Archivi di Ottobre 2007

Introduzione ai media digitali

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menduni.gif"[I media digitali] – scrive Enrico Menduni nella premessa al suo bel manuale – sono in parte fenomeni del tutto nuovi: Internet, il telefono cellelulare, il navigatore satellitare, il lettore mp3 o la PlayStation non esistevano vent'anni fa. In parte invece si tratta di media preesistenti, che sono diventati digitali trasformando i loro linguaggi, le forme espressive, le pratiche sociali di chi li usa: la televisione, la radio e la discografia, il cinema e la fotografia.
Il complesso di queste innovazioni ha modificato notevolmente la società in alcuni aspetti rilevanti:l'accesso all'informazione, la formazione e circolazione delle idee e delle opinioni, l'organizzazione della cultura, l'economia e la pubblicità, l'intrattenimento e lo spettacolo. Esse sono anche portatrici di forme estetiche proprie, che hanno influenza su quelle prevalenti."
Il libro è organizzato in due parti: nella prima, "L'era elettronica", si compie un percorso in quattro tappe dal mondo dei mass-media del XX secolo (giornali, radio e televisione) alle innovazioni nelle telecomunicazioni fisse e mobili, all'introduzione del personal computer, fino alla rete Internet. È una rapida carrellata in cui si ricostruiscono la storia e l'evoluzione di ogni singolo mezzo, utile per comprenderne i fondamenti in termini di caratteristiche e di funzioni d'uso.

Costruire un sito web...

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ala_compendium.jpgCostruire un sito web è come costruire una casa: significa insediarsi con una presenza originale in uno spazio virtuale aperto ed essere in grado di interagire con una popolazione composita dal punto di vista etnico, culturale, sociale, linguistico, economico, ecc.

Il paragone è meno forzato di quanto appaia a prima vista e si può ritrovare in diversi spunti recenti: dall'ambiente virtuale di Second life, che riproduce il mondo reale in isole in cui risiedere, alla lettura del mondo dei siti personali in stile "Lonely Planet" di una recente pubblicazione (Sergio Maistrello, La parte abitata della rete, Tecniche Nuove, Milano 2007, euro 14,90). La rete può essere visitata come turista, si può abitarla come utente e si può costruirla direttamente.

In quest'ultimo caso ci si trova di fronte a una vera e propria impresa, che, come per un'abitazione appunto, richiede la collaborazione armonica di un insieme di competenze, sempre più divise tra figure professionali diverse. La conoscenza di questo mondo di "neo-architetti" della rete è stata avviata con un'indagine approfondita da Alist Apart (o più semplicemente ALA), autorevole rivista on-line americana dedicata alla cultura digitale (l'illustrazione qui a fianco di Kevin Cornell è tratta dal nr. 223 del settembre 2006).

Come è fatta una pagina web

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La maggior parte delle pagine degli attuali siti è costituita da tre componenti principali, che, in un approccio attento agli standard dettati dal W3C e alla fruibilità da parte dei differenti browser, dovrebbero essere chiaramente distinte:

  • il contenuto strutturato in parti definite secondo il proprio significato, come ad esempio il titolo, il sottotitolo, il paragrafo, la tabella, la lista numerata, la lista ordinata, i link, le immagini, ecc. e marcato con un linguaggio particolare (non più il semplice HTML, ma l'XHTML, ovvero eXstensible HypertText Mark-up Language);
  • la forma di presentazione, ottenuta con fogli di stile autonomi (i cosiddetti file css, ovvero cascading style sheet), che stabiliscono la dimensione e la griglia della pagina, il numero delle colonne, i colori, la grandezza dei caratteri, ecc.;
  • il comportamento, ossia i possibili servizi interattivi attraverso le opzioni di scelta lasciate agli utenti.
threelayers_separation.png
(illustrazione ripresa dall'articolo Simply JavaScript: The Three Layers of the Web di Kevin Yank)
Semantica, grafica e relazione sono i tre layer (livelli) costitutivi della pagina di un sito Internet.

Le lezioni della Università di Berkeley su YouTube

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In questi anni la valutazione di YouTube, il sito che consente la condivisione di video sulla rete, ha oscillato tra pareri entusiastici sulle nuove frontiere aperte alla rete Internet e giudizi liquidatori sull'aumento di contenuti "spazzatura" nel mondo digitale.
Da un punto di vista aziendale, il caso YouTube rappresenta una storia aziendale di grande successo: creato all'inizio del 2005 da tre giovani americani, è cresciuto nell'arco di un anno fino a raggiungere circa 20 milioni di utenti al mese secondo le stime della società di ricerche Nielsen/NetRatings: i video caricati nell'arco del primo anno di vita sono stati circa 100 milioni, con una media giornaliera di 65.000 unità.
È chiaro che con questa mole di risorse il pericolo di un sovraccarico di materiali di infimo livello o di bassissimo interesse sia cresciuto esponenzialmente. Non solo, si è posto da subito un duplice ordine di problemi: la questione dei diritti di molti filmati; il problema della amplificazione di comportamenti devianti, soprattutto tra i giovanissimi, il cosiddetto "bullismo".

I mash-up

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Se si cerca sul vocabolario inglese il verbo to mash si ottiene questa definizione:
to reduce to a soft pulpy state by beating or pressure
ossia "miscelare, schiacciare, passare". È un  termine delle attività legate al mangiare o al bere, che ora viene usato nel mondo della rete per indicare quei siti che offrono servizi "miscelando" appunto più fonti di contenuto.
L'esempio più noto è quello legato alle mappe di Google: se si collega la mappa di un'area urbana con una banca dati informativa, come quella ad esempio della polizia, si ottiene una visione delle zone pericolose di una città. Nella mappa qui sotto, i tentativi di furto di automobili nell'area di Chicago a metà settembre 2007.


chicago.jpg

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