La nuova legge sul prezzo dei libri

| | TrackBack (0)

In poco più di due pagine e quattro articoli in tutto si articola la legge proposta dal parlamentare Ricardo Franco Levi (ex-sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Prodi del 2006-2008), che stabilisce regole precise sul prezzo dei libri venduti nelle librerie o dai siti di commercio elettronico, con verifiche annuali a cura del Ministero per l'Istruzione, di concerto con i Ministeri dello Sviluppo economico e per i Beni e le attività culturali nonché con la Presidenza del Consiglio.

Il testo è stato approvato il 20 luglio 2011, anche se è da considerare ancora provvisorio in attesa della pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale». La normativa entrerà in vigore a partire dal prossimo 1° settembre 2011, introducendo due sostanziali elementi di novità:
  • lo sconto abituale per la vendita dei libri non potrà superare il 15% del prezzo di copertina
  • gli editori potranno promuovere campagne promozionali con politiche di sconto che non possono superare il 25% del prezzo di copertina: tali campagne non potranno essere lanciate nel mese di dicembre (quello in cui si vendono più libri per via dei regali natalizi) ed essere ripetute "nel corso dell'anno solare"
Le finalità del nuovo dettato legislativo sono indicate nell'art. 1:
la disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell'informazione
folon_libro.jpg Dietro l'astrattezza dei termini si possono vedere alcuni soggetti sociali ed economici molto concreti: così per "sviluppo del settore librario" si intende la crescita del complesso di imprese che operano nella produzione del bene libro, essendo le imprese composte da tutti i soggetti che operano all'interno della filiera (dai fornitori interni ed esterni al personale grafico o editoriale, dagli editori alle reti di distribuzione e di vendita). Con "sostegno alla creatività letteraria", poi, ci si riferisce al mondo dell'autorship – per usare un'espressione inglese – ossia all'universo degli autori, dei curatori e degli editor progettisti di volumi; mentre con "diffusione della cultura" si esprime un'idealità molto astratta che forse doveva essere posta al primo posto dell'elenco come finalità generale (in quanto tale difficilmente verificabile). Il riferimento alla "tutela del pluralismo dell'informazione" sembra a sua volta provenire dal mondo dei giornali e dei settimanali, piuttosto che da quello dei libri, considerando che attualmente in  crisi esplicita sono questi organi di stampa piuttosto che le centinaia di grandi e medie case editrici o le migliaia di piccole.

Abbiamo lasciato per ultima l'espressione "promozione del libro e della lettura", perché qui si cade in aperta contraddizione con i bisogni e gli interessi del mondo dei lettori: la rigidità sul prezzo di vendita, sia in libreria che per il canale della rete, non favorisce certamente l'utente finale che si trova sempre più esposto alle politiche di prezzo delle case editrici (soprattutto delle grandi) e non può ricorrere né ai prezzi vantaggiosi dell'e-commerce, né a sconti superiori, come è avvenuto in questi ultimi anni. Si potrà dire che in questo modo l'Italia si è pur sempre posta in modo migliorativo rispetto alla Germania, dove per legge non esistono gli sconti, o alla Francia, dove sempre per legge il tetto massimo non supera il 5%, ma si potrà anche notare che si è distanziata dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, Paesi in cui non il prezzo non è regolamentato.
Non è difficile immaginare come sia stata accolta l'approvazione del provvedimento. Qui di seguito riportiamo le prese di posizione del primo firmatario della legge, del rappresentante degli editori e di quello dei librai.
Ricardo Levi: «la legge rappresenta un punto di equilibrio tra le esigenze degli editori, dei librai e dei consumatori ed è il frutto di un ascolto lungo ed attento di tutte le parti e di tutti gli operatori, i più grandi come i più piccoli, e di un tenace lavoro parlamentare che ha permesso di portare ad un consenso unanime tanto alla Camera quanto al Senato».
Marco Polillo, presidente dell'Associazione editori italiani – AIE: «[la legge] regolamenta finalmente gli sconti sulla vendita dei libri, frutto di un lungo dibattito che ha coinvolto tutti i soggetti della filiera: editori, librai, distributori. Migliora sostanzialmente la situazione attuale, di fatto senza controllo, attraverso una regolamentazione del mercato che, pur garantendo ai lettori la possibilità di accedere alle varie offerte decise dagli editori sulla loro produzione, definisce in maniera certa i limiti entro cui si potranno fare le promozioni. In tal modo si è cercato di garantire in maniera sostanziale le librerie che si rivelano risorsa fondamentale per la diffusione della cultura nel nostro paese in un periodo di grande sofferenza economica».
Paolo Pisanti (Associazione librai italiani – ALI): «È un passo molto importate per la nostra associazione e per gli attori della filiera editoriale-libraria che permetterà finalmente alle librerie indipendenti di competere in un mercato più equilibrato per fornire in modo appropriato un prezioso e utile servizio ai cittadini. Ringraziamo, pertanto, le Istituzioni che hanno dato ascolto alle nostra voce e reso possibile questo risultato, al cui raggiungimento abbiamo lavorato con grande impegno e attenzione.»
I commenti non istituzionali sono più variegati e si polarizzano tra le due parti maggiormente interessate: per un verso il fronte dei piccoli e medi editori e per l'altro quello dei lettori. Per il primo, secondo il «Corriere della Sera» del 21 luglio 2011, i veri vincitori sono proprio loro: "volevano una legge «alla francese», con uno sconto massimo addirittura del 5 per cento, ma salutano la «legge Levi» positivamente." Così nel sito dei «Mulini a vento» di cui avevamo parlato lo scorso anno, si dà un giudizio positivo sulla legge che «non è quella che volevamo, ma volevamo una legge e questa è la migliore che potevamo ottenere».

E i lettori? I lettori non hanno una rappresentanza collettiva e i commenti si possono leggere in ordine sparso sulla rete. Loredana Lipperini della «Repubblica» ha provato a raccoglierne qualcuno e, come si può immaginare, il quadro punta decisamente alle tinte fosche, come si può leggere in questa pagina. Certo la situazione è "ingarbugliata", avrebbe detto l'ingegner Gadda: interessi in conflitto tra loro e difficili da ricomporre. Voi cosa ne pensate?

Categorie:

Post correlati

Dal "digital divide" al "press divide" - 14 Lug 2011
Il futuro dei libri. I libri del futuro - 22 Feb 2011
Ricerche empiriche sulla "coda lunga" - 14 Mar 2008


Benvenuti

Tra la carta e la rete è lo spazio web integrativo dei corsi di "Editing e tecniche di redazione" e di "Editoria multimediale" curati da Lucio D'Amelia fino al 2010: presenta riflessioni sul lavoro editoriale a cavallo tra il settore tradizionale e la nuova dimensione digitale.

We are sorry! è il post precedente.

La legge Levi e le biblioteche è il post successivo.

Login


Come registrarsi?

Ultimi commenti

Non ci sono commenti per questo post

Archivi per mese

Post recenti

Editing and Publishing
(Editing e tecniche di redazione)
Editoria multimediale