco la cameriera, chiedo a lei, e lei mi indica la stessa porta, cosa è accaduto?

Accadeva che sulla porta i clienti incontravano un segnale, una piccola targa con due parole, ma solo una di queste era la colpevole del misfatto, perché era la sola che i clienti leggevano. Quando dicevo che quella era la porta del bagno, qualcuno indicando la targa provava a ribellarsi e diceva: "Ma sulla porta c'è scritto Vietato ... vietato ..." e girandosi per trovare conferma riguardo a ciò che dicevano, scoprivano che sulla targa c'era scritto Vietato fumare. Tutti quelli che facevano retromarcia pensavano che sulla targa ci fosse scrittoVietato entrare. Me lo confessavano subito dopo, per giustificare il disorientamento. Il participio passato Vietato vinceva su tutto, sull'istinto, sull'evidenza, sulla ragionevolezza e chiudeva quella porta, aprendo tutta una serie di dubbi e frustrazioni nei miei poveri clienti.
L'ipotesi formulata per spiegare il comportamento dei clienti concerne il funzionamento del cervello umano che tende a privilegiare associazioni "tradizionali" a una realtà effettiva: nel caso specifico la deduzione di un inesistente Vietato entrare rispetto a un altrettanto plausibile Vietato fumare. Secondo la Bindi il nostro cervello applica un principio di economia, ossia tende a privilegiare quello che appare come il più probabile rispetto a una realtà che sicuramente presenta opzioni variegate.

Cado in piedi

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C'era sfuggito e ne facciamo volentieri ammenda: da circa un mese è attivo un esperimento, lanciato dalla casa editrice Chiarelettere e dal gruppo editoriale Gems (di cui abbiamo già parlato a proposito dell'acquisizione della Boringhieri e della partecipazione in Fazi), che punta alla costituzione di un'ambiente di comunità per autori, intesi in senso lato come giornalisti e scrittori, ma anche professionisti e performer.

testata_cado_in_piedi.jpg
Cado in piedi – questo il nome scelto per il sito – si propone come "portale multimediale di approfondimento dei temi di attualità con la collaborazione di molti autori". I temi sono articolati intorno a 5 sezioni principali:
  • "La Fermata", con l'argomento del giorno
  • "Parole d'autore", che offre uno spazio per gli interventi di approfondimento degli autori
  • "Libri in Rete", con l'uso di Google News per scegliere le notizie relative ai temi trattati nei libri scritti dagli autori
  • "La Pagina", ossia la lettura del giorno con un testo d'autore, ovviamente lungo una pagina
  • "Ghostwriter", spazio aperto agli articoli inviati dai lettori e selezionati dalla redazione
Gli autori che hanno aderito inizialmente sono circa un centinaio, ma l'obiettivo è quello di allargare la comunità a un migliaio di partecipanti. Come abbiamo detto, sono scrittori e giornalisti, più o meno conosciuti: in questa pagina è disponibile l'elenco completo Tra i nomi più noti citiamo due scrittrici: Paola Mastracola, recente autrice per i tipi della Guanda di Togliamo il disturbo, e Michela Murgia, vincitrice del Campiello 2010 con il romanzo Accabadora. Tra i giornalisti, che sono in numero notevole, la scelta è più ardua e non vuole essere selettiva, ma solo di esempio: Claudio Sabelli Fioretti, a lungo nel "Magazine" del «Corriere della Sera», Riccardo Staglianò, del quotidiano «la Repubblica», e Loretta Napoleoni, economista collaboratrice del settimanale «Internazionale». Vi sono poi degli outsider, ossia fuori categoria, più popolari come l'attore Beppe Grillo, più "accademici" come lo studioso della scienza politica e allievo di Norberto Bobbio Marco Revelli, o più professionali come l'avvocato Guido Scorza, esperto di diritto delle nuove tecnologie.

I temi principali del sito si muovono lungo un doppio binario: riflessioni e prese di posizioni sulla questioni di attualità (come il disastro della centrale nucleare in Giappone o il problema dell'immigrazione nordafricana in Italia); analisi e critiche di testi prevalentemente saggistici scelti dai singoli autori (come la presentazione di Anna Vinci del volume di Tina Anselmi sulla P2). In entrambi i casi gli articoli scritti si alternano con i podcast video. Per seguire ed essere aggiornati sui nuovi articoli del sito, è possibile iscriversi alla newsletter di "Cado in piedi".

Nella pagina seguente il lancio dell'intervento di Michela Murgia.

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