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Tutti si accordano con tutti

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kindle.jpgNelle ultime settimane i due più grandi gruppi editoriali italiani hanno stabilito accordi con i due più grandi player internazionali attivi nel settore: il 27 luglio Mondadori ha annunciato di aver scelto il Kindle di Amazon per offrire, anche su questa piattaforma e attraverso i servizi on-line della libreria americana, ben 2.000 titoli del catalogo delle case editrici del gruppo, che aumenteranno di altri 1.000 titoli entro Natale. Il 4 agosto è stata la volta del gruppo RCS Libri (ovvero la casa editrice Rizzoli e le altre collegate) a comunicare, da parte sua, di aver stipulato un accordo con Google Books per rendere disponibili in formato digitale e in parte consultabili ben 12.000 titoli; in caso di interesse all'acquisto l'utente potrà poi ordinarli presso la Libreria Rizzoli.

Ricordiamo come precedenti significativi che nell'ottobre 2010 alla Fiera di Francoforte Mondadori aveva annunciato un accordo commerciale con Telecom Italia per la distribuzione e la vendita di libri in formato elettronico: Telecom avrebbe contribuito con il Biblet, un nuovo lettore di e-book, e la casa di Segrate con i suoi titoli di punta. Rizzoli, da parte sua, è stato tra i fondatori della piattaforma Edigita, di cui abbiamo già parlato in questa occasione. In entrambi i casi il formato di libro elettronico è di tipo EPUB (Electronic Publication), uno standard dell'International Digital Publishing Forum (IDPF), con supporto del software Adobe Digital Editions per la protezione dalla copiatura. Amazon, invece, usa un formato diverso di tipo proprietario, AZW, che viene poi trasformato attraverso una conversione in uno non proprietario chiamato MOBI. Google Books offre un'anteprima di parti dei volumi coperti da copyright, permettendo la ricerca di stringhe di testo. Qui sotto riportiamo la maschera di ricerca avanzata di un volume.

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La legge Levi e le biblioteche

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Nel trattare la filiera editoriale in relazione a una regolamentazione del prezzo dei libri nei diversi punti di vendita sul territorio e on-line non è stato finora considerato un soggetto importante della fase di post-pubblicazione: le biblioteche, ossia quelle istituzioni pubbliche e private che sono preposte alla conservazione, alla tutela e alla valorizzazione dei libri.

Le biblioteche sono a tutti gli effetti paragonabili a una sorta di cliente, che compra i volumi da rivenditori specializzati e, in alcuni casi, dagli stessi editori, per metterli a disposizione gratuita di un ampio pubblico: esse spesso hanno ottenuto condizioni di favore perché con il loro acquisto programmato si può stabilire una migliore tiratura e si possono evitare alcuni costi legati alla distribuzione e alla vendita (giacenze, invenduti, ecc.). Inoltre, spesso, gli editori potevano far rientrare gli eventuali minori guadagni di tali vendite nei costi di promozione delle pubblicazioni, contando anche sul successivo passaparola dei lettori.

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Roma, Piazza Venezia. Biblioteca di Archeologia e Storia dell'Arte

Nella legge approvata si parla espressamente di biblioteche soltanto nella lettera b) del comma 4 dell'art. 2, in un elenco che cita anche altre "organizzazioni non lucrative di utilità sociale", "istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca" e "archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado...": per questi enti è ammessa la possibilità di ottenere sconti fino al 20% del prezzo di copertina. Questa concessione, che supera il valore del 15% concesso all'utente privato, risulta, tuttavia, inferiore alle pratiche del passato e, unitamente ai tagli nei bilanci con le ultime leggi finanziarie, penalizza le biblioteche nelle loro politiche di acquisizione di più copie delle novità librarie.

E così, mentre i clienti lettori individuali possono affidarsi a critiche e lamentele nella rete (ne abbiamo citate alcune nel precedente articolo), l'Associazione Bibliotecari Italiani (AIB) ha preso posizione aperta il 1° agosto 2011 sui contenuti della nuova legge con una lettera, a firma del suo presidente, Stefano Parise, inviata al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, ai Presidenti delle Commissioni cultura di Camera e Senato e per conoscenza all'onorevole Levi. In questo testo – che vi invitiamo a leggere nella sua completezza – dietro il tono rispettoso e formale, emergono valutazioni critiche molto chiare:
Da settembre, con l'entrata in vigore del DDL Levi, sarà come se sulle biblioteche d'Italia si abbattesse un'altra manovra finanziaria, che penalizzerà la possibilità di offrire servizi di accesso all'informazione e alla conoscenza di livello adeguato alle esigenze dei cittadini e toglierà strumenti di lavoro alla ricerca scientifica.
La nostra Associazione non è mai stata pregiudizialmente contraria all'esigenza di una regolamentazione che tutelasse le librerie indipendenti, un anello fondamentale nella filiera del libro e della lettura. Abbiamo tuttavia sottolineato l'esigenza di contemperare le specifiche esigenze dei diversi attori dell'intera filiera del libro, che non sono totalmente coincidenti.
L'AIB l'ha già sostenuto ma è la prima volta, nella pur lunga gestazione della legge, che si ammette formalmente la presenza di interessi diversi e potenzialmente contrastanti. L'Associazione ha dato corpo e voce al convitato di pietra di tutta la discussione: l'utente finale, nelle duplici vesti di lettore "forte" interessato a poter comprare più libri a un prezzo ragionevole, e di lettore "debole" che potrebbe essere conquistato dalle politiche di promozione delle biblioteche.

La nuova legge sul prezzo dei libri

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In poco più di due pagine e quattro articoli in tutto si articola la legge proposta dal parlamentare Ricardo Franco Levi (ex-sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Prodi del 2006-2008), che stabilisce regole precise sul prezzo dei libri venduti nelle librerie o dai siti di commercio elettronico, con verifiche annuali a cura del Ministero per l'Istruzione, di concerto con i Ministeri dello Sviluppo economico e per i Beni e le attività culturali nonché con la Presidenza del Consiglio.

Il testo è stato approvato il 20 luglio 2011, anche se è da considerare ancora provvisorio in attesa della pubblicazione sulla «Gazzetta Ufficiale». La normativa entrerà in vigore a partire dal prossimo 1° settembre 2011, introducendo due sostanziali elementi di novità:
  • lo sconto abituale per la vendita dei libri non potrà superare il 15% del prezzo di copertina
  • gli editori potranno promuovere campagne promozionali con politiche di sconto che non possono superare il 25% del prezzo di copertina: tali campagne non potranno essere lanciate nel mese di dicembre (quello in cui si vendono più libri per via dei regali natalizi) ed essere ripetute "nel corso dell'anno solare"
Le finalità del nuovo dettato legislativo sono indicate nell'art. 1:
la disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell'informazione
folon_libro.jpg Dietro l'astrattezza dei termini si possono vedere alcuni soggetti sociali ed economici molto concreti: così per "sviluppo del settore librario" si intende la crescita del complesso di imprese che operano nella produzione del bene libro, essendo le imprese composte da tutti i soggetti che operano all'interno della filiera (dai fornitori interni ed esterni al personale grafico o editoriale, dagli editori alle reti di distribuzione e di vendita). Con "sostegno alla creatività letteraria", poi, ci si riferisce al mondo dell'autorship – per usare un'espressione inglese – ossia all'universo degli autori, dei curatori e degli editor progettisti di volumi; mentre con "diffusione della cultura" si esprime un'idealità molto astratta che forse doveva essere posta al primo posto dell'elenco come finalità generale (in quanto tale difficilmente verificabile). Il riferimento alla "tutela del pluralismo dell'informazione" sembra a sua volta provenire dal mondo dei giornali e dei settimanali, piuttosto che da quello dei libri, considerando che attualmente in  crisi esplicita sono questi organi di stampa piuttosto che le centinaia di grandi e medie case editrici o le migliaia di piccole.

Abbiamo lasciato per ultima l'espressione "promozione del libro e della lettura", perché qui si cade in aperta contraddizione con i bisogni e gli interessi del mondo dei lettori: la rigidità sul prezzo di vendita, sia in libreria che per il canale della rete, non favorisce certamente l'utente finale che si trova sempre più esposto alle politiche di prezzo delle case editrici (soprattutto delle grandi) e non può ricorrere né ai prezzi vantaggiosi dell'e-commerce, né a sconti superiori, come è avvenuto in questi ultimi anni. Si potrà dire che in questo modo l'Italia si è pur sempre posta in modo migliorativo rispetto alla Germania, dove per legge non esistono gli sconti, o alla Francia, dove sempre per legge il tetto massimo non supera il 5%, ma si potrà anche notare che si è distanziata dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, Paesi in cui non il prezzo non è regolamentato.

Dal "digital divide" al "press divide"

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È stato presentato ieri a Roma il "Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia", giunto alla IX edizione. Nel titolo abbiamo riportato il messaggio principale che si può ricavare da una lettura dei documenti di presentazione (il volume edito da Franco Angeli non è ancora disponibile), e in particolare dalla relazione del direttore del Censis Beppe Roma.

Di digital divide avevamo già parlato l'anno scorso in un'altra occasione, per indicare le difficoltà nell'uso dei mezzi digitali di un'ampia parte della popolazione italiana. Queste difficoltà sembrano diminuire con il tempo, per una serie di motivi intrecciati: la crescita delle nuove generazioni digitali che portano e condividono nelle famiglie un diverso approccio ai mezzi; l'alfabetizzazione crescente in questo ambito della parte più "grande" della popolazione; la disponibilità dei mezzi digitali a prezzi competitivi, ecc. Così nella "dieta mediatica" degli italiani, ossia nella quota parte di tempo quotidiano o settimanale che dedichiamo ai singoli mezzi, le preferenze stanno cambiando. Vediamo la rappresentazione quantitativa di questo fenomeno.

dieta1 Se il "consumo" televisivo rimane stabile negli ultimi 5 anni, per la readership dei giornali si può parlare di un crollo corrispondente al quasi dimezzamento dei lettori, mentre la piena cittadinanza digitale è raggiunta da quasi metà della popolazione attiva. Nella tabella si fa riferimento anche al cultural divide, che separa i telespettatori da coloro che leggono anche i giornali: questo concetto è sicuramente adeguato per le fasce di popolazione più anziane, mentre è meno adatto per quelle più giovani che non accettano passivamente l'informazione dei mass-media cartacei (e in parte televisivi) e si costruiscono autonomamente le proprie fonti di informazione. Come dice il Censis, si costruiscono in modo personalizzato il proprio palinsesto informativo:
È l'utente a spostarsi all'interno dell'ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici a misura di se stesso.
L'uso quotidiano della televisione sarà sempre più orientato in base alla domanda del pubblico, piuttosto che diretto dall'offerta delle emittenti televisive. Alcuni dati evidenziano come sempre più ognuno possa costruirsi palinsesti "fatti su misura". Indipendentemente dall'uso del televisore, il 12,3% della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% utilizza YouTube, il 17,5% segue programmi scaricati tramite il web da altre persone.

Il futuro delle biblioteche

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godin_books.jpg Continuiamo il ragionamento sulle biblioteche (cfr. il precedente articolo), prendendo spunto da un intervento sugli sviluppi della lettura nella nuova dimensione della rete di Seth Godin*, noto esperto americano di marketing, a cui si devono alcuni testi che sono stati tradotti anche in italiano: quello che probabilmente è il più conosciuto si intitola Permission Marketing del 1999 ed è stato tradotto in italiano nel 2000 dalla casa editrice Parole di cotone. Gli altri sono stati tradotti in gran parte dalla Sperling & Kupfer, come ad esempio:
  • La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone (2004)
  • Tutte la palle del marketing (2006)
  • Che pasticcio di marketing! (2008)
  • Tribù. Il mondo ha bisogno di un leader come te (2009)
  • La chiave di svolta. Scegli di essere indispensabile (2010)
Il tema dell'articolo esce dagli schemi tradizionali dei suoi ragionamenti e investe il mondo delle biblioteche e della lettura pubblica in una rapida carrellata dagli inizi dell'epoca gutenberghiana a oggi. In questa pagina è disponibile il testo inglese; nel blog di Virginia Gentilini "Bibliotecari non bibliofili!" si trova la traduzione, a riprova di un interesse dei bibliotecari italiani su cui ritorneremo più avanti.

Che cosa sostiene Godin? Tralasciando la carrellata storica e puntando direttamente alle tesi che riguardano il futuro, si possono estrarre alcune affermazioni che ben riepilogano il suo pensiero:
  1. Nell'era post-gutenberghiana "i libri sono un prodotto abbondante e a buon mercato, non scarsi né cari": scarse sono la conoscenza e l'intuizione (insight), non l'accesso ai dati
  2. "La biblioteca perciò non è più un deposito per libri morti". Di pari passo con lo sviluppo dell'economia dell'informazione, la biblioteca dovrebbe diventare il centro nervoso vitale dell'informazione
  3. "La biblioteca del futuro sarà ancora un luogo", ossia un posto dove le persone vanno per collaborare, coordinare e inventare progetti che meritano di essere sviluppati insieme, con l'aiuto di un bibliotecario
  4. "La biblioteca del futuro è una casa per il libraio coraggioso", in cui invitare i ragazzi per insegnare loro come ottenere risultati migliori pur facendo un'attività noiosa (come quelle proposte dalla scuola)
  5. "La biblioteca del futuro è piena di così tanti terminali web che ne resta sempre uno vuoto" e le persone che la dirigono non vedono l'accesso ai dati e il collegamento tra i pari come un punto secondario, ma come la questione centrale.
In definitiva, oltre al piacere di stare assieme e magari di bere un buon caffè (tipico del mondo anglosassone), si potrebbero fare molte cose in un luogo così ripensato, finalizzate alla missione di "raccogliere i dati nella loro interezza, combinarli con le persone che appartengono alla comunità e creare valore", espressione quest'ultima appartenente anche al mondo dell scambio se si intende come valore "economico", oltre che culturale.

L'intervento sviluppa un post breve dello scorso gennaio che si può riportare per intero. Da notare che anche il quel caso il titolo era "Il futuro delle biblioteche".
Che cosa dovrebbero fare le biblioteche per diventare rilevanti nell'epoca digitale?

Possono sopravvivere (sottolineatura dell'A.) come repositories per i libri che le persone non vogliono avere (o per i libri di reference che le persone non possono permettersi). Molti bibliotecari mi dicono con un sentimento di infelicità che la cosa che prestano di più sono i DVD liberi dai diritti e questa non è una strategia a lungo termine, né un uso incoraggiante dei dollari delle nostre tasse.

La mia proposta è allora questa: alleniamo le persone a prendere l'iniziativa intellettuale.

Ancora una volta la rete rovescia completamente i punti di vista. L'informazione è ora libera. Non si deve ricorrere al denaro delle tasse per comprare i libri di reference. Dovremmo invece spenderlo per retribuire i leader, gli sherpa e gli insegnanti che ci spingono da quando siamo bambini fino a quando siamo vecchi a diventare molto proattivi nel trovare e nell'usare l'informazione e nel collegarci e nel guidare gli altri.

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