Archivi di Maggio 2011

Tradurre poesia

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Questa segnalazione è dedicata agli studenti in Scienze della traduzione della laurea specialistica: si tratta di un volume della casa editrice Quodlibet di Macerata, uscito recentemente con le lezioni che Franco Fortini tenne a Napoli nel 1989 sul tema della traduzione e della traduzione poetica e letteraria in particolare.

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La posizione di Fortini si basa sulla visione di chi, essendo poeta e scrittore in prima persona, interroga il testo poetico e letterario di altri autori alla ricerca di alcuni aspetti fondamentali: la struttura formale del verso, in cui si impongono le regole ritmiche, metriche ed acustiche scelte dall'autore; il contenuto proprio del discorso con la presenza (o meno) di una componente di bellezza, di capacità evocative o di suggestione. In una intervista di pochi anni dopo, Fortini risponde proprio in questi termini alla domanda "Che cosa è la poesia? e questo testo, che riproduciamo in allegato, è una buona premessa alle sue riflessioni sulla traduzione.

Fortini è stato anche traduttore, applicandosi su autori come Flaubert, Eluard, Gide, Proust, Queneau e Kafka. Nelle lezioni napoletane l'esposizione è rivolta non tanto alla propria produzione, quanto a quella di altri poeti italiani alle prese con testi stranieri (nell'elenco seguente in parentesi indichiamo gli autori tradotti): si va da Mario Luzi (Rimbaud e Verlaine) a Vittorio Sereni (Pound e Williams), da Giorgio Caproni (Proust) a Sergio Solmi (Pound e Auden) e Giovanni Giudici (morto in questi giorni: Coleridge e Puskin). E il risultato si condensa in considerazioni di secondo grado, riguardo all'originale da tradurre e riguardo al mondo poetico del traduttore. Perché, in casi come questi, la traduzione diventa alla fine un'opera a se stante, con una sua compiutezza: tant'è che anche a noi, nel nostro piccolo, può capitare di dire: "Ho letto Proust ri-tradotto da Giovanni Raboni" [la nuova traduzione della Ricerca del tempo perduto, pubblicata da Mondadori a partire dal 1994], per indicare il contributo specifico e autonomo del traduttore.

Questa valorizzazione è però abbandonata in favore di una traduzione cosiddetta "di servizio", più vicina e attenta alle intenzioni del testo originale, con la deriva verso una posizione conservatrice; come ha scritto Paolo Di Stefano sul «Corriere della Sera» del 20 maggio 2011:
"(...) Fortini conclude le sue Lezioni con un invito perentorio: «Soprattutto non troppo genio», come a scoraggiare ogni slancio creativo. Del resto, la traduzione per Fortini, essendo l'arte della mediazione culturale e quindi la conferma di uno status quo, «è sempre conservatrice e qualche volta reazionaria». La produzione di traduzioni poetiche di più alta qualità e libertà - precisa - coincide storicamente con i periodi di maggior oppressione e conservazione ideologica, mentre le traduzioni di servizio prevalgono in fasi più democratiche. Forse, dunque, quel suo «non troppo genio» più che un invito era un auspicio."

Il futuro delle biblioteche

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godin_books.jpg Continuiamo il ragionamento sulle biblioteche (cfr. il precedente articolo), prendendo spunto da un intervento sugli sviluppi della lettura nella nuova dimensione della rete di Seth Godin*, noto esperto americano di marketing, a cui si devono alcuni testi che sono stati tradotti anche in italiano: quello che probabilmente è il più conosciuto si intitola Permission Marketing del 1999 ed è stato tradotto in italiano nel 2000 dalla casa editrice Parole di cotone. Gli altri sono stati tradotti in gran parte dalla Sperling & Kupfer, come ad esempio:
  • La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone (2004)
  • Tutte la palle del marketing (2006)
  • Che pasticcio di marketing! (2008)
  • Tribù. Il mondo ha bisogno di un leader come te (2009)
  • La chiave di svolta. Scegli di essere indispensabile (2010)
Il tema dell'articolo esce dagli schemi tradizionali dei suoi ragionamenti e investe il mondo delle biblioteche e della lettura pubblica in una rapida carrellata dagli inizi dell'epoca gutenberghiana a oggi. In questa pagina è disponibile il testo inglese; nel blog di Virginia Gentilini "Bibliotecari non bibliofili!" si trova la traduzione, a riprova di un interesse dei bibliotecari italiani su cui ritorneremo più avanti.

Che cosa sostiene Godin? Tralasciando la carrellata storica e puntando direttamente alle tesi che riguardano il futuro, si possono estrarre alcune affermazioni che ben riepilogano il suo pensiero:
  1. Nell'era post-gutenberghiana "i libri sono un prodotto abbondante e a buon mercato, non scarsi né cari": scarse sono la conoscenza e l'intuizione (insight), non l'accesso ai dati
  2. "La biblioteca perciò non è più un deposito per libri morti". Di pari passo con lo sviluppo dell'economia dell'informazione, la biblioteca dovrebbe diventare il centro nervoso vitale dell'informazione
  3. "La biblioteca del futuro sarà ancora un luogo", ossia un posto dove le persone vanno per collaborare, coordinare e inventare progetti che meritano di essere sviluppati insieme, con l'aiuto di un bibliotecario
  4. "La biblioteca del futuro è una casa per il libraio coraggioso", in cui invitare i ragazzi per insegnare loro come ottenere risultati migliori pur facendo un'attività noiosa (come quelle proposte dalla scuola)
  5. "La biblioteca del futuro è piena di così tanti terminali web che ne resta sempre uno vuoto" e le persone che la dirigono non vedono l'accesso ai dati e il collegamento tra i pari come un punto secondario, ma come la questione centrale.
In definitiva, oltre al piacere di stare assieme e magari di bere un buon caffè (tipico del mondo anglosassone), si potrebbero fare molte cose in un luogo così ripensato, finalizzate alla missione di "raccogliere i dati nella loro interezza, combinarli con le persone che appartengono alla comunità e creare valore", espressione quest'ultima appartenente anche al mondo dell scambio se si intende come valore "economico", oltre che culturale.

L'intervento sviluppa un post breve dello scorso gennaio che si può riportare per intero. Da notare che anche il quel caso il titolo era "Il futuro delle biblioteche".
Che cosa dovrebbero fare le biblioteche per diventare rilevanti nell'epoca digitale?

Possono sopravvivere (sottolineatura dell'A.) come repositories per i libri che le persone non vogliono avere (o per i libri di reference che le persone non possono permettersi). Molti bibliotecari mi dicono con un sentimento di infelicità che la cosa che prestano di più sono i DVD liberi dai diritti e questa non è una strategia a lungo termine, né un uso incoraggiante dei dollari delle nostre tasse.

La mia proposta è allora questa: alleniamo le persone a prendere l'iniziativa intellettuale.

Ancora una volta la rete rovescia completamente i punti di vista. L'informazione è ora libera. Non si deve ricorrere al denaro delle tasse per comprare i libri di reference. Dovremmo invece spenderlo per retribuire i leader, gli sherpa e gli insegnanti che ci spingono da quando siamo bambini fino a quando siamo vecchi a diventare molto proattivi nel trovare e nell'usare l'informazione e nel collegarci e nel guidare gli altri.

e-Book in biblioteca

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È attivo da qualche giorno un nuovo servizio creato da una società bolognese, attiva dal 1993 negli ambienti digitali, e offerto da un gruppo consistente di biblioteche del Centro-Nord: il prestito gratuito per 15 giorni di e-book nei vari formati. Il servizio si chiama Media Library on-Line (MLOL) ed è offerto dalla società Horizon Unlimited in collaborazione con il Consorzio Sistema Bibliotecario Nord-Ovest (CSBNO) che ha sede a Paderno in provincia di Milano.

mlol.jpg In che cosa consiste la nuova proposta? Rimandando alla brochure istituzionale per una visione completa, sintetizziamo di seguito i punti principali. MLOL è al tempo stesso:
  • una piattaforma per il "prestito digitale" (digital lending) nelle biblioteche italiane, con la possibilità di distribuire via internet, in modalità remota, ogni tipologia di oggetto digitale (audio, video, testi, banche dati a pagamento, archivi iconografici, audiolibri, libri digitalizzati, ecc.)
  • un network di biblioteche pubbliche per la gestione di contenuti digitali
  • un sistema di Digital Asset Management per gestire tutti i problemi di licenza e di copyright presenti anche nel prestito digitale 
Attraverso la MLOL l'utente potrà, ad es., da casa o in biblioteca consultare banche dati ed enciclopedie, leggere le versioni a stampa dei quotidiani o di altri periodici, ascoltare e scaricare audio musicali, vedere in streaming filmati e video, ascoltare e scaricare audiolibri, consultare in formato immagine manoscritti e testi antichi, leggere e-book attraverso tipologie diverse di reader.

Va chiarito che il servizio è rivolto alle biblioteche e che l'utente finale dovrà servirsi di tale struttura per accedere ai contenuti digitali. Le biblioteche possono aderire sotto forma di "osservatore" (senza capacità di prestito e solo per valutare il servzi), come singolo ente o come sistema locale. È stato formato anche un gruppo di lavoro per monitorare il mercato degli e-reader, comprensivo dei nuovi tablet o degli smart-phone e per verificare la loro compatibilità nell'ambiente delle biblioteche e nei sistemi di prestito digitale.

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