Il futuro delle biblioteche

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godin_books.jpg Continuiamo il ragionamento sulle biblioteche (cfr. il precedente articolo), prendendo spunto da un intervento sugli sviluppi della lettura nella nuova dimensione della rete di Seth Godin*, noto esperto americano di marketing, a cui si devono alcuni testi che sono stati tradotti anche in italiano: quello che probabilmente è il più conosciuto si intitola Permission Marketing del 1999 ed è stato tradotto in italiano nel 2000 dalla casa editrice Parole di cotone. Gli altri sono stati tradotti in gran parte dalla Sperling & Kupfer, come ad esempio:
  • La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone (2004)
  • Tutte la palle del marketing (2006)
  • Che pasticcio di marketing! (2008)
  • Tribù. Il mondo ha bisogno di un leader come te (2009)
  • La chiave di svolta. Scegli di essere indispensabile (2010)
Il tema dell'articolo esce dagli schemi tradizionali dei suoi ragionamenti e investe il mondo delle biblioteche e della lettura pubblica in una rapida carrellata dagli inizi dell'epoca gutenberghiana a oggi. In questa pagina è disponibile il testo inglese; nel blog di Virginia Gentilini "Bibliotecari non bibliofili!" si trova la traduzione, a riprova di un interesse dei bibliotecari italiani su cui ritorneremo più avanti.

Che cosa sostiene Godin? Tralasciando la carrellata storica e puntando direttamente alle tesi che riguardano il futuro, si possono estrarre alcune affermazioni che ben riepilogano il suo pensiero:
  1. Nell'era post-gutenberghiana "i libri sono un prodotto abbondante e a buon mercato, non scarsi né cari": scarse sono la conoscenza e l'intuizione (insight), non l'accesso ai dati
  2. "La biblioteca perciò non è più un deposito per libri morti". Di pari passo con lo sviluppo dell'economia dell'informazione, la biblioteca dovrebbe diventare il centro nervoso vitale dell'informazione
  3. "La biblioteca del futuro sarà ancora un luogo", ossia un posto dove le persone vanno per collaborare, coordinare e inventare progetti che meritano di essere sviluppati insieme, con l'aiuto di un bibliotecario
  4. "La biblioteca del futuro è una casa per il libraio coraggioso", in cui invitare i ragazzi per insegnare loro come ottenere risultati migliori pur facendo un'attività noiosa (come quelle proposte dalla scuola)
  5. "La biblioteca del futuro è piena di così tanti terminali web che ne resta sempre uno vuoto" e le persone che la dirigono non vedono l'accesso ai dati e il collegamento tra i pari come un punto secondario, ma come la questione centrale.
In definitiva, oltre al piacere di stare assieme e magari di bere un buon caffè (tipico del mondo anglosassone), si potrebbero fare molte cose in un luogo così ripensato, finalizzate alla missione di "raccogliere i dati nella loro interezza, combinarli con le persone che appartengono alla comunità e creare valore", espressione quest'ultima appartenente anche al mondo dell scambio se si intende come valore "economico", oltre che culturale.

L'intervento sviluppa un post breve dello scorso gennaio che si può riportare per intero. Da notare che anche il quel caso il titolo era "Il futuro delle biblioteche".
Che cosa dovrebbero fare le biblioteche per diventare rilevanti nell'epoca digitale?

Possono sopravvivere (sottolineatura dell'A.) come repositories per i libri che le persone non vogliono avere (o per i libri di reference che le persone non possono permettersi). Molti bibliotecari mi dicono con un sentimento di infelicità che la cosa che prestano di più sono i DVD liberi dai diritti e questa non è una strategia a lungo termine, né un uso incoraggiante dei dollari delle nostre tasse.

La mia proposta è allora questa: alleniamo le persone a prendere l'iniziativa intellettuale.

Ancora una volta la rete rovescia completamente i punti di vista. L'informazione è ora libera. Non si deve ricorrere al denaro delle tasse per comprare i libri di reference. Dovremmo invece spenderlo per retribuire i leader, gli sherpa e gli insegnanti che ci spingono da quando siamo bambini fino a quando siamo vecchi a diventare molto proattivi nel trovare e nell'usare l'informazione e nel collegarci e nel guidare gli altri.
Queste tesi sono state valutate da una piccola parte della comunità professionale in America come un'invasione di campo di un non addetto ai lavori e positivamente, invece, dalla maggioranza (almeno finora). Un esempio italiano di quest'ultima categoria è la già citata Virginia Gentilini, che si è fatta carico della traduzione.

seth-godin.jpg Le critiche mosse a Godin riguardano la tesi che l'informazione è gratuita e che ci si può perciò dedicare ad altro: Bobbi L. Newman, nominata nel 2011 tra gli innovatori dal «Library Journal» e titolare del blog Librarian by Day, gli ha risposto proprio su questo punto, sostenendo che il bibliotecario può svolgere i ruoli innovativi di produttore e di connettore di contenuti e di persone a condizione che abbia disponibili i libri e le fonti dell'informazione. "L'informazione non è gratuita ma costa, e uno dei molti ruoli della biblioteca pubblica è proprio quello di assicurare a tutte le persone l'accesso a tale informazione". Inoltre, si potrebbe aggiungere, nella ricerca e nella selezione dell'informazione utile si acquisisce il valore aggiunto che è eminentemente culturale, educativo o formativo, a prescindere dalla dimensione economica.

Sull'altro fronte, tra le molte adesioni all'analisi di Godin, riprendiamo quella di Gwyneth Marshman titolare del blog The Constant Librarian, che ha intitolato il suo intervento "We are sherpas!", ovvero noi siamo d'accordo con Seth. Riportiamo di seguito un passo che esprime sufficientemente bene l'argomentazione centrale dell'autrice.
Il principale valore dei bibliotecari non deriva dall'essere 'custodi di carta morta', ma dall'incoraggiamento, dalla guida e dall'aiuto dato alle persone per vedere proprio cosa c'è in quelle pagine di carta. Sia che si tratti della prima edizione dei Racconti di Canterbury, sia che si tratti dell'ultimo ''feed' informativo del Ministero della sanità sulle prospettive dell'assistenza sociale della nonna, i bibliotecari possono aiutarti a trovare ciò che è significativo in questi documenti. Possono aiutarti a filtrare ciò che è rilevante per te personalmente e insegnarti quelle abilità per localizzare, valutare e assorbire in futuro queste informazioni da solo, senza bisogno di aiuto. Possono inoltre consigliarti sulle scelte possibili (Fans di Harry Potter? Prova Tolkien! Stai provando a metterti in proprio? Prova la Canmera di Commercio!) e condurti verso l'auto-sufficienza nel campo della narrativa, delle ultime tecnologie della rete o in qualcosa che non è stato ancora immaginato.
La difficoltà principale, secondo la Marshman, consiste nel fatto che spesso i bibliotecari non hanno a disposizione quelle fonti aggiornate, soprattutto le banche dati elettroniche, che in alcuni campi sono indispensabili e che richiedono un abbonamento periodico in denaro. E questo fatto è sottolineato senza alcuna prevenzione o disamore per il libro stampato, proprio per ricordare il primato della ricerca dell'informazione e della conoscenza utile rispetto alla collezione fisica degli oggetti.

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*Seth Godin non è presente nell'edizione italiana, ma in quella inglese di Wikipedia

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