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Transito libero (tradurre poesia/2)

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Abbiamo parlato recentemente delle lezioni di Franco Fortini sulla traduzione della poesia. Ritorniamo sull'argomento, sempre ad uso degli studenti di Scienze della traduzione e degli interessati a questi temi, perché sono stato pubblicati recentemente per i tipi di Artemide gli atti di un convegno svoltosi a Siena nel 2007 per celebrare la laurea honoris causa a un riconosciuto traduttore russo di poesia italiana: Evgenij MIchajlovič Solonovič. Il titolo del volume ha una valenza evocativa: Transito libero. I curatori sono due addetti ai lavori, che insegnano Lingua e Letteratura russa nell'Università di Siena: Caterina Graziadei, a cui si devono alcune preziose edizioni italiane di poeti russi (dalla Cvetaeva a Chodasevic e a Brodskij), e Duccio Colombo, che si è occupato del romanzo industriale sovietico.

Transito_libero.jpg Il volume è diviso in due parti: nella prima si dà conto dell'attività di traduzione in italiano di autori stranieri o di autori italiani in lingua straniera da un punto di vista metodologico, teorico e applicativo; nella seconda, sei saggi sono dedicati alle edizioni russa e francese dei sonetti di Giuseppe Gioacchino Belli, e qui il quadro si arricchisce con la sfida della traduzione in lingua straniera di un corpus monumentale di poesie in dialetto romanesco. Le due parti rendono il senso delle due giornate dedicate, come scrive Caterina Graziadei nella sua Introduzione, «al testo poetico e al suo movimento nella percezione, da un territorio linguistico a un altro, dalla forma canonica della versificazione fino al cantabile di un Belli in musica, dalla visione grafica sullo sfondo della pagina al discorso di un quadro entro i margini della cornice spaziale».

Non potendo dare pieno riscontro alla ricchezza delle argomentazioni di tutti i saggi, ci limitiamo a una selezione di alcuni passaggi significativi della prima sezione, per intendere il senso generale dei contributi. Così, nel primo intervento di Remo Faccani "Appunti di viaggio sulla traduzione" (pp. 9-13), nel confronto tra la tradizione russa e quelle europee in termini di aderenza al testo originale, con decisamente una maggiore libertà espressiva in queste ultime che permette una pacifica convivenza tra verso libero o, addirittura, "liberato" e verso regolare, in tale confronto – si diceva – irrompe l'"acceso slancio di rottura" e la "febbrile sperimentazione" di Michail Gasparov, autore della prima traduzione russa dell'Orlando furioso, che ci rammenta un principio fondamentale (non a caso ripreso nel titolo del volume):
«la traduzione è transito ed è viaggio [corsivi nel testo]: percorso avventuroso dal cuore di una lingua, dal folto di una sfera espressiva al cuore e al folto di un'altra lingua e di un'altra sfera espressiva, ma con una mobile, iridiscente e talora imprevedibile varietà di approdi» (p. 13).
A un breviario di massime giunge a sua volta Andrea Landolfi, trattando delle traduzioni dal tedesco di Giosué Carducci ("Poeta o traduttore? Carducci alle prese con Platen" pp. 15-23), che ovviamente meritano l'attenzione filologica e stilistica di quegli studenti che hanno eletto il tedesco a prima lingua straniera. Dei 7 punti di tale breviario ne riportiamo quattro:
1. Rivedere le grandi traduzioni del passato fa bene, perché stimola la riflessione e solletica l'emulazione.
2. Non esiste traduzione che non sia emendabile e/o migliorabile.
6. Mettersi alla prova traducendo e ritraducendo per sé i grandi e i grandissimi aiuta a liberarsi di qualche timidezza traduttoria e insieme dà la misura dei propri limiti.
7. La traduzione letteraria non fa diventare ricchi; sicuramente, però, più intelligenti.

"Le persone non leggono"

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È noto, e lo abbiamo talora accennato, che leggere sullo schermo presenti alcuni limiti legati alle caratteristiche dello strumento (dallo sfondo alle dimensioni). che condizionano una fruizione riposante dei testi: mentre un libro tradizionale si può leggere in diverse condizioni (di luce o di comodità), le pagine web vengono in genere sottoposte a una lettura "trasversale" alla ricerca dei passaggi di interesse. Si potrebbe anche aggiungere che almeno uno dei nuovi book-reader - il Kindle di Amazon - abbia compiuto delle scelte "impopolari" (in particolare l'assenza dei colori) proprio per cercare di migliorare la leggibilità a video in diverse condizioni di luce.

Ci è sembrato perciò interessante e, per molti versi, anche originale un intervento di Yvonne Bindi, esperta di usabilità, sul sito della casa editrice Apogeo, che argomenta intorno a questo problema introducendo una variabile in più: le persone non leggono non soltanto sullo schermo, ma anche nella vita reale. Non leggono non tanto i libri o brani interi, ma elementi più semplici, come indicazioni e segnali, e questa peculiarità è importante per la costruzione dei siti web. Gli esempi riportati sono due: vediamo il primo.
pub.jpgUn'estate di puro autolesionismo ho deciso di lavorare in un pub, dove puntualmente i clienti si perdevano mentre cercavano la toilette nonostante la porta del bagno fosse in bella vista nella sala centrale del pub, appena dietro il bancone a isola. Era l'unica porta di tutto il locale ed effettivamente chiunque si avventurasse alla ricerca dei servizi si dirigeva istintivamente da quella parte. Qualcosa però andava puntualmente storto. Funzionava così: il cliente che aveva bisogno del bagno si alzava, percorreva il perimetro del bancone e si trovava esattamente davanti alla porta del bagno. A quel punto accadeva qualcosa di incomprensibile: il cliente non terminava il suo percorso varcando la porta, ma faceva improvvisamente retromarcia cercando aiuto nella sala con lo sguardo, vedeva me e mi veniva incontro.

Accadeva più spesso di quanto si possa immaginare. Io fingevo di non aver visto nulla e ascoltavo la domanda, sempre la stessa: "Mi scusi, dov'è il bagno?". Vedevo puntualmente facce costernate, quando indicavo proprio la porta a cui avevano appena dato le spalle. Immaginavo il percorso mentale della persona che avevo di fronte. Ho bisogno del bagno, mi alzo dal tavolo, mi guardo intorno, individuo una porta, controllo che non ci siano altre possibilità, non ce ne sono c'è solo quella porta, vado, giro intorno al bancone ad isola e... a un passo dalla soglia qualcosa mi blocca, mi sono sbagliato, cerco la cameriera, chiedo a lei, e lei mi indica la stessa porta, cosa è accaduto?

Accadeva che sulla porta i clienti incontravano un segnale, una piccola targa con due parole, ma solo una di queste era la colpevole del misfatto, perché era la sola che i clienti leggevano. Quando dicevo che quella era la porta del bagno, qualcuno indicando la targa provava a ribellarsi e diceva: "Ma sulla porta c'è scritto Vietato ... vietato ..." e girandosi per trovare conferma riguardo a ciò che dicevano, scoprivano che sulla targa c'era scritto Vietato fumare. Tutti quelli che facevano retromarcia pensavano che sulla targa ci fosse scrittoVietato entrare. Me lo confessavano subito dopo, per giustificare il disorientamento. Il participio passato Vietato vinceva su tutto, sull'istinto, sull'evidenza, sulla ragionevolezza e chiudeva quella porta, aprendo tutta una serie di dubbi e frustrazioni nei miei poveri clienti.
L'ipotesi formulata per spiegare il comportamento dei clienti concerne il funzionamento del cervello umano che tende a privilegiare associazioni "tradizionali" a una realtà effettiva: nel caso specifico la deduzione di un inesistente Vietato entrare rispetto a un altrettanto plausibile Vietato fumare. Secondo la Bindi il nostro cervello applica un principio di economia, ossia tende a privilegiare quello che appare come il più probabile rispetto a una realtà che sicuramente presenta opzioni variegate.

I migliori blog di letteratura

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Dedicato a chi si occupa di letteratura: riprendiamo da Wikio.it la classifica di febbraio 2010 dei migliori blog che trattano temi letterari. Alcuni già li conosciamo, perché sono stati citati nei nostri precedenti interventi; altri sono nuovi e potrebbero meritare una visita.

1 Finzioni
2 Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming
3 Booksblog
4 Nazione Indiana
5 Lipperatura di Loredana Lipperini
6 Carmilla on line
7 Sandrone Dazieri
8 Il blog del Mestiere di Scrivere
9 La poesia e lo spirito
10 Poesia 2.0
11 minima & moralia
12 Sul romanzo
13 Angolo Nero
14 Who's the reader?
15 viadellebelledonne
16 Il primo amore
17 Quaderno di un bibliotecario
18 gruppo/i di lettura
19 non solo Mozart
20 Scrittori precari

La classifica è stilata con i seguenti criteri:

La posizione di un blog nella classifica Wikio è determinata dal numero dei link che riceve da altri blog e dall'importanza di questi. l'algoritmo da più peso ai link provenienti dei blog appartenenti ai piani alti della classifica.

Per migliorare i risultati, i link provenienti da un blog sono contabilizzati una volta sola. Inoltre i link perdono il loro peso con il passare del tempo e se un blog cita sempre lo stesso blog, l'importanza di questo link declinerà mano a mano.

Vengono conteggiati solo i link presenti nel feed rss, mentre quelli presenti nel blogroll invece non sono presi in considerazione.

Alfabeta2

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Per i meno giovani, già nella maggiore età verso la fine degli anni Settanta, si tratta di un ritorno in parte inatteso; per gli altri, nati nei decenni successivi, di una novità non certo prevedibile: il primo numero della nuova serie della rivista «Alfabeta» è uscito in edicola da poco più di un mese, accompagnato da un sito Internet di arricchimento dei contenuti e di interazione con i lettori.

La prima serie di «Alfabeta», pubblicata per più di 100 numeri tra il 1979 e il 1988, è stata un'esperienza originale di confronto intellettuale "militante" (secondo il lessico dell'epoca), che tra gli altri coinvolse – su iniziativa dello scrittore Nanni Balestrini – critici letterari (Maria Corti), filosofi (Pier Aldo Rovatti), semiologi (Umberto Eco), scrittori (Paolo Volponi) e grafici (Gianni Sassi). L'area politica di riferimento si collocava a cavallo tra il partito comunista e la sinistra extraparlamentare, con una particolare attenzione alle trasformazioni sociali e culturali del periodo, che si conclusero con l'avvento della società post-industriale.

Alfabeta-1.jpg
La testata del primo numero della prima serie della rivista

Un'antologia dei principali saggi di questa prima serie è stata pubblicata da Bompiani nel 1996 con un'introduzione di Carlo Formenti, ma è attualmente fuori catalogo e disponibile soltanto nel servizio SBN. La nuova serie si apre con un editoriale che cerca non solo di stabilire le linee di continuità tra il vecchio e il nuovo, ma di chiarire anche le inevitabili differenze dovute alle diverse condizioni storiche: trovarsi nel primo caso alla fine di un secolo reso breve dalla competizione tra le forze sociali antagoniste del capitalismo, e nel secondo caso all'inizio addirittura di un millennio che nasce segnato dai fenomeni della globalizzazione e della ridefinizione delle scale dei valori e dei primati politici a livello dell'intero pianeta.
«Alfabeta» capì con straordinaria tempestività che in quegli anni, insieme ai furori, si stavano spazzando sotto al tappeto dell'emergenza anche i fermenti: degli anni Settanta ma, più in generale, della modernità. E, contro un senso comune rapidissimamente impostosi, reagì in nome della complessità, dell'interdisciplinarità, dell'antropologia del presente. [...]
il nostro, di tempo, è contrassegnato da una nuova emergenza: di segno diametralmente, simmetricamente contrapposto a quello di allora. Un'emergenza culturale, antropologica, economica. Dunque politica. In condizioni – di degrado della convivenza civile, di apocalissi linguistica, di minaccia concreta agli ordinamenti democratici – che sono sotto gli occhi di tutti. [...]
In fondo la vera differenza, tra oggi e il 1988, è che allora eravamo alla fine di un secolo, mentre oggi siamo all'inizio di uno nuovo. E allora, valendoci ovviamente di tutti i saperi e le tecniche del tempo nuovo, sarà ancora possibile fare una rivista: da intellettuali. Anche se le prime cose a essere cambiate – in un tempo radicalmente mutato sul piano tecnologico, sociale ed economico - sono proprio la condizione e lo status dell'intellettuale. Ma anche se al giorno d'oggi appaiono - e sono - marginalizzati, precarizzati, destituiti di mandato e funzione, sta ancora e malgrado tutto ai bistrattati intellettuali esercitare la scomoda funzione di segnavento: segnalatori d'allarme e indicatori di nuove tendenze.

Da «Stilos» a «Il sottoscritto»

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Dal giugno 2005 al settembre 2007 con 1 euro si poteva comprare in edicola un quindicinale di 16 e più pagine interamente dedicato ai libri: «Stilos», una raccolta di recensioni dedicate a romanzi, racconti o saggi, scritte prevalentemente da scrittori, e poi interviste, forum sulla critica letteraria, schede e poca pubblicità rigorosamente dedicata alle nuove pubblicazioni editoriali. Il direttore era Gianni Bonina, giornalista e scrittore, che era riuscito a rendere autonomo il supplemento "Libri" di un giornale siciliano.

Stilos.jpgPoi la testata aveva chiuso, probabilmente, come succede in questi casi, per motivi di bilancio, lasciando un avvertito senso di rammarico per la mancanza di uno strumento di guida e di interpretazione del panorama librario italiano.

Ora, con un altro nome e con una formula diversa, il gruppo di autori stretto intorno a Bonina esordisce sul web con «Il Sottoscritto», espressione apparentemente burocratica - tipica delle domande o delle istanze che si rivolgono alla pubblica amministrazione - che rinvia tuttavia all'idea di scrittura e, come scrivono i promotori, "all'identità autoriale".
Scopo dichiarato è di occuparsi di libri e di dare conto non solo delle novità ma anche delle acquisizioni. Il sito è facilmente visitabile grazie a un ordine albabetico che conduce agli autori attraverso gli strumenti dell'intervista e della recensione. In più figurano  - e si arricchiranno sempre più - saggi, racconti e temi di dibattito...

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