«News of the World»

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Non avremmo mai pensato di doverci occupare di un tabloid scandalistico inglese; né ci era capitato di vederne spesso dal momento che in Inghilterra non ci sono edicole con i giornali appesi e che si può scegliere di comprarli o da cassette che si aprono con l'inserimento delle monete giuste o in cartolibrerie, dove l'occhio cade prima su altri prodotti in vendita (guide, cartoline o libri). Eppure ci sembra che nella già grave crisi in cui versa la stampa quotidiana e settimanale in tutti i paesi del mondo occidentale avanzato (diversa è la situazione in alcuni paesi arretrati che stanno recuperando il ritardo economico, su cui si veda il post-scriptum finale), in questa grave crisi il caso del «News of the World» non sia un evento collaterale e di minore importanza, ma un segnale abbastanza chiaro di come la sopravvivenza anche delle testate cosiddette "popolari" non possa essere legata a sistemi che oltrepassano senza scrupoli la legalità.

Ma cominciamo... dalla fine. Questo è l'annuncio ufficiale che domenica 10 luglio 2011 uscirà l'ultimo numero di un settimanale fondato nel 1843, ossia ben 168 anni fa: a pronunciarlo sul sito del giornale è il presidente e il capo esecutivo della News Corporation Europa e Asia James Murdoch, figlio del tycoon Rupert.

editoriale Come si è giunti a questa decisione? La storia non inizia da poco e ha diverse complicazioni. Una ricostruzione dettagliata è contenuta in questa voce di Wikipedia (in inglese). Di seguito elenchiamo alcuni passaggi fondamentali.

1. Nel 2006 la Polizia metropolitana della Grande Londra accusò l'allora direttore editoriale del settimanale, Clive Goodman, e un investigatore privato, Glenn Mulcaire, di aver intercettato i messaggi vocali lasciati nella segreteria telefonica di alcuni membri della famiglia reale: entrambi furono arrestati l'anno seguente.
2. Negli anni seguenti le inchieste sulle intercettazioni illegali di messaggi di posta vocale continuarono e portarono all'incriminazione di altri giornalisti e di membri dello staff del giornale: obiettivo delle intercettazioni erano uomini politici e anche personaggi del mondo dello star system e dello sport.

Transito libero (tradurre poesia/2)

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Abbiamo parlato recentemente delle lezioni di Franco Fortini sulla traduzione della poesia. Ritorniamo sull'argomento, sempre ad uso degli studenti di Scienze della traduzione e degli interessati a questi temi, perché sono stato pubblicati recentemente per i tipi di Artemide gli atti di un convegno svoltosi a Siena nel 2007 per celebrare la laurea honoris causa a un riconosciuto traduttore russo di poesia italiana: Evgenij MIchajlovič Solonovič. Il titolo del volume ha una valenza evocativa: Transito libero. I curatori sono due addetti ai lavori, che insegnano Lingua e Letteratura russa nell'Università di Siena: Caterina Graziadei, a cui si devono alcune preziose edizioni italiane di poeti russi (dalla Cvetaeva a Chodasevic e a Brodskij), e Duccio Colombo, che si è occupato del romanzo industriale sovietico.

Transito_libero.jpg Il volume è diviso in due parti: nella prima si dà conto dell'attività di traduzione in italiano di autori stranieri o di autori italiani in lingua straniera da un punto di vista metodologico, teorico e applicativo; nella seconda, sei saggi sono dedicati alle edizioni russa e francese dei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli, e qui il quadro si arricchisce con la sfida della traduzione in lingua straniera di un corpus monumentale di poesie in dialetto romanesco. Le due parti rendono il senso delle due giornate dedicate, come scrive Caterina Graziadei nella sua Introduzione, «al testo poetico e al suo movimento nella percezione, da un territorio linguistico a un altro, dalla forma canonica della versificazione fino al cantabile di un Belli in musica, dalla visione grafica sullo sfondo della pagina al discorso di un quadro entro i margini della cornice spaziale».

Non potendo dare pieno riscontro alla ricchezza delle argomentazioni di tutti i saggi, ci limitiamo a una selezione di alcuni passaggi significativi della prima sezione, per intendere il senso generale dei contributi. Così, nel primo intervento di Remo Faccani "Appunti di viaggio sulla traduzione" (pp. 9-13), nel confronto tra la tradizione russa e quelle europee in termini di aderenza al testo originale, con decisamente una maggiore libertà espressiva in queste ultime che permette una pacifica convivenza tra verso libero o, addirittura, "liberato" e verso regolare, in tale confronto – si diceva – irrompe l'"acceso slancio di rottura" e la "febbrile sperimentazione" di Michail Gasparov, autore della prima traduzione russa dell'Orlando furioso, che ci rammenta un principio fondamentale (non a caso ripreso nel titolo del volume):
«la traduzione è transito ed è viaggio [corsivi nel testo]: percorso avventuroso dal cuore di una lingua, dal folto di una sfera espressiva al cuore e al folto di un'altra lingua e di un'altra sfera espressiva, ma con una mobile, iridiscente e talora imprevedibile varietà di approdi» (p. 13).
A un breviario di massime giunge a sua volta Andrea Landolfi, trattando delle traduzioni dal tedesco di Giosué Carducci ("Poeta o traduttore? Carducci alle prese con Platen" pp. 15-23), che ovviamente meritano l'attenzione filologica e stilistica di quegli studenti che hanno eletto il tedesco a prima lingua straniera. Dei 7 punti di tale breviario ne riportiamo quattro:
1. Rivedere le grandi traduzioni del passato fa bene, perché stimola la riflessione e solletica l'emulazione.
2. Non esiste traduzione che non sia emendabile e/o migliorabile.
6. Mettersi alla prova traducendo e ritraducendo per sé i grandi e i grandissimi aiuta a liberarsi di qualche timidezza traduttoria e insieme dà la misura dei propri limiti.
7. La traduzione letteraria non fa diventare ricchi; sicuramente, però, più intelligenti.

Se sessanta vi sembran pochi

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25 aprile 1951: a sei anni esatti dalla Liberazione e a poco più di tre dalla conclusione dei lavori della Costituente, esce il primo numero di una nuova rivista di cultura e di politica. Sessant'anni dopo, pubblicato ininterrottamente dalla casa editrice nata nel 1954 sempre a Bologna proprio dal lavoro della rivista, «il Mulino» continua a descrivere, analizzare, proporre. Sempre nel solco della nostra Carta costituzionale, che in tutti questi anni ha rappresentato una sorta di filo conduttore per le diverse direzioni che si sono succedute. Lungo oltre quattrocentocinquanta fascicoli, il contributo del «Mulino», ci pare di poter dire, è stato intrinsecamente di carattere culturale, ma anche implicitamente civile e politico.
Si apre così l'editoriale dell'ultimo numero della rivista bolognese «il Mulino», che ospita, tra gli altri, due articoli sui 150 anni dell'unità d'Italia: il primo di Vittorio Vidotto sul tema "Italiani e italiane", il secondo di Alberto M. Banti sull'"Inno di Mameli e il buon patriottismo". Per celebrare il sessantesimo anniversario della rivista è stato organizzato un convegno internazionale a Bologna il 10 e l'11 giugno 2011, con la partecipazione di studiosi italiani e stranieri e di direttori di testate affini alla rivista bolognese.

Mulino_nr1.jpg Il programma comprendeva due sezioni principali:
  • il confronto delle esperienze nazionali tra carta e web, con la sessione dedicata alle rivista italiane (hanno partecipato i responsabili delle riviste «Limes», «Vita e pensiero», «doppiozero», «ResetDOC»), e quella a livello internazionale, con rappresentanti di testate di Francia, Germania, Inghilterra e Spagna
  • il possibile ruolo delle nuove tecnologie nella promozione del dibattito politico-culturale, con la partecipazione, tra gli altri, di esperti come Alberto Abruzzese, Carlo Formenti, Alessandro Gilioli, Roberto Grandi e Roberto Maragliano
Un breve resoconto della prima giornata dei lavori è stato pubblicato dal «Corriere della Sera» dell'11 giugno 2011. Luigi Pedrazzi, tra i fondatori della rivista e attuale presidente dell'Associazione, nel ricordare episodi di questo lungo periodo, ha spiegato l'origine del nome legato al romanzo di Riccardo Bacchelli Il mulino del Po; nei primi due mesi di attività escono 5 numeri in formato giornale di un "Quindicinale di informazione culturale e universitario". Alla fine dell'anno la rivista acquisisce periodicità mensile, che diventa una prima volta bimestrale nel gennaio 1959 e poi, in forma definitiva, nel 1970: l'indice di tutti i numeri, che ha un certo interesse per comprendere l'evoluzione dei temi trattati, può essere consultato in questa pagina.

Tutti fanno tutto

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Nel 2010 abbiamo parlato di onde sismiche che scuotono il mercato editoriale in due occasioni: a proposito delle vendite degli ebook in America e dello sbarco di Amazon in Italia. Ritorniamo sull'argomento perché i movimenti sussultori continuano e, se possibile, aumentano di intensità. Un quadro riepilogativo è offerto dal disegno riprodotto di seguito, pubblicato nell'inserto "Economia" del «Corriere della Sera» del 6 giugno 2011.

Corriere_Economia_eBook_thumbnail-406x499.jpg Nella figura sono evidenziati i dati relativi agli ebook: dalla vendita dei lettori alla loro percentuale sul totale dei libri venduti, dalla crescita sbalorditiva del 146% in un anno in America al fatto che Amazon ormai ne venda di più rispetto ai testi su carta. In basso si accenna ad Amanda Hocking che, insieme a Joseph A. Konrath, rappresenta una figura di autore approdato con successo ai nuovi strumenti: Amanda ha già venduto un milione di e-book prodotti in proprio e ha ricevuto l'offerta da parte di un editore tradizionale (la St.Martin's del gruppo Macmillan) di un contratto di 2 milioni di dollari; Joseph ha invece lasciato il suo editore (una società del gruppo Disney) per autopubblicarsi attraverso i servizi di Createspace.com, società specializzata nel servizio di pubblicazione per autori (come Lulu.com di cui si era già parlato).

Ci sono due informazioni in più da dare e si riferiscono non tanto ai device o agli autori, quanto a un importante editore e a un grande distributore: la prima riguarda il gruppo editoriale Penguin, in termini assoluto il più grande del mondo, che ha deciso di lanciare un servizio concorrenziale a quello di Createspace.com; la seconda la stessa Amazon, che, in piena controtendenza, ha deciso di aprire case editrici tradizionali.

Tradurre poesia

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Questa segnalazione è dedicata agli studenti in Scienze della traduzione della laurea specialistica: si tratta di un volume della casa editrice Quodlibet di Macerata, uscito recentemente con le lezioni che Franco Fortini tenne a Napoli nel 1989 sul tema della traduzione e della traduzione poetica e letteraria in particolare.

fortini-lezioni.jpg fortini.jpg
La posizione di Fortini si basa sulla visione di chi, essendo poeta e scrittore in prima persona, interroga il testo poetico e letterario di altri autori alla ricerca di alcuni aspetti fondamentali: la struttura formale del verso, in cui si impongono le regole ritmiche, metriche ed acustiche scelte dall'autore; il contenuto proprio del discorso con la presenza (o meno) di una componente di bellezza, di capacità evocative o di suggestione. In una intervista di pochi anni dopo, Fortini risponde proprio in questi termini alla domanda "Che cosa è la poesia? e questo testo, che riproduciamo in allegato, è una buona premessa alle sue riflessioni sulla traduzione.

Fortini è stato anche traduttore, applicandosi su autori come Flaubert, Eluard, Gide, Proust, Queneau e Kafka. Nelle lezioni napoletane l'esposizione è rivolta non tanto alla propria produzione, quanto a quella di altri poeti italiani alle prese con testi stranieri (nell'elenco seguente in parentesi indichiamo gli autori tradotti): si va da Mario Luzi (Rimbaud e Verlaine) a Vittorio Sereni (Pound e Williams), da Giorgio Caproni (Proust) a Sergio Solmi (Pound e Auden) e Giovanni Giudici (morto in questi giorni: Coleridge e Puskin). E il risultato si condensa in considerazioni di secondo grado, riguardo all'originale da tradurre e riguardo al mondo poetico del traduttore. Perché, in casi come questi, la traduzione diventa alla fine un'opera a se stante, con una sua compiutezza: tant'è che anche a noi, nel nostro piccolo, può capitare di dire: "Ho letto Proust ri-tradotto da Giovanni Raboni" [la nuova traduzione della Ricerca del tempo perduto, pubblicata da Mondadori a partire dal 1994], per indicare il contributo specifico e autonomo del traduttore.

Questa valorizzazione è però abbandonata in favore di una traduzione cosiddetta "di servizio", più vicina e attenta alle intenzioni del testo originale, con la deriva verso una posizione conservatrice; come ha scritto Paolo Di Stefano sul «Corriere della Sera» del 20 maggio 2011:
"(...) Fortini conclude le sue Lezioni con un invito perentorio: «Soprattutto non troppo genio», come a scoraggiare ogni slancio creativo. Del resto, la traduzione per Fortini, essendo l'arte della mediazione culturale e quindi la conferma di uno status quo, «è sempre conservatrice e qualche volta reazionaria». La produzione di traduzioni poetiche di più alta qualità e libertà - precisa - coincide storicamente con i periodi di maggior oppressione e conservazione ideologica, mentre le traduzioni di servizio prevalgono in fasi più democratiche. Forse, dunque, quel suo «non troppo genio» più che un invito era un auspicio."
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