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Dal "digital divide" al "press divide"

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È stato presentato ieri a Roma il "Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia", giunto alla IX edizione. Nel titolo abbiamo riportato il messaggio principale che si può ricavare da una lettura dei documenti di presentazione (il volume edito da Franco Angeli non è ancora disponibile), e in particolare dalla relazione del direttore del Censis Beppe Roma.

Di digital divide avevamo già parlato l'anno scorso in un'altra occasione, per indicare le difficoltà nell'uso dei mezzi digitali di un'ampia parte della popolazione italiana. Queste difficoltà sembrano diminuire con il tempo, per una serie di motivi intrecciati: la crescita delle nuove generazioni digitali che portano e condividono nelle famiglie un diverso approccio ai mezzi; l'alfabetizzazione crescente in questo ambito della parte più "grande" della popolazione; la disponibilità dei mezzi digitali a prezzi competitivi, ecc. Così nella "dieta mediatica" degli italiani, ossia nella quota parte di tempo quotidiano o settimanale che dedichiamo ai singoli mezzi, le preferenze stanno cambiando. Vediamo la rappresentazione quantitativa di questo fenomeno.

dieta1 Se il "consumo" televisivo rimane stabile negli ultimi 5 anni, per la readership dei giornali si può parlare di un crollo corrispondente al quasi dimezzamento dei lettori, mentre la piena cittadinanza digitale è raggiunta da quasi metà della popolazione attiva. Nella tabella si fa riferimento anche al cultural divide, che separa i telespettatori da coloro che leggono anche i giornali: questo concetto è sicuramente adeguato per le fasce di popolazione più anziane, mentre è meno adatto per quelle più giovani che non accettano passivamente l'informazione dei mass-media cartacei (e in parte televisivi) e si costruiscono autonomamente le proprie fonti di informazione. Come dice il Censis, si costruiscono in modo personalizzato il proprio palinsesto informativo:
È l'utente a spostarsi all'interno dell'ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici a misura di se stesso.
L'uso quotidiano della televisione sarà sempre più orientato in base alla domanda del pubblico, piuttosto che diretto dall'offerta delle emittenti televisive. Alcuni dati evidenziano come sempre più ognuno possa costruirsi palinsesti "fatti su misura". Indipendentemente dall'uso del televisore, il 12,3% della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% utilizza YouTube, il 17,5% segue programmi scaricati tramite il web da altre persone.

Dalla rete alla carta

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testate.jpgL'idea può apparire controcorrente: attingere contenuti dalla rete per poi trasferirli sulla carta e costruire un quotidiano "cucito" sulle richieste del lettore abbonato. Eppure è venuta — secondo il racconto del «CorrierEconomia» del 23 novembre 2009 (p. 34) — a due giovani studenti tedeschi, che hanno lanciato a Berlino dal 16 novembre scorso la prima edizione di «Niiu», che diffonde le notizie apparse su Internet dei principali quotidiani internazionali, dei blog, delle webzine e dei siti specializzati più interessanti

«Niiu» costa 1,20 euro agli studenti e 1,80 agli adulti: la previsione è di ottenere 5.000 abbonamenti a Berlino nei primi sei mesi per poi allargarsi ad altre città tedesche. I finanziamenti vengono da un pool di aziende importanti, tra cui la BMW e Media-Market, che in cambio del pagamento di pubblicità ottengono il profilo dei clienti. I contenuti, a loro volta, sono tratti da importanti giornali tedeschi o internazionali, la cui testata è riportata nell'immagine qui a destra.

«Molti giovani - ha dichiarato Wanja Sören Oberhof, uno dei due promotori - sono stanchi di informarsi su Internet e sono pronti a pagare per un giornale di looro gradimento. Leggere sulla carta è più piacevole».

Niiu, come è spiegato nella pagina delle Faq del sito, si legge "ni:u" ed è una parola di fantasia, simile alle parole inglesi new o news, che si adatta bene alle tematiche del giornale. La costruzione del giornale avviene sul sito Internet in 6 passaggi successivi:

  1. ingresso nel sito
  2. selezione diretta da parte dell'utente delle sezioni del giornale o di un profilo con le sezioni preferite
  3. costruzione della pagina con la scelta dell'ordinamento degli articoli di ogni sezione
  4. definizione delle caratteristiche tipografiche (titolo, colorazione delle pagine, ecc.)
  5. inserimento dei dati per il pagamento, con scelta della durata e dei principali sistemi (carta di credito, PayPal, ecc.)
  6. compilazione finale del modulo di adesione con l'indirizzo a cui va spedito il giornale ogni mattina
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WORK|OUT

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WORK|OUT è un'iniziativa che nasce come progetto idealistico con l'obiettivo di diffondere libera informazione senza scopo di lucro. Nel 1999 la neonata testata giornalistica studentesca appare ancora con il nome di LET|S|WORK, maturando con gli anni non solo in qualità ma anche in quantità di tirature (nel 2002 raggiunge un totale di 100.000 tirature in tutta Europa).

Inizialmente la rivista legata alla TUSMA (Associazione e agenzia di lavoro per studenti berlinesi) era prevista come revue bipagina simile ad un corriere del lavoro e guida dello studente per l'area studentesca berlinese.

Nel 2002 le cose cambiano: il progetto riesce ad imporsi grazie a fondi comunitari che ne favoriscono la crescita. La rivista fu ribattezzata "WORK|OUT - european students' review" conferendogli la caratteristica che oramai più la rappresenta ovvero quel misto di multiculturalismo e plurilinguismo.
 
WORK|OUT inizia a pubblicare anche in altre città europee per condensare i fermenti cultural- politici delle società studentesche accomunate da uno stile di vita in continua evoluzione.
Il progetto ha ampliato i propri spazi e si estende geograficamente specialmente in Germania e Italia, ma anche in Inghilterra e Francia.
 
Il lavoro redazionale si svolge principalmente sul web raccogliendo attraverso una piattaforma virtuale appositamente creata i contributi dei corrispondenti nelle varie città europee e gli articoli variano dal genere corsivo all'intervista, a patto che trattino temi coinvolgenti e interessanti in modo altrettanto creativo e a volte sperimentale. WORK|OUT spazia tra politica, cultura e vita studentesca con ironia e superbia accattivanti, riassunti nel layout impegnato che ogni due mesi coinvolge fumettisti e grafici.

L'idea di risemantizzare il giornalismo in una vivida espressione di menti giovani, reali protagoniste del processo di europeizzazione, ha avuto successo: "Il Manifesto" ne finanzia la tipografia e lo allega ogni due mesi all'inserto "Alias".

Libri ed e-book

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Sul sito di Amazon compare questa avvertenza: Kindle, presentato in questo post, sarà di nuovo disponibile a partire dal 17 dicembre e, se lo si vuole ricevere entro il 24 dicembre per regalarlo a Natale, occorre scegliere la consegna Free Super Saver Shipping. Infatti è precisato che:

Kindle Availability
Due to heavy customer demand, Kindle is temporarily sold out. Because we ship Kindles on a first-come, first-served basis, please ORDER NOW to reserve your place in line. See availability messaging above for estimated in-stock date. Note that Kindle cannot currently be sold or shipped to customers living outside of the U.S.
Si possono avanzare un paio di ipotesi: (1) il nuovo prodotto/servizio è stato accolto con così grande entusiasmo dal pubblico americano, che in pochissimi giorni è andata esaurita il primo stock di magazzino; (2) Jeff Bezos ha ideato una tattica precisa per spingere i potenziali clienti a presentare subito un ordine di acquisto, in modo da poter sfruttare al meglio il periodo dei regali natalizi e da pianificare il quantitativo di produzione.

La prima ipotesi non può essere esclusa, anche se non è suffragata dai commenti apparsi sulla stampa americana: così, ad esempio, il curatore della rubrica di tecnologia del «New York Times» ha paragonato il design di Kindle a quello di un Commodore 64, un computerino di prima generazione, che collegato a un monitor permetteva di giocare con videogiochi digitali.E il paragone suona leggermente impietoso.

I colori sullo schermo e sulla carta

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Guardando uno schermo di computer i colori e le forme sono creati attraverso una fitta griglia di punti (pixel) illuminati. In particolare, i colori sono ottenuti combinando il rosso, il giallo e il blu (RGB) in differenti combinazioni e intensità: si parla in questo caso di una sintesi additiva dei colori (una variabile a parte è data dalla scheda grafica del computer che può migliorare e arricchire la qualità della risoluzione, ma non modificare il principio della sintesi).
Su un libro stampato i colori e le forme si vedono attraverso la composizione dei pigmenti dell'inchiostro: in questo caso i colori sono percepiti attraverso l'assorbimento e la riflessione della luce sulla superficie della carta inchiostrata. Il principio è opposto: si parla di sintesi sottrattiva del colore attraverso la composizione di quattro colori fondamentali (il ciano, il magenta, il giallo e il nero o CMYK nei sistemi tipografici). Le variazioni della qualità della stampa possono dipendere dal tipo di macchine utilizzate, ma anche in questo caso la particolarità tecnologica non inficia il principio alla base della percezione.
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