La legge Levi e le biblioteche

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Nel trattare la filiera editoriale in relazione a una regolamentazione del prezzo dei libri nei diversi punti di vendita sul territorio e on-line non è stato finora considerato un soggetto importante della fase di post-pubblicazione: le biblioteche, ossia quelle istituzioni pubbliche e private che sono preposte alla conservazione, alla tutela e alla valorizzazione dei libri.

Le biblioteche sono a tutti gli effetti paragonabili a una sorta di cliente, che compra i volumi da rivenditori specializzati e, in alcuni casi, dagli stessi editori, per metterli a disposizione gratuita di un ampio pubblico: esse spesso hanno ottenuto condizioni di favore perché con il loro acquisto programmato si può stabilire una migliore tiratura e si possono evitare alcuni costi legati alla distribuzione e alla vendita (giacenze, invenduti, ecc.). Inoltre, spesso, gli editori potevano far rientrare gli eventuali minori guadagni di tali vendite nei costi di promozione delle pubblicazioni, contando anche sul successivo passaparola dei lettori.

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Roma, Piazza Venezia. Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte

Nella legge approvata si parla espressamente di biblioteche soltanto nella lettera b) del comma 4 dell'art. 2, in un elenco che cita anche altre "organizzazioni non lucrative di utilità sociale", "istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca" e "archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado...": per questi enti è ammessa la possibilità di ottenere sconti fino al 20% del prezzo di copertina. Questa concessione, che supera il valore del 15% concesso all'utente privato, risulta, tuttavia, inferiore alle pratiche del passato e, unitamente ai tagli nei bilanci con le ultime leggi finanziarie, penalizza le biblioteche nelle loro politiche di acquisizione di più copie delle novità librarie.

E così, mentre i clienti lettori individuali possono affidarsi a critiche e lamentele nella rete (ne abbiamo citate alcune nel precedente articolo), l'Associazione Bibliotecari Italiani (AIB) ha preso posizione aperta il 1° agosto 2011 sui contenuti della nuova legge con una lettera, a firma del suo presidente, Stefano Parise, inviata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, ai Presidenti delle Commissioni cultura di Camera e Senato e per conoscenza all'onorevole Levi. In questo testo – che vi invitiamo a leggere nella sua completezza – dietro il tono rispettoso e formale, emergono valutazioni critiche molto chiare:
Da settembre, con l'entrata in vigore del DDL Levi, sarà come se sulle biblioteche d'Italia si abbattesse un'altra manovra finanziaria, che penalizzerà la possibilità di offrire servizi di accesso all'informazione e alla conoscenza di livello adeguato alle esigenze dei cittadini e toglierà strumenti di lavoro alla ricerca scientifica.
La nostra Associazione non è mai stata pregiudizialmente contraria all'esigenza di una regolamentazione che tutelasse le librerie indipendenti, un anello fondamentale nella filiera del libro e della lettura. Abbiamo tuttavia sottolineato l'esigenza di contemperare le specifiche esigenze dei diversi attori dell'intera filiera del libro, che non sono totalmente coincidenti.
L'AIB l'ha già sostenuto ma è la prima volta, nella pur lunga gestazione della legge, che si ammette formalmente la presenza di interessi diversi e potenzialmente contrastanti. L'Associazione ha dato corpo e voce al convitato di pietra di tutta la discussione: l'utente finale, nelle duplici vesti di lettore "forte" interessato a poter comprare più libri a un prezzo ragionevole, e di lettore "debole" che potrebbe essere conquistato dalle politiche di promozione delle biblioteche.
La lettera di Parise è stata preceduta e accompagnata da commenti e valutazioni sulla lista di discussione AIB-Cur, che dopo un disorientamento iniziale (non si capiva se la legge fosse stata approvata in via definitiva o no) ha proposto alcuni elementi di giudizio che riportiamo di seguito (i titoli in parentesi sono nostri).
Gabriele De Veris ("Gli anni amazoniani" - 28 luglio 2011)
Sia AIE che ALI commentano positivamente sui loro siti web la definitiva approvazione della legge. Un'occhiata a quello che è successo all'estero in questi ultimi anni "amazoniani" ci può far capire se sarà efficace o meno.

Dagmar Gottling ("Ragionamento misterioso e ... bipartisan" - 29 luglio 2011)
Non smetterò mai di stupirmi della vista corta di chi... dovrebbe difendere le istituzioni pubbliche al servizio dei cittadini... e soprattutto dei cittadini meno abbienti e meno "attrezzati" per accedere al sapere e al piacere contenuto nei libri (e video, audio, web...). Leggo che si arriva ad allargare lo sconto possibile da concedere alle istituzioni pubbliche sino alla vertiginosa soglia del 20% :-((.
Ma non sarebbe stato semmai più logico che lo stato agevoli senza limiti prestabiliti l'arricchimento dei patrimoni messi a disposizione gratuitamente ai suoi abitanti da parte delle sue stesse istituzioni pubbliche!? .... fosse solo per risparmiare denaro pubblico laddove si danno servizi ad introito quasi nullo ma si vorrebbe (?) / dovrebbe (!!) garantire ugualmente il mantenimento della qualità del servizio?!
Misterioso come al solito il ragionamento ... bipartisan, per giunta. Dovuto alla completa ignoranza sulla realtà del paese? Risultato di non so quale remoto disegno (di istupidimento della nazione tutta)? Scaturito da... semplice incompetenza?

Aurelio Aghemo ("Furbizia e incompetenza" - 30 luglio 2011)
Ho visto lo "sfogo" di Dagmar Gottling, che condivido in pieno. Temo che il decreto sia dovuto a un misto di furbizia e incompetenza. Ho spesso avuto la sensazione che si pensi che gli interessi di tutti gli attori della filiera del libro coincidano. Cosa che ritengo non sia vera se non per aspetti generali riguardanti la libertà di pensiero e la lotta alla censura.
Ma gli interessi economici e sociali, no non coincidono e questo ddl "bipartisanamente" sbagliato è favorevole solo ad alcune parti della filiera che, sull'onda di un trend diffuso, sono riuscite a farsi una legge ad personas.

Luca Ferrieri ("Impianto ideologico" - 2 agosto 2011)
Oltre alla questione dello sconto bloccato anche per le biblioteche, che colpisce la loro capacità di acquisto in un momento in cui molti bilanci sono già fortemente taglieggiati, ci sono altri punti discutibili, cioè meritevoli di essere discussi, nella legge.
Ne sottolineo soprattutto due:
a) l'impianto ideologico, apparentemente antiliberistico, ma sostanzialmente protezionistico, che postula una meccanica equivalenza tra prezzo fisso e difesa della bibliodiversità (equivalenza tutta da dimostrare e che, comunque, non può essere fondata solo su un meccanismo economico e distributivo);
b) la demonizzazione del mercato e dello scambio online: in questo senso si tratta di una legge che conferma il ritardo se non l'estraneità della nostra editoria rispetto alla rivoluzione digitale.
Anche il presidente dell'AIB è intervenuto nella lista, annunciando l'invio della lettera citata sopra, ripercorrendo la storia della posizione tenuta dall'associazione fin dal 2009 e confrontando la situazione italiana con quella francese, che, pur più restrittiva sul piano degli sconti (max 5%), riserva a scuole e biblioteche condizioni di maggior favore. Parise lascia trapelare una previsione pessimistica sulla possibilità di modificare gli aspetti più negativi della legge, anche se invita tutti gli aderenti a una sorta di "mobilitazione" per stringere alleanze con i "consumatori" e premere sulle istituzioni di riferimento. Indica, inoltre, possibili alleanze come quella con i promotori dell'Associazione Forum del libro (Laterza, Sellerio, Giunti e Donzelli), che il 22 ottobre a Matera lancerà la proposta di una legge quadro sul libro. Proprio Pepe Laterza ha rilasciato in proposito una dichiarazione riportata dal «Corriere della Sera» del 21 luglio 2011:
Non basta difendere i librai e i libri, bisogna difendere i lettori, puntando al rafforzamento delle biblioteche, che sono centri di aggregazione sociale e culturale, non solo commerciale. Qui avvieremo una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che rimetta al centro della politica e delle risorse pubbliche la lettura e i suoi luoghi naturali.

Aggiornamento del 3 agosto 2011. Con il titolo "Biblioteche: il limite allo sconto ci penalizza" il «Corriere della Sera» pubblica oggi un'intervista nelle pagine della "Cultura" a Stefano Parise che illustra i motivi (taglio dei fondi di dotazione e limite rigido per gli sconti) che hanno spinto l'AIB a rivolgersi al presidente Napolitano. Alla domanda «Ma l'errore dov'è in questa legge Levi?», Parise risponde: «Nel considerare le biblioteche pericolose concorrenti delle librerie, soprattutto di quelle indipendenti, al pari delle grandi catene. Sarebbe logico invece considerarle preziose alleate impegnate nella promozione della lettura nel libero accesso alla cultura».

Aggiornamento del 5 agosto 2011. Scambio di lettere tra Ricardo Levi e Stefano Parise: si possono leggere in questa pagina del sito dell'AIB, dopo la prima lettera di Parise di cui abbiamo parlato sopra. La difesa d'ufficio della legge da parte del primo proponente permette al presidente dell'AIB di chiarire la posizione critica dell'Associazione e di sottolineare come il modello francese, al quale ci si è molto ispirati, "ha parallelamente prodotto un rifinanziamento complessivo del sistema bibliotecario nazionale".

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